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sabato 25 giugno 2016

TERESA MARGHERITA REDI DEL SACRO CUORE DI GESU' MONACA CARMELITANA SCALZA ( TERESIANA ) SANTA * 1747 + 1770 - PARTE SETTIMA.




Teresa Margherita Redi 
 del Sacro Cuore di Gesù 
Monaca Carmelitana Scalza 
(Teresiana) 
Santa 
 *1747 +1770 

Chi può mai dire quale fosse la lotta che agitava il cuore di Anna Maria in quei giorni di aspettazione? Non sapendo ella come risolversi a manifestare la vocazione ai propri parenti, l’anima sua si trovava come in uno squallido deserto; o meglio somigliava alla fragile barchetta, senza nocchiero, in balia dei frutti tempestosi. << Non aveva né guida né lume, eccetto quello che ardeva nel suo cuore >> ( S. P. GIOVANNI DELLA CROCE - Notte oscura, strof. III ); e questa luce le mostrava il Carmelo. 
Finalmente trionfò di se stessa e potè determinarsi a manifestare ai genitori il grande segreto del cuore, solo quando si aprì interamente ad un ministro di Dio, che è il più sicuro interprete del divino volere, e stette come docile bambina ai suoi saggi consigli. 
Fu questi il Padre Girolamo Maria Cioni della Compagnia di Gesù, che ella aveva scelto da poco per suo confessore. A lui aprì l’animo suo e lo richiese di consiglio. La prima conversazione che ebbero queste due anime, non so che cosa svelasse di più, se nell’uno quello spirito d’intelligenza divina tanto necessaria per guidare le anime nella via della perfezione, o nell’altra, tra i profumi dell’innocenza battesimale, la bellezza di un’anima privilegiata, arricchita dalla grazia e già matura per il Cielo. 
Palesandosi quindi chiara la volontà di Dio nella giovinetta, quel dotto e pio religioso la consigliò ad aprire il desiderio del suo cuore alla mamma diletta, mentre egli ne avrebbe informato il babbo. Suo padre le aveva detto che sino all’età di anni diciassette non doveva scegliere il suo stato, ed Ella infatti, obbediente ai genitori, il giorno stesso in cui compì il decimo settimo anno, si risolvè di farsi religiosa Carmelitana Scalza. 
Con le lacrime agli occhi, si presentò alla madre e, con atteggiamento umile e rispettoso, le confidò il grande segreto dell’anima sua. La pia donna sentì spezzarsi il cuore, ma più di lei ne fu ferito il padre: essi, da tale risoluzione, vedevansi già privi di quell’angelo che formava tutta la loro gioia, tutte le lore speranze. Pure, memori che Dio solo è l’assoluto padrone dei cuori e che il desiderio della perfezione non può nascere che per ispirazione di Dio medesimo, non si opposero; ma stabilirono, prima di dare il consenso, di provare se quella fosse vera vocazione. 
Il Cav. Ignazio, benchè stimasse molto Padre Cioni, volle che altre persone competenti prendessero ad esaminare seriamente il disegno della cara figliola. Fu chiamato a tale scopo dal vicino paese di Castiglione, il canonico Giuseppe Maria Tonci senese, il quale, per dottrina e santità di vita, sapeva leggere si bene nei cuori, da non lasciare alcun dubbio sull’ispirazione, sull’invito con cui Dio chiama le anime elette in quelle vie mirabili a cui le ha destinate. Esaminò la vocazione di Anna Maria col massimo rigore; e la trovò talmente vera, certa, divina, che ne restò sorpreso egli stesso. I genitori chinarono allora il capo alle adorabili divine disposizioni, e si dichiararono rassegnati al sacrificio di questa figlia ad essi sì cara. Ma non per questo cessarono per Anna Maria le prove. Trovavasi in quei giorni nel vicino Convento di Santa Maria delle Grazie il Padre Giovanni Colombino, Provinciale dei Carmelitani Scalzi, e il Cav. Ignazio Redi, che lo conosceva per uomo dotto e saggio e da lungo tempo ne era amico, lo pregò ad esaminare la figlia e a riferirgli il suo parere. 
Questo religioso, venuto in casa Redi, fece ad Anna Maria una pittura sì austera e formidabile della vita carmelitana, che avrebbe reso perplesso anche il cuore più generoso. Ma niente la scosse: non la soggiogò la paura dei patimenti, non la spaventò il pensiero dei sarcasmi a cui si sarebbe esposta se costretta a ritornare nel mondo, non la trattennero i vincoli del sangue; nel silenzio del suo spirito stabilì di essere sempre più di Dio, di seguirlo anche nei patimenti, sulla croce, pronta a passare su tutto e su tutti e ad incamminarsi nelle vie della gloria e della vera felicità. 
Quindi, resosi conto il Padre Provinciale della vera vocazione di Anna Maria, ne assicurò i genitori e li consigliò a secondarla nella buona volontà permettendole di scrivere alla Madre Priora del Monastero di Santa Teresa, per essere quivi accettata alle prove della religione. Anche Mons. Jacopo Inghirami, Vescovo di Arezzo, approvò la risoluzione della giovinetta, ed assicurò i parenti di lei che la volontà di Dio la chiamava a servirlo nel Carmelo Riformato. ( Il Padre Diego della Compagnia di Gesù, zio della Santa, in una lettera del 29 Agosto 1764, così si espresse: << In questa vocazione io ho riconosciuto una specialissima condotta dell’amorevole Signore ed una grazia particolare a me fatta da Santa Teresa di cui non potrò mai dimenticarmi. Iddio ha prevenuta ed accompagnata di modo questa giovane che sembra aversela Santa Teresa eletta fin dalla culla >>. ) 
Il consenso non potè dunque mancare; e l’allegrezza della fanciulla fu al colmo quando il Cavaliere suo padre le concesse di scrivere alla Madre Priora per chiederle di essere accolta nel numero delle sue figlie. Quanto fu bello quel giorno per Anna Maria! I suoi pensieri erano rivolti al caro Monastero di Firenze, dove Gesù l’attendeva per ripeterle sempre al cuore, come un dì a Santa Gertrude: << Io, il Signore, tuo Dio, io tuo Amore, ti ho creata per gustare in te pure delizie >>. 
Giovinetta avventurata! Ella sapeva bene che il Chiostro dove Dio la chiamava era proprio una dimora dove Gesù si sarebbe manifestato più chiaramente a lei; dove l’avrebbe fatta ardere dell’amore più puro innalzandola di grandezza in grandezza fino alle più alte cime della perfezione. Ed ella allora godeva, diffondendosi in trasporti di viva fede ed in palpiti di tenero indicibile affetto. Pure, in mezzo a tante delizie, una nube, una di quelle nubi leggere che sospirano di essere irradiate dai primi raggi del sole, cerca di oscurare quell’anima santa, interrompendo l’inno di un cuore che cantava d’amore e per amore a Dio. 
Una tentazione, forse la più forte, cercò d’appassire in un sol punto quel fiore. Una sera, come spesso avveniva, ritiratisi tutti i famigliari, si tratteneva a spirituale colloquio col padre. Più intimo del consueto fu il loro trattenimento, o il pensiero della vicina separazione si presentò più vivo al cuore del Cavaliere Redi?…. Ad un tratto, commosso fino alle lacrime, le dice: << Dunque, cara figlia, tu mi abbandoni?… >>. Nella penombra della sera le figure degli antenati parvero animarsi sui quadri sospesi alle pareti, palpitare a quella scena commovente, e inchinarsi riverenti alla mite fanciulla che, rispecchiando in sé le glorie avite, le sublimava con l’eroismo cristiano. 
Che cosa rispose Anna Maria? Il padre ne tenne memoria, e noi siamo lieti di poter qui fedelmente riprodurre quanto egli dispose: << A tale sorpresa, forse la maggiore che in quelle circostanze potesse toccare il suo cuore, come invitta trionfatrice ristette alcun tempo quasi estatica ed imperterrita davanti a me, e quindi, senza farmi parola, si ritirò nella sua stanza >>. Chi sa che cosa voglia dire restar muti di fronte ad una grande prova, potrà pienamente comprendere quanto sia stata grande l’impressione che le lacrime paterne produssero nell’animo della giovinetta. Chiusa nella sua camera, quivi l’attendevano tremende le battaglie del cuore; quelle battaglie capaci talvolta di far recedere dalle più forti e virili risoluzioni. In quella tempesta angosciosa dell’animo udiva la voce della natura che le sussurrava: - Lascia codesto tuo pensiero! Rimani nella casa paterna! Come potrai vivere nel silenzio di un Chiostro al pensiero di aver recato tanto dolore al padre tuo? Rimani, rimani, consola chi ti ha tanto amato! - La tentazione era tremenda, gagliarda la lotta. Ma quando si ricordò della misteriosa voce della Riformatrice, che con tanta insistenza la invitava al Carmelo, si inginocchiò e ripetè al Signore: << Sarò vostra a costo di qualunque ripugnanza >>. 
Con questo sentimento, che in altra circostanza vedremo da lei scritto col proprio sangue, trionfò Anna Maria della tenerezza paterna. Dopo questa vittoria non le riuscì difficile vincere gli assalti che dovè sostenere da una cameriera che, mormorando parole profane all’orecchio della fanciulla, tentò farle intravedere i miraggi seducenti del mondo; come pure di una parente che cercava rimuoverla dal suo pio divisamento. Con invitta fortezza rigettò con diaboliche le insinuazioni della prima, e con la più saggia prudenza e disinvoltura quelle del secondo, ripetendo sempre: << Dio mi vuole per sé, ed io voglio essere tutta sua >>. Ed il Signore che era con lei, volle compensarla di queste molteplici vittorie. 
Il Cav. Ignazio, quasi per riparare quel momento di debolezza, con generoso coraggio cercò d’affrettare l’ingresso della figlia al Carmelo. Pregò il Padre Provinciale ad interporsi presso la Madre Priora perché volesse quanto prima render paghi i desideri di sua figlia. La risposta non tardò: venne apportatrice di celeste consolazione al cuore della nostra giovinetta. 
Il Padre Pietro d’Alcantara, Carmelitano Scalzo, portò la lettera d’accettazione al Cav. Ignazio Redi; ma prima di dare la bella notizia ad Anna Maria, dissimulò che nel monastero di Santa Teresa non fosse stato possibile accettarla, perché completo il numero delle religiose voluto dalle leggi. La giovinetta rimase allora un poco perplessa se dovesse crederlo; quindi disse dolcemente << che se ivi le fosse mancato il posto, vi erano anche in Parma le Carmelitane Scalze >>. << Figlia - la interrogò altra volta il padre e - se tutti i Monasteri delle Teresiane non potessero riceverti, che cosa faresti? >>. Ed ella francamente: << In tal caso mi farei cappuccina per vivere in un rigido Istituto >> . 
Le fu allora consegnata la risposta della Madre Priora, che in quel tempo era la Madre Maria Maddalena di Gesù, ed ella la lesse avidamente, ed in un sol punto vide appagati tutti i suoi desideri. Come poteva essere altrimenti? Aveva scritto così bene quella letterina-domanda!… In essa aveva rivelato la brama ardentissima di entrare in quella << casa di angeli…, per fare a gara con quelle religiose nel santo Amore di Dio >>. 
Da quella lettera, che tutta effondeva profumo di virtù, e dalla quale ben si capiva qual fosse l’interno ardore di quel cuore innocente, la Priora conobbe subito che i desideri di Anna Maria non erano altro che la volontà di Dio. L’accettò dunque, e le rispose che si facesse condurre quanto prima a Firenze, per cominciare nel Monastero le prove della religione. Quanto fu grande il contento di quell’anima! Il desiderio di farsi santa grandeggiò allora più vivo in lei; offrì nuovamente a Dio il suo cuore, protestandosi di voler vivere tutta per Lui, e tutta nel suo amore. Questi sentimenti sono bene espressi in una lettera di risposta che in quei giorni la Serva di Dio scriveva alla Signorina Albergotti, quella stessa che andò a trovarla a Santa Apollonia. << Non vedevo l’ora - diceva fra le altre cose - di venire ad abitare in codesto santo Monastero dove starò assai contenta, e spero, mercè i di lei esempi e delle altre sorelle, di divenire come il mio caro Sposo Gesù mi desidera. Avendomi Egli stesso fatto il gran bene di chiamarmi ad una religione sì perfetta, spero che mi darà tutti gli aiuti efficaci per divenire santa >>. 
Prima però di dire addio per sempre al mondo, volle pararsi al gran passo con un pio pellegrinaggio al monte della Verna, dove San Francesco d’Assisi ricevè il preclaro dono delle Stimmate, e dove ella pure si sarebbe accesa del desiderio di emularne i serafici ardori. 


