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sabato 20 dicembre 2014

LA VENERATA MADRE AGNESE ( PAOLINA ) DI GESU' CARMELITANA SCALZA LA " PICCOLA MADRE " DI SANTA TERESINA DI LISIEUX - PARTE TERZA .



La Venerata Madre 
Agnese (Paolina)di Gesù 
Carmelitana Scalza 
La “piccola madre” di Santa Teresa di Lisieux  
La morte di una madre 

Un nuovo lutto, più doloroso ancora di quello di Suor Maria Dositea, si stava preparando. L'eroica signora Zelia Martin era minata da un male che l'andava consumando da molto tempo, che ora s'era fatto precipitoso e che presto ne spezzerà la vita. Di fronte alla sua missione materna incompiuta, essa implorò dal cielo la guarigione che sembrava, a lei come ai suoi cari, necessaria. La sua preghiera era però su un piano di abbandono completo in Dio. Incoraggiata dal marito Luigi, nel giugno del 1877 fece un pellegrinaggio a Lourdes con le altre figlie maggiori, sicura che la Madonna avrebbe ascoltata meglio la sua voce unita alle innocenti suppliche delle sue creature. 
<<..... Conto più su di te che sulle altre; non so perché abbia questa idea...>>, confessa alla cara Paolina che allora toccava i sedici anni. Anche questa volta Paolina si attaccò sì fermamente alla certezza del miracolo che la prudente mamma n'ebbe paura, e ne scrisse al fratello: 
<< …. Paolina vuole, a qualunque costo, forzarmi a dire che guarirò, perché le hanno assicurato che la speranza ferma dei malati è segno certo che otterranno la guarigione. Ma in ciò non posso accontentarla: la mia speranza non arriva alla certezza. Se la mia guarigione non sarà istantanea, non so proprio che cosa capiterà alla mia povera Paolina; si è presa la cosa troppo a cuore, e il colpo le sarà molto duro>>. 
E difatti Paolina non potè saltar dalla gioia come aveva sperato, perché il miracolo tanto atteso non si verificò. La coraggiosa madre s'industriava a rasserenare tutti: 
<< ...Il viaggio ha portato un aggravarsi del male, - scriveva essa al signor Guérin suo fratello - .Tuttavia non sono affatto disperata, penso ancora di guarire. Questo mio pensiero m'è venuto quando davo saluto alla Grotta, e per questo il ritorno lo feci assai lieta. Ho cantato sia al ritorno come all'andata; le ragazze però non cantavano; avevano un aspetto desolato. Ho dovuto darmi da fare per infondere loro un po' di calma: Paolina poi non voleva mangiare. Ho dovuto dirle un'ora dopo la partenza: credo fermamente che guarisco. Solo allora un lampo improvviso di gioia illuminò il suo volto e mi disse che cominciava ad aver fame. Mangiò di gusto e si addormentò>>. 
Quando la ragazza tornò a Mans, ricevette questo biglietto: 
<< ...Voglio sapere in quali disposizioni di spirito ti trovi e se sei ancora imbronciata con la Madonna. Non sperare molte gioie sulla terra, ne avresti troppe delusioni...Coraggio e fiducia! Prega con fede la Madre delle Misericordie, essa ci verrà in aiuto con quella bontà e quella dolcezza che ha la più tenera delle madri>>. Paolina non poteva tenere il broncio con la Madonna: era sua figlia e l'amava troppo. Vedendo l'insuccesso del pellegrinaggio, si mise in testa di comprare, a prezzo di personali sofferenze, la sospirata guarigione. La signora Zelia Martin la contrasta amabilmente: 
<< ...Tu mi dici che vuoi soffrire per me: me ne sono molto offesa. Dunque tu non vuoi che io mi guadagni il Cielo, lo vuoi tutto per te....Ne hai di coraggio, Paolina mia! Io forse avrò cento anni da passare in Purgatorio! Vorresti farli tu per me? Quando ci si mette, bisogna mettersi del tutto!>>. 
Ai primi di agosto, Paolina lasciò il Monastero della Visitazione di Mans con la speranza di ritornarvi, un giorno, e consacrare là la sua vita a Dio. Trovò la casa paterna nell'angoscia: la povera mamma era gravissima. Arrivava proprio per ricevere le ultime raccomandazioni. Alle due maggiori, Maria e Paolina, la morente affidò l'educazione delle sorelle minori, ma parve quasi presagire il compito materno che doveva assumere la seconda, e gliene diede difatti l'investitura in una maniera quasi profetica. Paolina si trovava sola vicino al letto. Essa le prese le mani, gliele baciò delicatamente e disse: 
<< ..Paolina mia! Tu sei il mio tesoro. So bene che sarai religiosa, che diventerai una santa: io mi sento indegna di avere una figliola come te, tu sei la mia gloria e la mia felicità>>. 
      ( Beata Zelia Martin )
<<....Io mi sentì piuttosto confusa da queste espressioni, confessa umilmente Madre Agnese di Gesù, perché troppo bene sapevo quanto fossi lontana dal meritarle>>. 
Eppure, proprio lei, qualche notte dopo la morte della << incomparabile >> mamma, doveva ricevere sotto forma di segno un messaggio che fu una consolazione per tutti i suoi cari. Vide un angelo splendente di luce, curvo sopra un banco di sabbia nell'intento di scrivervi la beatitudine divina: 
“Beati coloro che piangono perché saranno consolati”. 
Da << Storia di un'anima >> conosciamo già il gesto di Teresa, ormai orfana, che si abbandona fra le sue braccia e la sceglie per sua mammina. L'ammirazione per Paolina datava dagli anni più teneri e ricordando la sua prima infanzia, così scrive: 
<< ...Talvolta sentivo dire che Paolina si sarebbe fatta religiosa. Io allora, senza sapere cosa volesse dire, pensavo: Anch'io sì, sarò religiosa! Questo è uno dei miei primi ricordi, e da allora non ho mai più cambiato risoluzione. Lo devo al suo esempio se, dall'età di due anni, mi sentii attratta verso lo Sposo delle Vergini>>.  
Fine capitolo 3 
Madre Agnese di Gesù, la “piccola madre di Santa Teresa di Lisieux, Editrice Ancora, 1956. A cura della Procura delle Missioni dei Carmelitani Scalzi – Roma. 


LAUS  DEO

Pax et Bonum


Francesco di Santa Maria di Gesù
Terziario Francescano 

lunedì 15 dicembre 2014

LA VENERATA MADRE AGNESE ( PAOLINA ) DI GESU' CARMELITANA SCALZA - LA " PICCOLA MADRE " DI SANTA TERESINA DI LISIEUX - PARTE SECONDA .



La Venerata Madre 
Agnese (Paolina)di Gesù 
Carmelitana Scalza 
La “piccola madre” di Santa Teresa di Lisieux  
Educanda al Monastero della Visitazione di Mans 

