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venerdì 26 settembre 2014

IL SACRO CUORE DI GESU' A ROSOLINI - PARTE QUINDICESIMA .




SUOR MARIA ELENA ANELI 
UNA VITA PER 
IL 
 SACRO CUORE DI GESU’ 
PARTE SECONDA 


Suor Elena ha vissuto quasi tutta la vicenda storica del Santuario del Sacro Cuore di Gesù, nel totale abbandono “ a Lui che tutto sa, vede e provvede….. ”. 
Certamente è stata una delle pietre portanti, molto preziosa, scelta dal Buon Dio, per la diffusione del Culto del Sacro Cuore di Gesù, Verbo Incarnato. 
Riandando al Vangelo delle Beatitudini, splende luminosa la costatazione che induce ad affermare, che Suor Elena è stata maternamente feconda e diffusiva in Monastero e fuori. 
E’ stata mansueta, operatrice di pace, ha seminato giustizia, ha accolto con spirito di fede e di consacrata le maldicenze, le mormorazioni, le calunnie, le persecuzioni, pur con i suoi limiti naturali, corroborati dalla Grazia. Proprio per questo è stata provata dalle immense sofferenze della Croce del Cuore di Cristo Redentore. 
Suor Elena è stata trafitta nel corpo e nello spirito! Il Signore ha permesso che fosse sottoposta a dodici interventi chirurgici e fosse visitata da diverse malattie, specialmente quelle polmonari, che sono state gravissime. Ne tralascio l’elenco. 
Viveva il tutto con lo spirito oblativo ed offertoriale, senza alcun cenno di ripulsa, di rifiuto, d’impazienza: “ nella semplicità del cuore ” , per la conversione dei peccatori, in riparazione al Sacro Cuore, per i Sacerdoti. Il suo era l’atteggiamento naturale “ dell’Agnello Biblico ” , in abbandono totale alla Volontà del Padre Celeste. 

* * * 

E le imperfezioni della sua vita di Consacrata? e le sue debolezze, quelle note soltanto a Dio? ed il senso della casa, dell’economia e del risparmio, che sentiva fortemente e lo inculcava, a volte associato a un pò d’impazienza? e “ l’olio del Sacro Cuore ”, preso dalla lampada ardente dell’Altare del Sacro Cuore, pia tradizione iniziata da Madre Carmela da laica, per una situazione d’emergenza di vicina di casa, accompagnata dalla preghiera al Sacro Cuore? 
Con le considerazioni, con i fatti e con i pensieri qui espressi, frutto di tanti incontri avuti con Suor Elena fin da piccolo e specialmente da Sacerdote, ho desiderato soltanto tratteggiare, con affetto riconoscente e con la totale attenzione alla realtà, il suo itinerario terreno, riflesso del Vangelo delle Beatitudini. 
Quest’ultima pagina sarebbe incompleta e peccherebbe di omissione inspiegabile, se non facessi riferimento all’indescrivibile sofferenza interiore che l’affliggeva, quando mi parlava, con tono depresso e quasi lacrimante, di certe contestazioni passati e presenti contro il Santuario e contro il Sacro Cuore di Gesù. 
Allora Suor Elena, prendeva atto dell’azione dello “ spirito del maligno ” e quindi il suo volto tornava sereno e sorridente, poiché sapeva bene che il Sacro Cuore “ è segno di contraddizione ” , e mi diceva: “ coraggio, preghiamo, il Sacro Cuore sa tutto e sa quello che deve fare, poiché Egli è misericordia, giustizia e perdono ”. 

 * * * 

 Con questi appunti inediti, non ho mai pensato di affermare che Suor Elena abbia fatto miracoli, o che abbia avuto visioni, apparizioni, o alcunché di straordinario nella sua vita: ho notato sopra alcune debolezze; emerge però, in tutta la sua ricchezza, la presenza “ dell’Obbedienza della Fede ” ( San Paolo ), da lei Testimoniata con semplicità di spirito. 
Anche quando negli anni settanta fu vietato alle Suore di venire incontro alle richieste dell’Olio del Sacro Cuore, Suor Elena, che allora teneva i contatti con i Pellegrini per gli oggetti sacri, e che era depositaria di detto olio, pose subito fine, con tutta la Comunità, alla pia tradizione, con filiale, devota, religiosa ubbidienza; le piccole ampolle di plastica, che lo contenevano, avevano fatto ingresso nel Monastero proprio negli anni settanta, tramite un rappresentante di oggetti religiosi: ebbero proprio pochi anni di vita, prima del divieto. 

 * * * 

Ed ora, volgendo lo sguardo all’approssimarsi della fine della sua Giornata Terrena, ricordo che Suor Elena la sentiva vicino. 
Nel 1999 le crisi circolatorie, quelle respiratorie, che erano le più gravi, quelle cardiache ed i postumi dei diversi interventi di chirurgia, cominciarono a diminuire in maniera preoccupante le insignificanti difese immunitarie del suo fisico tanto provato. Quante volte, presa da un pallore cadaverico e da un respiro ansimante, mi diceva: “ Padre Saletti specciu mio, sugnu stanca, sugnu stanca ” ! Dopo qualche minuto di silenzio, associato da parte mia al richiamo del conforto, che aveva donato a tanti ed al ricordo di Madre Serafina, ritornava serena. 
Fu proprio quasi all’inizio di quell’anno che una mattina, mentre facevo colazione, Suor Elena, dopo essersi intrattenuta con Gesù nel Santuario, mi viene incontro barcollante, ma sorridente; si siede nel parlatorio dove io stavo e mi partecipa la gioia delle anime che hanno servito Dio e la Chiesa con umile generosità: “ Padre Saletti, ormai sono libera, sono pronta per partire; ho consegnato tutto alla Madre: le chiavi le offerte dei devoti ”. Attendo ora che si realizzi al più presto, confidando nel Sacro Cuore, ciò che Madre Serafina mi disse prima di morire, poiché La supplicavo di portarmi con Lei: “ Tu ancora dovrai rimanere, poi sarà il Sacro Cuore a prenderTi, e Ti addormenterai fra le sue braccia senza che Tu te ne accorga, come quando un petalo vellutato si stacca dal suo braccio senza preavviso ” . 
Riprenderò dopo, brevemente, quanto sopra descritto.  


TESTO TRATTO: SUOR MARIA ELENA Una Vita per il Sacro Cuore di Gesù 2002 Monastero della Visitazione Santa Maria Santuario del Sacro Cuore di Gesù ROSOLINI ( SR ) Dott. Sac. Giuseppe Saletti 


LAUS  DEO

Pax et Bonum


Francesco di Santa Maria di Gesù
Terziario Francescano

sabato 20 settembre 2014

IL SACRO CUORE DI GESU' A ROSOLINI - PARTE QUARTODICESIMA .



