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domenica 24 aprile 2016

MODELLO DI NOVIZIO FRA CANDIDO MARIA DA MAZZARINO CAPPUCCINO - PARTE UNDICESIMA .




XXI 
Aspirazione al Sacerdozio 

E veniamo al sogno della sua vita, sogno radioso che fin dall’infanzia ne deliziò lo spirito e l’accompagnò fino alla tomba: Divenire Sacerdote! 
Una sua zia scrive: << Insisteva nella sua vocazione e voleva persuadere i genitori con buone e sante maniere, tanto ch’essi restavano meravigliati nel sentirlo parlare a quel modo. Talora la sera non voleva neanche mettersi a letto, dicendo: Se mi promettete di avviarmi al sacerdozio vado a dormire, se no resterò sulla sedia >>. 
<< Qualche volta, raccolto in un angolo, lacrimava desolato per ore intere - a testimonianza della madre - non soleva piangere mai >>. 
Diceva al padre: << San Giovanni Bosco si fece sacerdote con l’aiuto della Provvidenza. Dio deve darmi la grazia di divenire un santo sacerdote, per salvare le anime >>. 
Quand’era per partire per il noviziato voleva far stampare un santino d’occasione con queste parole: << Dio deve darmi la grazia di divenire un santo sacerdote, per salvare le anime >>, e fu un compagno a strappargli di mano la carta (1). 
Da Calascibetta scriveva ai genitori l’otto Marzo: << Pregate il Signore ch’io faccia bene quest’anno di noviziato, affinchè da ora cominci a santificarmi e possa un giorno, secondo il desiderio ardente del mio e del vostro cuore, divenire un santo sacerdote >>. Dopo circa un mese replica: << Vi amo, e amandovi, pregherò il signore che un giorno ci renda lieti con farmi divenire sacerdote >>. In Ottobre scrive ai genitori: << Qui si serve, si ama il Signore, e si studia, preparandoci così al bel giorno della nostra vita: il Sacerdozio >>. 
Il 17 Febbraio 1935 - dopo 15 giorni della sua vestizione religiosa - celebrarono in Calascibetta la loro Prima Messa cantata due dei primi novizi usciti dal medesimo noviziato nel 1928, Padre Teodosio da Vizzini e Padre Federico da Mazzarino, ordinati qualche giorno prima in Calascibetta da Monsignor Jacono. 
<< Che gioia! - esclama nel suo Diario - Non è un sogno quello di questi due giovani, ma realtà. Già hanno celebrato stamane la prima Messa. Come sono contento oggi. Invidio la loro festa così bella, e mi sento spinto a compiere il mio dovere per poter anch’io un giorno avere la consolante soddisfazione d’immolare la Sacra Vittima >>. 
Il 29 Giugno 1935, festa di San Pietro Apostolo, patrono di Calascibetta, Mons. Pietro Capizzi, vescovo allora di Campagna e ora di Caltagirone, conferì il sacerdozio a suo nipote Paolino Bellomo. 
<< Che bella la funzione! Com’era commovente! E com’era contento alla fine il novello levita! La gioia gli brillava in volto. E come non esserlo, essendo stato insignito di sì eccelsa dignità? Gli abbiamo poi baciato la mano. Egli sorridendo ci disse: Quando io bacerò la mano a voi? Queste parole mi si scolpirono nella mente, e mai in vita mia le dimenticherò. Ho riflettuto: quando sarò sacerdote? Quando il Signore mi farà questa grazia grande, anzi grandissima? Gesù fa che venga presto questo giorno in cui potrò stringerti fra le mie mani! >>. 


XXII 
Amor che muove 

La vocazione è gran dono di Dio. Per farla però ben apprezzare ai giovani, occorre istruirli convenientemente. Ma con tutto ciò essi non la gusteranno nella sua pienezza e in tutto arcano fascino, che solo con l’età e l’esperienza. Ci sarebbe da riempire un volume, e se ne direbbe sempre poco. 
<< Chi può cantar le sue bellezze? - al petto manca la lena e il verso non ascende - tanto che arrivi all’alto suo concetto >>, direbbe il poeta. E’ argomento importante per la formazione dei novizi, e se non vi s’insiste a dovere sin da principio, si ottiene poco e si rischia d’andare incontro a veri disastri. 
Far conoscere ed apprezzare bene la grazia della vocazione, vuol dire illuminarli sulla predilezione di Dio a loro riguardo, vuol dire appianare con relativa facilità gli ostacoli che possono incontrare nel cammino della virtù e della perfezione, vuol dire sviluppare il gusto delle cose superne e il disgusto delle terrene, vuol dire metterli sul cammino regale del cielo, vuol dire arricchirli di santità, di spirito apostolico e d’innumerevoli altri doni, vuol dire renderli adatti alle opere meravigliose che solo i << chiamati di Dio >> possono attuare. 
E quando la vocazione si apprezza, si ama l’abito che s’è indossato, si ama l’Ordine al quale si appartiene,ed all’altresì la famiglia della quale si fa parte, essendo ogni parte inseparabile dal tutto. 
Se l’anima dei giovani non è abbastanza illuminata in questo, il loro cuore rimane legato piuttosto alla famiglia del secolo, con tutte le sue tendenze e i suoi inconvenienti, e quindi vengono a stare nei conventi e nella vita religiosa quasi come estranei e in ambiente non proprio, come grave detrimento della vocazione stessa e del suo scopo divino. I giovani devono capire e persuadersi bene che la Famiglia religiosa alla quale il Signore li ha chiamati, ha da essere amata molto al di sopra di quella umana e terrena, dove si viene al mondo senza saperlo né volerlo, mentre a quella religiosa sì accede per libera scelta, dietro la divina chiamata che , se si vuole, può anche essere respinta. 
Dio ci chiama, noi accettiamo l’invito, e lo seguiamo. 
Ecco un idillio divino, del quale le gioie e le armonie dureranno eterne i cielo. Abbracciare la vita religiosa e seguire la voce di Dio, ma con libertà, in dolce corrispondenza. 
Non solo. La Famiglia religiosa è quella stessa di Dio, e in essa si acquistano tante prerogative divine e tanti beni anche puramente umani, che al suo paragone quella del secolo non regge. << Portava - dice un compagno (2) - grand’amore all’abito cappuccino, e ringraziava Gesù che glielo aveva concesso >>. Anzi diceva spesso a forma di giaculatoria: << Mille volte morto, o Gesù, anziché macchiare col peccato l’abito del mio Serafico Padre San Francesco (3) >>. 
Senza dubbio, l’amore all’Ordine e alla Famiglia religiosa dove Dio ci ha chiamato ed innestato, oltre a rendere il cuore più adatto a sopportare quel che di amaro vi si può sperimentare per la natura, conferisce però una gioia divina, che fa godere dei suoi successi e delle sue prosperità, poiché si vive realmente della sua vita e si sente circolare la sua linfa nelle proprie vene. Quest’amore fa sì che si compatiscono più facilmente i difetti dei confratelli, che si riveriscano e si amino con più espansione i superiori, non vedendo in essi che Dio. 
<< Col Padre Direttore (4) avevano un amore scambievole di Padre e figlio. Fra Candido su di ciò era tranquillo e abbandonato, sicuro di essere guidato bene >>. << Il Direttore da parte sua cercava di tutelarne l’ingenuità e custodirne quell’infanzia evangelica acquistata nel santo Noviziato (5) >>. 

