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mercoledì 26 novembre 2014

BEATO MARIE JOSEPH CASSANT MONACO CISTERCENSE TRAPPISTA - PARTE QUINTA .



MARIE-JOSEPH CASSANT  
Monaco Cistercense Trappista 
Beato 
DIMORARE NEL CUORE DI GESU' 
Un esordiente convinto 


Nel dicembre del 1894, l'Abbazia di Santa Maria del Deserto subisce una grave crisi causata dalla recrudescenza delle minacce d'espulsione che ebbe inizio già nel 1880 e che interesserà tutti gli Ordini religiosi. 
Giorno dopo giorno, Joseph Cassant apprende a riconoscere ciascuno dei dodici monaci di coro dell'abbazia e dei trenta monaci conversi della comunità. Inizia ad abituarsi a percorrere il chiostro bianco dal quale si accede alle grandi sale comunitarie. Al capitolo gli viene assegnato un posto sul banco inferiore; in chiesa si abitua al suo stallo e ai canti in gregoriano dei monaci. Per comunicare con i confratelli monaci, nel rispetto del silenzio monastico, Joseph apprende anche il linguaggio dei segni. Egli osserva con rispetto Dom Candide, allora quarantenne, un aristocratico spagnolo entrato in monastero all'età di quindici anni e nove mesi. Fisicamente imponente, dall'aspetto di un grande signore, è un uomo di grande fede e di cuore. Eletto Abate nel 1881, all'età di ventisette anni, s'impegnerà alla restaurazione dell'Ordine Cistercense in Spagna. A Barcellona avrà modo d'incontrare Don Bosco il 3 marzo del 1886. Fondò in Spagna l'Abbazia di San Isidoro e l'Abbazia di Viaceli e si occuperà generosamente di svariati monasteri e di monaci per affiliarli spiritualmente all'Ordine Cistercense. Nel 1911 darà le sue dimissioni da Abate, accolte dal Capitolo generale. Si spegnerà il 17 agosto del 1915 all'età di 61 anni. 
Senza indugio, Joseph Cassant venera e ama Dom Candide come un padre e lo stesso Abate scoprirà rapidamente le qualità del giovane Joseph e lo rassicurerà nelle prove. 
Joseph, già dal suo ingresso in clausura, fu affidato al Padre André Malet. In noviziato sarà con due novizi e alcuni postulanti. In una sua lettera alla sua famiglia dell'8 dicembre del 1894, racconta: “Non ho proprio di che annoiarmi in monastero, ogni ora del giorno è impegnata. Le principali occupazioni sono lo studio e il lavoro manuale; una buona parte della nostra giornata è dedicata agli Uffici divini nella nostra chiesa monastica”. 
Joseph organizza la sua vita interiore seguendo i consigli che legge man mano nel Direttorio. Annoterà tra i suoi fogli l'inizio della sua vita monastica e le regolette che si prefigge di seguire per impiegare bene il tempo libero personale: dall'alzata mattutina Joseph stila per sé stesso un programma pieno di invocazioni e di preghiere a Gesù, all'Immacolata, a San Giuseppe e a San Bernardo. Nel redigere le sue regolette di vita interiore, si ispira alla biografia di Fra Raffaele Goulesque, una biografia che lesse con tanto profitto. Accoglie tuttavia i suggerimenti del Padre Maestro, Fra André Malet, il quale lo esorta a semplificare il Direttorio e a guardarlo e viverlo con l'ausilio della preghiera personale e con uno spirito di fiducia piena in Dio. 
Il “suo regolamento spirituale” per le domeniche e le feste ci rivela come Joseph fosse persuaso che tutto “E' DONO DI DIO”: 
“ Cammino di croce per ottenere l'amore di Gesù Crocifisso....”
“Rosario affinché la Santa Vergine mi ottenga la grazia d'amare sempre più Gesù....” 
“Ricorrere al Sacro Cuore di Gesù per ottenere la pace interiore....”  
“Litanie di San Giuseppe per resistere a tutte le tentazioni e per pensare a Dio spesso e per arrivare a comprendere i Salmi....” 
Il Direttorio suggerisce al nostro Joseph l'importanza della Regola di San Benedetto Abate ed esorta a meditare bene il Prologo della Regola per poterne fare il fondamento della vita monastica: “Accogli volentieri le esortazioni del padre, che ti ama, e mettile efficacemente in pratica. Così, con la fatica dell'obbedienza ritornerai a Dio, dal quale ti sei allontanato con la pigrizia della disobbedienza”. 
Al Capitolo 72 della Regola, San Benedetto ricorda le esigenze di una vera vita comunitaria: “.... non antepongano assolutamente nulla a Cristo, amino l'Abate con affetto umile e sincero, non cerchino il proprio vantaggio, ma quello altrui; manifestino con cuore puro carità fraterna; temano Dio con amore....; i monaci facciano a gara nell'obbedirsi a vicenda....” 
Il 21 dicembre del 1894, Joseph avrà la gioia di accogliere in monastero l'abbé Brouens, ma per la sua salute cagionevole dovrà abbandonare il postulandato dopo un mese. Quanto a Joseph, entra in ritiro per prepararsi alla vestizione monastica. Egli è determinato. Scriverà: “Mi donerò completamente a Dio, non farò altro se non la Sua Volontà; camminerò per sempre alla Sua presenza; sarò sacerdote e praticherò l'umiltà senza esitazione; farò tutto per la maggior gloria di Dio; tutto soffrirò per Dio; camminerò ogni giorno con Gesù Cristo”. 
Annoterà un punto preciso sul quale dovrà vigilare in modo particolare: “mai dovrò inorgoglirmi né ingelosirmi, con la grazia di Dio. Sarò lieto di affidare ogni mia imperfezione e le mie infermità ai miei superiori.....Obbedirò con gioia ai miei superiori, vedrò in loro Nostro Signore Gesù Cristo”. 
E Joseph comprende come la sua fedeltà nella Sequela del Signore è un dono di Dio che lui otterrà con la preghiera fiduciosa. 
Il 6 gennaio del 1895, Festa dell'Epifania, dopo l'Ufficio divino dell'Ora Prima, è accolto in Capitolo dalla comunità monastica. Il Padre Abate, Dom Candide, gli toglie gli abiti da secolare e lo riveste di una tunica, di uno scapolare e di una cappa di lana bianca, dopo lo esorta con le parole dell'Apostolo San Paolo: “ Deponi l'uomo vecchio e rivestiti dell'uomo nuovo”. 
Per la sua devozione alla Santa Vergine Maria, assumerà il nome di Marie-Joseph (Maria Giuseppe), ma è una tradizione dell'Ordine Cistercense Trappista quella di far precedere il proprio nome con quello di Maria. 
L'attende la gioia di rivedere i suoi cari genitori e la sorella Emile nella foresteria del monastero, si presenterà a loro con il suo abito monastico e prenderà parte con discrezione a quel momento di serenità tra gli affetti più cari. 


Da: Demeurer dans le Coeur de Jésus, Fr. Jean-Christophe (Abbaye Sainte-Marie-du Désert, près Toulouse). Editions Traditions Manastiques 2008. 
Traduzione e adattamento dal francese a cura di Enzo Digrandi. 


LAUS  DEO

Pax et Bonum


Francesco di Santa Maria di Gesù
Terziario Francescano

domenica 23 novembre 2014

BEATO MARIE JOSEPH CASSANT MONACO CISTERCENSE-TRAPPISTA - PARTE QUARTA .