SUOR MARIA ELENA ANELI 
UNA VITA PER 
IL 
SACRO CUORE DI GESU’ 
PARTE PRIMA 

PREFAZIONE 
Analizzando il comportamento dei bambini, dei fanciulli, emerge un principio di sana Pedagogia che dice: “ i fanciulli nel decorso della loro età non ragionano, ma memorizzano ” . E’ una realtà che può essere colta con immediata, particolarmente dai genitori, dagli educatori, dagli adulti. E’ l’età in cui si vive con “ il fantasma ” , cioè con l’immagine, che appartiene alla vita sensitiva dell’uomo. 
L’ispirazione a mettere per iscritto questo breve lavoro sulla vita di Suor Elena, è scaturita dal fascino che ha esercitato in me, fin da piccolo, la sua presenza attenta, affettuosa, semplice, umile, e di tanta preghiera, zampillante di amore sincero al Cuore di Gesù, Verbo Incarnato, presente nell’Eucaristia. 
Marta e Maria di Betania, Le ha saputo coniugare e testimoniare nella sua vita di Consacrata, con la donazione operosa del servizio silenzioso, mite e generoso, verso le Consorelle del Monastero, verso i Pellegrini, verso quanti Le tendevano la mano per conforto, per confidenze, per consigli, per implorare preghiere. 
Ha avuto il Cuore Materno di Madre Carmela, l’Animo Orante di Suor Serafina, unità a loro nell’annunzio che il Cuore di Gesù tutto sa, tutto può, tutto vede e provvede. Portinaia fedele del Santuario e del Monastero per decenni, incontrandola ti colpiva subito per il sorriso sereno del suo volto, esprimente l’intimo atteggiamento dell’accoglienza e della donazione, “ senza acceptio personarum ” . 
Cara Suor Elena, è con tanta gratitudine che Ti ricordo, e Ti voglio bene, come da piccolo, ponendo ancora il mio Sacerdozio nel Cuore di Gesù, oasi di preghiera contemplativa ed offertoriale, Dio con noi, Pane di Vita Eterna. 
Rosolini, 13 febbraio 2002 

Dot. Sac. Giuseppe Saletti

Una Vita per il Sacro Cuore di Gesù 
Ricordando Suor Elena - così la chiamavano tutti -, viene spontaneo pensare alla pagina del Vangelo delle Beatitudini: 
……. Beati i mansueti, perché Dio concederà loro la terra. Beati gli assetati di giustizia, perché da Dio saranno saziati, e i misericordiosi, perché avranno da Dio misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati quelli che attuano la pace, perché Dio li chiamerà suoi figli……. Beati siete voi quando vi oltraggiano, vi perseguono, e dicono di voi ogni male mentendo, perché siete miei Discepoli. Voi di ciò esultate, perché sarà la ricompensa, poi nel Regno di Dio. Così infatti hanno perseguitato anche i profeti ” ( Mt. 5,5-12 ) 

* * * 

La statura sociale, umana, religiosa di Suor Elena, trova luce ed interezza nelle frasi evangeliche riportate, dettate solennemente da Cristo Redentore, e scolpite profondamente nel suo animo. All’Anagrafe civile si chiamava GIOVANNI ANELI; nacque a Rosolini da Aneli Salvatore e Garofalo Anna il 29 settembre 1920, Festa di San Michele Arcangelo, in una modesta famiglia con sei figli: tre maschi e tre femmine. A nove anni dalla nascita, il Padre le affidò il compito di vendere “ le ricotte nelle cavagne ”; essa ubbidendo al genitore andava e passando davanti all’abitazione di Madre Carmela Aprile, non sapeva proseguire oltre; si fermava, bussava, entrava ed era felice di stare in sua compagnia e con l’adolescente Serafina Rubbera; qui si univa in preghiera al Cuore di Gesù e prestava qualche piccolo servizio; Madre Carmela poi, risolveva la vendita delle ricotte, comprandole tutte. Alla madre di Giovanna non rimase estraneo il comportamento della figlia, che ebbe una certa durata; la seguiva attentamente e vedendo la sua persistenza in quel modo di agire, la rimproverò duramente, vietandole anche di passare da Madre Carmela, poiché notava in lei un certo distacco dagli affetti familiari; ma l’innocente persistenza della piccola Giovanna di rimanere con Madre Carmela, illuminò la mente e toccò il cuore dei Genitori; così decisero di donarla al Sacro Cuore e l’accompagnarono in quel luogo a lei tanto caro; Suor Elena ne fu felice e non fu mai contrariata. 

* * * 

Suor Elena era analfabeta, come Madre Carmela; era mite, umile, semplice; la luce per la Sua vita di Consacrata l’attingeva dal Cuore Sacratissimo di Gesù, dalla devozione alla Madonna del Rosario - era sempre orante con la Corona in mano - dall’Ubbidienza a Madre Carmela e alla Regola della Visitazione
Nella costante serenità del volto e del suo sorriso, c’era l’eloquenza e la sapienza dei forti, la trasparenza di chi è pronta sempre a servire, a donarsi e ad accogliere con sincerità d’animo, nella luce di Dio, quanti l’accostavano per confidenze, per consigli, per ricevere sostegno e conforto, per i tanti problemi esistenziali di cui effetto l’uomo d’oggi. 
Le persone che a lei si sono rivolte, nel succedersi degli anni, sono state diverse migliaia. Era portinaia fedele del Santuario del Sacro Cuore e del Monastero, immersa nel Ministero di Cristo Salvatore. Non si pensi che Suor Elena fosse “ una bonacciona ”; le sue posizioni dottrinarie erano impeccabili, ispirate ed illuminanti; la fede e la saggezza che Le venivano dal Sacro Cuore, scuotevano le coscienze, le mettevano in crisi; facevano tornare il figliol prodigo alla Casa del Padre, la pecorella smarrita all’Ovile; ricomponevano famiglie moralmente dissestate e a tutti ridonavano speranza cristiana e pace interiore. 
Sapeva prendere inoltre, in nome di Dio, le posizioni forti ed indiscutibili: “ Confessioni e Messa Domenicale, devozione, al Cuore di Gesù, no al divorzio, no alle convivenze; la legge di Dio va rispettata sempre; oggi figura; domani sepoltura; beato che per l’anima si procura; l’uomo senza la preghiera è un sacco vuoto; ricambiate il male con il bene, perdonando sempre; Gesù è il medico e la medicina, abbiate fede… ”; tutto ciò lo ribadiva con animo energico, per sollecitare, senza escusanti, a vivere la sequela di Cristo in maniera adulta e responsabile. 
Suor Elena, notavo spesso, era punto ricercato di riferimento spirituale, anche per quelli che riteniamo migliori nella società; professori con cattedre universitarie, funzionari della Regione Siciliana, uomini impegnati nella gestione della Cosa Pubblica, medici, veterinari, persone d’ambo i sessi del ceto impiegatizio, le Signore-bene, i sicuri del proprio Io, i super e le super possidenti dell’ultima moda…: veniamo dalle diverse parti dell’Isola per conferire con Lei e lo Spirito Santo operava in quegli incontri solitari, conversioni, rotture col demonio, pensamenti gravosi, novità di vita; erano le vie misericordiose dell’amore del Padre che bisognava riscoprire, nel Cuore amante del Suo Figlio. 
Quante confidenze giacciono nel profondo del mio cuore! Parlava, parlava tanto con me. 

TESTO TRATTO: 
SUOR MARIA ELENA Una Vita per il Sacro Cuore di Gesù 2002 Monastero della Visitazione Santa Maria Santuario del Sacro Cuore di Gesù ROSOLINI ( SR ) 
Dott. Sac. Giuseppe Saletti 

 LAUS  DEO

Pax et Bonum


Francesco di Santa Maria di Gesù
Terziario Francescano

martedì 2 settembre 2014

IL SACRO CUORE DI GESU' A ROSOLINI - PARTE TREDICESIMA .