(1) Fra Pacifico da Sortino. (2) e (3) Giovanni Stornello. (4) Fra Giovanni da Palazzolo. (5) Fra Donato da Niscemi. 

FONTE: PADRE SAMUELE CULTRERA - MODELLO DI NOVIZIO FRA CANDIDO MARIA DA MAZZARINO CAPPUCCINO SCUOLA SALESIANA DEL LIBRO ROMA 1944 - VIA TUSCOLANA 361 


LAUS  DEO

Pax et Bonum


Francesco di Santa Maria di Gesù
Terziario Francescano

domenica 17 aprile 2016

MODELLO DI NOVIZIO FRA CANDIDO MARIA DA MAZZARINO CAPPUCCINO - PARTE DECIMA.




XIX 
Devozione alla Vergine 

<< Nutriva tenera devozione alla Madonna e riteneva speciale grazia di Lei aver indossato l’abito religioso nel giorno della Purificazione ( 2 Febbraio 1935 ) >> (1). 
Sin dal primo giorno che diviene frate esclama: << Com’è buona la Madonna! Anch’essa mi ama assai, e vuole ch’io indossi l’abito di San Francesco in un giorno dedicato a Lei. Il mio nuovo nome è Candido, cioè bianchissimo, lo terrò sempre caro, perché mi fu dato la prima volta in un giorno caro alla Vergine, alla quale tanto piace la candidezza, la purità, e mi sforzerò d’essere candido, non di nome, ma interamente, per omaggio a Maria, giglio purissimo >>. << Maggio il mese di Maria! Maria è madre mia, ed io in questo mese a Lei consacrato cercherò di offrirle qualche cosa, di offrirle me stesso, affinchè essa mi possa trasformare e farmi santo >>. Poi soggiunge: << Questa mattina nella santa Comunione ho domandato a Gesù di poter onorare questa degna Madre com’Ella giustamente merita. O Maria, rifugia sotto la tua protezione me, gran peccatore, e fa che ti possa amare >>. 
Sente accendersi desideri più vivi di amarla: << Ieri sera nella cappella il Padre Maestro ci parlò della devozione a Maria… Che cosa di meglio potete offrire alla Madonna, egli diceva, dell’osservanza scrupolosa del vostro regolamento? Siate fedeli alla Madonna, ed Ella v’accorderà molte grazie… Se non nutrirete gran devozione alla Madonna qui nel Noviziato, ch’è luogo del vostro perfezionamento, quando e come potrete incominciare? Fate bene il mese di Maggio, e vi servirà di preparazione alla grande festa della Pentecoste, la cui novena comincerà alla fine del Mese Mariano >>. 
Ciò accende nel suo cuore nuove brame, e scrive tra l’altro: 
<< Pensando a quello che ieri sera ha detto il Maestro, ho pensato tra me stesso: Se quel compagno ha potuto passare così bene questo mese, perché non lo potrò anche io? Faccio dunque questi propositi: 
1) Mangerò a terra per tutto il mese in onore a Maria; 
2) Non mangerò frutta e dolci durante tutto il mese; 
3) Cercherò d’essere più vigilante a custodire i sensi, perché troppo poco vi accudisco. Maria Madre mia, fa’ ch’io possa adempiere quanto propongo >>. 
<< Oh se potessi amare Gesù quanto lo amava la Madonna e tutti gli altri Santi! Siamo nel mese di Maggio, e perciò è stata anch’Ella che m’ha fatto provare sì grande gioia, e m’ha largito questa grazia >>. 
<< Il mese di Maggio è passato, ed è passato sì presto! Come l’ho speso? Ho onorato la Vergine come avevo proposto? In quanto a mangiare a terra l’ho fatto, ma alcune volte è stata piuttosto una cosa esterna, senza vera devozione. Non ho mangiato ne dolci ne frutta: piccolo fiore offerto a Maria: ma è stato sufficiente onorarla? Non sono stato geloso nel custodire i sensi e in specie gli occhi. O Vergine Santa, me ne pento con tutto il cuore, se non ho osservato i propositi, perdonami! Se non mi sono mantenuto in continua comunicazione con Te, perdonami! >>. 
Tutte le feste di Maria erano sue. << Comincia la Quindicina dell’Assunta. Che gaudio! E’ la festa della Madre mia. Ieri sera il Padre Maestro ci parlò molto della devozione a Maria, e ci diceva che senza questa devozione non è possibile santificarsi. Ho fatto il proposito di onorare veramente Maria con l’esatto adempimento del mio dovere. L’osserverò? A te, o Maria, di aiutarmi >>. 
C’è tanto profumo di pietà e tanto vigore e questi propositi: 
li osservò davvero! 
Infatti scrive il giorno 14: << Vigilia dell’Assunta. Abbiamo fatto pane e acqua in refettorio con tutta la comunità, ed io nel farlo ho pensato di onorare Maria. Certo non va tanto a genio mangiare a terra in pane ed acqua. Ma per Maria tutto riesce dolce >>. 
E il 15 conclude con queste parole: 
<< L’Assunta! Una delle più belle feste di Maria. 
Chi non gode della festa della Madre? >>. 