MARIE-JOSEPH CASSANT  
Monaco Cistercense Trappista 
Beato 
DIMORARE NEL CUORE DI GESU' 
Sui passi dei Padri 


Il 30 novembre 1894, Joseph lascia la sua famiglia. E' un momento difficile per tutti, è l'ora degli addii. Papà Pierre, mamma Marie-Anais ed Emile non sembrano condividere la decisione di Joseph. Lui avvertirà nel suo cuore tutta la sofferenza dei suoi cari. 
Emile, la sorella, lo accompagna fino all'abbazia, resterà fino al giorno dopo quando farà ritorno, da sola, a Casseneuil. Joseph invece passerà qualche giorno nella foresteria del monastero, entrerà in clausura il 5 dicembre. Ha soltanto sedici anni e nove mesi. 
Nella sua lettera ai suoi cari li rassicura scrivendo loro: “La mia partenza è stata triste, ma spero che adesso tutti voi siate contenti. Io mi sento molto felice di trovarmi in questo luogo...Abbiamo tre pasti al giorno, il vitto è di magro ed è molto buono e molto sostanzioso”. 
Inizia ad iniziarsi, ad addestrarsi alla preghiera, al domino su sé stesso, alla rinuncia. Il suo grande desiderio: essere interamente di Dio alla scuola del servizio del Signore. Senza saperlo, trova nel Direttorio dell'Ordine molte delle devozioni che lui stesso amava e seguiva particolarmente nella sua Casseneuil: la devozione all'Eucarestia e alla Passione di Gesù, la devozione al Sacro Cuore, alla Vergine Maria, a San Giuseppe, le preghiere per le anime del purgatorio. 
In una sua lettera scrive: “Questa vita mi coinvolge....Ringraziate Dio di avermi condotto qui. Abbiate fiducia in Dio ed io pregherò per voi”. Aggiunge nello scritto tutto il suo affetto, la sua gratitudine e un buon giorno per quanti lo conoscono. La sua nuova famiglia è il monastero e in questa famiglia vi è un padre che è l'abate e dei fratelli che sono i membri della comunità monastica. Adesso facciamo un po' di storia tutta da scoprire. Sul finire del V° Sec., incontriamo San Benedetto Abate con dei suoi discepoli a Subiaco, successivamente a Monte Cassino redigerà e donerà loro una Regola di vita, prima della sua morte avvenuta nel 547. Joseph resterà ammirato per l'espansione dell'Ordine benedettino nel Medio Evo per tutta l'Europa così anche per la storia della fondazione di Cluny dalla quale dipenderanno più di duemila monasteri. 
Ma nel XI° Sec., il fervore iniziale nei monasteri benedettini si affievolì al punto da suscitare delle riforme della vita monastica per un ritorno alla purezza e fedeltà dell'originario carisma. Nel 1098 una di queste riforme vide la nascita di Citeaux, con i suoi primi abati: Roberto, Alberico, Stefano. Da questa fondazione, il giovane Bernardo de Fontaine e alcuni suoi compagni monaci, furono inviati nel 1115 a fondare il monastero di Clairvaux e Bernardo ne divenne il primo abate. Il “futuro” San Bernardo di Chiaravalle contribuirà molto all'espansione dei benedettini Cistercensi. Presenti in tutta l'Europa, sul finire del XVI° Sec., conteranno ben 600 monasteri. 
Dopo un tempo di “rilassamento” della vita monastica, dovuto anche alle commende (l'abate non veniva eletto dalla sua comunità ma era nominato arbitrariamente dal Re di Francia), spunta una nuova sorgente alla Trappa, in Normandia, dove l'abate de Rancé, dopo la sua conversione, intraprende nel 1664 la riforma della sua comunità monastica. Nel suo libro Sulla santità e sui doveri della vita monastica, l'abate de Rancé opta ed esorta a riscoprire “l'amore per il Signore”: “Voi non potete immaginare che l'integrità attraverso la quale potete guardare a tutte le vostre regole, le vostre fedeltà ai digiuni, le vostre veglie, il vostro lavoro, le vostre mortificazioni, il vostro silenzio e le altre vostre austerità, sussistono per voi per poter conquistare, tramite questi doveri, l'amore di Dio e ad amare Dio. La carità di Dio è una disposizione tutta interiore..... , risiede dentro il cuore ed è il cuore e con il cuore che si ama nella verità. L'amore è un affezione del cuore; quando il cuore non vi anela più, egli non è più un amore credibile”. 
L'amore si prova con le opere e in primo luogo attraverso una penitenza espiatrice dei propri peccati. 
Alla fine del XVIII° Sec., una terribile prova: la Rivoluzione francese sopprime le abbazie. Rifiutando questa crudele violenza, l'anziano Maestro dei novizi della Trappa, Dom Augustin de Lastrange, raggruppa dei monaci volontari per raggiungere la Svizzera presso la Valsainte. Dalla Svizzera iniziò una vera e propria odissea monastica, la prepotenza e i veti imposti dai rivoluzionari napoleonici non impedì ai Trappisti di raggiungere l'Austria, la Russia, la Germania del nord e persino le terre del nuovo mondo. Al termine di tale odissea, Dom Augustin poté tornare in Francia per ristabilire e riaprire molti monasteri cistercensi trappisti. 
Fu alla Trappa d'Aiguebelle, nel Drome, che la diocesi di Tolosa fece richiesta nel 1849, di una fondazione di monaci a Bellegarde-Sainte-Marie, luogo di pellegrinaggio mariano. Il clero locale, convinto che i Cistercensi venerano la Vergine Santa e sono dediti alla preghiera e al lavoro manuale, spera che la comunità Cistercense potrà essere un buon esempio di vita cristiana per la popolazione rurale della regione. 
Il 21 dicembre 1852, arriveranno i primi due monaci e tre fratelli conversi. La gente del paese aveva iniziato a costruire una dimora per i monaci, ma al loro arrivo tale struttura non era ancora abitabile. I monaci si sistemeranno in delle capanne e lì passeranno l'inverno. “E' meglio che a Betlemme”, rispondono i monaci a quanti li compatiscono. L'arrivo dei nuovi monaci permetterà di costruire l'attuale abbazia di Santa Maria del Deserto nel 1867. Com'è la vita monastica all'arrivo di Joseph Cassant? 
Nel 1892 il Santo Padre Leone XIII aveva riunito in un solo Ordine ben tre congregazioni di Trappisti e ne approverà, nel 1894 le nuove Costituzioni. Gli eccessi del XIX° Sec., sono tralasciati, vi è un ritorno alla tradizione anteriore a Rancé, tuttavia le consuetudini di una spiritualità austera persistono e si riflettono nel Direttorio dei novizi del 1869. Joseph copierà nelle sue carte molte parti del Direttorio. 
Un Direttorio che si sofferma a descrivere la vita del Trappista come quella di un religioso penitente, il quale deve persuadersi che egli è venuto al mondo nella solitudine unicamente per soffrire. Ma il Direttorio, sottolinea fortunatamente anche altri aspetti della vita monastica trappista: la penitenza è un frutto dell'amore; la croce non ha senso se non è portata con amore; l'orazione è l'anima della vita religiosa. 
Solo nel 1910, con il Santo Padre Pio X, si arriverà a redigere un nuovo Direttorio orientato prevalentemente ad esaltare la vita interiore del carisma cistercense Trappista. 
Il Maestro dei novizi, il Padre André Malet, consapevole dell'austerità del Direttorio, vigente all'epoca dell'ingresso del nostro Joseph nella Trappa, saprà adattarlo in funzione di ciascun candidato alla vita monastica, per facilitare l'ingresso di ciascuno alla vocazione monastica nel cammino della penitenza e della contemplazione. 

