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martedì 2 settembre 2014

IL SACRO CUORE DI GESU' A ROSOLINI - PARTE TREDICESIMA .



MADRE SERAFINA RUBBERA 
MONACA VISITANDINA 
Parte Quarta 


VERSO IL CALVARIO 
Intanto, già qualche anno la croce si era piantata definitivamente nella vita di Madre Serafina. Una brusca caduta le aveva causato la frattura della spalla e del braccio e aveva dato inizio ad un male che la porterà alla tomba. 
Sotto la pesante corazza di gesso che la crocifisse per lunghi giorni e notti, avvertì il formarsi di noduli e gonfiori al seno che la facevano presagire la dura realtà. Quando potè recarsi in ospedale per un controllo radiologico, portò già con sé la valigia perché capiva che non sarebbe tornata presto. 
Sono già pronta per l’intervento ” , disse al Professore. 
E questi meravigliato osservò che quello era il primo caso che gli capitava: un malato che facesse da sé la diagnosi. L’esame istologico non lasciava dubbi, si trattava di un carcinoma. 
Da allora le notti insonni per acuti dolori si succederanno sempre più frequenti. La povera Madre non potendo affatto riposare, passeggiava nel silenzio pregando; amava quel tempo perché poteva “ fare compagnia ” a Gesù solo e agonizzante nel Getsemani nella notte del tradimento. Al mattino riprendeva puntualmente il suo posto di preghiera in coro e si disponeva “ compiere la volontà di Dio ” . 
Nella quaresima del 1982 qualcosa di straordinario la introdusse totalmente nella Passione di Cristo. Lo raccontò con ingenua semplicità, quasi a volere spiegare e giustificare il nuovo stato di cose: si trovava in coro per l’orazione della sera quando vide Gesù, nelle vesti dell’ “ Ecce Homo ” , che camminava con un fare anzioso; andava qua e là e sembrava cercare qualcuno. Aveva in testa la corona di spine. Si avvicinò a lei dicendole: “ mi lasci solo? ” . poi la abbracciò chinando su di lei il capo dolente di spine; in quell’istante la Madre avvertì che una spinale si conficcava nell’occhio causandole un acuto dolore. Da allora l’occhio rimase arrossato e lacrimoso e a poco a poco si fissò nell’immobilità.  
I medici, ignari di questi misteri, diagnosticarono una metastasi che rivelava la grave diffusione del male. 
Allargarono le braccia impotenti. “ Consummatum est ” disse la Madre comprendendolo, e il Professore ripetè: “ Consummatum est ” . 
Era l’ultima tappa del Calvario, l’ora del sacrificio stava per suonare . 
Rivolgendosi all’assistente che le stava accanto, l’attuale Madre Emmanuella Panelli, e agli stessi medici, chiese che la lasciassero soffrire in pace, senza intervenire con sedativi. Era Gesù che voleva così, e lei voleva dargli il profumo di una sofferenza vergine nota a Lui solo; Egli le avrebbe dato la forza e la grazia necessaria. Nessuno osò violare tanta libertà di amare e di donare. Ma nessuno dimenticherà mai la pace e serenità del suo volto pur tra le atroci sofferenze. A volte gemeva con il flebile belato dell’agnello, e non si poteva non pensare a Gesù vedendola soffrire, l’Agnello senza macchia che “ muto non aprì bocca ”. 
Noi assistevamo impotenti e angosciati a tanto strazio rifugiandoci nella preghiera, implorando dal cielo l’aiuto. 
Un pomeriggio di fine estate la lasciammo sola poiché stava per assopirsi. Quando rientrammo ci accorgemmo che qualcosa di straordinario era successo: la cara inferma era radiosa di gioia e ci raccontò che nel sonno sentì una mano dolce, lunga, soave, che le accarezzava il viso; si era svegliata subito con una sensazione di paradiso, dimenticava delle sofferenze, come se già respirasse l’aria del cielo. Fino al mese di Novembre riuscì a scendere in parlatorio, nascondendo il suo occhio martoriato con occhialoni scuri. Ve la si recava in carrozzella poiché già le gambe notevolmente enfiate non la reggevano. Erano sforzi inauditi che ben presto non potè più sostenere. 
Il 21 Novembre, giorno consacrato all’Ordine alla Rinnovazione dei SS. Voti, riuscì a venire in coro e ad unirsi alla Comunità in un rito tanto caro al cuore di ogni Religiosa: rinnovare la propria consacrazione, rivivere l’esperienza sempre nuova ed affascinante della propria donazione al Cuore di Colui che tutto si è donato a noi. 
Fu quello l’ultimo giorno in cui potè scendere in coro. Le resteranno ancora due mesi di vita in cui sarà priva del divino conforto della Santa Messa, duro sacrificio per la cara Madre che amava immensamente partecipare ai Divini Misteri. Da allora il suo altare fu il letto di dolore dove consumerà il suo sacrificio. 
Nella notte di Natale, l’ultimo Natale, si ripetè la grazia ricevuta a cui abbiamo accennato. Gesù tornò a baciarla nell’occhio che emise rivoli di sangue. Rimase quasi completamente cieca e gravemente deformata nei suoi lineamenti per la paresi facciale che lentamente l’aveva colpita. 
Bisognò assisterla giorno e notte cercando di alleviarle le acute sofferenze almeno cambiandone spesso la posizione, perché l’atrofia dei polmoni le impediva il respiro. Solo pochi minuti trovava il sollievo, poi di nuovo la si sollevava o distendeva. E questo per giorni e notti. Oh le notti! “ Le notti eterne ” come diceva la povera inferma. 
I medici che giornalmente la venivano a visitarla assistevano a qualcosa di inaudito: non avevano mai visto una sì totale diffusione del cancro; tutti gli organi avevano segni evidenti di metastasi, il gonfiore si estendeva dalla testa ai piedi. E concludevano che umanamente parlando non era possibile sopportare sì acuti dolori. Ma conoscevano Madre Serafina, allora le prendevano la mano con gli occhi lucidi e si lasciavano benedire. 
Nel Santuario, ai piedi del Sacro Cuore, i devoti pregavano incessantemente per l’amatissima inferma, e si accalcavano nella portineria per chiedere notizie e inviare qualche messaggio. Dal suo letto di dolore la Madre annuiva e articolava come poteva una risposta, un si o un no, per la pace di un anima. 
Di giorno in giorno si nutriva sempre di meno per la crescente nausea e il vomito. 
Obbediva alle premure della Madre e delle infermiere, con totale condiscendenza, sei mai mostrare stanchezza e impazienza; chiedeva solo silenzio, mettendosi il dito sulla bocca, perché pregava ininterrottamente stringendo il Crocifisso tra le mani. 
Indimenticabile il rito “ dell’unzione degli infermi ” cui partecipò tutta la Comunità con profonda commozione. L’inferma chiese perdono e rinnovò la sua Consacrazione con accenti che penetrarono nei cuori. 