XX 
Amore al SS. Sacramento 

Allorchè, marmocchietto, disegnava la Madonna, croci, angeli e santi, non dimenticava di costruire calici e di tracciare tabernacoli, e poi scriveva: << Qui giace il prigioniero d’amore! >>, ovvero: << Viva il SS. Sacramento >>. 
Sicuramente avrà udito o letto queste frasi; ma con quanta facilità s’imprimevano nella sua mente! E perché mai su questo bambino han da far presa ed esercitare si notevole fascino le cose di chiesa, di Dio e di eternità? 
<< Centro della sua vita spirituale fu l’Eucaristia (2) >>. << Ogni sera dopo la consueta ricreazione delle sette, andava in cappella, rimanendovi fino al segno del refettorio. Alcune volte lo seguivo, recitavamo l’Ufficio della Madonna e altre preghiere e altre volte gli vedevo fare la Via Crucis (3) >>. 
Scrive Padre Benigno da Ragusa: << Fra candido nutriva gran devozione all’Eucaristia. Quando fu in assenza del Maestro io restavo solo a dirigere il noviziato, egli, anche nei giorni in cui veniva dispensata ai novizi la visita di notte al SS. Sacramento, mi chiedeva di recarvisi. Io quasi sempre glielo negavo, dicendo: << Maxima penitenti, vita communis >>. 
Anche Padre Bernardino da Sortino lo afferma: << Oltre delle diverse volte ch’è prescritto, Fra Candido visitava non di rado da solo il SS. Sacramento >>. 
<< Gesù geme a così ingrato spettacolo - scrive egli - non vedendo corrisposto il suo grande amore per gli uomini, morendo per essi in croce e lasciandosi per loro cibo e nutrimento nel SS. Sacramento, dove è ingiuriato, e qualche volta anche disprezzato! E questo dolce prigioniero d’amore rimane in oblio nella sua prigione, perché pochi vanno a consolarlo >>. 
Di mese in mese, al ritorno del Primo Venerdì sente dilatarsi il cuore: << Oggi, Primo Venerdì d’Aprile, ho fatto la terza Comunione riparatrice al Sacro Cuore di Gesù, com’è bella la pratica delle nove Comunioni! Assicura il Paradiso! >>. << Oggi Gesù doveva morire e prima di morire volle lasciarci un ricordo, trovato nel suo grande amore. Volle dare a mangiare il suo Corpo a me che fui coi miei peccati causa della sua morte…. Gesù comprendeva che senza di Lui io non avrei fatto niente, e si è chiuso nel tabernacolo. O Gesù nascosto nel tabernacolo per amor mio, abbiate pietà di me! >>. 
<< Oggi Giovedì Santo, si commemora l’istituzione del SS. Sacramento. Ho cercato di fare una Comunione più fervorosa, e dopo ho pensato a Gesù quando, assiso tra i discepoli a mensa, istituiti il venerabile Sacramento. Oh invenzione sublime dell’amore di Dio! >>. 
<< Questa mattina - scrive il 21 Aprile - ho ricevuto nella santa Comunione quel Gesù che risuscitò ed ora vive e ragna in cielo e nel SS. Sacramento. Gli ho detto: Gesù, tu vedi com’io son freddo, deh! Vieni a risuscitare il mio cuore; regna tu dentro di me, e non mai il tuo grande nemico il demonio >> . 
<< In questo giorno ( di Pasqua ), d’esultanza generale, fammi gustare, o Gesù, e non per oggi solo, ma per sempre, la gioia della santità >>. Il giorno di Pentecoste questo piccolo Serafino sente addirittura struggersi d’amore, e ne parla pure a lungo: 
<< Quella sera ( 9 Giugno ) dopo cena trovandomi a coro per la visita e per dare a Gesù l’ultimo addio della giornata, pensavo a Lui che sta rinchiuso nel tabernacolo, e ad un tratto mi misi a piangere, senza poter frenare le lacrime… Pensavo come sta rinchiuso lì, in attesa impaziente di qualcuno che vada a consolarlo delle offese che gli recano. Ma certe volte attende invano… >>. << Durante la santa Messa pregava (4), leggeva poco, poi durante il ringraziamento eucaristico assumeva un atteggiamento pietoso. Non si moveva né usciva di coro, non leggeva, ma stava tutto intento a conversare con Gesù >>. 
<< Gesù m’attirava e mi voleva presto con sé, e quando il sacerdote diceva in Domine sum dignus, sentivo un amore forte... Gesù venne! Fu tanta la gioia in quel momento, che non seppi dir niente. Me lo strinsi al seno forte, e piansi >>. 

(1) Fra Aurelio da Ferla. (2) Fra Aurelio da Ferla. (3) Fra Vittorio da Gela. (4) Fra Edoardo da Sortino. 


FONTE: PADRE SAMUELE CULTRERA - MODELLO DI NOVIZIO FRA CANDIDO MARIA DA MAZZARINO CAPPUCCINO SCUOLA SALESIANA DEL LIBRO ROMA 1944 - VIA TUSCOLANA 361 


LAUS  DEO

Pax et Bonum


Francesco di Santa Maria di Gesù
Terziario Francescano

sabato 9 aprile 2016

MODELLO DI NOVIZIO FRA CANDIDO MARIA DA MAZZARINO CAPPUCCINO - PARTE NONA.




XVII 
Sempre più in alto! 