MADRE SERAFINA RUBBERA 
MONACA VISITANDINA 
Parte Quarta 


VERSO IL CALVARIO 
Intanto, già qualche anno la croce si era piantata definitivamente nella vita di Madre Serafina. Una brusca caduta le aveva causato la frattura della spalla e del braccio e aveva dato inizio ad un male che la porterà alla tomba. 
Sotto la pesante corazza di gesso che la crocifisse per lunghi giorni e notti, avvertì il formarsi di noduli e gonfiori al seno che la facevano presagire la dura realtà. Quando potè recarsi in ospedale per un controllo radiologico, portò già con sé la valigia perché capiva che non sarebbe tornata presto. 
Sono già pronta per l’intervento ” , disse al Professore. 
E questi meravigliato osservò che quello era il primo caso che gli capitava: un malato che facesse da sé la diagnosi. L’esame istologico non lasciava dubbi, si trattava di un carcinoma. 
Da allora le notti insonni per acuti dolori si succederanno sempre più frequenti. La povera Madre non potendo affatto riposare, passeggiava nel silenzio pregando; amava quel tempo perché poteva “ fare compagnia ” a Gesù solo e agonizzante nel Getsemani nella notte del tradimento. Al mattino riprendeva puntualmente il suo posto di preghiera in coro e si disponeva “ compiere la volontà di Dio ” . 
Nella quaresima del 1982 qualcosa di straordinario la introdusse totalmente nella Passione di Cristo. Lo raccontò con ingenua semplicità, quasi a volere spiegare e giustificare il nuovo stato di cose: si trovava in coro per l’orazione della sera quando vide Gesù, nelle vesti dell’ “ Ecce Homo ” , che camminava con un fare anzioso; andava qua e là e sembrava cercare qualcuno. Aveva in testa la corona di spine. Si avvicinò a lei dicendole: “ mi lasci solo? ” . poi la abbracciò chinando su di lei il capo dolente di spine; in quell’istante la Madre avvertì che una spinale si conficcava nell’occhio causandole un acuto dolore. Da allora l’occhio rimase arrossato e lacrimoso e a poco a poco si fissò nell’immobilità.  
I medici, ignari di questi misteri, diagnosticarono una metastasi che rivelava la grave diffusione del male. 
Allargarono le braccia impotenti. “ Consummatum est ” disse la Madre comprendendolo, e il Professore ripetè: “ Consummatum est ” . 
Era l’ultima tappa del Calvario, l’ora del sacrificio stava per suonare . 
Rivolgendosi all’assistente che le stava accanto, l’attuale Madre Emmanuella Panelli, e agli stessi medici, chiese che la lasciassero soffrire in pace, senza intervenire con sedativi. Era Gesù che voleva così, e lei voleva dargli il profumo di una sofferenza vergine nota a Lui solo; Egli le avrebbe dato la forza e la grazia necessaria. Nessuno osò violare tanta libertà di amare e di donare. Ma nessuno dimenticherà mai la pace e serenità del suo volto pur tra le atroci sofferenze. A volte gemeva con il flebile belato dell’agnello, e non si poteva non pensare a Gesù vedendola soffrire, l’Agnello senza macchia che “ muto non aprì bocca ”. 
Noi assistevamo impotenti e angosciati a tanto strazio rifugiandoci nella preghiera, implorando dal cielo l’aiuto. 
Un pomeriggio di fine estate la lasciammo sola poiché stava per assopirsi. Quando rientrammo ci accorgemmo che qualcosa di straordinario era successo: la cara inferma era radiosa di gioia e ci raccontò che nel sonno sentì una mano dolce, lunga, soave, che le accarezzava il viso; si era svegliata subito con una sensazione di paradiso, dimenticava delle sofferenze, come se già respirasse l’aria del cielo. Fino al mese di Novembre riuscì a scendere in parlatorio, nascondendo il suo occhio martoriato con occhialoni scuri. Ve la si recava in carrozzella poiché già le gambe notevolmente enfiate non la reggevano. Erano sforzi inauditi che ben presto non potè più sostenere. 
Il 21 Novembre, giorno consacrato all’Ordine alla Rinnovazione dei SS. Voti, riuscì a venire in coro e ad unirsi alla Comunità in un rito tanto caro al cuore di ogni Religiosa: rinnovare la propria consacrazione, rivivere l’esperienza sempre nuova ed affascinante della propria donazione al Cuore di Colui che tutto si è donato a noi. 
Fu quello l’ultimo giorno in cui potè scendere in coro. Le resteranno ancora due mesi di vita in cui sarà priva del divino conforto della Santa Messa, duro sacrificio per la cara Madre che amava immensamente partecipare ai Divini Misteri. Da allora il suo altare fu il letto di dolore dove consumerà il suo sacrificio. 
Nella notte di Natale, l’ultimo Natale, si ripetè la grazia ricevuta a cui abbiamo accennato. Gesù tornò a baciarla nell’occhio che emise rivoli di sangue. Rimase quasi completamente cieca e gravemente deformata nei suoi lineamenti per la paresi facciale che lentamente l’aveva colpita. 
Bisognò assisterla giorno e notte cercando di alleviarle le acute sofferenze almeno cambiandone spesso la posizione, perché l’atrofia dei polmoni le impediva il respiro. Solo pochi minuti trovava il sollievo, poi di nuovo la si sollevava o distendeva. E questo per giorni e notti. Oh le notti! “ Le notti eterne ” come diceva la povera inferma. 
I medici che giornalmente la venivano a visitarla assistevano a qualcosa di inaudito: non avevano mai visto una sì totale diffusione del cancro; tutti gli organi avevano segni evidenti di metastasi, il gonfiore si estendeva dalla testa ai piedi. E concludevano che umanamente parlando non era possibile sopportare sì acuti dolori. Ma conoscevano Madre Serafina, allora le prendevano la mano con gli occhi lucidi e si lasciavano benedire. 
Nel Santuario, ai piedi del Sacro Cuore, i devoti pregavano incessantemente per l’amatissima inferma, e si accalcavano nella portineria per chiedere notizie e inviare qualche messaggio. Dal suo letto di dolore la Madre annuiva e articolava come poteva una risposta, un si o un no, per la pace di un anima. 
Di giorno in giorno si nutriva sempre di meno per la crescente nausea e il vomito. 
Obbediva alle premure della Madre e delle infermiere, con totale condiscendenza, sei mai mostrare stanchezza e impazienza; chiedeva solo silenzio, mettendosi il dito sulla bocca, perché pregava ininterrottamente stringendo il Crocifisso tra le mani. 
Indimenticabile il rito “ dell’unzione degli infermi ” cui partecipò tutta la Comunità con profonda commozione. L’inferma chiese perdono e rinnovò la sua Consacrazione con accenti che penetrarono nei cuori. 

L’ESTREMO SALUTO 
La Reverenda Madre Federale, seguiva da Palermo telefonicamente l’aggravarsi del’inferma, che aveva già visitato qualche volta; il sabato 29 Gennaio avvertì con interiore certezza che l’ora del trapasso stava per giungere; se la sentiva vicina, ne udiva la voce: sto per andarmene, sono più in cielo che in terra
All’alba della domenica era già in viaggio per Rosolini. Era l’ultimo giorno terreno per la Madre Serafina. 
Verso le 11 e 20 arriva la Reverenda Madre. Commuovente quell’incontro. Un’intesa intima e cordiale aveva unite da tempo quelle due anime che si comprendevano a fondo. Con gesto un po’ tremante l’inferma chiese la benedizione, poi le fece cenno di avvicinarsi che aveva qualcosa da dirle: “ Mia Madre, le raccomando Rosolini, questa Comunità ”. “ La Reverenda Madre la rassicurò, poi le chiese se veramente il giorno precedente era andata a trovarla per dirle di venire, di affrettarsi perché stava per andarsene. Rispose con un sorriso dolce, amico, di chi sa il “ fatto suo ” . Poiché stava per iniziare in Chiesa la Santa Messa, la reverenda Madre si congedò dicendole che se la portava nel cuore, che l’avrebbe offerta a Dio nel Sacrificio Eucaristico. E la cara inferma annuì serena e grata. 
Dopo solo qualche minuto spirava, senza turbamento, né sforzo alcuno, mentre le infermiere e la Madre le sussurravano qualche giaculatoria al Sacro Cuore di Gesù. Le stava accanto a sostenerla fra le braccia la compagna della sua vita, Suor Maria Elena, con cui era cresciuta all’ombra del Sacro Cuore, testimone fedele dell’umile eroismo delle sue virtù. 
La Reverenda Madre ne compose piamente la salma in coro in un addobbo di candido drappo e fiori. 