La famiglia si era ingrandita: era venuta Leonia, poi Maria-Elena, poi il primo Maria-Giuseppe, che presto doveva volersene al cielo. Infine arrivava nel 1867 il suo omonimo, e Paolina ne fu la felice madrina, ma anch'egli raggiunse ben presto in Paradiso il fratellino maggiore. 
La mamma, esausta per i suoi doveri materni e i ripetuti lutti, pensò di affidare l'educazione delle due figlie più grandi alle monache della Visitazione di Mans ove si trovava sua sorella maggiore, suor Maria Dositea. Le figlie delle migliori famiglie e della stessa nobiltà della regione ricevevano colà, oltre una soda istruzione, anche una formazione cristiana solida. Basti dire che erano amici e consiglieri della casa Mons. Mermillod, Mons. De Ségur, Dom Prosper Guéranger e il degnissimo Vescovo di Mans, Mons. D'Outremont. 
Maria e Paolina ne divennero educande nell'ottobre del 1868. Sarebbero tornate in famiglia per le vacanze di Natale, Pasqua e per quelle estive. La sofferenza di entrambe fu grande; però la minore il giorno della partenza, già forte, seppe ricacciare le lacrime. Pensava che col fare eco ai singhiozzi di Maria avrebbe raddoppiata la pena degli amatissimi genitori. Tuttavia il suo piccolo e sensibile cuore si sentiva soffocare e “quando non ne potevo più – confessa – dal desiderio delle vacanze, andavo, durante la ricreazione, da Maria e le dicevo: Parlami delle vacanze, Maria. E tosto Maria, che non mi rifiutava mai nulla, mi faceva la storia del nostro ritorno ad Alençon”: 
<< ….. Suona il campanello di fuori. E' la signora Martin che chiede di Maria e di Paolina, S'esce, eccoci fra le braccia di mamma! Andiamo alla stazione, e allora: Puf! Puf! Puf! La locomotiva sbuffa; il treno ci attende, montiamo su. Poi, via! Ella mi nomina tutte le stazioni, e infine: Bourg-le Roi, l'ultima, che mi fa sussultare il cuore. Anche Maria si entusiasmava. Ma quando dopo aver gridato: Alençon, Alençon! E parlato degli abbracci di papà e delle sorelline, soggiungeva con accento triste: Elena, però, non c'è, allora io sospiravo....>>. 
Ecco la prima lettera della collegiale al papà e mamma. Essa aveva già compreso quel che poi, più tardi, cercherà di inculcare con tanta profondità alla sua piccola santa Sorella, cioè che son le opere che provano l'amore. Ne riportiamo un tratto, rispettando lo stile infantile e le ripetizioni, del resto tanto eloquenti nella loro semplicità: 
<< …. Miei cari genitori, vi farò sempre piacere e cercherò di meritare questa settimana l'albo d'oro. Sono tanto contenta di scrivervi la mia prima lettera, so che essa vi fa tanto piacere. Vi amo con tutto il cuore e per questo vi reco tanto piacere; questa settimana ho avuto la rosetta. Farò piacere tutta la mia vita ai miei genitori. La vostra obbedientissima bimba Paolina Martin. La Visitazione, 22 novembre 1868...>>. 
E non si trattava di parole vane, perché la zia, la quale osservava da vicino le nipoti, in data 22 ottobre così scriveva alla signora Martin: << … Paolina è un gioiello di bimba, allegra come un fringuello, studiosa, attenta a far del suo meglio in ogni cosa..... 
Una sola l'ombra del quadro: 
l'esuberanza! ….questa bimba, avrebbe voluto essere a Natale una “congreganista di Gesù”, ma non se l'è meritato. Da cinque settimane non ha ottenuta la rosetta, è troppo vivace e irrequieta. Se per disgrazia la maestra la lascia senza lavoro, non la si tiene più, è già bell'è partita!....>>. 
La bambina sapeva quel che voleva e per questo la zia la chiamava scherzosamente “mordicus”. Felice tenacia che darà alla futura Priora del Carmelo di Lisieux tanta fermezza e perseveranza nel portare avanti le sue imprese. 
Già allora, agendo di volontà, voleva essere una fanciulla laboriosa, tanto che la madre stessa, orgogliosa, ne dava questa testimonianza al padrino: 
<< …. Venerdì sono stata a Mans a vedere le mie figlie; la zia e le maestre ne sono contentissime. Maria è una alunna eccellente; Paolina impara tutto quello che vuole e si applica molto. Tra le bimbe della sua età, è la più matura; conta undici anni, e ragazze di quattordici sono indietro di lei. Un giorno, a Maria che osò interromperla durante lo studio, diede questa risposta: Non perdiamo tempo che costa denaro a papà e mamma. Tutte e due ci fanno onore...>> (3 gennaio 1872). 
Paolina stessa dichiara: 
<< …. Mi sentivo portata alla pietà e tutto quello che mi parlava di Dio mi faceva piacere. Molto spesso, prima di prender sonno, cacciandomi sotto le coperte, dicevo a me stessa: penserò che Dio non ha avuto principio e non avrà mai fine...., che non abbia fine, arrivavo, mi pare, a farmene una pallida idea, ma che non abbia avuto mai principio, questo m'impressionava a tal punto da farmi sgusciare prima o poi dalle coperte, cercando di distrarmi per non pensare ad un mistero che mi schiacciava..>>. 
( Paolina Martin collegiale a Mans )
Il 2 luglio del 1872 – a quasi undici anni – s'accostò per la prima volta alla Mensa Eucaristica: 
<< …. Feci una buonissima Prima Comunione, mi pare, pensavo già di farmi religiosa..>>. 
Era suo vivissimo desiderio recitare, a nome di tutte, l'atto di Consacrazione alla Madonna; ed ecco che essendo mancata la bambina prescelta a causa di una indisposizione, ebbe la consolazione di vedersi incaricata a supplirla. 
Durante le vacanze di Capodanno venne al mondo la piccola Teresa: il 2 gennaio 1873. L'avvenimento portò un'onda di gioia in tutta la famiglia. Più di sessant'anni dopo, Madre Agnese ci raccontava la sua, quando, svegliatasi, sentì il babbo salire le scale e dire: Bambine mie, avete una sorellina!. 
Nel rievocare il fatto, la sua voce era rotta dall'emozione....Quale posto doveva prendere nell'esistenza di Paolina quella che il signor Martin chiamava “la piccola Regina!”. 
Sebbene orientata verso Dio, la natura ardente della fanciulla conobbe, tra le sue maestre, qualche attaccamento umano. Più tardi ne sentirà profonda umiliazione: 
<< …. Che miseria sono questi affetti esagerati! E' perché non ho ho amato unicamente Voi, o mio Dio! Perché mi sono lasciata tarpare e bruciare insieme le ali dalla fiamma ingannevole dell'affetto delle creature, tanto vano!....Scambiavo quella povera fiamma per la vera luce della felicità, ma essa s'è spenta ed io ne sono rimasta ferita, e aspettavo dalla vostra Misericordia “ali più lucenti e leggere” per drizzare il mio volo verso di Voi, o mio Signore, che solo bruciate e non consumate...>>. 
Bisogna pur dire che alcune delle sue amicizie non furono fuoco di paglia; vi rimase fedelissima e ne fu corrisposta. La sua migliore amica di educandato la precedette di sei mesi nella tomba; ed era commovente sentirla continuamente invocare la sua cara Paolina. L'educanda si rimproverava pure altre piccole debolezze di amor proprio: 
<< …. Quasi tutte le mie compagne della Visitazione erano nobili ed è incredibile la vanità che alligna a volte nelle piccole teste delle educande. Lo so per esperienza. Una certa compagna mi tormentava per sapere se nella mia famiglia potessi vantare almeno un parente nobile. Io ci rifletto e fortunatamente me ne sbrigo trovando il nome del signor le Lacauve (cugino del signor Martin) ….., Non ne fu contenta, e incalza: Di che che colore è il salone dei tuoi genitori, il loro canapè?. Mio Dio! Come faccio? Non conoscevo né salone, né canapè in casa! Come confessarlo? Ma la mia prontezza di spirito mi fece subito pensare ad una specie di poltrona a sdraio, di paglia, che si trovava nel chiosco. E' color giallo, dico a me stessa, e somigliava a un canapè. Allora tiro fuori la mia trovata: ...Il nostro canapè è color giallo. - Oh, molto signorile! Risponde la piccola alunna. 
Vanità delle vanità!....>>
Queste autoaccuse tanto leali danno più credito ad altre confidenze intorno a certi suoi intimi sentimenti: 
<< ...In Giugno e Luglio, quando il caldo era grande, la maestra ci faceva dire le preghiere della sera in giardino – il vasto recinto racchiudeva un pascolo e delle mucche -. Riusciva così poetica questa preghiera in comune, sotto un cielo puro, nel quale fissavo una bella stella d'argento – ne conoscevo anche il nome – che mi rapiva l'anima! Il mio cuore era una gamma di armonie....Ricevetti una volta, come strenna, un bel libro rilegato col labbro d'oro. Era la storia di Fabiola. Tale lettura mi entusiasmava. Quelle figure di eroi e di vergini martiri mi esaltavano..>>. 
Le maestre apprezzavano sempre più le sue doti: molto intelligente e studiosa, brillava davvero, specialmente in certe materie come il francese, il disegno e la cosmografia, scienza questa che la interessò sempre; invece l'aritmetica, a sua confessione, costituì sempre la pietra d'inciampo. La signora Martin era tuttavia felice di poter comunicare alla cognata: 
<< ….Le religiose della Visitazione mi hanno assicurato che Paolina ha delle meravigliose disposizioni, non per una cosa sola ma per tutte in generale..>>. 
Suor Maria Dositea a sua volta scrive: 