<< Non potrei farmi santo? >>, si chiedeva egli a più riprese nel Diario. 
Il fervore si custodisce e si sviluppa col raccoglimento. 
<< Oh! Com’è grande e sublime la virtù del raccoglimento! - esclama egli al 16 Giugno 1935 - L’anima raccolta no pensa che a Gesù, che a salvarsi, che a soffrire per Gesù che tanto ha sofferto per essa. L’anima raccolta sta unita con Dio e cammina a gran passi nella vita spirituale >>. << E che cosa è un religioso dissipato? Meglio rimanere nel secolo! Quattro mesi già passati nel noviziato e pensando come li avevo trascorsi, piansi, proponendo di cambiar vita >>. 
Al 24 Agosto scriveva: << Oggi incomincio gli esercizi con i miei compagni. O Gesù fa ch’io possa trarne profitto per compir bene il santo noviziato >>. << Ieri è stata giornata di ritiro - nota in Marzo - pensai agli affari della mia anima, alla mia vita interiore; feci tutti i conti, e con grande rammarico mi accorsi che molto poco ho progredito nella vita spirituale. Cosa dovrò fare? Scoraggiarmi! Mai! 
Cercherò di camminare più svelto nella via di perfezione,e di camminare sempre, senza mai stancarmi >>. 
Le giornate di ritiro le diceva << una grande grazia >>. 
Il 5 Aprile scriveva: << In questa giorno l’anima si riconcentra e pensa solo alla vita interiore… Nel ritiro bisogna vedere il bene e il male che s’è fatto, se si sono ascoltate le buone ispirazioni e profittato delle grazie di Dio… Quale gioia quando s’è progredito!… Ho progredito io?… O Gesù, io sono debole, fragile, misero peccatore, e no so se osserverò i propositi fatti di avanzarmi nella perfezione. 
Deh! Vienimi in aiuto >>. 
Più in là scrive ancora ( 7 Giugno ): << Oggi Primo Venerdì, ho fatto la quinta Comunione riparatrice al Cuore di Gesù. Oggi è giornata di ritiro, dunque giornata bella. Il ritiro spirituale è grazia del Signore verso l’anima. Com’è buono il Signore, che fa sempre grazie! Ho proposto: 1° di osservare la modestia; 2° di allontanare la grande malattia della tiepidezza, ed essere più fervoroso. Gesù, dammi forza, sostienimi per poter osservare quanto propongo >>. 
<< Primo Venerdì, ho fatto la sesta Comunione riparatrice. E’ giorno di ritiro. E necessario quindi che mi ritiri solo dentro me stesso, affinchè Gesù possa parlare con più libertà >>. 
Di qui passa all’esame, e si dice: << M’accorgo che poco ho osservato quanto proposi nel mese precedente. Gesù, dammi forza di osservare ciò che propongo. Di nuovo ora propongo di essere più fedele alle buone ispirazioni >>. 
Per la festa di Pentecoste nota: << Il Padre maestro ci ha parato tanto di questo Divino Spirito e ci ha esortato a nutrire per Lui una spiccata devozione… Ci ha esortato a prepararci bene, perché possa concedere i suoi lumi: oh come si prepararono bene gli Apostoli e Maria Santissima! >>. << Nella Santa Comunione ho domandato allo Spirito Santo il lume di conoscere la via della perfezione e di correre in essa >>. 
E’ commovente il lavoro che questo angioletto compie nel suo spirito e nel suo cuore, avvolto nel silenzio e nella solitudine; mentre dibatte generoso tra i tentacoli della carne che vorrebbe incepparne ed appesantirne il volo. 
Scrive nel Diario: << Pensando alla mia tiepidezza, ho cercato d’infervorarmi, e nella Comunione, ripensandoci ancora, ho pianto vedendo l’immensa bontà del Signore e la mia grande ingratitudine e tiepidezza, ed ho detto a Gesù: Gesù tu hai grandemente odiato la tiepidezza, fino a dire
“ Poiché non sei né freddo né caldo, comincerò a vomitarti dalla mia bocca ”.  
Comincerai tu dunque a vomitarmi? 
Com’è terribile il tuo vomito! 
E dove andrò io a cercar pace e salvezza se tu mi vomiti? 
Gesù, dammi il fuoco del tuo santo amore! Fa ch’io sia caldo e non rigettato lontano >>. 
La tiepidezza gli metteva paura e nel ritiro di Giugno scrive: << osservare la modestia e allontanare la grande malattia della tiepidezza e divenire più fervoroso: Gesù dammi forza, sostienimi, per poter osservare quanto propongo >>. 
Allorhè il 19 Maggio ebbe a sperimentare dopo la Comunione dei momenti di dolcezze sovrumane che gl’inondarono il cuore, no sapendo come ringraziare Gesù, invoca la Vergine e i Santi, e termina col dire: << Ringraziatelo per me, pregatelo che mi faccia santo >>. 


XVIII 
Esemplarità 

Un giovanetto come Fra Candido è un tesoro per un collegio, un seminario, un noviziato; poiché fornisce una lezione pratica di ordine, di disciplina, di mortificazione, di santità per coloro che lo vedono e l’osservano. Padre Simplicio inoltre s’industriava di mantenere le abitudini e le tradizioni degli antichi che avessero potuto comunque contribuire alla formazione spirituale dei giovani. << Non lo vidi mai in piedi (1), innanzi alle celle dei compagni, ma parlava con tutti in ginocchio, come esige il regolamento >>. Voleva somigliare a Gesù Cristo << egli si era compilato un quadernino per segnarvi alcune preghiere e i difetti della giornata >>. (2) << Frutto di questa vita interiore (3) custodita con tanto studio, furono la perfetta regolarità in ogni cosa, il raccoglimento continuo e il ricco corredo di virtù che ne adornarono la breve vita >>. << Bastava guardarlo, e il cuore si sentiva toccato. Stetti con lui nove mesi e il solo mirarlo m’era di sprone alla virtù >> (4). << dalla sua bocca - dice un superiore (5) - uscivano buoni consigli e parole edificanti, perché nutriva desideri di santificarsi ed essere sempre più fedele al Signore >>. 
Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei; tale parola senti, tale cor ti fai, ci dicono i proverbi. A stare con lui, c’era sempre da guadagnare nello spirito. 
<< In cappella (6) stava con compostezza massima; mani giunte o braccia conserte, non si volgeva mai indietro, ma teneva quasi sempre lo sguardo al tabernacolo >>. E questo << sguardo al tabernacolo >> lo notavano tutti. Né si finiva di osservarlo. << Fortunatamente (7) l’ebbi vicino in cappella e gustai con invidia la sua compostezza massima e l’amore a Gesù Sacramentato, con quel suo contegno estremamente raccolto >>. Anche i gesti impressionavano: << Non posso dimenticare (8) come faceva il segno della croce sempre esattamente e con molta gravità >>. Da ciò l’affermazione di colui che << a solo mirarlo si sentiva spronare alle virtù >> (9). Qualcuno era assiduo, e sembrava volerne fotografare a qualunque costo l’anima: << I suoi occhi erano semplici (10) e quando s’incontravano nei miei, affiorava alle sue labbra un dolce sorriso che mi rallegrava. Solo a mirarlo dicevo a me stesso: “ Guarda è un fanciullo! ”. e aveva l’ingenuità di un fanciullo. Sembrava leggergli nel volto: “ Dio mi vede! ” >>. 