Da: Demeurer dans le Coeur de Jésus, Fr. Jean-Christophe (Abbaye Sainte-Marie-du Désert, près Toulouse). Editions Traditions Manastiques 2008. Traduzione e adattamento dal francese a cura di Enzo Digrandi 


LAUS  DEO

Pax et Bonum


Francesco di Santa Maria di Gesù
Terziario Francescano

venerdì 21 novembre 2014

BEATO MARIE-JOSEPH CASSANT MONACO CISTERCENSE TRAPPISTA - PARTE TERZA .



MARIE-JOSEPH CASSANT  
Monaco Cistercense Trappista 
Beato 
DIMORARE NEL CUORE DI GESU'

 L'ascolto del Signore 

Perché Joseph ha così tanta perseveranza negli studi? Per adempiere ai suoi doveri, ma soprattutto per realizzare la sua vocazione. In famiglia sua madre Anais e l'amata nonna, lo esortano sempre a non abbandonare mai l'amore per il Signore. Certamente Joseph non ha ricevuto una educazione ricca di conoscenze e saperi, ma ebbe un fervente amore tutto orientato al Cuore di Gesù, il solo capace di riempire la sua vita. 
L'educazione religiosa avuta negli anni di convitto dai Fratelli di San Giovanni Battista de la Salle, fu davvero intensa. I sermoni ascoltati e la partecipazione ad ogni cerimonia liturgica accresceranno ancor più quell'amore per il Cuore di Gesù in Joseph. Rafforzato anche dal fatto che il giovane era allocato nel convitto proprio accanto alla cappella dell'istituto ed era stato autorizzato dai superiori a recarvisi liberamente. Joseph fu ammesso nella Confraternita della Santa Vergine: la sua pietà mariana crescerà ulteriormente e si fortificherà durante i suoi pellegrinaggi a Lourdes e al Santuario mariano di Peyragude presso Casseneuil. Nel frattempo si prepara a ricevere il Sacramento dell'Eucarestia assistendo devotamente alla Messa celebrata nel convitto e ai ritiri spirituali organizzati dai Salettiani. 
Il parroco di Casseneuil, l'abate Filhol, predicherà durante uno degli esercizi spirituali in convitto raccomandando tutti di mantenere sempre una generosa volontà verso il Signore, intensa preghiera personale, profondo silenzio interiore per incontrare il Signore. La morte, dirà l'abate, è inevitabile, allora occorre pregare e pregare bene per prepararvisi. 
La vigilia della sua Prima Comunione, Joseph è convinto più che mai di diventare sacerdote. La sua determinazione è così chiara che l'abbé Tulle, vicario parrocchiale a Casseneuil, decise di insegnarli il latino. Nel 1892 presso la parrocchia di Casseneuil vi furono ben tre settimane di missione popolare, affidate dal buon parroco a due predicatori religiosi Cappuccini. Tali due frati Cappuccini impressionarono parecchio il giovane Joseph Cassant. Si trattava di Fra Joseph, rimasto impresso assai nelle menti dei fedeli di Casseneuil per il suo attivismo debordante e per le sue parole durante le prediche piuttosto sferzanti e dure; e di Fra Hilaire, ricordato a Casseneuil per la sua delicata ponderazione e le sue parole eleganti..... Comunque, numerose furono le conversioni a Casseneuil durante quelle tre settimane di missione popolare. Il 18 dicembre più di 120 bambini ricevettero il Sacramento della Confermazione, tra loro anche il nostro Joseph Cassant. 
Che fare? 
La vocazione sacerdotale di Joseph Cassant non è in discussione. La famiglia, il parroco, il vicario parrocchiale, il direttore dell'educandato Fratel Lusignan....: sono tutti concordi e riconoscono in Joseph la sua forza di volontà di abbracciare gli studi, tuttavia i risultati sono..... inquietanti: impossibile pensare di farlo ammettere, così com'è, al seminario minore. 
L'abbé Filhol intravede una soluzione: “E se Joseph fosse introdotto al sacerdozio senza l'obbligo di frequentare il seminario?” 
Il nuovo vicario parrocchiale, l'abbé Monneis, potrà incaricarsi di impartire a Joseph delle lezioni di latino e francese. In tal modo si poteva provvedere, attraverso un programma di studi ad hoc, a dare a Joseph una formazione soddisfacente. 
I genitori di Joseph, Marie-Anais e Pierre, con la loro fede cristiana profonda, accettano la separazione dal loro figliolo e la sorella Emile ricorderà come il fratello iniziò da subito a dedicarsi ai suoi studi e ai suoi libri e alle sue preghiere. 
Dal settembre 1893 si affida all'abbé Filhol, un uomo buono e tutto di Dio. L’abbé Filhol si era imposto un'astinenza perpetua, prete d'intensa vita di preghiera e devotissimo della Vergine Maria, passava lunghe ore della notte in chiesa davanti al Tabernacolo del Santissimo. 
Joseph inizia ad aprire la sua anima all'abbé Filhol, segue i suoi consigli e gli obbedisce con piena fiducia. Troverà un po' di sollievo dagli studi durante le ricreazioni concesse, che egli passa giocando con i figli del signor Antoine Laboire, sacrestano dell'abbé Filhol. Trova tuttavia la pace interiore nel raccoglimento, nella preghiera, nella Santa Messa e nella recita dell'Ufficio divino. I suoi occhi fissi sempre e rivolti all'Altare, senza mai lasciarsi distrarre da niente e da nessuno, impressionano positivamente i fedeli che lo osservano e lo reputano un vero seminarista, un “piccolo religioso”. 
Il discernimento 
La domanda che si pone l'abbé Filhol è: Joseph è un seminarista o un religioso? Quale sarà la via tracciata da Dio per la sua anima? 
E' destinato al sacerdozio o alla vita consacrata? 
Malgrado tutto il suo coraggio, il giovane Joseph Cassant dovrà affrontare gli esami del seminario minore. D'altra parte, se si volgesse alla vita monastica Cistercense Trappista, la via del sacerdozio resterebbe aperta e accessibile contrariamente al seminario diocesano. Difatti, tra i Monaci Cistercensi Trappisti, la maggior parte dei monaci sacerdoti non esercitano alcun ministero pubblico; tale soluzione appare meno esigente. 
Per di più Joseph è molto ma molto incline al silenzio, al raccoglimento, alla preghiera. La Via Cistercense Trappista risponderebbe pienamente alla vocazione di Joseph Cassant, egli sarebbe divenuto così monaco e sacerdote. Anche l'abbé Filhol desiderava entrare tra i Cistercensi Trappisti, ma non ebbe il consenso del suo Vescovo. 
La salute di Joseph è idonea a resistere e sopportare la vita austera della Trappa? In qualche modo il giovane, vivendo con l'abbé Filhol, sta già sperimentando la “vita del monaco trappista”ma nel mondo e segue, così come il suo istruttore, una disciplina prettamente monastica: alzata nel cuore della notte e recita dell'Ufficio divino (Mattutino e Lodi) in chiesa; duro lavoro manuale, regime alimentare vegetariano. 
Ora, come convincere i genitori di Joseph? Sapranno accettare di avere un figlio monaco Trappista? Marie-Anais e Pierre Cassant nulla sanno della vita benedettina Cistercense Trappista, conoscono solo molto bene, come tanti altri cristiani cattolici del tempo, quanto austera e dura sia il regime alimentare della Trappa e severa la clausura monastica. 
Il buon abbé Filhol dovrà fare appello a tutta la fede che praticano devotamente i genitori di Joseph e specialmente della sorella Emile affinché acconsentano a benedire la vocazione monastica di Joseph. Pertanto, il 12 gennaio 1897, proprio qualche giorno prima della professione dei voti monastici di Joseph, la sorella Emile, in una sua lettera scritta anche a nome dei suoi genitori, si sofferma a descrivere al fratello quanto forte sia il desiderio di tutti i suoi cari di riaverlo a casa. Ma Emile conclude la sua lettera con: “ Ma se questa è la volontà di Dio, non preoccuparti...., la nostra preghiera ti sosterrà”. 
Con la sua sensibilità, l'adolescente Joseph non può non soffrire. Accanto a Gesù, porterà la sua croce con coraggio, sostenuto dalla grazia di Dio e l'esperienza forte e sicura dell'abbé Filhol. E' proprio l'abbé Filhol che nell'autunno del 1884 deciderà di recarsi con Joseph a visitare l'abbazia Cistercense Trappista più vicina, quindi presso l'Abbazia di Santa Maria del Deserto, a 30 chilometri a nord-ovest da Toulouse. 
L'abbazia si erge, come dirà Monsignor Saliège, arcivescovo di Toulouse, << dentro una vallata poco asciutta, che con tutto il sudore e la fatica dei monaci non si riesce a sanare; è un luogo dove si prega, dove si muore a sé stessi per vivere in Dio e per Dio....., un deserto abitato da anime silenziose e innamorate di Dio >> . 
Joseph non finirà di guardare e riguardare la bianca cocolla dei monaci Trappisti, con le sue larghe maniche, guarderà anche il lavoro nei campi dei monaci che gli ricorderà quello che lui faceva nei campi di Casseneuil. Assiste all'Ufficio divino notturno, gusta la preghiera dei salmi, quieta e grave, la Messa solenne, il canto della Salve Regina della sera che lo emoziona profondamente. Joseph percorre il chiostro del monastero e i luoghi comunitari dei monaci, il dormitorio, il refettorio e il menù vegetariano dei monaci, la sala capitolare dove il Reverendo Padre Abate istruisce la sua comunità e che è pure la sala di lettura e di studio. 
Ma i monaci Trappisti lo accetteranno? 
L'abbé Filhol incontra il Padre André Malet, Maestro dei novizi, e gli espone con chiarezza la situazione del giovane Joseph Cassant. Il Padre Malet risponderà ricordando come Dio chiami in diversi modi le sue creature senza alcun pregiudizio o formalità, aggiunse all'abbé Filhol: “ La mia prima impressione su Joseph e che egli è un'anima dolce, molto profonda e che cerca Dio. Ora, per San Benedetto Abate, la ricerca di Dio è indispensabile al candidato alla vita monastica”
Con molta paternità, il Maestro dei novizi, Padre André Malet, fece un segno di croce sulla fronte di Joseph e gli disse: “ Abbiate fiducia, io vi aiuterò ad amare Gesù”. 
Grande fu la gioia per l'abbé Filhol e il giovane Joseph Cassant i quali faranno ritorno a Casseneuil per preparare l'ingresso di Joseph all'Abbazia di Santa Maria del Deserto. 