<< ...Paolina è molto irrobustita, però non cresce; rimarrà bassa di statura, la qual cosa non le garba troppo. E' una brava bambina, dal cuore d'oro...>>. 
La “piccola Paolina” come la chiamavano in famiglia, era, bisogna dirlo, la beniamina di tutti. I genitori, Maria, le sorelline facevano a gara nell'amarla; e quando la piccola Teresa cominciò a capire, alla domanda: “a che cosa pensasse”, immediatamente rispondeva: A Paolina. 
La zia Visitandina, volendo sottolineare l'ascendente che aveva la giovane educanda, così si esprimeva: 
<< … Avere questa bambina è un piacere; tutti le vogliamo bene, tanto è amabile e gentile. Se Iddio la lascia sulla terra sarà una donna felice; sa adattarsi a tutto, sa essere sempre d'accordo...Quanto a me, poi, mi basta vederla per essere ripiena di gioia, tanto è cara e candide e graziose le sue maniere..>>. 
E quel che è più singolare si è che da tutta questa gara di affetto e di simpatia, che l'accompagnò per tutta la vita, Paolina non ne risentì alcun danno – tanto aliena fu sempre di avvalersene – ma vi corrispose con una semplicità piena e sincera, sia nell'infanzia come anche quando toccò la celebrità. 
Nell'ottobre del 1875, Paolina fece ritorno alla Visitazione sola, perché Maria aveva già finiti i suoi studi. Un sacrificio duro per lei, inseparabili com'erano una dall'altra; regnava tra loro, nonostante una spiccata diversità di carattere, una vera fusione di cuori e una reciproca stima che mai si smentirono. 
Risale a quel tempo il moltiplicarsi delle lettere da parte della mamma all'educanda “isolata”. La corrispondenza materna è tutta spontaneità e delicatezza, doti che ritroveremo più tardi sotto la penna della Madre Agnese di Gesù. Citiamo qualche brano: 
<< …. Non saprei dirti quanto la tua ultima lettera m'abbia fatta felice. Ho notato tutti gli sforzi che fai, nonostante la tua naturale vivacità, per far piacere a tutti. Te ne sono infinitamente grata; se sapessi quanto ti voglio bene; in te, tutto m'attira.. ….Sono molto lieta di vedere che sei sempre citata nell'albo d'onore; questo mi compensa di tutte le mie piccole tribolazioni. Quando penso che ho una Paolina a Mans, e che presto mi farà ritorno, mi sento tanto felice! Addio, mia cara Paolina, tu, tu sei la mia vera amica, tu mi dai il coraggio di sopportare con pazienza la vita....>>. 
E ancora: 
<< ...La tua ultima lettera m'ha fatto piacere più delle altre, e, a render più piena la mia gioia, tua zia Maria Dositea mi dice che di te è contentissima, che sei molto obbediente e gentile. Io ti ringrazio, o Paolina mia, della gioia che così procuri a noi e a tutti. Il Signore saprà ricompensartene in questo mondo e nell'altro, perché ci si sente più felici anche nella vita presente, quando si compie coraggiosamente il proprio dovere>>.  
Questa preferenza non stuzzicava la vanità di Paolina; anzi era per lei uno stimolo a far bene, felice di procurare alla cara mamma tutta la consolazione possibile. Ecco come le scriveva nel 1877: 
<< ...Mia cara mammina, grande è stata la mia contentezza il giorno dei premi. Io non mi aspettavo affatto di ottenere la segnalazione in tutte le materie. Quale gioia non sarebbe per te se potessi avere la corona bianca, mammina mia cara. Ebbene, voglio fare ogni sforzo per meritarla. La zia è stata contentissima della mia pagella e spera di vedere presto la sua Paolina come Figlia di Maria. Io sto aspettando il 2 febbraio con grande impazienza>>. 
In quest'epoca andò soggetta a prolungati e fortissimi dolori di capo. Le si doveva imporre un completo risposo. Ciò l'affliggeva e la buona mamma non mancava di farle coraggio: 
<< … Una cosa ti raccomando: non darti pensiero né dei premi, né della corona bianca. Una cosa sola ti domando: che le tue maestre siano contente di te, e già vedo con tanta soddisfazione che è così; me l'ha confermato per iscritto Suor Maria Luisa Gonzaga>>
Paolina ebbe a subire tuttavia una penosa delusione nella distribuzione dei premi, alla vigilia della sua partenza dalla Visitazione. Narra ella stessa: 
<< …. M'aspettavo proprio, con le premiazioni, di ricevere anche la “corona bianca”. Sarebbe stata questa la più bella prova della soddisfazione generale per una educanda che termina i suoi studi. Nei miei nove anni di collegio, l'avevo vista dare una sola volta. Per ottenerla bisognava che l'alunna, durante il corsi dell'ultimo anno, avesse riportato i voti più alti, fosse stata segnalata sempre all'albo d'onore, avesse meritata la medaglia di cortesia, ecc. Più esaminavo i miei voti, e maggiormente mi persuadevo che la corona bianca sarebbe toccata a me. Ma purtroppo questo lo pensavo soltanto io. Arriva il momento della distribuzione. Niente corona per Paolina, niente per nessuna!. Aveste viste le mie lacrime alla fine....Andando ad abbracciare la Superiora, gliene manifestai la causa dicendo: “Mamma è tanto malata, e io sarei stata così felice, se avessi potuto offrirle la corona bianca”. La povera Superiora mi parve molto sorpresa. Poi cercò di spiegarmi la cosa, cioè: nell'ultimo trimestre avevo perduto un punto nella cortesia. Lo sapevo anch'io; ma siccome in seguito era stato accertato che io personalmente non avevo avuto colpa alcuna in una piccola storia con una novizia, in cui era stata tutta la classe di prima che aveva mancato, mi dicevo: Avrò ugualmente la corona bianca. Se avessi confidato le mie speranze alla prima maestra, tutto sarebbe andato bene. Mamma, vedendo la mia pena, mi disse: “Non è proprio il caso che te la pigli tanto, mia piccola Paolina; per me è come se l'avessi avuta, io sono contentissima di te, e se vuoi vado a comprarti una corona bianca!”. Sì, ma non sarebbe stata la corona che avrei voluta io>>. 
L'ultimo anno che passò al collegio del monastero della Visitazione di Mans, era stato rattristato dalla morte edificantissima della buona zia Suor Maria Dositea, avvenuta il 24 febbraio del 1877. La nipote era ricorsa a tutte le risorse del suo candido fervore per tenere in vita la cara zia. Lo dimostra questa lettera scritta alla mamma il 4 febbraio: 
Mia cara Mammina, eccomi finalmente Figlia di Maria! Quanto gode il mio cuore di poterti comunicare questa notizia! E ti ho pensata tanto il giorno in cui fui ricevuta e ho pregato tanto per tutti. Piena sarebbe stata la mia gioia, se la zia si fosse trovata guarita. Come lo sperava il mio cuore e nessuno sarebbe stato capace di disilludermi! Ora invece devo piegare la mia volontà a quella del Signore, dato che Egli non l'ha voluto. Sono stata a vederla subito dopo essere stata ricevuta come Figlia di Maria. Era l'ora dei Vespri. Si mostrò molto lieta nel vedermi con il nastro azzurro e la stella tanto desiderata. Tutta la giornata, la zia si sentì meglio; oggi invece l'ho vista un solo istante, ma mi è sembrato non stesse bene. Si vede proprio che il Padre de la Colombière non vuole essere beatificato; quando andrò in Cielo, chiederò a Dio dove si trova il suo posto per non star tanto a cercare, e quando l'avrò trovato, lo pregherò, con molta umiltà – s'intende – di volermi ascoltare cinque minuti: voglio sapere per quale motivo non mi ha guarito la zia, e vedere se le sue ragioni sono davvero “ragionevoli”... Ho sentito dire che per ottenere un miracolo bisogna avere fede; ebbene, io posso affermare che ne ho avuta tanta da poter trasportare tutte le montagne di questo mondo sulla luna. Mai ebbi una speranza uguale! Le religiose avevano la cera di chi dubita, anche la stessa nostra Madre; io sola credevo e speravo. Sarà stato per questo che il Padre de la Colombière si è rifiutato di esaudirci! Raccontarti tutto questo mi fa bene, cara mammina mia, perché – tu lo sai – non posso essere contenta, se non dopo averti confidato tutto. Tu sola – e nessun altro fuori di te – sa comprendere pienamente la tua Paolina. La tua figlioletta Paolina, Figlia di Maria. 
La veneranda ammalata aveva aggiunto, a matita, queste righe: 
<< ...La nostra Paolina è rimasta molto delusa per il mancato miracolo; credeva che alle tre dovessi trovarmi bella e guarita ed era l'ora della sua consacrazione alla Madonna. Avendole detto la nostra Rev.da Madre che il mio stato era immutato, si gettò tra le sue braccia, bagnandola di lacrime, tanto che poté fare la preghiera d'uso>>. 
Paolina custodirà a lungo il ricordo della santa zia monaca Visitandina: 
<< … Per tutto il tempo delle vacanze, avrò la grande consolazione di portare addosso il Crocefisso della mia cara zia, e non lo lascerò certo un istante; credo che questo sia il più grande piacere che la mamma mi abbia potuto fare. Mi pare proprio di essere insieme a mia zia. Dovunque vado essa mi segue, e così Nostro Signore, lei ed io siamo felici di passare insieme questi quindici giorni. Ci riuniamo spesso per parlare delle cose del Cielo....>>. 
Fine capitolo 2 
Madre Agnese di Gesù, la “piccola madre di Santa Teresa di Lisieux, Editrice Ancora, 1956. A cura della Procura delle Missioni dei Carmelitani Scalzi – Roma. 