FONTE: 
Padre Stanislao di Santa Teresa, dell’Ordine Teresiano dei Carmelitani Scalzi. Un Angelo del Carmelo, Santa Teresa Margherita Redi del Sacro Cuore di Gesù. 1934. 


LAUS  DEO

Pax et Bonum


Francesco di Santa Maria di Gesù
Terziario Francescano

lunedì 13 giugno 2016

TERESA MARGHERITA REDI DEL SACRO CUORE DI GESU' MONACA CARMELITANA SCALZA ( TERESIANA ) SANTA * 1747 + 1770 - PARTE SESTA.




Teresa Margherita Redi 
 del Sacro Cuore di Gesù 
Monaca Carmelitana Scalza 
 (Teresiana) 
Santa 
*1747 +1770 


Non molto tempo dopo il Cav. Ignazio Redi si presentava a Santa Apollonia per riprendere la figlia, la quale, per quanto lasciasse con pena quel santo luogo dove tante grazie aveva ricevute dal Signore, pure serena e contenta si rassegnò a rientrare in seno alla famiglia. Era attesa con gioia da tutti, anche dai servitori, che avevano parole di lode per quella graziosa giovinetta, della quale ricordavano la bontà, la bellezza, l’angelica figura. 
Ma più di tutti ne parlava con vero entusiasmo l’antico giardiniere, che l’aveva veduta venir su buona, virtuosa. Quanti fiori, quante piante glia aveva sciupate la padroncina! Ma quel buon uomo l’aveva sempre lasciata fare, perché, diceva, il desiderio dei fiori per la Madonna era un buon segno. E si deliziava narrare agli altri come, prima che la fanciulla fosse posta in educazione, fra Mansueto di Santa Maria delle Grazie, Carmelitano Scalzo, venuto per la solita questua, avendo un giorno trovata distesa sopra una panca nella stanza della servitù, l’aveva avvertita non essere quello un luogo decente per una signoria. E la fanciulla aveva umilmente risposto che << l’aveva fatto per provare se, rendendosi teresiana, avrebbe potuto resistere a dormire sopra un luogo duro >>. 
Così, fra un discorso a l’altro, quei buoni servitori facevano la pulizia delle stanze, attendendo con impazienza di rivedere la cara padroncina. Giunse finalmente: ed oh, che festa per la mamma, per qui buoni domestici, per Anna Maria stessa! Com’era cresciuta! Tutti le sorridevano; ed ella per tutti aveva parole piene di dolcezza, di riconoscenza, d’incitamento al bene. Negli occhi le si potevano leggere l’interno candore, la commozione del cuore, la santa giocondità dell’anima. Se ne compiacevano tutti, ma specialmente la madre, che ringraziava Dio di averle conservata così virtuosa la sua figliolina. 
Passato quel giorno tra l’esultanza domestica e nelle visite ai parenti, Anna Maria si ricompose subito nella sua calma consueta. Ben tosto apparve agli occhi di tutti a qual grado di perfezione fosse giunta nel tempo di sua educazione. Sempre raccolta, con la mente sempre fissa in Dio, si nascondeva in qualche angolo del giardino o nella sua cameretta, dove le fosse stato possibile gettarsi in ginocchi senza esser veduta ed espandere così il suo cuore al Signore. Non sapeva neppure ella stessa che cosa ivi facesse; solo sentiva che il suo cuore si consumava alla presenza di Dio come un cero acceso, al solo fine di rendergli amore per amore. 
Aliena delle cose del mondo, aborriva la pompa, il lusso, la squisitezza del vestire, << benchè per l’analogia alla purità dell’anima, amasse sempre la mondezza, la decenza, la puntualità >> ( Mons. ALBERGOTTI manoscritto ). 
Era divenuta così umile e caritatevole che faceva sua letizia sollevare i servitori nelle loro giornaliere fatiche, nonostante essi cercassero impedirlo. 
Verso suo padre era di una delicatezza squisita tanto da risparmiargli ogni dispendio non necessario. Avendo ricevuto da lui in regalo, durante il tempo che fu in educazione, certe somme di denaro perché ne disponesse per i suoi piccoli innocenti piaceri, ella non se ne servì, ma riportò a casa fino all’ultimo centesimo e graziosamente pregò il babbo, e fece le più vive istanze, perché egli lo riprendesse. Pur mostrando gradimento di quella inaspettata e sì generosa offerta di amor filiale, il Cav. Ignazio non volle acconsentire, ed ella allora erogò a pocoa poco quel denaro in elemosine. 
E per i fratellini quale amore non dimostrava! Sappiamo che, prima di essere posta in educazione in Santa Apollonia, era spesso percossa da uno di essi; ma ella faceva di tutto perché non la sentissero piangere e il fratello non venisse punito dai genitori. E quando qualcuno di essi veniva ripreso e sgridato, ella se ne affliggeva si prendeva cura di consolarlo, portandogli di nascosto la porzione del desinare, se per castigo ne era privato. 
Per Francesco Saverio aveva un affetto tutto speciale. Era il suo piccolo compagno d’infanzia, con lui s’intendeva a meraviglia, ed era da lui ricambiata d’uguale affetto. Più tardi, quand’ella, già novizia, avrà passato in religione poco più di otto mesi, egli, al pensiero della avvenuta separazione, dal collegio Cicognini di Prato, canterà con dolore: 
Lontano è ver son con la salma, o cara 
Vergine pudica, dal ritir tuo santo, 
Ove in lasciarti un dì, mia doglia amara 
Mi fè fonti versar di largo pianto. 
Ma mille bei pensier si fanno a gara 
Nella mia mente in rimembrarti, intento 
Che la mia musa dolce stil prepara 
Ond’io rinnuovi il mio primiero canto. 
Ed or, lungi ancor io, dal vulgo insano, 
Nobil cetra cercando e nobil arte, 
Son da ogn’altro pensier schivo e lontano. 
E sol mi dice il cuor che, a mano a mano, 
Di te descriva degnamente in carte, 
Anna, ogni più gentile atto e sovrano. 
( Prato, 30 Novembre 1765 ). 
Erano così grandi il suo raccoglimento e il suo amore al silenzio ed alla preghiera, che quando non voleva essere disturbata dai suoi fratelli minori, che si ricreavano in una stanza vicina alla sua: << Fratellini - diceva loro con amorevolezza - andate di là, non fate il chiasso, ed io, se sarete buoni, vi darò un bel santino >>. Per il desiderio del dono promesso la lasciavano: Anna Maria socchiudeva allora la porta, ed essi, tornando sui lor passi, stavano ad osservarla inginocchiata in orazione, e dicevano edificati: << Quanto è buona! >>. 
Di quali mortificazioni non fu testimone la sua cameretta! Il suo corpo verginale, perché Dio fosse solo il Signore di tutto il suo essere, e non mai la carne ribelle prendesse il sopravvento sull’anima angelica! Per imitare Gesù Crocifisso usò un rigore superiore all’età sua e, così giovane, affisse fin d’allora la propria carne con quelle pene che il mondo guarda con orrore e chiama stoltezza. Più volte la settimana si flagellava e si cingeva i fianchi con funicelle nodose. Mortificazioni e penitenze siffatte l’angelica giovinetta usava anche quando, per volontà dei genitori, doveva uscire di casa e più particolarmente nelle vigilie o nei giorni della Santa Comunione. 
<< Ogni otto giorni - ci lasciò scritto il padre di lei - frequentava i SS. Sacramenti nella Chiesa dei Padri della Compagnia di Gesù, e stava nella casa di Dio sempre nella nuda terra genuflessa, e con tale compostezza e raccoglimento, che sembrava un angelo in carne >>. Si legge nelle deposizioni che, ritirata nella sua camera, ripeteva anche più spesso le altre più piccole mortificazioni e stava ora con le mani sotto le ginocchia, ora prostrata con la fronte al suolo, ovvero appoggiata su qualche spigolo del suo inginocchiatoio. 
Ma questo è nulla in confronto delle sante astuzie che usava la notte per provare i rigori della vita carmelitana. Quando era certa che tutti fossero a letto, toglieva i materassi e si adagiava sul semplice saccone. Ciò le costava grande sacrificio: la mattina infatti doveva alzarsi molto per tempo a riordinare il letto, perché la cameriera non si accorgesse di questa sua astuzia. A mensa lasciava del tutto e toccava appena i cibi più delicati e, se fra giorno le veniva dato qualche cosa di gustoso, se ne privava, e nascostamente trovava il modo di mandar tutto ad alcune povere persone del vicinato. Il padre stesso vedeva e considerava la vita nascosta della figlia, il suo amore alla preghiera, e, pieno di stupore, potè accorgersi di quale spirito di mortificazione fosse dotata la sua Anna Maria. E la madre?… Quante volte interveniva nell’osservala, senza essere veduta, protesa sul pavimento della sua cameretta, avrà dovuto esclamare con le lacrime agli occhi: << Mio Dio, e che diverrà mai questa fanciulla? >>. E Dio la consolava questa buona madre, ed avvalorava le sue speranze: ella vedeva crescere la sua Anna Maria sempre più virtuosa, buona, obbediente; e ciò era gioia somma al suo cuore materno. Essa raccoglieva ora il frutto della buona educazione che aveva istillato in quel tenero cuore. In tal modo la pia giovinetta aveva saputo ritrovare tra le pareti domestiche la tranquillità del chiostro e l’opportunità di maturare il grande disegno che rivolgeva nell’animo. 
Adattandosi pure con disinvoltura a quelle esigenze sociali che la posizione di sua famiglia le imponeva, pronta sempre, nonché ai comandi, ai desideri dei genitori, aveva trovato modo, ciò nonostante, di esercitarsi nella penitenza sotto lo sguardo di Dio solo. Contenta di tutto, riceveva con indifferenza quegli abbigliamenti che la madre le destinava e che del resto erano modesti; e, come le veniamo dalla cameriera aggiustati alla persona, così li riportava senza cambiarvi uno spillo, quand’anche ne risentisse molestia. Inconscia, o meglio non curante, dei rari doni di bellezza onde natura l’aveva fornita, si applicava unicamente all’acquisto di quella bellezza interiore che poteva renderla cara al suo Dio; e la singolare sua modestia aggiungeva celeste attrattiva all’angelica sua figura. 
Così cresceva la nostra fanciulla pura e bella, ma nascosta agli sguardi di tutti, null’altro bramando se non di consumarsi alla presenza di Dio. Il Carmelo era l’oggetto delle sue vive brame; la sua vocazione aveva per lei quella certezza che infonde la forza ai maggiori sacrifici. Bisognava però risolversi: bisognava che ella svelasse ai genitori questo segreto del cuore, ed allora le porte del Carmelo, pensava, le si schiuderebbero senz’altro davanti. Ma la cosa invece non fu così: se fosse andata in tal guisa, se i suoi desideri appena manifestati fossero stati senz’altro soddisfatti, la sua vocazione sarebbe stata spoglia di quelle prove che, al cospetto di Dio e dinanzi agli uomini, danno al sacrifizio il pregio di un odoroso olocausto. 


FONTE: Padre Stanislao di Santa Teresa, dell’Ordine Teresiano dei Carmelitani Scalzi. Un Angelo del Carmelo, Santa Teresa Margherita Redi del Sacro Cuore di Gesù. 1934. 


LAUS  DEO

Pax et Bonum


Francesco di Santa Maria di Gesù
Terziario Francescano

sabato 4 giugno 2016

TERESA MARGHERITA REDI DEL SACROCUORE DI GESU' MONACA CARMELITANA SCALZA ( TERESIANA ) SANTA * 1747 + 1770 - PARTE QUINTA.




Teresa Margherita Redi 
del Sacro Cuore di Gesù 
Monaca Carmelitana Scalza 
 (Teresiana) 
 Santa 
 *1747 +1770 