Da: Demeurer dans le Coeur de Jésus, Fr. Jean-Christophe (Abbaye Sainte-Marie-du Désert, près Toulouse). Editions Traditions Manastiques 2008. 
Traduzione e adattamento dal francese a cura di Enzo Digrandi.


LAUS  DEO

Pax et Bonum


Francesco di Santa Maria di Gesù
Terziario Francescano 

giovedì 13 novembre 2014

BEATO MARIE JOSEPH CASSANT - MONACO CISTERCENSE TRAPPISTA - PARTE PRIMA.



MARIE-JOSEPH CASSANT 
Monaco Cistercense Trappista 
Beato 
DIMORARE NEL CUORE DI GESU' 


Chi conosce “Le Gaillots”? Questo luogo è in Francia ed è situato nel territorio di Casseneuil, nel Dipartimento del Lot-et-Garonne. E' una terra molto fertile quella di Le Gaillots, coltivata prevalentemente in vigneti e alberi di susine. La terra e i frutteti richiedono una cura assidua, ma il raccolto abbondante ricompensa comunque l'uomo per la sua fatica. 
In questa regione troviamo imponenti fattorie, la loro fattezza e robustezza riflettono la prosperità dei propretari. Pierre Cassant, nato il 3 luglio 1841 e morto il 28 novembre del 1921, ha un carattere forte, conosce il suo mestiere e lavora con fierezza lungo tutto l'anno. A casa, ecco la moglie, Marie-Anais, nata il 6 ottobre 1845 e morta il 23 agosto del 1936, conduce una vita laboriosa specialmente nel provvedere alla grande casa-fattoria. La famiglia è molto credente e tutti alla Santa Messa domenicale e alle grandi feste di precetto. Pierre fa anche parte del consiglio parrocchiale e avrà modo di donare alla parrocchia una campana e le vetrate della cappella del Fonte battesimale. 
Nella loro fattoria accolgono anche i poveri del territorio e li aiutano con encomiabile generosità. Pierre ha due sorelle religiose presso l'Istituto delle Dame della Croce e il loro convento è ubicato proprio a Casseneuil, vicino alla chiesa parrocchiale. Suor Marie è dedita al servizio di sacrestana e Suor Filomena si occupa dell'educazione dei bambini del paese. 
Grande gioia per tutti alla nascita del secondo figlio di Pierre e Marie-Anais, nato il 6 marzo 1878 e battezzato il giorno seguente nella chiesa parrocchiale di Casseneuil con il nome di Pierre-Joseph. Il piccolo veniva tuttavia chiamato dai suoi cari Joseph ed è la gioia della grande casa dei Cassant. Fin dall'infanzia Joseph scopre la bellezza della chiesa parrocchiale, vi si reca sovente per la Messa domenicale e non solo. Le candele dell'altare, la fattezza delle belle statue dei Santi attirano la sua attenzione. I suoi occhi di piccolo fanciullo seguono i movimenti del sacerdote durante le liturgie. A casa, il piccolo Joseph imiterà i gesti del suo parroco e a modo suo gioca a celebrare messa ripetendo i canti del graduale. Emile, la sorella, non sembra gradire quel genere di occupazioni e i giochi del fratello Joseph; più tardi racconterà: “La sua vita fu la preghiera”. La loro cuginetta Canié, testimonierà al processo canonico di aver udito spesso ripetere al piccolo Joseph: “Tutto per Gesù”. 
Alcune religiose doneranno a Joseph per il Santo Natale una statuetta di Gesù di cera. Joseph la collocherà nella sua stanza, accanto al suo lettuccio e durante la giornata, così come nel cuore della notte, il piccolo si volgerà verso quella statuetta per pregare. Purtroppo un giorno la statuetta di Gesù cadde a terra rovinosamente e si ruppe, il piccolo Joseph cercò di riparare e ricomporre i pezzi della statuetta di cera, ma senza riuscirvi; finché non gli fu donata un'altra statuetta ma questa volta di terracotta. Joseph riserverà alla nuova statuetta lo stesso culto e la stessa fervorosa devozione fino all'età di 12 anni. 
Dove condurrà il nostro piccolo Joseph questa sua amicizia tutta per Gesù? 
I suoi famigliari, i genitori per primi, iniziarono a pensare all'avvenire di Joseph. Il 7 marzo 1884 compie 6 anni. Emile, la sorella, condurrà Joseph a 2 chilometri dalla fattoria dei Cassant, non lontano da Casseneuil. Quì vi era un pensionato-educandato retto dai Fratelli di San Giovanni Battista de la Salle, dediti all'educazione e all'istruzione dei fanciulli in un clima di gioia. 
Fino all'età di 9 anni, Joseph vivrà nell'educandato dei Salettiani come semi-convittore. Egli sperimenterà tutto il disagio di passare dalla calma della casa paterna al “caos” delle animate ricreazioni dell'educandato. La giornata nel convitto dei Salettiani inizia in cappella con la Santa Messa, dopo la Messa ogni bambino si dedica allo studio. Joseph imparerà a leggere, a scrivere e Fratel Luc sarà per il piccolo un vero e buon pedagogo paziente. 
I risultati dell'apprendimento del piccolo Joseph sono soddisfacenti. Dal 1887 al 1888, Joseph si trova in una classe composta prevalentemente da coetanei, tuttavia, poco a poco, i programmi di studio si fanno per Joseph più pesanti e non riesce a seguire il passo come vorrebbe e come risultava così facile per i suoi compagni. Non si discute la sua applicazione, difatti conquisterà ben 22 biglietti d'onore durante i quattro anni di educandato. Gli insegnanti sono unanimi: Joseph è studioso, laborioso, si applica......, egli fa tutto il possibile, è docile ai consigli dei formatori, studia e si sforza di studiare, ma la memoria visiva deve poter sostenere la memoria intellettuale. 
Joseph fisserà questo motto, questo metodo per tutta la sua vita: mattina e sera legge e rilegge i suoi appunti, studia sui suoi libri. Si dirà di lui che era un allievo pieno di buon senso, sempre diligente e serio ma.......con poca capacità di apprendimento. 
Non brilla nella sua classe, soprattutto in ragione della sua memoria limitata. Scriverà Dom Chenevière: “Joseph non ha l'attitudine e l'agiatezza degli spiriti brillanti e dei contemplativi dotti”. Comunque sia, Joseph dimorerà con semplicità e tranquillità nella scuola dei Salettiani. Sarà così anche quando torna a casa durante le vacanze per aiutare i suoi cari nel raccolto dell'uva e delle susine. Un anziano, compaesano di Joseph, testimonierà: “Joseph fu amato da tutti perché lui era sempre gentile con tutti e amichevole con ogni persona”. 
Il suo desiderio di diventare sacerdote era risaputo da tutti. Per prepararlo, affinché potesse essere ammesso al seminario minore, Padre Tulle, vicario parrocchiale, iniziò a insegnarli il latino......, così come Padre Brovens presso l'educandato dei Salettiani. Questi sacerdoti comprendono e incoraggiano Joseph. Ma lo studio del latino risulterà difficile per il nostro piccolo fratello, vi si applicherà ugualmente con tutte le sue forze, sacrificando il tempo libero e le ricreazioni. 
Fratel Hévien, nell'educandato, preoccupato per la salute del giovane Joseph, suggerisce ai confratelli di “usare la massima moderazione con il figliolo”: “ Egli farà quel che può e Dio farà il resto”. 