LAUS  DEO

Pax et Bonum


Francesco di Santa Maria di Gesù
Terziario Francescano 

venerdì 12 dicembre 2014

LA VENERATA MADRE AGNESE ( PAOLINA ) DI GESU' CARMELITANA SCALZA - LA " PICCOLA MADRE " DI SANTA TERESA DI LISIEUX - PARTE PRIMA .



La Venerata Madre 
Agnese (Paolina)di Gesù 
Carmelitana Scalza 
La “piccola madre” di Santa Teresa di Lisieux 
Capitolo 1 
La vita del mondo 
Il risveglio dell’anima 

Santa Teresa del Bambin Gesù e del Volto Santo, nell'accingersi a scrivere la storia della sua vita, esultava di gioia per dover pubblicare le premure affettuose e del tutto gratuite di Gesù. Perché, scriveva, fu Lui a disporre che il piccolo fiore nascesse in una terra santa e quasi impregnata di verginale fragranza; Lui che l'ha voluta far precedere da “otto gigli” meravigliosi per il loro candore. 
E' nostra intenzione tracciare un abbozzo della storia del “secondo giglio”, perché la sua ombra eccezionalmente feconda sarà tutelare per la piccola santa Sorella, ripiena di amore e carica di vita. Nacque Maria Paolina Martin ad Alençon, in via Pont-Neuf, il 7 settembre del 1861. Il giorno appresso, nella vetusta chiesa di Saint-Pierre di Montsort, ricevette il Battesimo. 
Nella deliziosa corrispondenza con la secondogenita la signora Martin, il 5 dicembre 1875, amava ricordare così l'avvenimento: 
<< … dunque mercoledì è la festa dell'Immacolata Concezione; gran festa per me! Proprio in questo giorno la Vergine s'è degnata concedermi grazie specialissime..., non ho più potuto dimenticare l'Otto dicembre del 1860. Quel giorno pregai la Mamma del Cielo di darmi una piccola Paolina, e non posso pensarci senza ridere perché mi trovavo nello stesso stato d'animo di una bambina che chiede, e vuole averla, una bambola alla mamma. Volevo avere, sì, una Paolina proprio come quella che ho; e mettevo i punti sugli i, temendo che la Vergine Santa non avesse a comprendere bene la portata del mio desiderio. Come prima condizione necessaria, volevo che avesse una bella piccola anima, capace di diventare una santa; ma la volevo anche molto carina. Quanto a questo, non è un incanto; io però la trovo bella, anzi bellissima. In una parola la trovo tale quale la desideravo! Anche quest'anno voglio andare a trovare la Vergine Santa; ci andrò di buon mattino e voglio essere la prima ad arrivare. Non le domanderò più delle bambine. La pregherò invece di far sante quelle che mi ha dato, e anche me. Io le seguirò da vicino, voglio però che esse siano migliori di me....>> 
Lasciamo pure che l'umile e coraggiosa mamma (oggi Beata) ignori il suo merito e raccogliamo invece la bella testimonianza che la figlia Paolina, divenuta Madre Agnese di Gesù, faceva dei suoi genitori durante il Processo di Beatificazione di Santa Teresa del Bambin Gesù: 
<<..... Sempre mi son sembrati dei santi. Noi eravamo pieni di rispetto e di ammirazione verso di loro. Spesso mi facevo la domanda, se, sulla terra, ve ne fossero di simili ad essi...>>. Diciamo senz'altro che, tra tutte le sorelle, Paolina era quella che rassomigliava maggiormente alla signora Martin, sia fisicamente che moralmente; e fu certamente per questo che nacque tra loro una intimità tutta particolare. 
Le lettere della mamma sono ripiene di apprezzamenti assennati circa le figlie. Val la pena di sentire come dipinge la sua Paolina, preceduta in famiglia da Maria, nata il 22 febbraio del 1860. 
Il I° gennaio 1863, essa, scrivendo al fratello signor Guérin, padrino di Paolina, così gli parlava della sua figlioccia: 
<< …... Non puoi immaginare quanto sia carina e vezzosa. Continuamente, senza che glielo si dica, si slancia per abbracciare; invia bacetti al buon Gesù; non parla ancora, ma comprende tutto; è davvero una fenice!...>>. 
Siamo nel marzo del 1864 e Paolina ha due anni e mezzo. Ha sentito parlare della zia monaca Visitandina a Mans, Suor Maria Dositea, sorella maggiore della signora Martin. Eccoci al Venerdì Santo in chiesa: dimenticando la santità del luogo e delle sacre funzioni un po' troppo lunghe per lei, la si vede sventolare al di sopra della testa una figurina di carta vestita da visitandina, e gridare a voce spiegata: “Ecco la zia!”. 
La veneranda zia monaca, che ricevette poco dopo la visita della sorella, così ne parla al fratello: 
<< ….. E' venuta a vedermi Zelia con la piccola Paolina; ma dopo due ore se n'é dovuta andare per quel suo piccolo folletto che non ci ha dato un minuto di calma. Però è tanto carina, e tu quando la conoscerai, le vorrai un gran bene...>> (25 maggio 1865). 
Il padrino andò fiero della figlioccia e questa ebbe per lui una ammirazione ingenua. Ecco come la mamma gliela descrive: 
<< ….. Paolina si rende sempre più interessante. Gode un mondo a stuzzicare Maria. Le mostra ogni giorno il tuo ritratto e : “Guarda il mio padrino, le dice, è bello il mio padrino; guardalo, Maria, ha i capelli in testa, il tuo invece non li ha”. Dice così perché il nonno (signor Guérin padre) è calvo....>>. 
Tutto ciò non ostacolava affatto le sue disposizioni alla virtù. La zia suora se ne rallegrava anzi, riferendo al signor Guérin un particolare che le fu raccontato: 
<< …... Quando le sorelle vogliono prenderle le sue cosettine, basta dirle: Dagliele, tesoruccio mio, è una nuova perla alla tua corona, che immediatamente non oppone più alcuna resistenza...>> (6 gennaio 1866). 
Raccogliamo ora dalla bocca stessa della Madre Agnese di Gesù alcuni ricordi della sua infanzia: 
<< ….. Quand'ero piccina, Mamma mi prendeva sopra le ginocchia e mi raccontava le storie delle vite dei santi. Una volta mi disse che in Cielo, soltanto le vergini seguiranno dovunque il buon Gesù, sotto la forma di Agnello immacolato; solo esse avranno una corona di rose bianche in testa e canteranno un cantico che gli altri non potranno cantare. Le dissi senz'altro che preferivo essere vergine ed avere una bella corona bianca. Poi le chiesi di quale colore sarebbe stata la sua perché essa mi aveva fatto notare che le persone sposate non potranno avere la corona bianca. Mi rispose che la sua corona sarebbe stata di rose rosse, probabilmente. Fu allora che gli gridai: “Ed io, Mamma, non mi sposerò, no! Non voglio avere la corona rossa in Cielo!.... Una volta vidi in sogno il mio Angelo Custode, contavo allora cinque o sei anni circa. Era grande, bello, aveva un vestito bianco e anche le ali. Tenendomi per mano, mi conduceva attraverso un piccolo sentiero così ombreggiato però che non potevo vedere che un fitto fogliame, sia ai lati che sopra la mia testa. Il viaggiare attraverso il sentiero mi parve molto lungo. Io non osavo parlare, però mi sentivo felice. Arrivammo infine in un gran prato deserto ed elevato, e vidi che in mezzo c'era Nostro Signore confitto in Croce. Allora l'Angelo mi fece inginocchiare ai suoi piedi e disparve....>>. 
E conclude: 
<<....... Trovo che questo sogno, sotto vari aspetti, fu l'immagine della mia vita...>>.  
La Madre Agnese di Gesù scrive ancora: 
<< ….. Su per giù alla medesima età, vidi di notte, non già in sogno bensì in realtà, la Santissima Vergine. Oh quanto era bella! Chinata dolcemente sopra il mio lettino, mi fissava con tenerezza, come una madre che sta a vegliare il suo bambino. A mia volta, io la guardavo come rapita in estasi e pensavo tra me: “E' la Madonna!”........Non mi rivolse alcuna parola, però fece nascere nel mio cuore sentimenti di “purezza” così dolci che non so dire. Era un giorno di sabato......Il mattino seguente, Luisa, la domestica, chiamò Elena (Elena, una sorellina di Madre Agnese che morì il 22 febbraio 1870), e me per aiutarci a vestire. Io ero così raccolta in me stessa che non riuscivo a rivolgerle una parola. Essa cercava di ridere e scherzare. La pregai allora di lasciarmi tranquilla e le dissi che avevo visto la Madonna. Diede in uno scoppio di risa e cominciò a tempestarmi di domande......Mi sentii tanto triste, però non perdei affatto la mia intima convinzione di aver visto la Madonna. Non confidai nulla alla mamma, mi tratteneva un senso di timidezza. E la Vergine Santa permise questo silenzio, perché la mamma, così pia, avrebbe certamente sottolineato troppo la grazia da me ricevuta, io me ne sarei accorta e, chissà, avrei forse perduta quell'intima dolcezza che il tempo non è riuscito a cancellare...>>.  
Fine capitolo I 
Madre Agnese di Gesù, la “piccola madre di Santa Teresa di Lisieux, Editrice Ancora, 1956. A cura della Procura delle Missioni dei Carmelitani Scalzi – Roma. 