Il Carmelo è il giardino vivente del Signore, il monte santo, il << monte in cui Dio si è compiaciuto abitare >>, la solitudine deliziosa che fiorisce gli olezzanti gigli: ivi corrono le anime sitibonde di giustizia e di santità e trovano pace e letizia. Isaia lo intravide e profetò: 
<< Nel deserto l’equità e nel Carmelo la giustizia. E opera della giustizia sarà la pace, e prodotto della pace sarà la quiete e la sicurezza in sempiterno >> Is. XXXII, 16 - 17. 
Chi potrà degnamente cantare le glorie del Carmelo? 
La sua Origine: vanta per fondatore lo zelante Profeta Elia. 
I suoi privilegi: le predilezioni di Maria; lo scapolare, pegno di eterna salute; le promesse della Vergine a San Simone Stock. 
La sua dignità: è l’Ordine di Maria! Lo splendore della Vergine, intraveduto nelle figure dell’antico Testamento, s’irraggia di piena luce sui Carmelitani, figli prediletti di questa Regina Immacolata << Vaghezza del Carmelo e di Saron! >>. 
Il suo scopo: lo zelo della divina gloria! Il grido di Elia fregia lo stemma fiammante del Carmelo: << Io ardo di zelo per il Signore Dio degli eserciti >>. 
Le sue vittorie: vittorie pacifiche, sicure eterne, riportate nelle palestre della solitudine contro i nemici delle anime, con la spada a doppio taglio dell’orazione e mortificazione. 
La sua durata: il Carmelo sussisterà fino alla fine dei secoli: Maria Santissima lo rivelò a San Pier Tommaso. 
La sua bellezza: << Numera le stelle, se puoi… al pari di esse brillano in Cielo i miei Carmelitani >>, - diceva la Vergine ad un anima eletta. Che fioritura di santi! San Cirillo di Costantinopoli, insignito di spirito profetico; San Brocardo che lascia ai romiti del Carmelo sapienti ammaestramenti; Sant’Alberto di Sicilia, chiaro per miracoli; il glorioso Sant’Angelo martire; San Simone Stock, il prediletto della Regina del Cielo; Santa Maria Maddalena de’ Pazzi; Sant’Andrea Corsini; e tanti altri confessori, martiri , vergini eroiche e magnanine, fino alla Santa Madre Teresa. La grande Riformatrice fa rifiorire il Carmelo, lo rende il luogo di delizie dello Sposo Celeste, lo popola all’infinito di nobilissimi drappelli di vergini, di elette schiere di figli guidati dall’eroico lor santo Padre Giovanni della Croce sino alle più alte cime della contemplazione, tra i sentieri sicuri della mortificazione, del nascondimento, del distacco, della generosità. 
E un fatto: il Carmelo, in ogni tempo, ha avuto attrattive potenti sulle anime. Si son vedute figlie predilette di opulenti famiglie, e spesso figlie di monarchi, abbandonare con ferma risoluzione il mondo e volare al Carmelo. Ed anche al tempo a cui siamo giunti con la nostra storia, il Carmelo dava i suoi fiori. Mentre in Francia la figlia di Luigi XV passava dagli splendori della reggia a vita umile e mortificata e, fra lo stupore e l’ammirazione di tutto il mondo, si rendeva scalza col nome di Suor Teresa di Sant’Agostino; in Italia Iddio si degnava arricchire questo diletto giardino con la vocazione di Anna Maria. Quella fu come una splendida stella che lo illuminò con i suoi chiarori; questa come giglio purissimo che tutto lo imbalsamò con soave profumo delle più elette virtù. Anna Maria aveva 16 anni quando la voce di Dio la chiamò in un modo meraviglioso al Chiostro. 
Nel settembre 1763 una nobile sua concittadina, la signorina Cecilia Albergotti, si reca a visitarla per annunziarle la sua prossima vestizione fra le Carmelitane Scalze di Firenze. All’uscire dal parlatorio Anna Maria si sente ad un tratto investita da un’impressione straordinaria, mentre ode una dolce voce che le dice: << Io sono Teresa di Gesù, e ti voglio fra le mie figlie >>. Sorpresa commossa, corre nella Cappella, e prostrata innanzi al SS. Sacramento, effonde l’anima sua in ardenti preghiere. Quindi di nuovo lo Spirito del Signore la investe, e ode replicarsi più chiaramente: << Io sono Teresa di Gesù, e ti dico che fra poco sarai nel mio Monastero >>. 
Nell’anima sua si dileguò allora ogni dubbio, stabilì di correre là dove la chiamava il Signore, per scorrervi la vita, nascosta e dimenticata dalle creature, nel solo pensiero di Dio. L’invito della Riformatrice era dunque accettato; ella sarebbe Carmelitana e figlie fedelissima di Teresa. 
Ogni volta che dipoi parlò della sua vocazione, non potè non ricordare con entusiasmo questo giorno: 
<< Gran giorno - diceva - fu quello per me, in cui ricevei quella visita in Santa Apollonia! >>. 
Ed aveva ragione di dire così: poteva far di più il Signore per mostrarle i suoi divini voleri? Come è veramente mirabile Iddio nei suoi Santi! Di quale mezzi non si serve, quali segreti prodigi non opera in quelle anime elette, preordinate ad essere fiaccole vive, luminose e ardenti, destinate a far rifiorire sula terra la grazia e la virtù! Egli le previene con le benedizioni di sovrannaturale dolcezza (Ps. XX, 4 ), eclissa in esse tutto ciò che non è Lui, fa divampare in esse tutte le fiamme dell’amore divino. 
Non c’è grazia, non virtù di cui non le rivesta e le adorni, perché si veda da tutti che esse sono frutto preziosissimo del suo amore. Esse rispondono subito all’appello divino, sono docili alla parola di Cristo, si mettono d’accordo con Lui anche nei piccoli desideri: per questo Iddio, che non si lascia mai vincere in generosità, divine per quelle anime un amico, un padre. Tale fu veramente il Signore per Anna Maria: Egli la chiamava ora al diletto Carmelo, dove più vicina a Lui, in più intima comunione, avrebbe cominciato a vivere quaggiù una vita simile a quella che menano gli Angeli in Cielo. 
Ed in realtà è questo lo spirito che il Carmelo prefigge alle sue religiose, attendere ad un’assidua orazione e al conoscimento di Dio; ed è questo che spiritualizza e divinizza gradatamente la religiosa: amare e lodare continuamente Dio; ed è questo l’ufficio che esercitano gli Angeli in Cielo. 
La Carmelitana si nasconde, dimentica le creature, perché sa che << l’anima non può arrivare all’unione divina che spogliandosi dell’amore delle creature >> ( Santo Padre Giovanni della Croce - Salita, libro 1°, c. 4 ); ma se altresì di avere un’altra missione da compiere su questa terra: la missione di redimere le anime per mezzo della preghiera e del sacrificio. 
E non è questa la missione più nobile che possa esercitare un’anima? Il mondo ha torto a credere che certi cambiamenti che molte volte si osservano negli individui, nelle famiglie, nei popoli; che certe mutazioni inaspettate siano opera dell’eloquenza, dell’arte usata con la squisita finezza per trionfare dei cuori e delle volontà; oh! No: spesso sono il frutto di preghiere segrete, di lacrime e di sacrifici ignorati
L’ufficio della Carmelitana è dunque di amare, di contemplare, di redimere con la preghiera e col sacrificio le anime. 
Ecco il genere di vita a cui Dio chiamava Anna Maria. 
Per questo Dio aveva fatto nascere in lei fin da piccolina quel desiderio grande della vita nascosta, quell’attrattiva della preghiera, che dovevano formare in questa Vergine, sebbene in corpo mortale, un Serafino dei più ardenti. 
La seconda locuzione della Santa Riformatrice le aveva riempito il cuore di pace e di sicurezza. Aspettava ora il momento in cui avrebbe rivelato il grande segreto del cuore ai genitori; ma il suo pensiero volava costante a quella << Casa di Angeli >> - come la chiamerà fra poco - dove avrebbe atteso con tutte le energie della sua anima verginale a quella vita di amore, di cui intravedeva già gli orizzonti luminosi e infiniti. Il candido giglio vagheggiava ora le beate convalli del Carmelo, che tra poco le si sarebbero schiusi dinnanzi! 

FONTE: 
Padre Stanislao di Santa Teresa, dell’Ordine Teresiano dei Carmelitani Scalzi. Un Angelo del Carmelo, Santa Teresa Margherita Redi del Sacro Cuore di Gesù. 1934. 


LAUS  DEO

Pax et Bonum


Francesco di Santa Maria di Gesù
Terziario Francescano

martedì 31 maggio 2016

TERESA MARGHERITA REDI DEL SACRO CUORE DI GESU' MONACA CARMELITANA SCALZA ( TERESIANA ) SANTA * 1747 + 1770 - PARTE QUARTA.




Teresa Margherita Redi 
del Sacro Cuore di Gesù 
Monaca Carmelitana Scalza 
 (Teresiana) 
Santa 
*1747 +1770 