L’ESTREMO SALUTO 
La Reverenda Madre Federale, seguiva da Palermo telefonicamente l’aggravarsi del’inferma, che aveva già visitato qualche volta; il sabato 29 Gennaio avvertì con interiore certezza che l’ora del trapasso stava per giungere; se la sentiva vicina, ne udiva la voce: sto per andarmene, sono più in cielo che in terra
All’alba della domenica era già in viaggio per Rosolini. Era l’ultimo giorno terreno per la Madre Serafina. 
Verso le 11 e 20 arriva la Reverenda Madre. Commuovente quell’incontro. Un’intesa intima e cordiale aveva unite da tempo quelle due anime che si comprendevano a fondo. Con gesto un po’ tremante l’inferma chiese la benedizione, poi le fece cenno di avvicinarsi che aveva qualcosa da dirle: “ Mia Madre, le raccomando Rosolini, questa Comunità ”. “ La Reverenda Madre la rassicurò, poi le chiese se veramente il giorno precedente era andata a trovarla per dirle di venire, di affrettarsi perché stava per andarsene. Rispose con un sorriso dolce, amico, di chi sa il “ fatto suo ” . Poiché stava per iniziare in Chiesa la Santa Messa, la reverenda Madre si congedò dicendole che se la portava nel cuore, che l’avrebbe offerta a Dio nel Sacrificio Eucaristico. E la cara inferma annuì serena e grata. 
Dopo solo qualche minuto spirava, senza turbamento, né sforzo alcuno, mentre le infermiere e la Madre le sussurravano qualche giaculatoria al Sacro Cuore di Gesù. Le stava accanto a sostenerla fra le braccia la compagna della sua vita, Suor Maria Elena, con cui era cresciuta all’ombra del Sacro Cuore, testimone fedele dell’umile eroismo delle sue virtù. 
La Reverenda Madre ne compose piamente la salma in coro in un addobbo di candido drappo e fiori. 