(1) Fra Nazareno da Palazzolo. (2) Fra Placido da Sortino. (3) Fra Marino da Sortino. (4) Fra Candido da Modica. (5) Padre Enrico da Melilli. (6) Jaia Vincenzo, da Sortino. (7) Jaia Vincenzo. (8) Fra Agatangelo da Sortino. (9) Fra Cesare da Leonforte. (10) Fra Cesare da Leonforte. 

FONTE: PADRE SAMUELE CULTRERA - MODELLO DI NOVIZIO FRA CANDIDO MARIA DA MAZZARINO CAPPUCCINO SCUOLA SALESIANA DEL LIBRO ROMA 1944 - VIA TUSCOLANA 361 


LAUS  DEO

Pax et Bonum


Francesco di Santa Maria di Gesù
Terziario Francescano 

domenica 3 aprile 2016

MODELLO DI NOVIZIO FRA CANDIDO MARIA DA MAZZARINO - PARTE OTTAVA.




XV 
Castità 

Fra le relazioni riguardanti Fra Candido c’è un episodio significativo. 
In Calascibetta nel Febbraio 1935 si ebbero nevicate abbondanti, che impedivano l’accesso alla chiesetta dei cappuccini. Per aprirvi un passaggio il Maestro Padre Simplicio invogliò i novizi che subito si misero all’opera guidati dal Padre Benigno da Ragusa. Or costui, mentre lavoravano, sussurrò all’orecchio di Fra Candido: 
- L’anima tua dovrebbe essere candida come questa neve!
Così la desidero - egli rispose. 
Il candore dell’anima gli si leggeva in volto. 
<< Lo ritenevo puro come un giglio, candido di nome e di fatto >>, dice uno dei suoi compagni (1). 
La frase del Padre Agostino da Sortino, Direttore dello studio di Modica, esprime anche in questo, il carattere e l’essere di Fra Candido: << Era puro come un angelo, ingenuo come un bambino >>. Al che fa eco Padre Ludovico da Mazzarino, ch’ebbe motivi diretti per conoscerlo in pieno, e il quale lo dice << veramente candido e puro >>. 
Nessuno dubitava del candore della sua anima e della sua fedeltà alla bella virtù. Glielo leggevano in viso. << Era candido veramente in tutto - scrive un compagno (2) - e questo candore traspariva anche all’esterno >>. Anzi << era sì verecondo e pudico, da destare meraviglia >>, come asserisce un altro (3). Dovette lottare strenuamente per dominarsi, vincersi, conservare il suo cuore fedele a Dio. 
Padre Bernardino da Sortino dice: << Mantenne intatta la purezza, per quanto sentisse le tentazioni e conoscesse il male >>. 
L’otto Febbraio scrive nel Diario: << Prima di entrare nel noviziato, cioè mentre ero in seminario, ero sempre tormentato da cattivi pensieri contro la santa purità. Certe volte quando il diavolo proprio non se ne voleva andare, io mi vedevo quasi perduto, e andavo dai superiori per trovare qualche rimedio e per apprendere il modo di allontanare questi pensieri. Essi mi parlavano della bellezza di questa virtù e della ricchezza di colui che la possiede, e per contrario mi mostravano la bruttezza del vizio e dell’impurità. Manifestato ciò anche il confessore, egli mi raccomandava la preghiera costante e la mortificazione, perché Gesù disse che questa specie di demoni non si vincono se non con l’orazione e con la mortificazione >>. << Ma oltre dei pensieri sentivo anche la rivolta del senso, e anche qui nei pochi giorni che sono in noviziato, sono tornati questi disturbi. Questo non avviene solamente di giorno, perché di giorno posso dominare tutto con la preghiera, ma anche di notte, quando la fantasia è più libera e quando non posso pregare. La mattina mi sveglio e m’accorgo di qualche inconveniente contro la santa purità, me ne attristo tanto e qualche volta piango >>. 
Poi fa questa toccante preghiera alla Vergine: 
<< Santissima Vergine, tu ami tanto questa bella virtù della santa purità; tu prediligi coloro che sono puri, fa ch’io non offenda in alcun modo la purità ed essendo puro, posso piacere a te e a Gesù >>. 
Egli s’aggrappa convulsivamente alla preghiera e all’intercessione della Vergine Madre di Dio; e in questo ricorso trova il trionfo e la fedeltà inviolata. 
Il 2 Marzo scrive: << Oggi primo sabato di Marzo, giorno dedicato a Maria SS. Questa mattina ho pensato alla grande purità di Maria; ed ho proposto di vigilare attentamente su questa bella virtù, affine di poter essere un vero devoto di Maria. Come amava la Madonna questa bella e delicata virtù! >>. << La Madonna - prosegue egli - per amore di questa bella virtù piuttosto che perderla, avrebbe rinunziato ad essere Madre di Dio, per questo si turbò all’annunzio dell’Angelo Gabriele, ma si rasserenò quando quello l’assicurò ch’ella, pur divenendo Madre di Dio, sarebbe rimasta Immacolata. Anche San Giuseppe era castissimo, e per questo era degno Sposo di Maria Vergine >>. 
Il 31 Maggio, segna un proposito ed un’invocazione speciale del suo cuore: << Ricorrendo quest’oggi, la Festa della Vergine sotto il titolo di Mediatrice di tutte le Grazie, le ho detto così: Vergine SS., tu sei la Mediatrice di tutte le grazie, fa che il mio corpo sia sempre puro e che il demonio non mi molesti mai in questa bella virtù >>. 
Col suo candore abituale traccia egli nel Diario qualche altra nota commovente su queste incertezze del suo spirito. 
Il 22 Giugno scrive: << ieri mattina m’accorsi d’avere avuto qualche illusione contro la bella virtù durante il sonno, e piansi su questo con vero dolore. Pensavo: Queste sono chiamate di Gesù. Gesù mi chiama, mi avvisa col farmi cadere, ed io non mi correggo. Oh! com’è buono Gesù! Pregai insistentemente ieri sera la Vergine SS. di proteggermi e non farmi offendere la virtù tanto bella e tanto da Lei amata. Pregai San Luigi Gonzaga così: O San Luigi, tu vedi come il demonio mi tenta; mi vuol fare offendere la bella virtù; deh! Tu serbasti intatto il verginale giglio, fa’ che possa così serbarlo anch’io >>. 
Anche se non ci fossero gli espliciti attestati dei suoi confessori, da queste parole si desumerebbe chiara la sua purezza e verginità. 
Poi soggiunge questa delicata invocazione: << Gesù, io mi chiamo Fra Candido; fa che non offenda la bella virtù, affinchè il mio interno corrisponda al nome che porto >>. 
Imprigionato in quest’ergastolo di carne umana in cui fremono tanti appetiti di male, il candido angioletto, che amava con tanto affetto la purità, provava una gioia singolare al ritorno delle feste Mariane. Scrive per l’Assunta: << Maria è stata Assunta in cielo con tutto il corpo per la sua Purità, ed io grandemente godo di questa festa. La purità di Maria, chi può uguagliarla mai?… O Maria, tanto eccellente in questa virtù, aiutami ad essere puro nei violenti assalti del demonio. Quale premio grande è riserbato ai puri! Chi sa che Gloria ha in cielo il corpo di Maria? Deh! O Maria, fa che il mio corpo risorga glorioso e bello, e a tal fine rendilo puro in vita >>. 