Fine prima parte.

Da: Demeurer dans le Coeur de Jésus, Fr. Jean-Christophe (Abbaye Sainte-Marie-du Désert, près Toulouse). Editions Traditions Manastiques 2008. 
Traduzione e adattamento dal francese a cura di Enzo Digrandi 


LAUS  DEO

Pax et Bonum


Francesco di Santa Maria di Gesù
Terziario Francescano

domenica 9 novembre 2014

BEATO MARIE-JOSEPH CASSANT MONACO CISTERCENSE TRAPPISTA - INTRODUZIONE .



MARIE-JOSEPH CASSANT 
 Monaco Cistercense Trappista 
Beato 
DIMORARE NEL CUORE DI GESU' 
Introduzione 


All'Abbazia di Santa Maria del Deserto, noi monaci Cistercensi-Trappisti, amiamo chiamare il beato Marie-Joseph Cassant il “nostro piccolo fratello”. 
Proclamato beato da San Giovanni Paolo II, il 3 ottobre 2004, Marie-Joseph Cassant diventerà “un grande gigante della santità”. Tuttavia, l'evento della sua beatificazione e la rapida diffusione nella Chiesa della sua testimonianza di vita cristiana e monastica; non scalfiranno minimamente la sua “piccolezza”, quell'umiltà nella quale visse e che incarnò in un modo così intenso da commuovere e toccare il Cuore di Dio....e il nostro. 
In che modo visse il nostro giovane fratello Trappista Marie-Joseph Cassant? 
Il desiderio di Dio fu il centro della sua esistenza terrena, fin dalla sua infanzia scelse e volle che Gesù solo guidasse tutte le sue cose. Egli fu quindi bambino, giovane adolescente, uomo così come tutti e come tutti ebbe le sue fragilità e i suoi limiti. 
Marie-Joseph ne era consapevole, infatti constaterà presto di non avere per lo studio la stessa fragilità o attitudine come lo era per i suoi compagni di classe. Come già abbiamo scritto, cosciente dei suoi limiti, degli ostacoli che gli si approssimavano via via nel tempo, si affidò supplichevole al Signore e a Lui chiese sostegno e aiuto e il Signore mantenne la Sua promessa a Marie-Joseph: “Se tu chiedi il discernimento, se tu chiedi l'intelligenza, se tu la reputi e la invochi come se cercassi un tesoro; allora tu comprenderai il timore del Signore, tu scoprirai la Scienza di Dio” (Pr 2,3-5). 
Accolta la “sua piccolezza”, confidando nel Signore, ecco apparire tutta la grandezza di Marie-Joseph, riconosciuta dalla Chiesa con la sua beatificazione. Gesù ci insegna che la povertà del cuore, la piccolezza del cuore “apre le porte del Suo Regno”, e ancora quando Egli benedice il Padre Suo: “Ti benedico, o Padre, Signore del Cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli” (Mt. 11,25). 
Fratel Marie-Joseph non visse da solo questa sua “povertà”, infatti Padre André Malet, suo amico e guida spirituale, ebbe un ruolo determinante nella sua formazione alle virtù della “piccolezza e dell'umiltà”. E' proprio vero che Dio veglia sul cammino e sulle prove dei suoi amici. Ogni giorno, il nostro piccolo fratello, troverà sul suo cammino uomini e donne che lo rassicurano e rassicureranno che il suo cercare Gesù ha davvero del bello. 
In ogni tappa della sua vita, tutti, in modo particolare la sua famiglia, a Casseneuil, e il Padre André Malet alla Trappa di Santa Maria del Deserto, si prodigheranno per aiutarlo in ogni suo bisogno e necessità. 
Gli capiterà un professore di teologia che tenterà, senza riuscirci, a “obliare” in Marie-Joseph la sua sequela del Signore, il suo amore per Dio. Questo professore si permetterà di dire, riferito al nostro piccolo fratello, che sarebbe stato un “disonore per il sacerdozio” ordinare prete un monaco così scarsamente formato e così poco intelligente. 
Ma il cuore del nostro giovane monaco trappista, sarà riconosciuto come “un cuore capace d'amare”; e lui stesso avrà modo di scoprirlo. 
E' proprio qui, proprio da qui che viene il messaggio più bello della sua breve vita terrena, apparentemente banale, apparentemente.....: il suo cuore! 
Il suo cuore traboccante d'amore per Gesù, il suo cuore che riceve tutta la luce da questo Amore, da questo suo amare l'Amore. 
La sua amicizia con il confratello monaco Trappista, Padre André Malet, sarà per Marie-Joseph il vero tramite dell'azione di Dio su di lui e sulla sua anima. Così esorterà Padre André Malet il nostro Marie-Joseph: “Abbiate fiducia, così arriverete ad amare Gesù”. Sì, il beato Marie-Joseph Cassant, ci dice che attraverso questa “FIDUCIA”, tutto diventa possibile. “Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò” (Mt. 11,28). 
Padre André Malet aveva ben percepito “il segreto” del suo piccolo confratello Marie-Joseph, quando ebbe a dirgli: “La trama di questa vita assomiglia alla trama del guadagnarsi da vivere”. Nulla di straordinario, nulla di grande in Marie-Joseph ma solo la piccolezza d'animo che compie le piccole cose santamente. 
Se Fratel Marie-Joseph Cassant è arrivato fin qui, è perché egli ha trovato veramente riposo nel Cuore di Gesù. Egli ci dice che solo l'Amore basta! 
Possa il nostro beato Marie-Joseph Cassant donarci di entrare nelle meraviglie che solo questo Amore può realizzare in ciascuna delle nostre vite. 
Perché anche noi possiamo intendere l'appello del Signore a Dimorare nel Cuore di Gesù
Fratel Jean-Marie Couvreur 
Abate dell'Abbazia Cistercense Trappista di Santa Maria del Deserto (Francia) ---------------- 