L’APOTEOSI DELL’UMILE RELIGIOSA 
La notizia si sparse in un baleno e fu un continuo sfilare davanti alla grata del coro di quanti l’amavano e veneravano. Le sfoglie mortali parlavano chiaramente della lunga passione vissuta, facevano tanto pensare al corpo esausto di Gesù, sfigurato dai tormenti , dopo la deposizione della Croce. 
Le porte della Chiesa dovettero restare aperte anche nella notte per due giorni ininterrottamente; tutti venivano a dare l’estremo saluto a colei che era stata Madre delle loro anime. 
Era commovente vedere uomini scossi dai singhiozzi esclamare “ ho perduto mia Madre, colei che m’ha insegnato a credere e ad amare ! ”. 
Tutti avevano qualcosa da raccontare; quante meraviglie aveva operato quell’umile Religiosa nei cuori, nelle famiglie ricomponendone l’unità minacciata! 
Sarebbe interessante raccogliere questa testimonianze, dai ceti più vari. 
Quanta messe è germogliata dal chicco di grano sprofondato nell’umile nascondimento, quanta irradiazione di luce dalla piccola lampada sempre ardente nel Santuario! 
Le esequie furono un vera apoteosi dell’umile Religiosa. Straripante la partecipazione dei fedeli che gremivano la Chiesa e tutto lo spiazzale antistante. Misure di sicurezza e di prudenza furono necessarie per moderare il commosso entusiasmo della folla che avrebbe voluto toccare la salma, o poggiarvi un rosario, un fiore. 
Era il tardo pomeriggio del 1 Febbraio. Il corteo funebre cominciò a sfilare lento sotto un cielo rosso di tramonto. 
Apriva la sfilata una splendida ghirlanda di fiori che riproduceva come arte lo stemma dell’Ordine della Visitazione, un cuore rosso, trafitto da due lance e circondato da una corona. Madre Serafina era vissuta per il Sacro Cuore ed ora era entrata definitivamente in questa eterna dimora, degna consorella della gloriosa Santa Margherita Alacoque. Per tutto il percosso gli amici si alternarono a portare a spalla la bianca bara che finalmente venne deposta nella cappellina del cimitero, edificata da recente. 
Quando la Comunità seppe che era stata tumulata sopra l’altarino nel terzo loculo, si ricordò che l’inferma l’aveva predetto parlando della sua “ guarigione ” per il cielo: “ Starò bene quando sarò nel terzo loculo ” . 
Sulla tomba venne incisa un’un esclamazione di Santa Margherita Maria che la cara Madre Serafina amava ripetere spesso: 
Com’è dolce morire, dopo aver avuto una tenera e costante devozione al Cuore di Colui che ci deve giudicare! ” 
Devoti amici quotidianamente vanno a venerare le sfoglie mortali dell’indimenticabile “ Apostola del Sacro Cuore ” , ascoltando ancora in silenzio il suo messaggio d’amore. 

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La sua dipartita per il cielo non ha lasciato il vuoto, diciamo paradossalmente, ma il senso dell’eterno nella nostra vita. Sentiamo che in lei si è come gettato un ponte tra la terra e il cielo, tra i nostri cuori e Dio. Il suo vivo ricordo è presenza che annuncia il vero senso della vita, l’unico valore: perdersi per Dio e in Dio. “ Chi perde la propria vita la ritroverà ”. Ci sembra d’aver ritrovato noi stessi e Dio in colei che non ci ha lasciati, ma misteriosamente ci ha portati con sé. 
  Le umilissime Sorelle 
del Monastero di Rosolini 
 D. S. B. 


Testamento spirituale di Suor Maria Serafina Rubbera
Cara Comunità, non piangete per me. La mia vita terrena si sta chiudendo nel Cuore del mio Gesù assieme al mio spirito. Sentitemi vicina e parlatemi ancora. Io vi amerò dal cielo così come vi ho amato in terra. Gioite, un giorno ci troveremo lassù. Quand’io lascerò la terra fate molti suffragi per l’anima mia tenendo conto delle enormi responsabilità di cui devo dare stretto conto. Vi domando perdono di quanto non ho fatto per la vostra santificazione e per i cattivi esempi che vi ho dato. Pregherò il caro Sacro Cuore che rimedi Lui ai difetti apportati alla Comunità dalle mie deficenze. La vostra devozione al Cuore di Gesù cresca sempre più. Nella mia vita non ho desiderato nulla. Solo il trionfo del Cuore di Gesù e del Santuario. Che questo Cuore sia da tutti amato e conosciuto. 

 Fonte:
“Cinquant'anni di storia 1959-2009, Monastero della Visitazione di Santa Maria-Santuario Sacro Cuore di Gesù di Rosolini”, a cura della Federazione dei Monasteri della Visitazione dell'Italia Centro-Sud. Giugno 2009


LAUS  DEO

Pax et Bonum 


Francesco di Santa Maria di Gesù
Terziario Francescano

mercoledì 20 agosto 2014

IL SACRO CUORE DI GESU' A ROSOLINI - PARTE DODICESIMA .



MADRE SERAFINA RUBBERA
MONACA VISITANDINA
Parte Terza



NEL NUOVO MONASTERO DELLA VISITAZIONE 
Intanto comincia a farsi sempre più urgente nel cuore di Suor Serafina il bisogno di una vita di silenzio e di preghiera e soprattutto di nascondimento. 
Sogna il Monastero e prega ed attende che si compiano i disegni di Dio. La Madre Carmela sollecita l’interessamento del Vescovo, Mons. Calabretta, a prendere dei contatti col Monastero della Visitazione di Acireale in ordine ad una nuova fondazione a Rosolini. Siamo nel 1957. Un anno dopo tanti passi sono già fatti ed è la stessa madre Generale, Rev.ma Madre M. Bernarde de Uriarte accompagnata dalla Presidente Federale, Rev. Madre Anna Maddalena Benucci, a trattare della nuova fondazione con S.Ecc. il Vescovo. Il Monastero di Acireale acconsente ad inviare alcune religiose tra cui la madre Deposta, Suor M. Cecilia Berardi, in qualità di Superiora. 
Il 30 Giugno 1959 il Decreto pontificio sigilla la nuova fondazione; nello stesso giorno ha luogo la vestizione religiosa di Suor Serafina e Suor Maria Elena. Suor Colomba era già entrata nella pace di Dio e Madre Carmela, ormai tanto anziana resta col suo abito rosso, lascia che le sue figlie entrino nella “ terra promessa ” , lei resta sulla casa come Mosè sul monte Nebo in attesa del suo trapasso.
Vedeva bene che la sua missione era compiuta. 
La nuova fondazione innestata in una struttura di opere assistenziali di carità, come l’orfanotrofio e l’asilo d’infanzia, non potrà esigere la clausura papale immediatamente, ma si sforzerà di tendere a questo traguardo. Sarà necessario adattare e ampliare l’edificio; a ciò si dedicherà soprattutto la Madre Maria Angela Nicotra venuta in aiuto dal Monastero di Reggio Calabria. 
Innumerevoli sono le difficoltà e le pene di questo periodo di assestamento . La nostra Suor Serafina sperimenta la prova più dura al suo cuore: difficoltà di intesa e di comprensione con le sue stesse Superiore. Dio permise che un velo di malinteso offuscasse la sua adamantina rettitudine e spingesse fino all’eroismo la sua virtù che si ancorò tenacemente al più sacro silenzio e alla più soprannaturale carità
Di notte, spesso qualcuno si accorge che, sollevata un po’ sui cuscini, prega e piange, implorando aiuto e protezione dal Sacro Cuore. Quando Egli invita alla sua sequela, promette “ il centuplo insieme a pesecuzioni ” . Suor Serafina lo sa soprattutto che questo significa entrare nei segreti del Cuore adorabile di Cristo. 
Gesù ha insegnato all’anima mia - scriveva - in un quadernetto - che la follia della croce è la sola vera sapienza. La sofferenza è una scuola in cui si imparano cose che altrove non si apprenderebbero. Ringrazio perciò senza fine il Cuore adorabile del mio Gesù per avermi messo a questa scuola. Per nulla al mondo vorrei perdere quanto in essa ho imparato e guadagnato ” . 