XVI 
Meditazione e fervore 

<< O proposto di farmi santo a qualunque costo >>, scrisse egli in una pagina del Diario. Che non sia stato un proposito vano, lo manifestano tutti i capitoli di questa piccola biografia. 
Si riconosceva sempre difettoso, non trovava mai perfetto quel che operava, si avvedeva di rimanere sempre lontano della meta. Il che porge una conferma magnifica a favore del suo spirito infervorato e illuminato, poiché il fervore per sé non è che luce, la quale svela le proprie deficienze e debolezze, rischiara meglio il cammino e l’eccellenza della santità, e mentre da una parte conferisce umiltà ( vera luce ) all’anima, porge vigore di nuovi aneliti e propositi. 
Il fervore non porta mai presunzione né fa giudicare sufficiente quel che s’è operato. L’anima non rimane - non può rimanere mai - soddisfatta, e sente nuovo incentivo di generosità e di fedeltà. 
Ma il fervore ha una sorgente divina, da cui rampolla e dalla quale è perennemente alimentato: la meditazione, la riflessione
La luce che rischiara la mente per conoscere il valore del tempo in ordine all’eternità, il nulla della vita, l’infinita vanità di ciò che ci circonda. La bellezza della virtù e della santità, la gioia di consacrarsi al servizio di Dio, non provengono che dalla riflessione continuata, dalla meditazione e dalla preghiera. Se il mondo è cieco, brutale, è perché non riflette, non medita sulle grandi verità della vita avvenire, sulle pene comminate ai prevaricatori e sulla felicità infinita riserbata ai giusti. 
Padre Simplicio richiedeva ai giovani che ogni giorno studiassero, L’apparecchio alla morte di Sant’Alfonso, e ne facessero un estratto per iscritto, da portare ogni sera in cappella, leggendone qualcuno e dando istruzioni. 
Per tutti era obbligatoria - entro l’anno - la lettura dell’intero Esercizio di perfezione del Padre Rodriguez. 
Fra Candido era dei più diligenti a mettere in pratica gl’insegnamenti, e corrispondeva a preferenza degli altri. Anche il vice Padre Maestro Padre Benigno da Ragusa lo rilevava: << Ogni sera gli chiedevo l’estratto della meditazione ch’egli compiva sempre con singolare esattezza >>. 
<< Benchè intelligente , dice un compagno (4), non parlava quasi mai, passando a leggere il tempo disponibile >>. 
E con più autorità dice Padre Agostino da Sortino: << Pensava ai libri e allo spirito: fuori di ciò non c’era nulla per lui! >>. Conforme alle disposizioni del Maestro, i novizi no dovevano affliggere sulle pareti della stanza, e di fronte al tavolo stesso, nulla all’infuori di quello che vi si trovava per tutti: Crocifisso, Madonnina, San Francesco, e altre poche immaginette. Però consentiva che so potessero tenere sul tavolo alcune poche altre di propria scelta. Fra Candido ne teneva una di Gesù Buon Pastore, e ai suoi piedi aveva scritto: << Dio mi vede! >>. 
Racconta un compagno (5): << Un giorno in giardino io nascostamente mangiavo frutta. Egli, vedendomi, mi disse: - C’è Dio che ti vede! >>. 
In un altro pezzetto di carta, che teneva ai piedi del Crocifisso, si leggeva: << Gesù mi ama, ed io? >> (6). 
Dice un compagno (7) : << Nella ricreazione preferiva coloro che parlavano di cose spirituali >>. Un altro assicura che << io suoi discorsi erano improntati a cose sante (8) >>. Dice un altro (9): << Una volta si parlava allegramente tra compagni delle prossime vacanze che saremmo andati a passare a Gela. Ma egli mi disse: Parliamo allegramente di vacanze, senza riflettere al grave pericolo che può correre nelle vacanze la vita interiore >>. Un compagno esprime con queste parole: << Era giovane di meditazione, raccolto, fervoroso >>. (10). 
Fervoroso! 
Che valore divino in questa parola! Ha il segreto della vita interiore e della santità! Senza di esso si vive a disagio, si vive male nelle case religiose; e quindi ne proviene l’interesse in tutti i Maestri di noviziato di affezionare i giovani alla meditazione, alla riflessione, al silenzio, al raccoglimento. 