Anna Maria cresceva intanto nella pietà e nelle scienze, e poteva dirsi il modello dell’educandato. In breve era divenuta così umile, che amava fuggir sempre qualunque singolarità e di non far cosa che in alcun modo la distinguesse dalle altre. L’umiltà era come la via che la conduceva alla santità. 
Per amore a questa virtù, e perché le altre la stimassero migliore di loro, anche col Confessore si tratteneva solamente il tempo necessario alla sacramentale confessione. Così, per questi riguardi e timori, ella non aveva aperto mai ancora intermente il suo cuore al alcun direttore di spirito. 
Dio solo ne conosceva il segreto. Ma dopo che ebbe fatta la prima Comunione, s’accorse che l’anima sua non aveva che un pensiero, che una parola, che un amore, che uno scopo in tutte le azioni: Gesù, lo Sposo Immacolato che le domandava tutti gli affetti e tutto il cuore. Come fare? Come seguire questo impulso divino, senza timore di errare, se ella mancava di una guida che la dirigesse per i sentieri meravigliosi a cui la chiamava il Signore? 
Da se stessa conobbe la necessità di comunicare il suo interno a qualche prudente e saggia persona, e specialmente d’interrogarla sopra alcune difficoltà che incontrava tra il volersi celare agli occhi altrui e il voler praticare con tutta perfezione le virtù in modo da piacere sempre più a Dio. << Combattuta così dall’umiltà e dall’amore - ci dice un suo biografo - non sapeva la buona giovinetta a qual partito appigliarsi per secondare l’amore senza pregiudizio dell’umiltà >> ( Mons. ALBERGOTTI ). 
Pensò un poco; e, ricordandosi delle buone e virtuose istruzioni ricevute dal Cavaliere suo padre, stabilì di tenere con lui un carteggio più frequente che potesse supplire alla mancanza del direttore spirituale. In tal modo, per una disposizione amorosa della Provvidenza che non ricordiamo aver letto in altra vita di Servi di Dio, la nostra Santa fino dai suoi primi passi nel cammino luminoso della virtù ebbe a maestro di perfezione lo stesso suo padre, ricevendo così il primo indirizzo della vita spirituale da colui dal quale riconosceva la vita temporale. 
A lui scriveva lettere << piene di sentimenti altissimi a Dio e di finissima perfezione cristiana >> : lettere che egli bruciava volta per volta per appagare gli umili desideri di lei. 
Quanto è mai buono e fedele Dio! Quali vie apre e di quali mezzi provvede quelle anime che lo cercano con semplicità cuore! Ma chi incomincia a condurre vita perfetta, è senza dubbio nella necessità di un padre spirituale. Anna Maria sentiva questa necessità. L’aprire il proprio cuore a suo padre le fu molto vantaggioso, è vero: ella stessa lo attestò quando disse che << ne aveva trovato tanto vantaggio ne suo spirito per i buoni effetti provati, che sempre, finchè visse, si credè obbligata al padre suo, più di quello che non fosse per la stessa vita temporale >>; ma ora che in quei giorni Iddio mandava a quel Monastero un pio e dotto confessore, certo Don Pietro Pellegrini, era tempo che le aprisse l’animo suo a questo esperto direttore di anime. 
Per consiglio dello stesso genitore, non indugiò a presentarsi a quel sacerdote, il quale rimase fortemente meravigliato di tanta innocenza. Esaminata alquanto la sua ordinaria condotta, trovò che era mirabilmente guidata da Dio ad una eminente perfezione. 
Pensò come avrebbe potuto aiutare quell’anima << tanto ben disposta - sono sue parole - a volare nella via di Dio >>. Finalmente risolve, con fine accortezza, di non distoglierla dalla pace del suo tanto amato nascondimento, non obbligandola a lunghe conferenze di spirito che avrebbero potuto essere facilmente notate; né di lasciarla senza qualche cultura, perché potesse fare maggiori e più veloci progressi nell’orazione mentale e nella pratica delle virtù. Quindi, valendosi solo del giro ordinario delle confessioni destinato a tutte le educande, le dava brevemente e senza la minima apparenza esteriori quei lumi che credeva opportuni, vedendo per esperienza che con lei bastavano pochissime parole per ottenere subito anche più di quello che bramasse. Le approvò quindi alcune maniere di mortificazione; e fra altre dopo molte istanze, le permise di fare qualche volta la disciplina. Non avendo questo strumento e non conoscendo il modo con cui la praticavano le religiose, parlando con la Madre Teresa Luisa Ridolfi, che tanto l’amava, fece cadere il discorso su tale argomento. E seppe far così bene, che non solo quella Madre le concesse di provare quello - come diceva la giovinetta - che facevano le Monache, ma le procurò un luogo appartato perché potesse compiere più liberamente quell’atto di mortificazione, senza che alcuno se ne accorgesse. 
Quale sete inestinguibile di umiliazione e di penitenza non scorgiamo già in questa anima amante! Quali sante industrie per lavare e purificare maggiormente il suo cuore! E a queste mortificazioni si univa l’oblio, il disprezzo, il sacrificio completo di tutto ciò che non fosse Gesù o per Gesù. 
Ella sentiva disgusto per ogni altra bellezza che non fosse il suo Dio, e fin d’allora << con quegli occhi che dovevano contemplare un giorno Cristo, sdegnò guardare qualsiasi altra cosa >>. ( S. HIERONIMUS DE S. JOANNE BAPT. ). 
Tali penitenze e mortificazioni era solita praticare in particolar modo nelle novene e nei tridui precedenti le feste della SS. Vergine, di cui era devotissima. 
Per Lei aveva una tenerezza particolare: era la sua cara Mamma Celeste, e l’amava con affetto filiale, lieta di presentarle continui ossequi, di darle qualche segno determinato d’amore. Erano per Gesù e per Lei tutte le sue mortificazioni; era in modo particolare per Lei, per imitarne gli esempi, che sacrificava anche i più piccoli desideri, benchè pii e santi, quando non fossero voluti dall’obbedienza. Ne parlava spesso; e passando davanti davanti a qualche immagine ( che se ne trovavano molte nel Monastero ) non poteva non dimostrare con qualche atto esterno la sua devozione, fermandosi quasi estatica, mirandola con tenerezza sfogando i suoi più accesi affetti verso la Regina degli Angeli. 
Nella sua cameretta, fin da piccola, teneva sempre una statuetta della Madonna: davanti a quell’immagine aveva passato molte ore della notte pregando la Vergine a renderla buona, virtuosa e santa. La Vergine benedetta non poteva lasciare senza ricompensa tanto amore, e, fin d’allora, le dette prove della sua predilezione materna. Una sera dei primi del 1673 la fanciulla scendeva le scale, tenendo nelle mani uno scaldino con ardenti carboni. Ad un tratto sdrucciola, sente mancarsi gli scalini sotto i piedi e, coscia del pericolo, invoca ad alta voce la Madonna. 
Prodigio! Si trovò, senza saper come, sana e salva in fondo alle scale davanti ad un’immagine quivi venerata. In memoria di così segnalata grazia fu appeso a quell’immagine un voto d’argento; e questo fatto restò tanto impresso nella memoria della giovinetta, che ne parlò spesso durante il breve corso della sua vita. 
Maria l’aveva dunque soccorsa, l’aveva salvata!  
Questo pensiero ricolmò di gioia la fanciulla, ed in cuor suo promise di voler ricopiare in se stessa la santità di sì buona Madre. Quanto doveva esser cara a Maria questa promessa! Quali rivi di grazie non avrà diffuso su questa anima privilegiata! E se Maria è la sola creatura che possa sul Cuore di Dio ciò che vuole ( cantava l’Alighieri: 
Amor ti prego, Regina, che puoi 
Cio che tu vuoli….. ) Paradiso, XXXIII, 34-35 
come si sarà impegnata presso Gesù, perché questo fiore venisse trapiantato nel suo diletto Carmelo! 
E già una voce arcana risuonava nel cuore della giovinetta: un desiderio vivo, chiaro, la invitava a fuggire il mondo tristo, cattivo, e a raccogliersi sicura all’ombra del Chiostro. 
Era questa la voce del Diletto? Era vera vocazione? E qual’era l’Ordine a cui Dio la chiamava? 

FONTE: 
Padre Stanislao di Santa Teresa, dell’Ordine Teresiano dei Carmelitani Scalzi. Un Angelo del Carmelo, Santa Teresa Margherita Redi del Sacro Cuore di Gesù. 1934. 


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Francesco di Santa Maria di Gesù
Terziario Francescano

martedì 24 maggio 2016

TERESA MARGHERITA REDI DEL SACRO CUORE DI GESU' - MONACA CARMELITANA SCALZA ( TERESIANA ) SANTA * 1747 + 1770 - PARTE TERZA.




Teresa Margherita Redi 
del Sacro Cuore di Gesù 
Monaca Carmelitana Scalza 
 (Teresiana) 
 Santa 
 *1747 +1770 