MISSIONE DI MADRE SERAFINA 
Dopo la morte di Madre Carmela, si comincia a declinare chiaramente la missione di Suor Serafina accanto al Santuario, proprio ora che il suo spirito sembra di aver trovato il suo riposo nel tanto sospirato nascondimento del Monastero. 
Gesù l’aveva esaudita ma per chiamarla ad un martirio più sensibile. Dovrà tante e tante volte al giorno uscire dal suo silenzio ed ascoltare i gemiti di quanti accorrono al Santuario e sentono sconvolgere la loro vita, spesso tiepida o peggio peccaminosa, dallo sguardo supplichevole del Sacro Cuore che penetra misteriosamente nei cuori. Tutti, indistintamente, gente semplice e dotta, poveri, malati, operai, si susseguono alla grata del piccolo parlatorio ove Suor Serafina li accoglie col suo dolce e materno sorriso. 
Per tutti ha una parola, chiara, decisa, che trasmette loro come un messaggio del Sacro Cuore, un invito alla conversione, alla santità. Non è l’eloquenza che affascina i cuori, poiché l’umile visitandina dice solo poche parole, ma una forza soprannaturale che le dà autorità e che scaturisce da un cuore che pulsa all’unisono con il cuore di Cristo. 
A volte il tratto si fa duro e deciso, non ammette che si venga a compromessi con Dio, bisogna cambiare vita. Il mondo, quello pervaso dal male, sconvolto dal demonio, viene spesso a riversarsi come una marea nel suo spirito. 
Essa non indietreggia pur di salvare le anime da quel maroso. Avverte subito la presenza di amuleti e oggetti di stregonerie che gli interessati vorrebbero nascondere; se li fa consegnare con autorità e li va a bruciare. In cambio dà il Crocifisso, il Rosario e il Santo Vangelo. spesso dai suoi brevi colloqui i pellegrini passano al confessionale e il cambiamento di vita è decisivo. 

LOTTA TRA LUCE E TENEBRE  
La grazia operava miracolosamente, ma la piccola Apostola della Divina Misericordia doveva sperimentare il violento contraccolpo del nemico d’ogni bene che si vedeva si rapidamente sfuggire la preda. 
Si riserbava le ore della notte per molestarla e toglierle il tanto necessario ristoro del riposo. 
Madre Serafina confidò alla Rev. Madre Federale, Maria Amata Fazio, verso cui effondeva volentieri il suo spirito, che conosceva bene quella “ bestiaccia ” . Un giorno si era recata, in compagnia di una orfanella, presso un ufficio per sbrigare alcune pratiche; si vide osservata insistentemente dal funzionario che stava allo sportello quando si accorse che a poco a poco le dita e le unghia di quel tale si allungavano e si trasformavano paurosamente in artigli neri rivolti verso di lei. 
E il viso stesso non era più quello di un uomo. Comprese il pericolo e si congedò subito dicendo che aveva dimenticato qualcosa. 
Una sera se lo vide nell’angolo della cella in forma di orrendo serpente che rabbiosamente stava spiccando un salto per aggredirla. Quando ecco la Vergine Santissima lo fermò col gesto della mano dominandolo sovranamente: “ questa è mia - disse - non si tocca ” . Il maligno disparve immediatamente. 
Nessuno saprà fino a che punto il furore infernale si scatenasse sulla piccola Madre nelle ore in cui la credeva sola e indifesa. 
Un mattino si comprese visibilmente cosa era successo: aveva il viso gonfio e sofferente. 
E quel giorno stesso una nuova, sorprendente conversione avrebbe glorificato il Cuore Misericordioso di Cristo tramite quell’umile strumento che aveva offerto il contributo della sua e del suo sacrificio

“ PRENDI OGNI GIORNO LA TUA CROCE ” 
I pellegrinaggi al Santuario si susseguivano quasi giornalmente da tanti paesi della Sicilia orientale e divenivano più numerosi nei mesi di Giugno e Settembre, due o tre al giorno con una media di ottanta devoti ciascuno. 
Madre Serafina restava per ore e ore inchiodata al suo posto di martirio, instancabile, e nessuno ripartiva senza averla almeno vista e ascoltata un istante. Finalmente, si ritirava e andava a ritemprarsi nel silenzio della cappella per alcuni minuti, poi raggiungeva la Comunità e proseguiva la vita regolare con la più naturale semplicità. Qualche volta fu udita sussurrare parole di rimpianto, lamentandosi con Gesù con la sua abituale e ingenua confidenza: “ perché mi hai promesso il nascondimento del Monastero, ed ora mi fai stare sempre con la gente? ” . 
Certo, Dio non si contraddiceva, Egli la voleva nascosta e nello stesso tempo luce che illumina. La sua semplicità era effettivamente la veste di nascondimento che sempre la accompagnava; quel suo umile atteggiamento nascondeva la sua straordinaria unione con Dio, che nessuna cosa mai riusciva a turbare, nascondeva il tocco della Grazia che la faceva penetrare i segreti di Dio. Le anime ne restavano illuminate, ma sentivano che quella creatura era avvolta dal mistero
In una ingiallita paginetta dei suoi poveri appunti leggiamo: 
Ritratto mio ”, sono pochi tratti che gettano tanta luce sulla sua personalità. 
Sono vivace, ma non espansiva. Tengo chiusi nel cuore i miei sentimenti sia per timore di essere incompresa, sia per evitare chiacchere. Sono così poche le anime discrete! 
L’ho imparato per esperienza ed ho deciso che i grandi segreti saranno per Dio solo. Col mondo è meglio tacere. Non comprende il mondo, o sdegna quello che sorpassa. Meglio è Dio solo. 
Sono grave, seria, senza essere triste. In viso dimostro qualche cosa di duro, ma non è che una armatura esterna fattami per aver visto la necessità di difendermi dalle cattiverie e miserie della vita. 
Ho un cuore che si intenerisce profondamente in tutto, anche con l’eco di un suono. Ma non lo do a vedere, tanto che mi giudicano insensibile. 
Non oso manifestare i miei interni sentimenti, perché la via per la quale cammino è così diritta, così luminosa, che non provo bisogno di altra guida se non sono con Gesù. 
Io non fo digiuni, né discipline, né veglie, né fatiche, né faccio lunghe orazioni o veruna altra cosa più degli altri. 
Questo solo trovo in me, che nessuna cosa che succede mi turba, m’inquieta, ma l’anima mia se ne sta sempre con una stessa tranquillità in tutti gli avvenimenti, per molto avversi che siano, perché ho lasciato ogni cosa nella mani di Dio. Nulla può dunque capitarmi senza licenza del mio Signore ”. “ Passo nel mondo - disse - di lei il celebrante nel dì delle esequie - senza essere del mondo ”. 
E quando poi la malattia imperversò sul suo debole corpo, chi conobbe i suoi dolori, le sue notti di veglia? Continuava la sua vita celando sempre tutto nel suo abituale sorriso. 
Né solo alle anime era diretta l’ardente fiamma della sua carità. Si preoccupava ancora delle difficoltà economiche che spesso travagliavano l’esistenza. Stringendo maternamente le mani, lasciva scivolare la sua generosa offerta, e nessuno poteva resistere alla sua dolce insistenza. 
Non crediamo di aver osato troppo citando all’inizio di questi appunti la parola che il Signore indirizzò a Geremia: 
…Verso tutti quelli che ti manderò andrai, e tutto quando io ti ordinerò, tu dirai. 
Non aver paura di essi perché io sono con te per proteggerti. - 
E il Signore stese la mano, toccò la mia bocca ” ( Ger 1,7-9 )