Da: Demeurer dans le Coeur de Jésus, Fr. Jean-Christophe (Abbaye Sainte-Marie-du Désert, près Toulouse). Editions Traditions Manastiques 2008. 
Traduzione e adattamento dal francese a cura di Enzo Digrandi.


LAUS  DEO

Pax et Bonum


Francesco di Santa Maria di Gesù
Terziario Francescano 

domenica 2 novembre 2014

IL SACRO CUORE DI GESU' A ROSOLINI - PARTE DICIASSETTESIMA - FINE.



CENNI BIOGRAFICI SU 
MADRE MARIA EMMANUELLA PANELLI 
MONACA VISITANDINA 

La Madre Maria Emmanuella Panelli si è addormentata nel Signore il 20 febbraio 2006 dopo 70 anni di vita religiosa, all’età di 91 anni. Pochi mesi prima era stata protagonista di una straordinaria cerimonia, che ben difficilmente coinvolge una monaca: il 6 novembre 2005 l’amministrazione Comunale di Rosolini si era riunita in seduta straordinaria nei locali del Santuario del Sacro Cuore, per conferire alla Madre Panelli la cittadinanza onoraria del Comune. 
Il Sindaco, Avv. Giovanni Ginca, commentando la motivazione dell’onorificenza diceva: “ La testimonianza di vita di Suor Maria Emmanuella Panelli, che tutti considerano Nostra Madre, è un insegnamento prezioso per le nuove generazioni. La clausura non è reclusione, ma profumo di libertà di mente e di spirito, è una profonda donazione all’altro e alla missione assegnata dal Signore ” . 
Da parte sua la Madre, dall’interno del coro monastico, rispondeva con pochissime parole: “ Non mi sento meritevole di tanti elogi, sono solo un piccolo strumento nelle mani di Dio ” . 
Basterebbero queste battute per sintetizzare la lunga esistenza della Madre, che verità appare come dispiegarsi sempre più consapevole e generoso di una fervente donazione al Signore e di un indefesso servizio ai fratelli. 

 Ada Panelli era nata a San Paolo del Brasile da genitori italiani emigrati. Rimasta orfana del padre a quattro anni, fu ricondotta in Italia dalla madre insieme con i fratelli maggiori Mario e Lupo. All’età di 11 anni, venne accolta nel collegio annesso al Monastero della Visitazione, a San Giorgio del Sannio, dove si trovava sua zia. In collegio Ada ricevette una solida formazione culturale ed umana, conseguendo il diploma magistrale e sviluppando tute le sue naturali tendenze artistiche, con l’acquisizione di una serie di abilità che una volta costituivano la dote irrinunciabile di una signorina di buona famiglia: musica, canto, ricamo, pittura ad acquarello, esecuzioni di merletti preziosi. Insieme con questo gusto del “ bello ”, nasceva e si sviluppava nell’adolescente l’aspirazione alla vita consacrata, come risposta entusiastica ad una chiamata dello Spirito. 
L’autenticità di questa vocazione e la fermezza della risposta si rivelarono drammaticamente nel momento in cui la mamma morì prematuramente, quando Ada aveva 16 anni. 
E’ impossibile descrivere ciò che passò allora nel suo cuore; la tempesta del dolore, quando viene superata secondo la volontà amorosa di Dio, rimane sempre uno dei segreti del Re che non è lecito indagare; sappiamo però che Ada, temendo che fosse ritornata a casa i fratelli non le avrebbero permesso il rientro in Monastero, decise di non recarsi a vedere la salma della madre e di non partecipare ai funerali. Fortificata da questa totale rinuncia, di sapore squisitamente evangelico, percorse con decisione le tappe che scandiscono gli inizi della vita monastica: postulato, vestizione, professione, prendendo il nome di Suor Maria Emmanuella. 
Nel Monastero si dedicò soprattutto all’insegnamento. 
Nel 1953 l’ubbidienza la condusse alla Visitazione di Acireale, Monastero fondato nel 1925 da Reggio Calabria; ma l’esperienza dell’esodo non era ancora finita. Nel 1959 proprio ad Acireale escono le fondatrici del Monastero di Rosolini, e Suor Maria Emmanuelle è chiamata a far parte del piccolo sciame di mistiche api, per dirla con il Santo Fondatore Francesco di Sales, in qualità di Assistente della Madre Maria Cecilia Berardi. 
Rosolini, ridente cittadina della Sicilia orientale, è stata luogo privilegiato nel quale si è manifestato con straordinaria efficacia l’amore misericordioso di Nostro Signore: un modesto quadro del Sacro Cuore, comprato con sacrificio da una giovane vedova, Carmela Aprile, divenne oggetto di fervida devozione nella sua povera casa. Intorno a questa immagine si formò, come è noto, una Cappella e un piccolo complesso di abitazioni, che ospitavano non solo Madre Maria Carmela Aprile e alcune compagne, ma anche una scuola materna e un orfanotrofio per bambine. La necessità di gestire tutte le opere in modo canonicamente e giuridicamente corretto, indusse il Vescovo del tempo, Mons. Calabretta, a chiedere una fondazione della Visitazione a Rosolini. 
Questi gli avvenimenti, disposti dalla Provvidenza, che condussero Suor Maria Emmanuelle a Rosolini, divenuta ora per lei la nuova patria. 
Nei primi anni dispiegò le sue doti umane e spirituali soprattutto nell’educazione dei bambini e delle fanciulle. A queste, insieme con la soda pietà, trasmetteva nozioni di economia domestica, di cucito, di esecuzione e stiratura di trine e merletti, insomma tutto quanto poteva servire a farne delle pie e accorte madri di famiglia, o delle virtuose Suore. Nonostante la salute cominciasse a darle dei problemi, non rinunciò mai a trascorrere la notte nei locali dell’orfanotrofio, a tutela e conforto delle bambine, che curava con sollecitudine materna. 
A Rosolini ebbe anche la gioia di rivedere il nipote, Mario Emanuele, che le raccontava del grande agiatezza di cui godevano nella città di San Paolo e dei loro latifondi, dove si erano costruite ville e attrezzature per l’esercizio dei vari sport, dal nuoto all’equitazione. Riferiva anche delle loro larghe elemosine che si traducevano nel finanziamento di una mensa per fanciulli di ogni età, abbandonati e poveri. 
Suor Maria Emmanuella ascoltava con affettuoso interesse, ma sul suo viso espressivo aleggiava il sorriso di chi è consapevole di avere scelto la parte migliore, mettendosi alla sequela di Gesù ubbidiente, povero e casto. 