(1) Totò Liveli, da Mazzarino. (2) Fra Anselmo da Modica. (3) Fra Ottavio da Ferla. (4) Fra Gerardo da Sortino. (5) Giovanni Stornello. (6) Padre Enrico da Melilli. (7) Fra Vito da Mineo. (8) Fra Aurelio da Ferla. (9) Fra Marino da Sortino. (10) Fra Edoardo da Sortino. 

FONTE: PADRE SAMUELE CULTRERA - MODELLO DI NOVIZIO FRA CANDIDO MARIA DA MAZZARINO CAPPUCCINO SCUOLA SALESIANA DEL LIBRO ROMA 1944 - VIA TUSCOLANA 361 


LAUS  DEO

Pax et Bonum


Francesco di Santa Maria di Gesù
Terziario Francescano

sabato 2 aprile 2016

SAN FRANCESCO DI PAOLA EREMITA .


Nacque a Paola in Calabria nel 1416. Fondò una Congregazione di Eremiti, che divenne poi l'Ordine dei Minimi e che la Sede Apostolica confermò nel 1506. Morì a Tours in Francia nel 1507.


Dalle << Lettere >> di San Francesco di Paola.

Il nostro Signore Gesù Cristo che dà a tutti la giusta ricompensa, vi renda merito delle vostre fatiche.
guardatevi da ogni male, fuggite i pericoli, in qualunque luogo abbiate a recarvi, o a dimorare. 
Noi, con tutti u nostri fratelli, benchè siamo indegni, pregheremo sempre l'Eterno Dio Padre e il Figlio suo Gesù Cristo e la gloriosa sua Madre, la Vergine Maria, che vi aiutano sempre e vi guidano alla salvezza dell'anima e del corpo, e vi facciano progredire di bene in meglio fino alla fine.
d'altra parte, fratelli, vi esorto e vi prego, quanto posso, di esser prudenti e diligenti circa la salvezza dell'anima vostra, pensando che la morte è sicura per tutti, che la vita è breve e altro non è che fumo che presto svanisce.
Ricordatevi della Passione di nostro Signore e Salvatore e pensate quanto infinito fu quell'ardore che discese dal cielo in terra per salavrci, che per noi soffrì tanti tormenti e subì la fame, il freddo, la sete, il caldo e ogni umana sofferenza, nulla rifiutando per amor nostro e dando esempio di perfetta pazienza e perfetto amore.
Siamo dunque tutti pazienti nelle nostre avversità e sopportiamole con amore, pensando che Gesù Cristo nostro Signore soffrì tanti affanni e tribolazioni per gli altri.
Deponete dunque ogni odio e ogni inimicizia, guardatevi diligentemente dalle parole più aspre e, se ne uscissero dalla vostra bocca, non vi rincresca trarne il rimedio dalla stessa bocca da cui vennero inferte quelle ferite. E così perdonatevi a vicenda e poi non pensate più all'ingiuria arrecatevi. Il ricordo della malvagità è infatti ingiuria, colmo di follia, custodia del peccato, odio della giustizia, freccia rugginosa, veleno dell'anima, dispersione della virtù, tarlo della mente, confusione dell'orazione, lacerazione delle preghiere fatte a Dio, abbandono della carita, chiodo infisso nelle nostre anime, peccato che non viene mai meno e morte quotidiana.
Amate la pace, perchè è molto meglio di qualsiasi tesoro che i popoli possono avere. Sappiate certo che i nostri peccati muovono Dio all'ira. Per questo correggetevi e pentitevi dei vostri peccati passati, poichè Dio vi aspetta a braccia aperte. Ciò che nascondiamo al mondo, non si può nascondere a Dio: convertitevi sinceramente. Vivete in tal modo da ricevere la benedizione del Signore e la pace del Dio nostro Padre sia sempre con voi.

Preghiamo
O Dio, grandezza degli umili, che hai scelto San Francesco di Paola, minimo tra i fratelli, per innazzarlo ai vertici della santità, e lo hai proposto al tuo popolo come modello e protettore, concedi anche a noi di seguire il suo esempio, per condividere con lui l'eredità promessa ai miti e umili di cuore. Per il nostro Signore.


Pace e Bene 

lunedì 28 marzo 2016

MODELLO DI NOVIZIO FRA CANDIDO MARIA DA MAZZARINO - PARTE SETTIMA.