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 Nel Maggio del 1976 la Comunità la chiamava a pieni voti ad assumere il ruolo di Madre e guida. Accanto a lei in una cordialissima intesa era la cara deposta, Suor Maria Emmanuella Panelli, con cui dividerà pene e fatiche. 
Dovrà ora sforzarsi di coordinare gli impegni e di farsi tutto a tutti. Nulla sfugge alla sua vigilanza e alle sue cure. Dà un impulso decisivo ai lavori di muratura che erano stati sospesi per mancanza di mezzi: tutto nella casa deve rispondere alla dignità e semplicità della casa di Dio, ove abitano le sue spose. 

CONTINUA 
Fonte: “Cinquant'anni di storia 1959-2009, Monastero della Visitazione di Santa Maria-Santuario Sacro Cuore di Gesù di Rosolini”, a cura della Federazione dei Monasteri della Visitazione dell'Italia Centro-Sud. Giugno 2009 


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Francesco di Santa Maria di Gesù
Terziario Francescano

domenica 20 luglio 2014

IL SACRO CUORE DI GESU' A ROSOLINI - PARTE UNDICESIMA.



MADRE SERAFINA RUBBERA 
MONACA VISITANDINA 
Parte Seconda 


Si raccontano tanti deliziosi aneddoti intorno alla sua infanzia della bimba, che fanno non solo sorridere ma soprattutto riflettere: la piccola parlava già di Gesù come del suo Sposo. 
Un giorno si avvicinò curiosa ad una donna che pregava tutta raccolta e si accorse che portava al collo un nastro con una medaglia. Chiese che cosa fosse, e la donna condiscendente che era suo sposo. A questo punto la bambina montò in un eccesso di zelo e di gelosia: “ come, ti sei preso il Gesù? E’ mio, è il mio sposo ” . E piangendo le tirò dal collo il nastro strappandolo rabbiosamente. 
La donna rimase impressionata e commentò freddamente che quella era una bimba maleducata. Quando portavono il suo Gesù in processione si rattristava perché “ se lo portavano via ” , e al ritorno si lamentava con lo stesso Gesù perchè se ne era andato e l’aveva lasciato sola. 
Lei amava tanto stare col suo Gesù, fargli compagnia. E spesso, quando Madre Carmela e le altre riposavano, pian pianino si rannicchiava ai piedi dell’altarino e “ faceva orazione ” - come dirà - col suo innocente cuore di bimba. 
Se veniva qualcuno a cercare la Madre Carmela diceva che stava facendo “ vò, vò ” , come si usa chiamare il sonno nel gergo infantile della Sicilia. 
Si sa con certezza che ha ricevuto la prima Santa Comunione a 3 anni e mezzo dalle mani del Vescovo di Noto Mons. Giuseppe Vizzini. Serafina si struggeva in lacrime perché voleva ricevere Gesù, quello del tabernacolo. 
Il Vescovo stesso, volendo consolarla, finse di darle Gesù porgendole un’ostia non consacrata. Ma la piccola non la volle, chiedeva quella del tabernacolo. Allora il Prelato pensò di mettere nel tabernacolo un frammento di pane a forma di ostia, poi vi condusse la bambina e tutto serio finse di darle la Santa Comunione. Ma la piccola rifiutò la particola: questo è la pappa, non è Gesù.  
Finalmente il Vescovo acconsentì più che al pianto di una bimba a una segreta ispirazione che lo faceva aderire ai disegni di Dio. Il Vescovo di Noto, Mons. Salvatore Nicolosi, riferendosi al lontano avvenimento, chiedeva alla Madre, già sul letto di dolore e prossima alla fine, se a quell’età comprendeva già cosa fosse la Santa Comunione. La cara Madre rispose con un sorriso: “ Io comprendevo meglio di ora ” . 
Si riferisce forse a questo tempo una nota che troviamo tra alcuni suoi appunti, gli unici sfuggiti alle fiamme per mano della stessa Madre Serafina qualche anno prima della morte. 

Mi sono consacrata al Sacro Cuore fin da bambina 
col voto di verginità, povertà e obbedienza.
Il confessore mi fece attendere due anni. 
Un giorno mi chiamò e mi disse: “ i tre voti li puoi fare ” . 
Ho chiesto a Dio come segno 
che alcuni peccatori si convertissero. 
Ieri sera se ne sono convertiti sei, uno dopo l’altro, 
quindi segno chiaro che ti vuole tutta per Lui. 
Da quel momento vivo distaccata dalla terra. 

 Che cosa fosse avvenuto nel suo piccolo cuore ce lo raccontò lei stessa, e noi comprendemmo cosa significasse per lei vivere “ distaccata da terra ” . 

In quell’istante sentii nel cuore come una mano 
che girasse una chiave con tre colpi e avvertii un dolore acuto, 
tanto da sentirmi male a svenire.

Caddi sul mio lettuccio, un materassino posto tra sedie accostate. 
Rievocando questi anni di grazia, la Madre, già avanzata nelle prove e nelle agonie della vita, sorrideva e lasciava indovinare da qualche gesto che Gesù l’aveva colmata di doni, mentre ora camminava nell’arido deserto della fede. 
Con la Santa Scrittura potremmo commentare che Dio stesso “ la educò e ne ebbe cura, la custodì come pupilla del suo occhio… spiegò le ali e la prese, la sollevò sulle sue ali. Il Signore la guidò da solo ” ( Dt 32, 10-11 )
Tanti e tanti segreti e tante grazie elevate sono rimaste nascoste nel più fedele silenzio di umiltà. A qualche domanda che tentava scoprire qualcosa della sua vita, del suo passato, rispondeva con un sorrisi eludendo ogni risposta. 
Raggiunta l’età scolastica Serafina frequentò le scuole a Rosolini proseguendole poi a Catania presso l’istituto di Maria Ausiliatrice per conseguire il diploma di insegnante nella scuola materna. 
Si osservò con tanta perplessità che la giovinetta, pur così pronta e aperta a comprendere la verità della fede, non rispondeva con uguale intelligenza e interesse nelle cose umane; aveva anche la pronuncia un po’ inceppata dalla balbuzie e destava non poca preoccupazione circa la lo sviluppo delle sue facoltà mentali. Ma all’età di 16 anni si risvegliò in lei tutta la luminosità di un intelligenza che permetterà di penetrare situazioni e cose in ogni campo della vita; acquistò un senso pratico che la renderà abile a svolgere qualsiasi mansione. 
“ Gesù - dirà - mi ha insegnato a fare tutto, per rendermi utile e poter servire tutti ”
Lo sbalzo tra l’ambiente di silenzio, di preghiera del Santuario e quello chiassoso della scuola, la faceva molto soffrire, ma seppe difendersi dalla leggerezza delle cose umane. “ Serafina è andata - diceva di lei Madre Carmela - e Serafina è tornata ” .  
Anche oggi qualche anziana Suor di Maria Ausuliatrice ricorda con commozione che a volte la giovanetta scompariva dal gruppo e finalmente veniva ritrovata rannicchiata dentro un armadio, raccolta in preghiera.  