Nel 1969 la Comunità chiamò Suor Maria Emmanuella alla pienezza della donazione e del servizio, eleggendola come Madre, ruolo che sostenne per 21 anni, con le interruzioni richieste dalle Costituzioni. Madre Panelli adempiendo questo oneroso incarico, ebbe modo di consolidare e mettere a frutto tutti i doni di grazia che aveva ricevuto e tutte le risorse del suo carattere forte e saggio, pensoso, riflessivo. 
Il suo grande cuore fu rifugio accogliente per le sue figlie; ma anche per tutti color che venivano a deporre ai piedi del Sacro Cuore le loro miserie fisiche, morali, spirituali e chiedevano alla Madre una parola di comprensione, incoraggiamento, conforto. Come la donna della Scrittura, non chiuse le sue mani ai poveri, e non solo a quelli che mancavano di cibo e di vestiario, ma a tutti quelli che pativano e più terribili forme di povertà: gli emarginati, i profughi, coloro che cercavano di uscire dal tunnel della droga o quelli che faticavano a reinserirsi nella vita sociale dopo tristi periodi di detenzione. Affrontava con sereno coraggio anche i problemi più spinosi e inguaribili e se qualcuno le faceva notare che nell’intraprendere qualche iniziativa non osservava i canoni della prudenza umana, spalancava i suoi occhi luminosi e rispondeva con un sorriso: “ Ma io lo faccio per il Signore ! ” . Con questa fiducia, e bussando senza stancarsi alla porta delle Autorità competenti, realizzò opere importanti per il Monastero. 
Nacque e si sviluppò in questi anni, nell’ambito della più pura dilezione Visitandina, una profonda intesa spirituale con Suor Maria Serafina Rubbera, cresciuta all’età di tre anni con Madre Maria Carmela Aprile all’ombra del Sacro Cuore; anima di grande umiltà e generosità, Suor Maria Serafina le era sempre accanto con il consiglio e con l’affetto e, grazie alle loro fatiche, si ottenne la chiusura della strada che divideva il Monastero della Casa della Fanciulla, divenendo così questa accessibile per mezzo di una veranda a vetri. Si iniziò l’ampliamento della Cappella che avrebbe assunto l’attuale forma ottagonale. Si costruì la Casa del Pellegrino, per offrire un luogo adeguato per un breve riposo ai numerosi devoti che giungano al Santuario in pellegrinaggio. 
Non le mancarono in questi anni le sofferenze fisiche: dovette affrontare numerosi ricoveri in diversi ospedali, dal Policlinico Gemelli di Roma ai vari luoghi di cure della Sicilia orientale; e nei patimenti accettati e vissuti con Cristo e per Cristo, risplendevano più luminose la sua fede e la su Carità. 
Gli abitanti di Rosolini la chiamavano nostra Madre perché percepivano in lei il fascino tipico delle Visitandine, profondamente radicate nel Cuore di Cristo e perciò capaci di irradiare carità a tutte le anime con le quali vengono a contatto. 
Nel 1976 le succedette al governo del Monastero Suor Maria Serafina che ebbe in Madre Panelli un fedele e amoroso Cireneo: si invertirono i ruoli, ma la loro unione si prolungava a beneficio della Comunità e delle anime. Madre Maria Serafina, infatti, grazie all’aiuto valido datole da Suor Maria Emmanuella, potè continuare a svolgere la sua missione di accoglienza dei pellegrini senza trascurare la formazione delle sue figlie e i lavori che rimanevano da fare per la sistemazione del Monastero e del Santuario. Quando fu colpita dalla devastante malattia, Suor Maria Emmanuella la sostenne, la curò, la servì con l’affettuosa riverenza di chi sa di trovarsi accanto ad un’anima grande e luminosa, divenuta trasparenza di Dio. 
L’intesa spirituale delle due Madri, che si era manifestata in vita, divenne più forte dopo la morte: in ogni difficoltà grave, quando la responsabilità di guida della Comunità la faceva tremare, Madre Maria Emmanuella faceva celebrare una Santa Messa in Memoria di Madre Maria Serafina, certa di essere sostenuta dalla sua intercessione. 
Negli ultimi anni della sua vita, il Signore fedele e ricco di Misericordia, che già su questa terra dona il centuplo a chi lascia tutto per seguirlo, mostrò in Madre Panelli la verità di questa sua promessa, associandola ancor più alla sua Croce, ma concedendole anche la più grande gioia di spendersi fino alla fine per la sua diletta Comunità. 
Movendosi con il deambulatore e poi sostando sulla sedia a rotelle, scendeva in Economato e si rendeva utile, come poteva, alla nuova Madre, Giuseppina Maria Latino, che in lei trovava sempre la Madre sollecita e premurosa per il bene delle sue figlie. E tale fu fino all’ultimo giorno della sua vita quando, per aiutare la Madre sovraccarica di lavoro e perplessa su cosa far mangiare alla Comunità - poiché erano stati proibiti dalle autorità sanitarie alcuni cibi - ella stese un menu per la settimana: con lo spirito pratico che la distingueva, affinato dalla lunga esperienza, in pochi minuti aveva risolto il problema, approntando uno schema alimentare alternativo. 
Fu l’ultimo atto della sua vita: alcuni istanti dopo, colta da malore, fu riaccompagnata in cella dove si addormentava dolcemente senza agonia. 

La venerata Madre Maria Armata Fazio, che in qualità di Madre Federale aveva avuto modo di conoscere bene la Madre Maria Emmanuella, l’ha definita “ Colomba senza Fiele ”, mettendo così in risalto la sua dolcezza Visitandina, unita ad una mitezza che nasceva dall’ubbidienza e dall’abbandono incondizionato alla Volontà di Dio, e da un non so che di ingenuo e di innocente che le traspariva dallo sguardo. 
Ci piace pensare che questa mite colomba abbia trovato il suo eterno nido nel Cuore Squarciato, nel quale il Verbo accoglie tutti coloro che lo hanno seguito fino alla Croce. 

 Fonte:
“Cinquant'anni di storia 1959-2009, Monastero della Visitazione di Santa Maria-Santuario Sacro Cuore di Gesù di Rosolini”, a cura della Federazione dei Monasteri della Visitazione dell'Italia Centro-Sud. Giugno 2009

FINE 

LAUS  DEO

Pax et Bonum 


Francesco di Santa Maria di Gesù
Terziario Francescano 

venerdì 10 ottobre 2014

IL SACRO CUORE DI GESU' A ROSOLINI - PARTE SEDICESIMA .