La prima Comunione segnò per Anna Maria un secondo passo per Gesù. Questo giorno l’aveva bramato con ardore fino dai suoi teneri anni. I soavi effluvi dell’Ostia di amore l’avevano spesse volte commossa, l’avevano rapita; ma ora che il suo desiderio stava per realizzarsi, non poteva frenare la sua commozione e sentiva che il suo cuore era ripieno di una tenerezza infinita. 
Le era stato insegnato che nel Sacro Tabernacolo palpita non solo l’amore, ma il cuore stesso dell’amore; quel cuore che è il Santuario della divina carità; quel cuore che ama tanto gli uomini e che spasima il desiderio di essere conosciuto e riamato nel Sacramento dell’amor suo. Questo cuore l’attraeva con le sue fragranze ed ella se ne innamorò prima ancora di ben conoscerlo e di provarne i mirabili effetti. Un amore ardente verso il Divin Sacramento divenne, anzi, la gloria sua e il suo programma, accendendosi fin d’allora nella sua anima brame sempre nuove di virtù, desideri grandi di santità, aneliti d’amore purissimo. 
Per prepararsi a ricevere la prima volta Gesù avrebbe voluto passare molte ore del giorno davanti al Santo Tabernacolo; ma come ottenere il permesso? 
Altri doveri l’attendevano; quindi, non potendo il giorno, consacrò all’orazione alcune ore della notte. Ed era contenta di poter offrire questo suo sacrificio al Signore, persuasa che ciò resterebbe palese soltanto a Gesù e a lei; ma s’ingannò. 
La curiosità delle compagne, che già s’immaginavano qualche cosa, crebbe tant’oltre che riuscirono ben presto a scoprire il segreto, ed ecco come. La sua sorellina Eleonora, data la sua tenera età, era stata posta a dormire nella camera medesima della Serva di Dio. Di questa creaturina si servirono le compagne per venire a conoscenza di quanto sospettavano. Seppero far così bene, che quella semplicetta narrò che Anna Maria passava alcune ore della notte in orazione. Ciò fu come una freccia al cuore della nostra Santa; se ne rammaricò fortemente con la sorella, la sgridò, pianse; ma il segreto era ormai svelato. 
Giunse finalmente il gran giorno, e fu come balsamo al suo dolore. Esaminò nuovamente la sua vita così pura ed innocente e, sembrandole vedervi qualche macchia, volle detergerla con una confessione generale. Il suo cuore era dunque pronto per ricevere l’Ospite Divino; la preparazione era stata lunga, come lunga fu quella dell’angelico Luigi, di cui aveva voluto seguire l’esempio. La notte che precedette il gran giorno Anna Maria non potè dormire; l’alba la trovò alzata in orazione. Ma quanto fu commovente la scena di quella mattina quando, inginocchiata davanti alle maestre, chiese perdono delle tante colpe che diceva di aver commesso! Poi, vestita di un abito candido, avvolta in bianco velo, si appressò all’altare. E quando il sacerdote scese i gradini e le presentò la candida Ostia, la fissò con uno sguardo di indicibile felicità, e nei suoi occhi brillarono le lacrime. 
Era la mattina dell’Assunzione della Vergine dell’anno 1757. 
Come esprimere le soavi dolcezze del suo cuore? In quel momento sentì che possedeva l’Infinito, che tutte le sue brame erano appagate; si sentì grande, sublime, perché stringeva al suo cuore Dio. Allora le parve che la fragranza dei fiori, che fin da bambina aveva attratto il suo cuore, non avesse che una impercettibile somiglianza col profumo di cui imbalsamava la sua anima questo Fiore divino. Tutte le armonie della terra non avrebbero potuto darle un’idea della melodia soave di quella voce che ora le ripeteva al cuore, come un dì a Santa Margherita Maria Alacoque: 
<< Io sono la tua vita, tu non vivrai più che in me e per me >>. 
In uno slancio, in un trasporto di purissimo amore, pensò allora che cosa avrebbe potuto trovare di meglio per offrirlo a Gesù. Trovò che questo non poteva essere che il suo cuore, la sua volontà, tutta se stessa: e, senza esitare, si donò interamente a Lui. Questo fu il suo trionfo sul Cuore di Gesù: Dio la << accolse e gradì come l’ostia d’olocausto >> ( Sap., III, 6 ). 
Da quel momento il Divino Amante avrebbe lavorato l’anima di Anna Maria: l’avrebbe formata più dolce, più umile, più semplice, più pura, perché potesse essere un giorno uno dei più leggiadri fiori del Carmelo Riformato. 
La gioia era dunque piena, completa: per tutto quel giorno sul suo volto di angelo apparve come il riflesso di una luce che lasciava chiaramente conoscere quale fosse stata l’intensità del fuoco, che durante la Comunione aveva acceso il suo cuore. Così trascorse quel giorno solenne, memorabile; giorno foriero di altri più lieti, nei quali il Cuore di Cristo avrebbe fatto sbocciare in quell’anima eletta fiori ridenti e fragranti di ogni virtù. 
La soavità e la dolcezza di quel giorno, i favori che ne riportò, lasciarono un’orma profonda nel cuore di Anna Maria. L’amore e la riconoscenza crebbero del pari con la grazia divina. Ogni volta che dipoi si accostò alla Santa Comunione, lo fece sempre con la stessa preparazione, con crescente fervore. 
<< Penetrata profondamente della santità del grande Mistero - si legge nelle memorie d’allora - portava ogni volta alla Sacra Mensa le medesime disposizioni e il medesimo cuore. Il frutto che ne raccolse fu una cautela sempre più vigilante nel fuggire l’ombra stessa di ciò che potesse dispiacere a suo Dio, una sollecitudine sempre più operosa nel cercare fedelmente in ogni azione il maggiore piacimento di Lui >>. 
Ma quali non furono le sue apprensioni, i timori di quel vergine cuore, quando riflettè che portava il tesoro delle sue virtù in vaso di creta fragile, e che avrebbe potuto, anche con la più piccola colpa, dispiacere a Gesù? 
Una volta concepì tale timore di esser caduta in un peccato veniale, da piangere una notte intera, e ne ritrovò la pace se non quando, rassicurata dal Ministro di Dio non essere la sua che una vana apprensione, udì dirsi: << Vai in pace, bambina mia; l’assoluzione non è necessaria; non ci pensar più >>. 
Da una tal vita al Chiostro è breve il passo. Mancava solo la voce del diletto che la chiamasse: questa voce non si farà molto attendere. 

FONTE: Padre Stanislao di Santa Teresa, dell’Ordine Teresiano dei Carmelitani Scalzi. Un Angelo del Carmelo, Santa Teresa Margherita Redi del Sacro Cuore di Gesù. 1934. 


LAUS  DEO

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giovedì 19 maggio 2016

TERESA MARGHERITA REDI DEL SACRO CUORE DI GESU' - MONACA CARMELITANA SCALZA ( TERESIANA ) SANTA * 1747 + 1770 - PARTE SECONDA.




Teresa Margherita Redi 
del Sacro Cuore di Gesù 
Monaca Carmelitana Scalza 
(Teresiana) 
Santa 
*1747 +1770 