CONTINUA 

Fonte: “Cinquant'anni di storia 1959-2009, Monastero della Visitazione di Santa Maria-Santuario Sacro Cuore di Gesù di Rosolini”, a cura della Federazione dei Monasteri della Visitazione dell'Italia Centro-Sud. Giugno 2009 

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Francesco di Santa Maria di Gesù
Terziario Francescano

venerdì 11 luglio 2014

IL SACRO CUORE DI GESU' A ROSOLINI - PARTE DECIMA .



MADRE SERAFINA RUBBERA 
MONACA VISITANDINA 
Parte Prima 


L’ordine della Visitazione è umile terra di nascondimento ove ad uno ad uno affondano come grani di frumento nomi e volti noti a Dio solo e a quanti da vicino hanno assistito all’irradiarsi irresistibile della loro virtù. 
Il nome ed il volto dell’indimenticabile Madre Maria Serafina Rubbera si allinea in questo evangelico destino proprio delle Figlie di San Francesco di Sales il cui “ unico splendore è di non aver splendore alcuno ” , ma la cui fecondità spirituale esplose come la resurrezione del Cristo dall’umile sepolcro dopo una notte di passione . 
E’ in questa prospettiva di nascondimento e irradiamento che inquadriamo la figura dell’umile Madre Maria Serafina ora che ci è dato contemplarla con gli occhi dello spirito, dopo aver assistito al suo “ consummatum est ” . 
RICORDI DEI PRIMI ANNI DI VITA 
Rievocando memorie gelosamente custodite sui natali e sull’infanzia della buona Madre, torna spontaneo un riferimento alla straordinaria vocazione di Geremia profeta: 
Prima di formarti nel seno di tua madre ti conobbi, 
e prima che fossi uscito dal seno ti santificai 
e ti stabilii profeta presso le genti… Non dire: 
- sono un fanciullo!- … io sono con te per proteggerti… 
( Ger 1, 5-8 ) 
Chi è Serafina Rubbera? Lo sanno tutti a Rosolini e nei dintorni, soprattutto le donne anziane che tante volte sulla soglia della casa, a gruppetti di affabili comari, come si usa ancora nei paesi della Sicilia, si può raccontare la storia, come l’hanno udita dalla stessa mamma Donna Carmela Floridia. 
Si trovava questa una mattina in Chiesa raccolta in preghiera quando le si avvicina una donna del paese nota col nome di Madre Carmela, una pia vedova che aveva attirato l’interesse e l’ammirazione di tutti per le sue buone opere a soccorso dei poveri e dei derelitti e per la santità della vita. 
Questa le fa una strana proposta: “ il frutto che da voi nascerà non è vostro ma del Sacro Cuore. Sarà una bambina e dovrete chiamare Serafina, sarà la Serafina del Sacro Cuore ” . 
La buona donna, ancora incerta sulla sua nuova maternità, annuì senza dare molta importanza alla cosa. Ma Madre Carmela vi pensava costantemente; aveva udito quelle parole misteriosamente presso l’altare durante la Santa Messa e le ritornavano sempre mentre pregava davanti all’immagine del Sacro Cuore che aveva eretto nella sua stanza trasformata in piccolo Santuario. Ora attendeva he si compissero i disegni di Dio. 
La bimba nacque il 5 Marzo del 1915 nello squallore di una dimora che tradiva la sua umile origine da una stalla per animali. Per un rovescio di fortuna quel brav’uomo di Pietro Rubbera aveva dovuto vendere i suoi beni ed aveva accomodatola famigliola, che contava già 2 fratellini, nella vecchia stalla adattata al meglio. “ Nella stalla, come Gesù Bambino ” - ripeterà commossa Madre Serafina . Nei registri municipali e parrocchiali la bimba ricevette il nome di Giuseppa, per volere della mamma che si rifiutava di prestar fede alla predizione di Madre Carmela: la piccina era sua, l’unica bimba dopo due maschietti, un vero angioletto con due occhi chiari e luminosi come il cielo. Che centrava Madre Carmela e il Sacro Cuore? Eppure Madre Carmela venne puntuale a ricordare la promessa : “ la bambina è del Sacro Cuore, la custodirò io nel Santuario ” . Ma il rifiuto fu deciso. 
A questo punto iniziò un vero dramma per la povera mamma che non appena detto il suo no vide la figlioletta ammalarsi e impallidire fino al punto da temere la sua vita. 
Nel dubbio, pregava e supplicava il Sacro Cuore che gliela salvasse: si, avrebbe fatto questo sacrificio se tale era la sua volontà
Ma poi, riavutala sana, si dimenticava della promessa e protestava che non poteva distaccarsi della sua figlioletta. 
I primi due anni di vita furono un succedersi di malesseri che portavano la piccina in fin di vita, mentre il cuore della mamma si dibatteva in un atroce conflitto: doveva dunque rinunziare ai suoi diritti di mamma? Doveva cederla al Sacro Cuore? 
A partire dai due anni la bambina cominciò a fare le sue scappatelle; s’incamminava da sola verso… il Santuario cercando suo “ Susù ” ( Gesù ). 
Qualche donna la vide smarrita e piangente, la riportò alla madre che intanto ansante la cercava dappertutto. 
Una voltavi si incamminò assieme al fratellino Corrado e giunse proprio sulla soglia del piccolo Santuario del Sacro Cuore. 
Madre Carmela la vide e la prese in braccio chiedendole: Chi ti ha portato qui? - e la piccola: Susù mio, bello, così - e fece il gesto di tenerlo per mano e con l’altra manina alzata voleva dire che Gesù era grande, alto, bello. 
La pia donna comprese e chiamandola col nome predestinato le disse: “ Serafina tu non uscirai più dal Santuario ” . Aveva solo due anni e mezzo. 
Invano il fratellino pianse per riavere la sorellina, la mamma lo avrebbe picchiato. Ma Madre Carmela lo tranquillizzò dicendogli di andare a chiamare la mamma. Questa volta la povera donna non seppe più resistere ai diritti di Dio, allargò le braccia piangente ma rassegnata. 
Quante volte vedendo la piccina tra la vita e la morte, gliela aveva offerta pur di averla salva! Piegò il capo muta di dolore ma in pace con Dio. 
Serafina così entrava per sempre in quel santo luogo di culto e su lei si posava per sempre lo sguardo misterioso e divino del Sacro Cuore, da quell’umile ma tanto attraente immagine che troneggiava su un piccolo altare. 
Come la piccola Maria di Nazareth, entrava nel tempio per fare della propria vita un incessante respiro di preghiera. 
A Madre Carmela si era già unita nel medesimo ideale di vita una giovane trentenne, Filomena Scribano; qualche tempo dopo si aggiungerà un’altra giovinetta, Giovanna Aneli. Questa fu la minuscola comunità che accolse ed ebbe cura della piccola Serafina. Continua 

Fonte: “Cinquant'anni di storia 1959-2009, Monastero della Visitazione di Santa Maria-Santuario Sacro Cuore di Gesù di Rosolini”, a cura della Federazione dei Monasteri della Visitazione dell'Italia Centro-Sud. Giugno 2009 


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sabato 21 giugno 2014

IL SACRO CUORE DI GESU' A ROSOLINI - PARTE NONA .