SUOR MARIA ELENA ANELI 
UNA VITA 
PER IL 
SACRO CUORE DI GESU’ 
TERZA ED ULTIMA PARTE 

La luce che la candela della vita di Suor Elena emanava, era ormai flebile; venne il tempo in cui non potè più lasciar il lettino e la poltrona della sua cella; era ormai arrivata sul “ Monte Calvario ”, pronta per il totale olocausto di Sé a Colui che aveva tanto amato. Veniva assistita con affetto tutto l’arco delle ventiquattrore di ogni giorno dalle Consorelle; la presenza dei Medici curanti e delle Infermiere era sempre più frequente; quante le gravi crisi notturne polmonari in cui non sembrava più dare segni di vita! 
I Medici, chiamati sollecitamente dalla Madre, accorrevano nel cuore della notte e si prodigavano amorevolmente per quel poco che ormai rimaneva nella loro possibilità professionali; sostavano al suo capezzale a lungo e numerose sono state le volte, in cui L’hanno salvata dalla morte sicura. 
Il Dott. Carmelo Spatola, già Ufficiale Sanitario della nostra Città, ed il Dott. Domenico Covato, meritano di essere menzionati con animo grato, poiché hanno testimoniato verso Suor Elena il Vangelo della Vita, con amore filiale. 
Con tale ritmo di fraterna vigilanza verso l’Apostola del Sacro Cuore, la Comunità delle Suore della Visitazione, ha trascorso l’arco di tempo che abbraccia l’autunno del 2000, fino all’agosto del 2001. 
Durante questo periodo, e anche mesi prima, Suor Elena conservava ancora due belle pupille nere nei suoi occhi, ma queste erano spente: era diventata cieca. Le poche volte in cui ormai veniva giù accompagnata da una Consorella, che L’aiutava e sosteneva in tutto, mi trovava sempre a colazione, dopo aver celebrato la Messa mattutina per la Comunità e per i Fedeli presenti in Chiesa. 
Nell’angoletto del parlatorio dove sedevo, non si accorgeva della mia presenza; veniva sistemata con la bombola d’ossigeno accanto, con la pedana ai piedi, con un vuoto di plastica “ Lisoform ” contenente acqua, che metteva fra le mani, gia protette da guanti neri di lana, e con le immancabili sciarpe che le coprivano le spalle e le gambe; quindi dava il via alla preghiera personale con la Corona del Rosario in mano, accompagnata dal movimento della labbra e dalla tosse, che non l’abbandonava quasi mai; il suo respiro era quasi sempre con l’affanno, più o meno accentuato. 
Per fare notare la mia presenza, suscitavo la mia attenzione, o muovendomi con la sedia , o toccando la tazza con il cucchiaino; allora veniva il saluto del “ mio buon giorno a Lei ”; parlava subito e diceva: “ chi è Patri Saletti? ” e la mia risposta: “ Suor Elena sabbenerica ”. La salutavo sempre così; e Lei ancora: “ santu e binirittu; ma scusari, pirchì ciù né ci viru, né ci sentu ”. Quando si parlava con Lei, diceva sempre: “ ah? comu! ”; ed infatti, erano ormai pochi i decimi di udito di cui poteva disporre. Non voglio però tralasciare la descrizione di un fatto, che aveva avuto luogo nello stesso parlatorio. Una mattina, dilungandomi con Lei più del solito, mi avvicinò rimanendo un pò lontano della grata; la chiamo, ed Essa volge il capo verso di me, e le dico: “ Suor Elena, mi vede? no mi risponde così: vedo una grande ombra appena appena; e le braccia che muovo, la testa le gambe? nienti Patri Saletti miu, nummiru nenti ”! La cara Suor Elena, parlando, di testimonianza oblativa, sentivo riecheggiare in me le parole del Salmista: “ Contemplerò, o Signore, le meraviglie del Tuo volto ” ! 
E avviandomi al termine di questi pensati ricordi, che me La rendono sempre presente nel quotidiano della vita, spesso la rivedo “ orante ” nell’Altare del Santuario del Sacro Cuore, immersa nell’Adorazione contemplativa di Gesù; per questo, aveva due appuntamenti costanti: prima di iniziare i suoi impegni silenziosi del giorno, e poi prima di ritirarsi in cella per il riposo notturno, era solito entrare nella parte interna del Santuario, faceva un cenno di genuflessione, quindi spalancava le braccia a forma di croce, ed appoggiava le palme delle mani sulle parti laterali dell’Altare con l’atteggiamento tenero di un abbraccio dell’interezza della Sua Persona a Gesù; sostava così in preghiera, da cuore a cuore, incurante se fosse sola o meno; dopo andava dove la chiamava la Regola, e non curiosava mai se dietro il cancello del Santuario, stessero presenti persone in preghiera. 
Così ha camminato Suor Elena, anche con queste sfumature, che sanno di infanzia spirituale. 

 * * * 

Ma ormai l’incontro con il Suo Sacro Cuore era vicino. Riprendendo la pagina dolorosa del Suo Calvario, a ciò che ho potuto ricordare per iscritto, mi rimane da aggiungere che, nonostante le premurose cure le più varie, Suor Elena, cieca, sorda, gonfia e rosso paonazza nel corpo per la grave insufficienza circolatoria e cardiaca, non reagiva più alle cure farmacologiche. Tutto l’apparato respiratorio, veniva ventilato in continuità con l’ossigeno e con il condizionatore d’aria; gli ultimi due mesi viveva meccanicamente; se aiutata, si muoveva leggermente, con la bocca semiaperta e lucida mentalmente; annuiva con il movimento del capo ed esprimeva raramente qualche parola. 
Era stata un profondo pozzo di storia, intessuto tutto di preghiera; quante volte mi intratteneva per farmi conoscere preghiere di altre generazioni; spesso poi mi ricordava e ripeteva quelle a Lei più cara: “ Bontà infinita, Luce senza ombra, Giustizia senza debolezza, Dolcezza senza fine, Purità e Santità di Dio, mi affido a Te ”. Ed ancora: “ Cuore di Gesù che tutto sai, Cuore di Gesù che tutto puoi, Cuore di Gesù che tutto vedi, Cuore di Gesù Provvedi, Sacro Cuore di Gesù io confido e spero in Te ”. “ Cuore di Gesù, grazia e perdono ”. “ Gesù mansueto ed umile di cuore, rendi il mio cuore simile al tuo ”. 
Questo abbandono totale in Dio, Le sarà stato certamente di dolce sereno viatico nelle ultime giornate terrene. 

 * * * 

Il 15 ed il 16 luglio 2001, nel tardo pomeriggio, accompagnato dalla Madre, mi sono recato nella Sua cella; il 17 dovevo allontanarmi da Rosolini per un periodo di riposo. Sapevo che tornando non L’avrei più trovata “ in questa valle di lacrime ”, per chiedere le Sue preghiere, per ascoltarla e per ogni tipo di confidenze. 
Da Lei ricevevo tanto conforto e serenità, nella trasparenza la più limpida e la più semplice. Il 16 luglio, Festa della Madonna del Carmine - portava sempre lo Scapolare -, La trovai più vigile, ma sempre in quelle tristi condizioni; restammo soli, poiché la Madre intuì subito, che l’incontro era nella luce di Gesù e delle Vergine Madre. Desiderò confessarsi; era felice e mi guardò fissa con quelle pupille spente, che prima, per tanti anni, erano penetrate nel Cuore di Cristo Redentore, e che con il sorriso umile, semplice ed accogliente, avevano contribuito a portare vita nuova in tante coscienze. 
Prima di accomiatarmi, La invito a dirmi qualcosa; mi fa delle confidenze e termina dicendomi: “ Padre Saletti, Le raccomando sempre la Devozione al Sacro Cuore di Gesù ”; quindi mi bacia la mano, io bacio la Sua e commosso La segno in fronte con il Segno della Croce. 
Il 13 agosto sera mi viene comunicata la notizia della morte. 
Erano circa le 19,30 e Suor Elena dormiva serena, con la presenza vigilante della Madre e di alcune Suore; respirava sommessamente, poi avvertono “ un sospiro più denso ” e la cara Suor Elena s’era addormentata nel Signore. 
Madre Serafina, già in stato di estrema precarietà di salute per il male del secolo, Le aveva detto, e l’ho riportato sopra: “ Tu cara Elena, devi ancora attendere; lascerai questa vita terrena senza che tu te ne accorga: come un petalo vellutato, cade silenziosamente dal suo bocciolo, così sarà la Tua morte ”. 
Cosi ricordo la mia, la nostra cara amabile Suor Elena. 


DOTT. SAC. GIUSEPPE SALETTI 
RETTORE DEL SANTUARIO 



TESTO TRATTO: 
SUOR MARIA ELENA Una Vita per il Sacro Cuore di Gesù 2002 Monastero della Visitazione Santa Maria Santuario del Sacro Cuore di Gesù ROSOLINI ( SR ) 
Dott. Sac. Giuseppe Saletti 


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