LAUS  DEO

Pax et Bonum


Francesco di Santa Maria di Gesù
Terziario Francescano 

mercoledì 10 dicembre 2014

BEATO MARIE JOSEPH CASSANT MONACO CISTERCENSE TRAPPISTA - FINE .



MARIE-JOSEPH CASSANT  
Monaco Cistercense Trappista 
Beato 
DIMORARE NEL CUORE DI GESU' 
Una risonanza imprevedibile 

Dopo l'Ufficio di Mattutino, la comunità monastica di Santa Maria del Deserto si reca nell'infermeria dell'abbazia. Padre Marie-Joseph è rivestito con la sua cocolla bianca, il cappuccio alzato gli avvolge il capo, le mani nascoste dentro le larghe maniche della cocolla. 
E' stato collocato nella cappella dell'infermeria, a quanti lo osservano sembra dormire serenamente. I monaci presbiteri celebrano per lui, com'è consuetudine per l'Ordine Cistercense, la Santa Messa. Altri monaci confratelli si alternano per tutto il giorno e la notte seguente davanti alla salma per pregare e recitare il Salterio. 
Il 18 giugno 1903, essendo l'abate Dom Candide assente dalla comunità, il Priore abbaziale chiede a Padre André Malet di presiedere la Messa per l'anima del suo discepolo ma senza il canto corale. In quel giorno, Ottava del Corpus Domini, è Cristo che è al centro di tutto ed è onorato e celebrato nella Messa solenne e nella processione lungo il chiostro dell'abbazia trappista, chiostro ornato di fiori per l'occasione e pervaso dal profumo intenso dell'incenso. Padre Cassant è entrato nell'Eternità, lui che aveva scritto sul suo semplice quadernetto: “E' l'Eucarestia la sola gioia della terra!”. Dopo l'Ufficio dell'Ora Nona, si procede per l'inumazione. Secondo il desiderio di padre Marie-Joseph Cassant, il Padre André Malet depone una copia della Regola di San Benedetto dentro la manica della cocolla di Marie-Joseph e alcune reliquie di santi che il suo discepolo portava con sé abitualmente. 
Padre André depose poi accanto al corpo del suo discepolo defunto, un flacone contenente una breve menzione: “Egli fu un uomo giusto, semplice....,anima di Dio...., Dio lo ha santificato nella fede e nella dolcezza....”. 
Con il canto corale della Salmodia, viene sepolto e sul luogo della sepoltura viene piantata una nuda croce di legno. 
All'Abbazia cala poi il silenzio. 
I monaci della comunità Trappista ricordano Padre Marie-Joseph Cassant con ammirazione e venerazione. Nella regione del Langon, presso la famiglia di Padre André Malet, molte altre persone, così come presso la fattoria ai Gaillots in quel di Casseneuil....: sono tutti beneficati dalla intercessione in Cielo del piccolo fratello Marie-Joseph. 
L'Abate Dom Candide, che stimava molto il padre Marie-Joseph, resta fedele alle consuetudini dell'Ordine: mai, anche dopo la morte, un monaco Trappista deve far parlare di sé. 
Tuttavia, Padre André Malet redigerà, su incarico del saggio abate, un memoriale sugli ultimi giorni di vita terrena di Padre Marie-Joseph Cassant. 
Nel 1911 Dom Candide si dimise da abate e Padre André Malet gli subentra divenendo Abate di Santa Maria del Deserto. 
Nel giugno del 1912 fa pubblicare il memoriale su padre Marie-Joseph Cassant, redatto sotto il governo del suo predecessore e avente come titolo “Il Messaggero del Cuore di Gesù”.  
In comunità Dom André Malet, ora Abate, osserva rigorosamente il silenzio, non fa alcuna allusione alle grazie sempre più numerose ottenute per l'intercessione di padre Cassant. 
Nel 1926 viene pubblicato un opuscolo dal titolo “Deux Fleurs du Désert”, dove venivano presentati ai fedeli le vite esemplari di due giovani monaci Trappisti: Padre Ange e Padre Marie-Joseph Cassant. 
Ma la venerazione del popolo di Dio, che ha sempre un saggio intuito sulla santità genuina e certa di una determinata persona, si sofferma di più sul secondo, appunto su Padre Cassant. Tant'è che nel 1931 viene pubblicata la biografia del giovane monaco di Casseneuil. 
Il 23 giugno del 1931 si procede all'esumazione dei resti mortali di Padre Cassant. 
Nel 1935, un bambino di dieci anni e mezzo, Paul Redon, sta per morire per un'otite causata da meningite. Il padre del fanciullo si reca a supplicare il servo di Dio fra Marie-Joseph Cassant sulla sua tomba. 
Nello stesso istante suo figlio Paul esce improvvisamente dal coma e due giorni più tardi i medici lo dichiareranno completamente guarito. 
Dom André Malet allora, decide di parlare di Padre Cassant a tutta la comunità monastica e al Capitolo generale dell'Ordine dei Cistercensi della stretta osservanza (Trappisti). 
L'introduzione della Causa di beatificazione sembra ora e finalmente più che possibile. 
Chissà perché il Signore, nei Suoi imperscrutabili disegni, ha voluto che la Causa del servo di Dio Marie-Joseph Cassant durasse così a lungo. 
Solo grazie alla bontà e al discernimento di San Giovanni Paolo II la strada per la beatificazione del nostro “piccolo fratello Trappista” felicemente si dischiude. 
Il 3 Ottobre del 2004 Sua Santità Giovanni Paolo II, iscrive tra i beati Padre Marie-Joseph Cassant. 
In quel giorno a Piazza San Pietro ben cinque sono i Servi di Dio dichiarati Beati: Pierre Vigne, Anna Katharina Hemmerick, Maria Ludovica De Angelis, Carlo d'Austria, Marie-Joseph Cassant. 
Riportiamo ciò che il Santo Padre Giovanni Paolo II disse nella sua Omelia su Padre Cassant: “Frate Joseph-Marie ha sempre riposto la sua fiducia in Dio, nella contemplazione del mistero della Passione e nell'unione con Cristo presente nell'Eucaristia. Si permeava così dell'amore di Dio, abbandonandosi a Lui, "la sola felicità della terra", e distaccandosi dai beni del mondo nel silenzio del convento trappista. Nelle prove, lo sguardo fisso a Cristo, offriva le sue sofferenze per il Signore e per la Chiesa. Possano i nostri contemporanei, soprattutto i contemplativi e i malati, scoprire seguendo il suo esempio il mistero della preghiera, che eleva il mondo a Dio e che dà forza nelle prove”. (Cf. L'Osservatore Romano, Omelia di Sua Santità Giovanni Paolo II per la Beatificazione di cinque servi di Dio, 3 Ottobre 2004). 
La memoria liturgica del nostro “piccolo fratello” è stata fissata il 17 giugno. 
Santa Vergine Maria, 
Madre di Cristo e Madre della Chiesa, 
ottienici presso il Sacro Cuore di Gesù, 
per l'intercessione del Beato Marie-Joseph Cassant, 
la grazia che ti chiediamo.... 
Noi ti chiediamo per tutti, 
la grazia di poter ripetere sempre e di praticare, 
come lo fu per il nostro piccolo fratello: 
Tutto per Gesù, Tutto per Maria! 
Amen 

Fine. 
Da: Demeurer dans le Coeur de Jésus, Fr. Jean-Christophe (Abbaye Sainte-Marie-du Désert, près Toulouse). Editions Traditions Manastiques 2008. 