IL SACRO CUORE DI GESU' 
ROSOLINI 
La storia di due grandi tesori spirituali seminati 
da Dio nel cuore di Rosolini: 
il Santuario del Sacro Cuore di Gesù 
e il Monastero della Visitazione 
di Santa Maria 
a cinquanta cinque anni dalla fondazione 



In cerca di un alloggio, come a Betlemme..... 
Tra Acireale e Rosolini ben presto si stabilisce un via vai che precede l'avvenimento tanto attesto: la fondazione del nuovo monastero. 
Le prime due Monache Visitandine “esterne”, Suor Maria Bernardetta Adamo e Suor Angela Maria Salonia, giungono da Acireale il 10 dicembre 1958, per dare un aiuto alla Comunità nei fervidi preparativi che precedono l'arrivo della Madre, previsto nell'imminenza del Natale. 
Ed è proprio nell'atmosfera mistica e suggestiva della Santa Notte del 24 dicembre 1958, che giungono a Rosolini le due fondatrici: Suor Maria Cecilia Berardi, superiora designata per la nuova fondazione, e Suor Maria Emmanuella Panelli, nel ruolo di assistente. 

Alla stazione ferroviaria di Rosolini non c'è nessuno ad attendere le due Suore che, scese dal treno, trovano solo freddo, buio e solitudine.... Ciascuno è intorno al desco familiare o in compagnia di cari amici, per attendere l'ora di recarsi in Chiesa o di festeggiare nell'intimità delle mura domestiche il Natale. Anche nella piccola Comunità del Sacro Cuore le Suore vegliano con le bambine ospitate nella Casa della Fanciulla, e giocano insieme a tombola. 
Le due viaggiatrici sconosciute, vagano da una strada all'altra in cerca di un'indicazione, finché un povero barrocciaio, con il suo bravo carretto siciliano, si offre di condurle a destinazione. I bagagli vengono caricati, ma le Suore seguono a piedi, non ritenendo decoroso montare sul carretto. Il volenteroso “samaritano”, sentendo parlare di Sacro Cuore, le accompagna presso le Suore del Sacro Cuore di Ragusa, che hanno la loro casa in tutt'altra zona di Rosolini. Quì l'equivoco si chiarisce e si rimedia con una pronta telefonata alla Comunità del Santuario che veglia in questa storica Notte di Natale. Suor Elena Aneli, accompagnata da una delle ragazze più grandi, si occupa del recupero....; e così, a notte alta, Madre Cecilia Berardi e Suor Maria Emmanuella Panelli, vengono finalmente accolte da quel piccolo gruppo che diventerà la loro nuova Comunità. La mattina seguente le bambine più piccole circondano come uno stormo di passerotti le due monache e canticchiano sorridendo: “le monache perdute!”. Quel Natale indimenticabile fu davvero la nascita della Visitazione di Rosolini, un inizio nella notte, tanto umile e simile al peregrinare di Maria e Giuseppe in cerca di alloggio.... 
Con l'arrivo delle Fondatrici, inizia la lenta trasformazione della Casa, a cui si cerca di dare l'assetto monastico. Inizia anche il lavoro spirituale di formazione dei membri della Comunità di Madre Carmela Aprile secondo lo spirito e il carisma dell'Ordine monastico della Visitazione. 
C'è molto da fare, da precisare e stabilire; per questo intervengono l'Assistente Generale dell'Ordine della Visitazione, Padre Balducelli, Madre De Uriarte e Madre Benucci, che il 2 gennaio 1959 si recano a Noto per conferire con il Vescovo, Sua Eccellenza Monsignor Angelo Calabretta. 
L'iter giuridico-canonico della fondazione si concluderà con il Rescritto della Sacra Congregazione dei Religiosi, il 12 maggio; e il 19 dello stesso mese il Vescovo di Noto firma il decreto di erezione canonica. 
30 GIUGNO 1959: UNA DATA STORICA 
E' il giorno stabilito per celebrare solennemente lo stabilimento del Monastero, alla presenza delle massime autorità religiose e civili e di una gran folla di devoti. L'avvenimento, infatti, coinvolge l'intero paese, con l'entusiasmo tipico dei piccoli centri che vivono con spirito di famiglia i momenti significativi della loro cittadina. 
La sera stessa viene rogato l'atto notarile di donazione dei beni immobili al Monastero della Visitazione, il quale per poterli accettare e gestire validamente, non solo secondo le leggi canoniche, ma anche secondo le leggi civili vigenti in Italia, chiede ed ottiene il riconoscimento della personalità giuridica. 
Annunciando in una “Lettera Circolare” l'avvenuta fondazione a tutti i monasteri dell'Ordine, la Madre Generale Bernarde-Marie de Uriarte, così esprime la sua vera consolazione: 
Questa nuova fondazione, visibilmente voluta da Dio, sembra offrire serie garanzie. La popolazione molto cristiana le ha fatto un'accoglienza entusiasta, e, protetta come è da un Vescovo grande amico della Visitazione, c'è da sperare che metterà profonde radici”(Lettera Circolare dal Primo Monastero della Visitazione di Annency, 3 settembre 1959, Archivio Visitazione di Rosolini). 
La data del 30 giugno rimane particolarmente cara alla Comunità Visitandina di Rosolini per un secondo motivo, più intimo e spirituale: in quel giorno fanno la vestizione monastica Suor Maria Serafina Rubbera e Suor Maria Elena Aneli. 
Si conclude così felicemente la lunga attesa, Madre Carmela Aprile rimane fedele al suo abito rosso e continua a soggiornare in una stanzetta attigua al monastero, memoria vivente di mezzo secolo di storia, di fede e di grazie. Madre Carmela rimane sempre punto di riferimento per i devoti del luogo e per i pellegrini che accorrono numerosi davanti alla venerata Immagine del Sacro Cuore di Gesù, rimane sempre centro di affettuosa attrazione per le ragazze dell'Orfanotrofio, che la circondano volentieri, pur fingendo di avere timore del bastone al quale l'anziana Madre si appoggia. 
Come luce del giusto al cospetto del Signore, la vita di Madre Carmela è divenuta sempre più ardente di fervore, e ora si prepara all'incontro con lo Sposo nutrendo il suo spirito con sante letture. Negli ultimi anni, infatti, ella ha imparato a leggere ed anche a scrivere; i suoi libri preferiti sono le Opere di Sant'Alfonso Maria de Liguori, Dottore della Chiesa. 

Continua 
Fonte: 
“Cinquant'anni di storia 1959-2009, Monastero della Visitazione di Santa Maria-Santuario Sacro Cuore di Gesù di Rosolini”, a cura della Federazione dei Monasteri della Visitazione dell'Italia Centro-Sud. Giugno 2009 


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