XIII 
Mortificazioni 

La mortificazione cristiana si estende a tutto l’uomo, interno ed esterno, e come dice bene l’autore dell’Imitazione di Cristo, << si progredisce nella perfezione, in proporzione degli sforzi che si compiono per mortificarsi >>. 
L’uomo tende sempre ad espandersi, a godere,a soddisfare i suoi appetiti e le molteplici sue tendenze, che sovente contrastano la legge santa di Dio, e sono quindi d’impedimento all’acquisto della santità e del fine per cui siamo creati. 
Uno dei compagni (1) ci assicura: << A refettorio, io stavo seduto vicino a lui, e m’accorgevo che raramente mangiava tutta la frutta o i dolci, quando c’erano; molto più di rado prendeva vino >>. Il che viene avvalorato e categoricamente confermato da Padre Bernardino da Sortino, che nel Noviziato successe a Padre Simplicio: << Nel Noviziato - egli dice - a mensa non bevette mai vino, né mangiò frutta né dolci >>. 
Da noi si suole in certi giorni dell’anno mangiare in ginocchio a pane e acqua. L’otto Marzo troviamo nel Diario queste note: << Tutti i venerdì sono belli, poiché si fa silenzio e si medita la Passione del Signore, ma io sento una più grande gioia nei venerdì di Marzo, perché si fa pane e acqua, e sono più vicino al gran giorno del Venerdì Santo >>. Nel seguente venerdì scrive: << Anche oggi, come nei precedenti venerdì, ho sofferto un po’ a stare in ginocchio e a mangiare solo pane ed acqua. Ma poi ho pensato a Gesù, ai suoi numerosi patimenti, al suo lungo digiuno nel deserto. Pensavo: io almeno ho questo pane; ma Gesù cosa aveva nel deserto? >>. 
Si era scritto di proposito di << non bere mai fuori mensa >>, e vi rimaneva fermo. 
Infatti uno dei compagni (2) ci assicura: << Che non beveva quasi mai fuori mensa >>. Racconta uno (3): << era fine d’anno, e al mattutino di mezzanotte si doveva andare alle 11,30, per far coincidere il Te Deum di ringraziamento alle 12 precise. Quando mi alzai da letto, sentivo una sete fortissima, e mi ero deciso a bere, poiché essendo prime della mezzanotte, non mi impediva di fare l’indomani la santa Comunione. Lo dissi a Fra Candido, allora decano, e mi rispose: << - Finisce l’anno, fratello mio, fate una mortificazione. - Il che mi edificò, poiché mi fece pensare come fosse sua abitudine la mortificazione >>. 
La vigilia di taluni giorni più importanti, come il venerdì di Marzo e le festività più principali, il Padre Maestro offriva loro una pastiglia di chinino da tenere in bocca. 
Adattando l’adagio degli antichi, in amplitudine salus, alle cose dello spirito, diceva loro come tutto assuma sapore dolce, se si abitua la bocca all’amaro; e che tutto sembra amaro, quando la bocca è abituata al dolce. 
Fra Candido scrive: << Questa mattina il Maestro ci ha dato una pillola di chinino da tenere in bocca, in ricordo del fiele amarissimo dato a Gesù in croce prima di morire. Sentivo un po’ la ripugnanza e volevo rigettarla; ma ho pensato a Gesù e ai suoi patimenti lungo tutta la Passione, e mi sono quietato. Quanto ha sofferto Gesù per me! Quanto poco soffro io per lui! Oh eccesso d’amor del mio Dio! >>. 
Tra tutte le mortificazioni la più importante è senza dubbio quella della volontà, per cui nella vita religiosa si emette il voto d’obbedienza. 
<< Non andava mai in giro - ci dice un compagno - senza munirsi dell’obbedienza >> (4), mentre un altro più esplicitamente aggiunge che << dalla stanza di studio non usciva mai senza bisogno e senza permesso >> (5). 
Voleva con diligenza dipendere dall’obbedienza, poiché << l’uomo obbediente - come dice la scrittura - è quello che canta vittoria >>. 


XIV 
 Carità 

Amava tutti i compagni. Padre Ludovico da Mazzarino scrive: << Soffriva quando vedeva nel seminario punire qualche compagno, e talora mi pregava d’intercedere io >>. I compagni lo ricordano tutti: << Non negava l’aiuto a nessuno >>, dice uno (6): << richiesto si prestava ad aiutare i deboli e meno intelligenti >>, aggiunge un altro (7): << li amò tutti indistintamente >>, assicura un terzo (8); anzi, come rivela bene un quarto (9), << mai dalla sua bocca si udì mormorazione alcuna, e una volta confidò ad un collega di non esserci caduto neanche in passato >>. 
Un compagno racconta (10): << Ecco una lezione di carità ch’egli m’impartì con la sua abituale ingenuità qualche settimana prima di ammalare e morire, lezione che fa vedere quanto la virtù aggiungesse al suo carattere. Lo avvertii un giorno di compiere un ufficio che aveva dimenticato. Soddisfatto questo suo dovere, venne a ringraziarmi, e poi aggiunse: - Per fare completa la vostra carità avreste dovuto supplirmi, e poi avvisarmi d’essere più vigilante. - Ciò fa pensare - conclude il giovane - quale fosse il suo metodo nel fare carità >>. 
Il Padre Maestro spiegava come ci fossero nel mondo non poche anime generose che pregano molto e s’immolano per le vocazioni ecclesiastiche, pei chierici, religiosi e tutti coloro consacrati a Dio. E a tale scopo aveva stabilito ogni martedì l’applicazione della Comunione, di orazioni e giaculatorie. 
<< Stamattina ho fatto la Comunione pei Benefattori spirituali - scrive egli nel Diario ai 31 Agosto. - Essi pregano per la mia santificazione. Ma vi attendo io davvero? Fa’, o Gesù, che vi attenda sul serio, per corrispondere al fine per cui i benefattori pregano >>. 
Il 1° Settembre altri 14 giovinetti, provenienti dal seminario di Gela, indossavano pure l’abito cappuccino ed entravano nel noviziato di Calascibetta. 
<< Tornavo con la mente al 2 Febbraio quando anch’io, inginocchiato ai piedi dell’altare, compivo quest’atto. Che grande grazia ha largito il Signore ad essi, togliendoli dal mondo! >>. << Ho applicato la santa Comunione per loro affinchè cominciono bene il loro noviziato, per terminarlo meglio. Pensavo: Quanto sono felici! O Signore, fa loro conoscere la grande importanza di far bene il noviziato, incominciando fin da ora. Potessi ricominciare anch’io, poiché conosco la mia tiepidezza e infedeltà. Gesù, fa che possa anch’io riparare… >>. 
<< Nei Santi - dice San Paolo - 
tutto coopera in bene e tutto fornisce 
motivi d’amore e di santità >>. 

(1) Fra Aurelio da Ferla. (2) Fra Vittori da Gela. (3) Fra Leonardo da Licodia. (4) Fra Giovanni da Palazzolo. (5) Sebastiano Fava,da Palazzolo. (6) Fra Donato da Niscemi. (7) Fra Gioavanni da Palazzolo. (8) Fra Fra Vito da Mineo. (9) Giovanni Stornello. (10)  Fra Marino da Sortino.


FONTE:
PADRE SAMUELE CULTRERA - MODELLO DI NOVIZIO
FRA CANDIDO MARIA DA MAZZARINO CAPPUCCINO
SCUOLA SALESIANA DEL LIBRO ROMA 1944 - VIA TUSCOLANA 361


LAUS  DEO

Pax et Bonum


Francesco di Santa Maria di Gesù
Terziario Francescano

domenica 27 marzo 2016

PASQUA DEL SIGNORE 2016

 
 
AUGURI
DI SERENA PASQUA DEL SIGNORE
A TUTTI VOI.