LAUS  DEO

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Francesco di Santa Maria di Gesù
Terziario Francescano 

lunedì 8 dicembre 2014

BEATO MARIE JOSEPH CASSANT MONACO CISTERCENSE TRAPPISTA - PARTE NONA .



MARIE-JOSEPH CASSANT 
Monaco Cistercense Trappista 
Beato 
DIMORARE NEL CUORE DI GESU' 
Giorno dopo giorno 

Il noviziato di fra Marie-Joseph Cassant sta per finire, insieme a quello di fra Damien. La loro professione monastica è stata fissata per la domenica del 17 gennaio del 1897, giorno in cui tutto l'Ordine Cistercense celebra la festa liturgica del Santissimo Nome di Gesù. 
I confratelli più anziani della comunità ripetono come in un antifona: “Il Signore li benedica...., questi giovani sono degni di Colui che li ha chiamati al Suo servizio”; e del resto anche l'Inno del Vespro di quel giorno benedetto e santo sembra far eco alla contentezza dei monaci: “Jesus, spes paenitentibus, quam pius es petentibus, quam bonus Te quaerentibus, sed quid invenientibus? - “Gesù, speranza di chi ritorna al bene, quanto sei pietoso verso chi Ti desidera, quanto sei buono verso chi ti cerca, ma che sarai per chi ti trova?”. 
I giorni precedenti la professione dei voti erano stati duri da sopportare: un tempo glaciale e per quel freddo intenso, in una lettera del 12 gennaio 1897 la sorella Emile, scrivendo a nome della famiglia, supplica Joseph di far ritorno a casa ma, lo rivedrà proprio il 17 gennaio, quando Joseph con la sua cocolla bianca emette i voti monastici all'Abbazia di Santa Maria del Deserto. 
La vita continua e il giovane monaco nutre una profonda fiducia in Maria Santissima e a San Bernardo. Nella apparente monotonia dei giorni, Marie-Joseph è fedelissimo negli atti comunitari: si alza puntualmente per il Mattutino, serve devotamente la Messa, si sforza di impegnarsi con le letture spirituali e lo studio. Porta sempre con sé un quadernetto dove trascrive ciò che egli reputa importante per la sua vita spirituale. Memore della sua origine contadina, gode della pace dei campi e della bellezza del paesaggio che circonda l'Abbazia, le colline che ornano l'Abbazia di Santa Maria del Deserto formano un orizzonte magnifico e favoriscono la solitudine con Dio. 
Il 2 marzo 1901 fra Marie-Joseph riceverà il Suddiaconato per le mani di Sua Ecc. Monsignor Fiard, Vescovo di Montauban, ora inizia a prepararsi con ardore al Diaconato che riceverà il 21 febbraio del 1902. 
L'ordinazione sacerdotale tuttavia pare rinviata a cause di alcune perplessità dei superiori sugli studi compiuti dal nostro fratello. La salute di Marie-Joseph è compromessa: tubercolosi polmonare! L'abate Dom Candide ne è a conoscenza e desidera con tutto il suo cuore che questo suo piccolo confratello abbia presto la gioia di essere ordinato prete, per tale ragione egli interviene presso gli insegnanti di fra Marie-Joseph affinché non ostacolino il giovane monaco. 
Padre André aiuta in tutti i modi Marie-Joseph, lo rincuora, gli è accanto come un fratello maggiore, non lo abbandona un solo istante perché ha sempre creduto nella vocazione di Marie-Joseph. L'abate, Dom Candide, affida proprio a Padre André il compito di insegnare a Marie-Joseph a celebrare la Messa: le paure iniziano a dissolversi per fare spazio, finalmente, all'Amore! 
Non si trovano vescovi disponibili per l'ordinazione...., il giovane monaco accetta l'imprevisto e attende...attende... 
Sacerdote! 
Arriva all'Abbazia Sua Eccellenza Monsignor Marre, l'abate e Padre André cercano di concordare l'Ordinazione presbiterale di fra Marie-Joseph Cassant. Il 2 ottobre del 1902 il nostro “piccolo fratello” entra in ritiro per prepararsi all'ordinazione tanto desiderata. 
Il 12 Ottobre arriva Emile, come rappresentante della famiglia. Tutto è pronto, nella Chiesa abbaziale ha inizio il canto d'ingresso della Messa: “Signore, tutto è soggetto alla Tua volontà, non vi è persona che possa resistervi”. 
Marie-Joseph pensa già alle intenzioni intime da applicare alla sua Messa: “Ottenere di morire serenamente …, e vivere sempre più unito al Cuore di Gesù perché io sia assorbito totalmente dal Suo amore.., che ogni mio respiro sia un atto d'amore!” 
Ora è sacerdote! 
Malgrado la malattia, il suo desiderio ora è uno solo: Celebrare la Messa e considerare tale azione come la più grande e la più importante della mia vita”. 
Padre Marie-Joseph supplica: Donami, mio divino Salvatore, un cuore simile al Tuo, donami il Tuo Cuore!” e aggiunge “O sarò un santo o è meglio non vivere”. 
Nella sua lettera del 1903 inviata ai suoi famigliari, prima della vigilia del Santo Natale, cerca di rassicurare i suoi di stare bene, ma il mese successivo in un'altra lettera: “La salute sembra migliorata, tossisco fin troppo,...sono un po' distante dalla comunità e sono anche dispensato dai lavori...” La famiglia comprende che Joseph si trova nell'infermeria dell'abbazia. Non riesce più a raggiungere la chiesa monastica per celebrare la Messa, lo fa in un altare vicino alla sua stanza. Si prepara a morire prendendo tutte le forze dall'Eucarestia. Confida a Padre André: Quando non potrò più celebrare la Santa Messa, il Cuore di Gesù potrà prendermi da questo mondo perché io non ho più alcun legame, senza la Messa, su questa terra”. 
L'insonnia, la stanchezza, la gravità della malattia trasfigurano il nostro piccolo fratello Marie-Joseph, nel suo quadernetto ha la forza di appuntare:La Croce è la base di ogni sorta di grazia. Accetto tutto, per amare Gesù solo tutti i giorni che mi restano da vivere”. 
Prova un grande amore per la Chiesa, sente nel più profondo del suo cuore di pregare per la salvezza delle anime, ha in cuore pure le anime sofferenti del Purgatorio, tutto affida a Dio nell'Offertorio della Messa. 
Il 31 Maggio 1903, Festa di Pentecoste, celebra la sua ultima Messa assistito da Padre André. 
Il Primo giugno gli amministrano l'Estrema Unzione nella chiesa monastica, il giovane monaco è cosciente e si associa alle preghiere della sua comunità per lui. 
Coincidenza-evocatrice: è proprio il primo giorno del mese dedicato al Sacro Cuore di Gesù e nella Messa del giorno così è scritto: “Sic nim Deus dilexit mundum, ut Filium suum unigenitum daret, ut omnis, qui credit in eum, non pereat, sed habeat vitam aeternam” (Joan. 3,16). 
Invoca mormorando: “Gesù! Vieni! ...O Maria fa che la mia morte sia come un sonno, un sonno d'amore nel Cuore di Gesù!” 
Il 15 giugno stremato: Je n'en puis plus. 
Il 16 giugno prega insieme al suo Padre spirituale: O Cuore di Gesù..., che io resti sempre nel Tuo Cuore, che la fiducia nella Tua bontà domini sempre in me: più la vita se ne va, più la morte si avvicina, più questa fiducia dev'essere grande”. 
Più tardi, ancora lucido, riceve l'assoluzione. 
Il 17 giugno con l'aiuto di Padre André si riesce a far comunicare il giovane monaco moribondo, Marie-Joseph fa il suo ringraziamento e prega: “Gesù, Maria, Giuseppe!” 
Padre André abbraccia l'ammalato e gli sussurra: “Sacro Cuore di Gesù, sei il mio amore, non è vero padre Joseph? - Marie-Joseph risponde: “Io sto morendo”. 
Padre André lascia la stanza dell'infermeria, si reca subito a celebrare Messa e la celebra ricordando il suo discepolo, prega perché Dio Padre possa rendere padre Marie-Joseph perfettamente conforme alla Sua santa volontà. 
Tornato nella stanza dell'infermeria, lo informano che padre Marie-Joseph si è addormentato serenamente nel Signore, dieci minuti dopo che lo aveva lasciato, proprio nel momento preciso in cui Padre André si accingeva a celebrare la Messa per il suo piccolo fratello. 
L'Orazione della Messa chiede per i moribondi: “Per la gloriosa intercessione della Beata e sempre Vergine Maria, liberali Signore dalla tristezza del tempo presente e fa che godano la gioia dell'Eternità”. 
Padre Marie-Joseph Cassant aveva venticinque anni. Era il Mese dedicato al Sacro Cuore di Gesù, nell'Ottava del Corpus Domini.  