Come fiore su di un’amena pendice, Anna Maria cresceva tra le pareti domestiche, obbediente alle giornaliere lezioni di timore di Dio, che le prodigava la buona madre. L’amore di Dio, che così grandemente sperimentava in se stessa era come ardore interno destinato a favorire una fioritura più lussureggiante di virtù. La madre godeva e ringraziava Dio di averle dato una figlia tanto cara e tanto obbediente; e, prima che alito profano venisse ad annebbiare quel candido cuore, prima che ogni altra rugiada all’infuori della sua parola lo irrorasse, con accenti inesprimibili le veniva ripetendo che il primo e miglior modo di piacere al Signore è l’obbedienza, l’onore e il rispetto ai genitori. Questi insegnamenti materni operavano meravigliosamente sopra quel cuore tanto proclive al bene, assimilativo di tutto ciò che veniva da Dio. 
Narra la stessa sua madre che molte volte se la vedeva comparire davanti camminando in ginocchio, tutta gioviale e ridente; ed in tale posizione le esponeva i suoi desideri. << Perché - le diceva allora - non cammini coi piedi e vieni in ginocchio? >>. Ed ella, usando grande disinvoltura per nascondere quell’atto di rispetto e di venerazione verso di lei, tutta lieta rispondeva: << Perché così mi diverto e mi fa bene! >>. 
Suo fratello Francesco Saverio ce la descrive, a quell’età, dedita alla preghera e intenta al lavoro. << Attesa la mia piccola età - così egli - mi ero un giorno arrampicato agli scalini della porta per vedere i miei fratellini che facevano il chiasso. Anna Maria faceva la calza con gli occhi bassi, e, come capisco adesso, in orazione. Essa era così assorta in Dio, che non dette segno di vedermi; ma io mi soffermai a guardarla e, vedutala in quell’atteggiamento, dissi fra me: - quanto è buona e come assomiglia ad una madonnina! - >>. 
Non era difficile, a chi l’avesse osservata, scorgere nei suoi modi di fare come un riflesso dell’efficacia esercitata sopra di lei della madre, così intensamente rianimata e profondamente venerata. Queste benefiche << influenze >> avevano arricchito il tesoro morale di quell’anima, che già sentiva un certo qual desiderio di donarsi a Dio tutta e per sempre. 
La sua fanciullezza fu come un’alba limpidissima raggiante d’incantevoli splendori. L’anima sua era come una terra feconda di fiori, i quali al primo bacio del sole aprono le loro corolle olezzanti: dal suo cuore si alzava uno stuolo di desideri santi, simili a’ gemiti della colomba, che << nei forami delle pietre saluta la stagione d’amore >> ( Cantica, II, 12 ). Essa aveva per il << dolce incantatore delle anime >> ( TERTULLIANO ) amore e cantici: sembrava che, riversandosi nel cuore di lei, la poesia dei fiori, dei campi e delle acque, innalzasse al suo Dio in cantico melodioso. Era tempo dunque che quell’angelo tutto ardente 
…… di quel caldo 
che fa nascere i fiori e i frutti santi, ( DANTE, Paradiso, Canto XII.) 
venisse affidato ad una cristiana e squisita educazione, perché si fornisse di un corredo di belle doti e di utili cognizioni a compimento di ciò che aveva appreso sulle ginocchia  materne. 
Ed i buoni genitori, benchè al pensiero di doversi separare dalla loro bambina, provassero una stretta al cuore, stabilirono di porla nel monastero delle Benedettine di Santa Apollonia in Firenze, dove si educavano le giovinette di nobili condizioni. Giunta a Firenze e condotta dal padre a Prato a far visita al fratellino Gregorio, che si trovava in educazione nel Collegio Cicognini, dette prova di una saviezza superiore alla sua età; con delicato sentimento di riverenza verso il genitore, narrò al fratello come il padre avesse smesso anche l’uso della carrozza per dare ai figli migliore educazione. Dipoi, il 23 Novembre 1756, entrò nell’educandato di Santa Apollonia, e il 9 Febbraio dell’anno seguente vi riceveva il Sacramento della Cresima da Mons. Francesco Gaetano Incontri, Arcivescovo di quella città. 
Sentì assai la nostra fanciulla il distacco della famiglia: ma lieta di trovarsi nella casa del Signore, si applicò tutta ai suoi nuovi doveri. Intanto che ella apriva la mente alle più elette cognizioni delle lettere e delle scienze umane, il cuore le si schiudeva alle soavi dolcezze di quella religione che getta nelle anime amanti il seme della santità e della beatitudine. 
Del più tenero amore di Dio erano i suoi discorsi, d’amore i suoi sospiri; tutte le sue azioni spiravano il divino amore: era veramente l’Angelo del Monastero di Santa Apollonia, esempio luminoso alle compagne, oggetto di compiacenza alle maestre, cara a Dio e agli uomini. << Alla maestra - così un suo biografo ( Mons. Albergotti ) - era obbediente come ai propri genitori; mai ne trascurò un comando, sebbene molte volte ciò le costasse il sacrificio più tenero che potesse fare di alcuni suoi spirituali esercizi >>. 
Era così affabile e condiscendente con le compagne, che tutte cercavano la sua compagnia; e per questo molte, edificate dai suoi esempi, bramavano conferire con lei delle cose dello spirito, passando molte volte la ricreazione in santi e devoti discorsi. Modesta, tranquilla, allegra, non perdeva mai di vista l’Ospite divino sotto il cui tetto viveva, e usciva talora con le compagne in quest’espressioni: 
<< Mentre noi ci divertiamo, Gesù pensa a noi! >>. 
Essendo stata posta in educazione nello stesso Monastero sua sorella più piccola, di nome Eleonora, quelle religiose, scorgendo la savia e prudente condotta della Serva di Dio, affidarono alle sue cure non solo la sorellina, ma anche le altre piccole educande. Insegnava loro i lavori, le istruiva nelle meditazioni, nell’esame di coscienza, e soprattutto nella preparazione al Sacramento della Penitenza. Alle più diligenti e devote prometteva sempre qualche dono; al bisogno le riprendeva con modi dolci, e con somma amorevolezza insegnava loro quelle preghiere che aveva apprese nella casa paterna. In breve tempo si guadagnò quei piccoli cuori; tutti l’amavano teneramente, con somma contentezza delle religiose, le quali vedevano il profitto che le bambine ricavavano dai buoni esempi della Serva di Dio. 
Era così amante della pratica delle virtù, che fin d’allora cominciò ad assegnarsi ogni giorno l’esercizio di una di esse in particolare, secondo la festa del Santo che correva. P. e: << Oggi in onore di Santa Scolastica, mortificherò tutti i miei sentimenti e specialmente la lingua >>. 
La sua vita di educanda non fu che un continuo intreccio di preghiera e di studio. Preghiera e studio: ecco le sue parole che esprimono quanto di più grande può in sé avere un’anima bennata ed alle quali, secondo i consigli dei genitori e delle maestre, ella doveva ispirarsi. 
Lo studio era il suo punto d’appoggio, l’amore di Dio e la preghiera erano le ali che, come aquila, dovevano innalzarla ad una conoscenza più aperta delle pure e radianti bellezze della religione. Studiosa e buona, non mirava che all’esatto adempimento d’ogni dovere, mezzo sicuro per spingersi sublime nelle vie della perfezione cristiana. Che meraviglia dunque se ella vi si incamminava a passi da gigante? 
Tanta virtù in una bambina di dieci anni senza dubbio recherebbe stupore, se lo Spirito Santo non ci avesse insegnato che la maturità degli anni non si misura dal numero dei giorni vissuti, bensì dai sentimenti ai quali l’uomo informa il suo vivere. ( Sap., IV, 8-9 ). 

FONTE: Padre Stanislao di Santa Teresa, dell’Ordine Teresiano dei Carmelitani Scalzi. Un Angelo del Carmelo, Santa Teresa Margherita Redi del Sacro Cuore di Gesù. 1934. 


LAUS  DEO

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Terziario Francescano

sabato 14 maggio 2016

TERESA MARGHERITA REDI DEL SACRO CUORE DI GESU' - MONACA CARMELITANA SCALZA ( TERESIANA ) SANTA * 1747 + 1770 - PARTE PRIMA.



Teresa Margherita Redi 
del Sacro Cuore di Gesù 
 Monaca Carmelitana Scalza 
(Teresiana) 
 Santa 
*1747 +1770 

Nel pomeriggio di un giorno d’estate del 1752; nel giardino domestico di villa Redi presso Arezzo si ricreava una graziosa fanciullina, cogliendo dalle aiuole alcuni fiori che, lieta, correva poi a deporre sul sedile di pietra dove si trovava la mamma, ricevendone in cambio una carezza o un dolce sorriso. Le fattezze soavi, e leggiadre della madre, che, con un lungo sguardo d’amore, stava osservandola in ogni suo piccolo movimento, rivivevano in quelle della fanciullina, la quale, per la sua bellezza e più per il candore dell’anima innocente, che la traluceva dal viso, si sarebbe detta uno di quegli angioletti vagheggiati dall’Angelico nelle sue visioni di artista e di mistico. 
Come era graziosa quella creaturina quando, colti uno o due fiorellini, unendogli agli altri che teneva in mano, si sforzava aggiustarli a guisa di mazzolino! Con dolce sorriso li guardava e se compiaceva, perché avevano come un fascino potente sul suo tenero cuore, che già inneggiava con purissimo amore a quel Dio, cui tanto è caro il candore della semplicità e dell’innocenza. 
Dopo che le parve averne colti abbastanza, corse tutta raggiante di gioia alla madre, perché formasse di quei piccoli gruppi un unico mazzo; poi, gettatasi nelle sue braccia, le accarezzò con le tenere manine le guance, e, guardandola fissa negli occhi con un sorriso d’innocenza e di dolcezza, ad un tratto esclamò: - Bastano per oggi non è vero, mammina cara, questi fiori per Gesù? Dimmi dunque: di chi è Dio? Ho udito che è grande; e quale è la sua grandezza? E se vogliamo volergli bene sopra tutte le cose, io, così piccina, che cosa dovrò fargli per piacergli?
E la madre, commossa da queste innocenti domande della sua bambina, soddisfece, come già altre volte, ai desideri di lei, parlandone, in modo facile al suo intendimento, di Dio, della sua grandezza, dell’amore dimostrato all’uomo nella creazione; narrandole, poi come avesse voluto abitare con gli uomini al solo fine di essere riamato; ed infine concluse che Gesù, più dei fiori, ama i cuori amanti, quei cuori che non aspirano ad altro che alla virtù e alla santità. 
Ed oh come allora sussultò nel suo piccolo petto quel cuore già così grande! Il desiderio di farsi santa per piacere a Gesù fu il proposito che concepì nella sua mente. Un bacio in fronte alla madre fu il ringraziamento di quella istruzione, e come il suggello del patto, che faceva con se stessa, di essere ciò sempre più buona e virtuosa, per piacere a Gesù. 
Il Cav. Ignazio Redi, aretino, e la Signora Camilla Ballati sua consorte d’illustre famiglia senese, erano i proprietari di quella villa, le cui memorie di fatti e di persone registrate nella storia, ne avevano rese venerato ed illustre il casato. Famiglia nobilissima e nello stesso tempo timorata di Dio, aleggiava in essa sovrano quello spirito di cristiana pietà che oggi purtroppo in tante famiglie viene rimpianto come lontana memoria di un’età più felice. 
Iddio li aveva regalati di quell’angelo di bambina che abbiamo veduto scherzare nel giardino domestico e che, al nostro sguardo, ha lasciato trasparire un raggio di quella santità che l’avrebbe resa una delle gemme più fulgide e preziose della sua patria. 
Aveva cominciato a gustare le prime aure della vita il 15 Luglio 1747, vigilia della festa di Maria SS. del Carmine; e, nel giorno dedicato alla Vergine, l’angioletto sorgeva immacolato dalle acque battesimali col nome di Anna Maria. Suo padre ci lasciò questa memoria: << Le feci amministrare il SS. Sacramento del battesimo il 16 Luglio 1747 nella Chiesa Cattedrale di San Pietro di Arezzo, e le fu amministrato dal Sig. Canonico Giovanni Battista mio fratello, e fu compare la chiara memoria dell’Eminentissimo Sig. Cardinale Enrico Enriquez, allora Legato di Ravenna, e per esso fu alzata al Sacro Fonte da Monsignore e Balì Gregorio Redi, mio Padre >>. 
Oltre ad Anna Maria, che fu la secondogenita, i signori Redi ebbero altri dodici figli: cinque dei quali fra maschi e femmine - come si rileva anche da una lettera del cavaliere Ignazio datata da Arezzo il 10 Aprile 1770 - volarono in cielo in tenera età. 
Anna Maria fu la più privilegiata e benedetta; si può dire che fin dalle fasce una luce amorosa se le posasse sulla fronte, e ne rendesse bella la mente, bellissimo il cuore. Innamorata dalle bellezze celesti sin dall’infanzia, lasciava trasparire dal suo sembiante la luce di uno spirito sincero e docile; lo spirito proprio dell’innocenza e tanto caro a Dio. Aveva cinque anni, quando l’abbiamo veduta intenta a raccogliere i fiorellini dal giardino domestico; e se in quella graziosa bambina ci parve ravvisare un angelo, e perché il Cuore di Gesù aveva lasciato piovere sopra quella piccola anima un primo suo raggio. Sembrò che ella comprendesse il segreto della missione a cui Dio la chiamava: cioè che Dio è Amore, come ha scritto San Giovanni, e che quindi, per piacere a Dio, tutte le sue opere avrebbero dovute essere fin d’allora opere d’amore. 
Che veramente amasse Dio, l’ha dimostrato quel desiderio grande che ella aveva di sapere << che Egli fosse, quale fosse la sua grandezza, che cosa si potesse fare per piacergli >>. Lo confermò più tardi ella stessa quando, parlando della sua tenera età, potè dire: << Lo sa ben Gesù che io, fin da piccolina, non ho mai voluto altro che piacere a Lui e farmi santa >>. 
Infatti s’incamminava alla santità, cominciando fino dai suoi teneri anni ad accoppiare alle doti del suo animo quelle virtù che devono gradatamente formare l’uomo perfetto, il santo. 
Delicatezza di coscienza, amore al ritiro, al raccoglimento, alla preghiera; rispetto ai genitori, umiltà con tutti, assennatezza superiore all’età, ecco quanto preludeva all’adolescenza della nostra fanciullina. 