Da: Demeurer dans le Coeur de Jésus, Fr. Jean-Christophe (Abbaye Sainte-Marie-du Désert, près Toulouse). Editions Traditions Manastiques 2008. 
Traduzione e adattamento dal francese a cura di Enzo Digrandi.



LAUS  DEO

Pax et Bonum


Francesco di Santa Maria di Gesù
Terziario Francescano

sabato 6 dicembre 2014

BEATO MARIE JOSEPH CASSANT MONACO CISTERCENSE TRAPPISTA - PARTE OTTAVA .



MARIE-JOSEPH CASSANT  
Monaco Cistercense Trappista 
Beato 
DIMORARE NEL CUORE DI GESU' 
Il Maestro e il discepolo 


Fra Marie-Joseph Cassant fin dai primi incontri, vedrà in Padre Andrè Malet il rappresentante di Dio. Progressivamente, il sorriso, l'accoglienza amabile e le parole confortanti del Padre Maestro dei novizi, fece nascere un'amicizia sincera tra il discepolo Marie-Joseph e il Maestro André Malet. 
Tuttavia, alcune direttive del Padre Maestro non produrranno sempre l'effetto sperato sul giovane discepolo, lo scoraggiamento inizia a infiltrarsi, ma una luce interiore rischiarerà il giovane novizio: “Dio desidera che tu ti apra al tuo padre Maestro perché egli intende condurti alla santità”. 
Il giovane accoglie il messaggio e risoluto scriverà: “il Padre Maestro è come Gesù stesso”. Gradualmente realizza che la docilità alla sua guida spirituale favorirà enormemente il suo cammino verso Dio. Questa è davvero un'amicizia “monastica”, dove la comprensione e la fermezza del Padre Maestro faranno meraviglie nel giovane discepolo. 
Ma non solo durante il tempo del noviziato, Marie-Joseph si recherà ogni sera nella cella del Padre André per parlare con lui. Ciò lo aiuterà a respingere da sé gli scrupoli, i quali rischiano di spezzare le ali del suo cuore. 
Per rassicurare, confortare il giovane monaco, Padre Andrè fa appello unicamente alla “fiducia verso Dio”, invita il discepolo ad offrirsi totalmente a Dio per vincere le tentazioni della depressione, dello scoraggiamento, specialmente quando il giovane pensa al rischio che la comunità monastica possa respingerlo. Il giovane Marie-Joseph, s'inquieta per i suoi peccati passati e si tormenta durante le confessioni, ma il Padre André gli dirà: “Io mi faccio carico di tutto”. Scacciare gli scrupoli non è per nulla facile, ma la docilità del giovane lo aiuterà a liberarsene per conquistare la vera pace del cuore. L'attaccamento è dunque reciproco tra il Maestro e il discepolo, un attaccamento che è sempre rivolto a Dio e a Lui conduce. 
Dirà ancora il Padre André: “Sforzatevi sempre di fare tutto per amore di Gesù, fate tutto il possibile per evitare tutte le imperfezioni volontarie”. Gli raccomanda di santificare il momento presente attraverso una dipendenza d'amore verso la volontà di Dio, di amare il suo prossimo e di pregare per il suo prossimo, di essere molto paziente verso sé stesso, con amore, per accogliere in tutta la sua pienezza l'azione di Gesù su di lui. 
La pazienza pone la perfezione in tutte le nostre opere”. 
Tutto per Gesù 
Dopo la morte di Fra Pierre Puech all'Abbazia, fra Marie-Joseph sembra presentire che la sua vita sarà breve. Vede in ogni giornata una preparazione alla morte, in ogni istante un valore di eternità. Progredisce nell'elevarsi verso Dio, deve “correre”, secondo il consiglio di San Benedetto: “Finché abbiamo tempo in questa vita, adempiamo ai nostri doveri, impegniamoci a fare quanto ci può essere utile per tutta l'eternità”. (Cf. Regola di San Benedetto Abate, Prologo, 44). 
Sotto la direzione del Padre André, egli non vedrà in questa un moralismo utilitario, lo scopo non è quello di fare di sé “un anima bella” per conquistare un bel cielo, ma di crescere nella verità nell'amore del Cuore di Gesù. 
Marie-Joseph già fin dalla sua infanzia ama ripetere a sé stesso: “Tutto per Gesù”, in monastero questo suo motto divenne la sua divisa, troveremo questo motto in tutte le sue lettere, le sue immaginette sacre, i suoi quaderni, ovunque egli depone le iniziali del suo motto di vita: T.p.J (Tutto per Gesù). 
Che cosa è dunque questo “Tutto”? Le attività quotidiane, comprese le più banali: studiare, scrivere, lavorare manualmente, mangiare, dormire, soffrire....senza dimenticare le grandi sofferenze psichiche e morali, quando sopraggiungono improvvisamente. 
In una lettera ai suoi parenti scriverà: “Fare tutto per amore”. La mattina della sua ordinazione sacerdotale annoterà: “Vivere d'amore, nient'altro che di amore”. Per il nostro fratello non si tratta per nulla di fantasie o di routine: egli vede intensificarsi la sua unione con Gesù. Questo orientamento profondo, appreso dalla madre e dalla nonna, sperimentato in famiglia attraverso la devozione al Sacro Cuore di Gesù, si era rafforzata negli anni di permanenza al convitto e ancor più alla vigilia della sua ordinazione presbiterale. Del resto il Direttorio presenta la devozione al Sacro Cuore di Gesù come il modello del cristianesimo ed è qui che si trova tutta la luce, tutti gli esempi, tutti i sollievi per l'anima. 
Il giovane monaco si consacra al Sacro Cuore di Gesù e lo fa per obbedire al Sacro Cuore di Gesù con docilità: d'ora innanzi troverà la sua pace interiore. 
Nelle sue lettere ai suoi cari o al Padre André, troviamo spesso dei riferimenti alla sua consacrazione al Cuore di Gesù: “Vostro figlio sia devoto al Sacro Cuore di Gesù...; che noi possiamo sempre restare uniti al Sacro Cuore..” 
Dal “Mese del Sacro Cuore” secondo le rivelazioni di Santa Margherita Maria Alacoque e dal “Regno del Cuore di Gesù” di Padre Yenveux, apprenderà a confidare sempre nell'Amore, ad essere generoso nel sacrificio di sé, ad imitare Cristo in tutto. Recita ogni giorno la Via Crucis, per Marie-Joseph il suo stare in monastero significa “abitare nel Cuore di Gesù..., pensare ogni giorno e sempre a Gesù Crocifisso...e avere nessun altra occupazione che pensare a Gesù e cercare di piacergli”. 

Da: Demeurer dans le Coeur de Jésus, Fr. Jean-Christophe (Abbaye Sainte-Marie-du Désert, près Toulouse). Editions Traditions Manastiques 2008. 
Traduzione e adattamento dal francese a cura di Enzo Digrandi.



LAUS  DEO

Pax et Bonum


Francesco di Santa Maria di Gesù
Terziario Francescano 

mercoledì 3 dicembre 2014

BEATO MARIE JOSEPH CASSANT MONACO CISTERCENSE TRAPPISTA - PARTE SETTIMA .



MARIE-JOSEPH CASSANT  
Monaco Cistercense Trappista 
Beato 
DIMORARE NEL CUORE DI GESU' 
La natura e la grazia 