Più tardi interrogata dal Padre Ildefonso di San Luigi Gonzaga, religioso carmelitano scalzo, se avesse cominciato fin da piccola a rendere qualche ossequio del cuore a Dio, persuasa che ogni uomo, appena venuto alla conoscenza di questo Sommo Bene, debba seguire necessariamente i dolci affetti d’amore verso di Lui, rispose ingenuamente: << Lo fanno tutti! >>. Quasi volesse dire: E come non avrei dovuto amare anch’io il Signore, se tutti lo amano? 
<< Detta frase - così il medesimo - era quella colla quale mi rispondeva in altre cose, benchè eccellentissime, che non credeva essere in lei singolari, ma conformi al tenore o uso universale dei cristiani; e venne anche in chiaro che questa sua prima innocenza conversione di amorosa volontà al bene incommutabile era seguita d’intorno al quinto anno della sua età, e rilevai con ugual chiarezza da tutta la serie e confessione della sua vita, che non aveva ammesso mai altro affetto nel suo cuore fuori di quello di Dio o per Iddio, ed aveva anzi posto tutto il suo studio per imparare sempre più a conoscerlo ed amarlo, come a misura dell’età venne sempre più conoscendolo ed amandolo, onde era giunto fino a quel segno di carità pura, illuminata ed ardente che ho altrove descritto. Compresi altresì che, ricevuta sì presto questa bella fiamma di amore nel di lei animo innocente, fu quella che le fe’ concepire, prima anche di conoscerlo, un odio mortale non solamente ad ogni sorta di peccato o di difetto che quella potesse estinguere o illanguidire, ma ancora a tutto ciò che eziandio remotamente potesse indurre a colpa o difetto, e perciò ritrovai nelle sue confessioni, anche generali, la sua bell’anima immacolata nella stola dell’innocenza battesimale e tanto aliena da vera colpa pienamente avvertita, che difficilmente era capace appena di assoluzione sacramentale >>. 
Quale meraviglia dunque se, narrandole alcuno le azioni dei Santo, le pene egli stenti dei Martiri, oppure qualche tratto della Passione di Gesù, la fanciullina ne piangeva teneramente? I suoi vergini affetti, le sue speranze, avevano trovato il loro riposo nel Signore. Dio era l’unica sua letizia; ne parlava spesso; come Santa Maria Maddalena de’ Pazzi, anche il muto linguaggio dei fiori e delle altre creature la invitava ad ammirare la grandezza di Dio, la sua bontà, ad esclamare anche essa: << Quanto siete buono, Gesù! >>. E questa facilità di passare dalle cose create all’amore del Creatore, fu cosa abituale in lei. Anche dopo che fu religiosa, le erbe, i fiori, le piante, perfino gl’insetti stessi attraevano quel cuore e l’accedevano del divino amore. << Oh quanto queste innocenti creature - diceva un giorno al suo Confessore - m’insegnano ad amare e corrispondere all’amore del mio Dio! >>. E insieme coi fiori, offriva a Gesù il suo cuore, e Lo pregava a benedire insieme col babbo e la mamma , lei piccina, ripetendo con dolce affetto le preghiere apprese sulle ginocchia materne. 
La Signora Sisti, sua zia - in una lettera scritta dopo la morte della nipote al Cav. Ignazio per consolarlo - fa quest’elogio dell’infanzia di lei: << Voi avete un assai motivo di consolarvi, mentre la detta figlia fin da bambinella, e da me molto osservata nell’anno 1753 per lo spazio di nove mesi, scorsi avere un pensare ed operare non proprio di quell’età se stata non vi fosse la mano superiore. io saziar non mi potevo di rimirarla e posso dirvi con verità che sentivo nel mio interno consolazione inesplicabile. Osservai ancora in certe congiunture stavasi come una che facesse offerte al Signore e meditasse tenendo gli occhi fissi al cielo con una compostezza, serietà e gioialità che m’ispirava meraviglia e mi rapiva. Questo è quanto posso dirvi colla più scrupolosa verità, quantunque più volte abbia ciò riferito colla viva voce >>. 
In casa Redi si pregava ogni sera in comune: questo Angelo s’inginocchiava con la mamma; e, le manine congiunte, lo sguardo rivolto all’immagine della Madonna pregava questa dolce Madre a vegliare sopra di lei, imparando così a schiudere il suo tenero cuore alle sante ispirazione del Cielo. 
Quale e quanta efficacia possiede la preghiera di una mamma fatta per i figli ed insieme con loro! Oh se tutte le madri facessero inginocchiare ogni sera i loro figlioletti davanti a quel Dio che tante predilige i fanciulli! Quante lacrime si risparmierebbero e quanta pace regnerebbe nelle famiglie! D’altra parte se la nostra bambina cresceva sì buona e virtuosa, dando alla famiglia le più brillanti e dolci speranze, i genitori di lei non mancavano di darle l’esempio di quelle virtù, che dovevano infondere nel suo tenero cuore un sentimento sì vivo d’amore e di rispetto filiale. 
All’età di sette anni, cioè nel 1754, potè accostarsi ala Sacramento della Penitenza. Con quali sentimenti faceva le sue confessioni! Quale orrore concepiva anche delle più piccole colpe! Il solo nome di peccato, una sola parola che potesse in qualche modo racchiudere la menoma offesa del Signore, bastava per farla arrossire; e, considerando quanto siano miseri coloro che non amano un sì gran Bene, ne gemeva amaramente e piangendo esclamava: << Guardate, che cosa fanno mai le creature! >>. 
I suoi Confessori, oltre il sopra citato i quali poi concordamente affermarono che ella conservò sempre una << purità angelica e l’innocenza battesimale >>, restavano meravigliati e commossi di tanto amore di Dio e di tanta innocenza; ma, più di tutti, rimase commosso ed ammirato il Cavaliere suo padre un giorno che, avendo ella nove anni compiti, e tornandosene della vicina Chiesa dei PP: Cappuccini, dove insieme andavano spesso a confessarsi, ella gli parlò di questo Sacramento con parole sì infuocate, che rivelavano l’ardente fiamma di cui era acceso il suo cuore. Era questo come il preludio di ciò che poi sarebbe avvenuto in Monastero, dove all’udire un giorno da una consorella il racconto di un certo reo misfatto , tutta accesa nel volto: << Possibile - esclamò - che il nostro buon Dio sia offeso! >>. 
E, così dicendo, immersa con lo spirito nelle sovrumane bellezze della purità verginale, cadde al suolo svenuta; dando a conoscere con quale trasporto elle seguisse lo Sposo Immacolato, che le avrebbe poi coronato la fronte dell’aureola luminosa preparata alle anime vergini. 
Tali furono i primi palpiti di quel tenero cuore che, simile al sole in una splendida mattina di primavera, sorgeva limpido per versare torrenti di luce nel folgorante meriggio. 

FONTE: Padre Stanislao di Santa Teresa, dell’Ordine Teresiano dei Carmelitani Scalzi. Un Angelo del Carmelo, Santa Teresa Margherita Redi del Sacro Cuore di Gesù. 1934. 


LAUS  DEO

Pax et Bonum


Francesco di Santa Maria di Gesù
Terziario Francescano