Apparentemente il nostro Fra Marie-Joseph è gratificato da una calma inalterabile. Ma è questa calma che lo contraddistinse. Dagli esami grafologici dei suoi manoscritti, la sua persona risulterà colma di un dinamismo molto basso, nulla fa di lui un ambizioso, un aggressivo. Soffre naturalmente di un complesso d'inferiorità, il suo diario ci rivela un giovane uomo che reputa gli altri “superiori a sé stesso”, con il rischio di sprofondare in una timidezza paralizzante. Si sottomette alla tutela altrui, privandosi di iniziative feconde che possano condurlo a cambiare. 
Ama la solitudine, la meditazione, è incline alla rassegnazione che lo porterà agli scrupoli. 
Davanti a qualsiasi avvenimento si presenta indifeso a causa della sua emotività. Una parola altrui maldestra o pronunciata ad alta voce, lo fa soffrire e specialmente quando gli vengono detti giudizi negativi su ciò che egli reputa più prezioso e più caro: la sua fede in Cristo e l'ideale del sacerdozio. 
Introverso, Fra Marie-Joseph non è un egoista. Affettuoso, delicato, egli ha un cuore di fanciullo, sensibile alla bellezza. Emotivo, inattivo, vulnerabile, potrebbe passare inosservato se il suo grande amore unito al coraggio e alla perseveranza non lo rafforzassero “coprendo” quelle che sono le sue deficienze. Questo coraggio e questa perseveranza sono gli aspetti più positivi del suo temperamento. 
Si troverà in perfetta armonia con la vita benedettina, vita benedettina che gli dona un quadro preciso proprio attraverso la Regola di San Benedetto che gli insegna la virtù dell'umiltà, che gli dona un atmosfera intrisa di silenzio, che lo esorta ad apprendere con docilità gli insegnamenti e i consigli del padre spirituale. Marie-Joseph si adatta senza urti interiori alla vita monastica. In lui non riscontriamo affatto nessuna crisi di vocazione, eccetto un breve momento di sofferenza dovuta al timore di essere respinto dai superiori per i suoi limiti intellettuali. Allontanerà da sé ogni giorno quell'ansietà, quel timore di essere reputato non idoneo alla vita monastica e al sacerdozio: non si arresterà un solo momento dinanzi alle difficoltà nello studio e ripeterà a sé stesso: occorre fare quel che si può...., e Dio farà il resto. 
Ci vorranno molte energie e sforzi per il nostro Fra Marie-Joseph per superare la sua emotività. I risultati piuttosto modesti dei suoi studi, l'incomprensione aspra di un suo professore, l'eventualità di una sua espulsione dalla comunità monastica, gli esami di teologia da sostenere probabilmente davanti al Vescovo, gli errori commessi probabilmente durante lo svolgimento dei servizi per la comunità: ecco ciò che affligge maggiormente Marie-Joseph. 
Per rigettare, respingere da sé lo scoraggiamento e avanzare con piena fiducia nella pace interiore, il nostro giovane monaco dovrà lottare sostenendosi con fedeltà alle sue genuine ispirazioni per il Signore e tramite i consigli del suo Padre Maestro, Fra André Malet. 
Se possiamo parlare di eroismo..., è questo il nodo principale”, affermerà Dom Chenevière ..e dirà ancora: “ è nel campo comune delle virtù di tutti i giorni, nel contesto banale d'un carattere alle prese con le sue difficoltà correnti di una esistenza senza responsabilità, che egli supererà e ci supererà nel dono di sé a Dio”. 
La sua fedeltà è rafforzata da un intenso sentimento religioso e da una grande attività volontaria, due qualità che Marie-Joseph ha avuto fin dalla sua infanzia. La fede e l'amore di Dio regnano indiscutibilmente in lui e lo aiutano ad eliminare le esitazioni e ad evitare di indebolire il suo ideale. Egli è incrollabile senza mai cadere nel fanatismo (Così come risulta dagli esami grafologici dei manoscritti di Marie-Joseph). 
Marie-Joseph vive comunque una pace interiore profonda, accoglie gli inviti pressanti della Regola di San Benedetto all'umiltà. Egli si reputa il più indegno della comunità monastica, indegno persino di entrare in coro. Commise errori il nostro fratello? Egli è grato a Dio per avergli donato l'occasione di umiliarsi. Egli trova la sua contentezza nelle cose più comuni e più semplici. Vive il silenzio, attende che lo si interroghi prima di parlare e parla a bassa voce e sobriamente, ha piena padronanza della sua persona. 
Ogni giorno, nella preghiera, egli domanda a Gesù di insegnargli l'umiltà. Con vigilanza, egli cerca di porre rimedio ai suoi movimenti d'orgoglio o di gelosia e promette a sé stesso di rimediare: “non giudicare perché Dio ha accordato più grazie ad un altro”. 
Marie-Joseph si sforza piuttosto d'imitare le virtù dei suoi confratelli. I cattivi pensieri che talvolta lo assalgono li respinge con la grazia di Gesù. La sua attenzione verso la virtù dell'umiltà lo fa penetrare senza alcuna difficoltà a vivere in pienezza l'obbedienza monastica. Fra Marie-Joseph sa bene che nella sua comunità monastica l'Abate rappresenta Gesù ed egli gli obbedisce senza indugio, senza esitazione, senza lentezza né viltà. Egli riafferma il suo proposito: “Io obbedirò con prontezza, pietà, libertà, semplicità, gioia, coraggio, perseveranza...., parlerò ai miei superiori come se parlassi con Gesù”. 
Si rivolge con amore a Dio così come Gesù si rivolgeva al Padre suo: “Fate come me: obbedite (a Dio)”. 
Questa ascesi costante di umiltà e di obbedienza, non è una preoccupazione per la sua personale perfezione ma a meglio amare Dio. Lo testimonia la sua preghiera: “O Maria, ottenetemi di essere tutto di Dio, e Gesù tutto mio...., ricordatemi che ho lasciato tutto e che debbo abbandonare me stesso a Gesù”. Senza rinunciare ai suoi obiettivi aggiunge: “In tutte le regole e in tutte le cose non avere altro fine se non di piacere a Gesù....Saper soffrire e morire per Gesù innanzitutto!”.  
La via che conduce al Cuore di Gesù 
Il 26 febbraio 1895 muore all'Abbazia Fra Pierre Puech. L'amministrazione dell'estrema Unzione al religioso moribondo e la sua inumazione priva di bara, impressionano vivamente il nostro Marie-Joseph. In quello stesso giorno, il predecessore di Dom Candide, Dom Etienne Salasc, divenuto abate della Grande Trappa presiede il ritiro della comunità ed esortava il suo uditorio dicendo: “Pensate alla vostra morte terrena e non peccherete mai più. La volontà di Dio è quella che noi diveniamo santi”. 
In lacrime, fra Marie-Joseph va a trovare il suo Padre Maestro e gli chiede come si fa a morire come un santo. In risposta, il Padre André Malet, gli promette di insegnargli la via che conduce al Cuore di Gesù.  Questa è la Via che Padre André già segue e che desidera ancora e fortemente percorrere e proporre ai suoi discepoli. 
Padre André Malet era entrato all'Abbazia di Santa Maria del Deserto il 20 febbraio del 1877 all'età di 15 anni. Formato con la rude disciplina del Direttorio del 1869, lo adotterà e vivrà con flessibilità. La sua spiritualità virile è equilibrata e incentrata nella bontà interiore. Egli è persuaso che la santità è la perfetta conformità alla volontà di Dio. E' un apostolo della fiducia e della gioia dei figli di Dio. Per Padre André Malet, l'ideale della vita monastica è l'ideale cristiano: “Camminare con la luce della Fede, aprirsi alla speranza, agire sotto l'influenza della Carità per una unione spirituale d'amore con Dio e una nostra totale adesione a Gesù Cristo, Verbo Incarnato e Via delle anime”.  
A tale fine, il Padre André Malet raccomanda “una intensa devozione al Sacro Cuore, dimora di Carità e simbolo dell'amore di Dio per noi”.  
Quale sarà allora il cammino di santità di Marie-Joseph? “La fedeltà..., la perseveranza nella pratica delle virtù..., l'assimilazione che l'anima fa della propria volontà alla volontà divina, perché la volontà divina dona ogni giorno la santità stessa di Dio”. 
Per progredire, fra Marie-Joseph inizia a spogliarsi di sé stesso e distaccarsi dai beni creati. Quanto al dono della contemplazione, egli la distingue dalla santità: “Lo Spirito Santo, in effetti, resta il Maestro nell'uso dei suoi doni, l'essenziale è di applicarsi fedelmente ad amare Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima, con tutte le forze e ad amare il prossimo come sé stessi”. (Cf. Dom André Malet, La Vie surnaturelle, ses éléments, son exercice. Toulouse, Ed.Apostolat de la Prière, 1934, p.208, n°211). 
I Monaci e le monache che hanno avuto l'opportunità di conoscere il Padre André Malet, testimoniano che egli irradiava l'amore di Gesù, con i suoi scritti, la sua parola, il suo esempio. Il suo insegnamento “Cristocentrico” non separa affatto il Cuore di Maria Santissima dal Cuore del Suo Figlio Gesù, ma sottolinea soprattutto la missione di condurre le anime a Gesù e al Cuore di Gesù. 
La Via che conduce al Cuore di Gesù” è la Via dell'Amore. Alludendo al suo Padre Maestro, il Padre André Malet, fra Marie-Joseph in una sua preghiera scriverà: “Il Vostro amico, oh Cuore di Gesù”. 


Da: Demeurer dans le Coeur de Jésus, Fr. Jean-Christophe (Abbaye Sainte-Marie-du Désert, près Toulouse). Editions Traditions Manastiques 2008. 
 Traduzione e adattamento dal francese a cura di Enzo Digrandi. 
 
 
LAUS  DEO
 
 
Pax et Bonum
 
 
Francesco di Santa Maria di Gesù
Terziario Francescano