L’APOTEOSI DELL’UMILE RELIGIOSA 
La notizia si sparse in un baleno e fu un continuo sfilare davanti alla grata del coro di quanti l’amavano e veneravano. Le sfoglie mortali parlavano chiaramente della lunga passione vissuta, facevano tanto pensare al corpo esausto di Gesù, sfigurato dai tormenti , dopo la deposizione della Croce. 
Le porte della Chiesa dovettero restare aperte anche nella notte per due giorni ininterrottamente; tutti venivano a dare l’estremo saluto a colei che era stata Madre delle loro anime. 
Era commovente vedere uomini scossi dai singhiozzi esclamare “ ho perduto mia Madre, colei che m’ha insegnato a credere e ad amare ! ”. 
Tutti avevano qualcosa da raccontare; quante meraviglie aveva operato quell’umile Religiosa nei cuori, nelle famiglie ricomponendone l’unità minacciata! 
Sarebbe interessante raccogliere questa testimonianze, dai ceti più vari. 
Quanta messe è germogliata dal chicco di grano sprofondato nell’umile nascondimento, quanta irradiazione di luce dalla piccola lampada sempre ardente nel Santuario! 
Le esequie furono un vera apoteosi dell’umile Religiosa. Straripante la partecipazione dei fedeli che gremivano la Chiesa e tutto lo spiazzale antistante. Misure di sicurezza e di prudenza furono necessarie per moderare il commosso entusiasmo della folla che avrebbe voluto toccare la salma, o poggiarvi un rosario, un fiore. 
Era il tardo pomeriggio del 1 Febbraio. Il corteo funebre cominciò a sfilare lento sotto un cielo rosso di tramonto. 
Apriva la sfilata una splendida ghirlanda di fiori che riproduceva come arte lo stemma dell’Ordine della Visitazione, un cuore rosso, trafitto da due lance e circondato da una corona. Madre Serafina era vissuta per il Sacro Cuore ed ora era entrata definitivamente in questa eterna dimora, degna consorella della gloriosa Santa Margherita Alacoque. Per tutto il percosso gli amici si alternarono a portare a spalla la bianca bara che finalmente venne deposta nella cappellina del cimitero, edificata da recente. 
Quando la Comunità seppe che era stata tumulata sopra l’altarino nel terzo loculo, si ricordò che l’inferma l’aveva predetto parlando della sua “ guarigione ” per il cielo: “ Starò bene quando sarò nel terzo loculo ” . 
Sulla tomba venne incisa un’un esclamazione di Santa Margherita Maria che la cara Madre Serafina amava ripetere spesso: 
Com’è dolce morire, dopo aver avuto una tenera e costante devozione al Cuore di Colui che ci deve giudicare! ” 
Devoti amici quotidianamente vanno a venerare le sfoglie mortali dell’indimenticabile “ Apostola del Sacro Cuore ” , ascoltando ancora in silenzio il suo messaggio d’amore. 

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La sua dipartita per il cielo non ha lasciato il vuoto, diciamo paradossalmente, ma il senso dell’eterno nella nostra vita. Sentiamo che in lei si è come gettato un ponte tra la terra e il cielo, tra i nostri cuori e Dio. Il suo vivo ricordo è presenza che annuncia il vero senso della vita, l’unico valore: perdersi per Dio e in Dio. “ Chi perde la propria vita la ritroverà ”. Ci sembra d’aver ritrovato noi stessi e Dio in colei che non ci ha lasciati, ma misteriosamente ci ha portati con sé. 
  Le umilissime Sorelle 
del Monastero di Rosolini 
 D. S. B. 


Testamento spirituale di Suor Maria Serafina Rubbera
Cara Comunità, non piangete per me. La mia vita terrena si sta chiudendo nel Cuore del mio Gesù assieme al mio spirito. Sentitemi vicina e parlatemi ancora. Io vi amerò dal cielo così come vi ho amato in terra. Gioite, un giorno ci troveremo lassù. Quand’io lascerò la terra fate molti suffragi per l’anima mia tenendo conto delle enormi responsabilità di cui devo dare stretto conto. Vi domando perdono di quanto non ho fatto per la vostra santificazione e per i cattivi esempi che vi ho dato. Pregherò il caro Sacro Cuore che rimedi Lui ai difetti apportati alla Comunità dalle mie deficenze. La vostra devozione al Cuore di Gesù cresca sempre più. Nella mia vita non ho desiderato nulla. Solo il trionfo del Cuore di Gesù e del Santuario. Che questo Cuore sia da tutti amato e conosciuto. 

 Fonte:
“Cinquant'anni di storia 1959-2009, Monastero della Visitazione di Santa Maria-Santuario Sacro Cuore di Gesù di Rosolini”, a cura della Federazione dei Monasteri della Visitazione dell'Italia Centro-Sud. Giugno 2009


LAUS  DEO

Pax et Bonum 


Francesco di Santa Maria di Gesù
Terziario Francescano

mercoledì 20 agosto 2014

IL SACRO CUORE DI GESU' A ROSOLINI - PARTE DODICESIMA .



MADRE SERAFINA RUBBERA
MONACA VISITANDINA
Parte Terza



NEL NUOVO MONASTERO DELLA VISITAZIONE 
Intanto comincia a farsi sempre più urgente nel cuore di Suor Serafina il bisogno di una vita di silenzio e di preghiera e soprattutto di nascondimento. 
Sogna il Monastero e prega ed attende che si compiano i disegni di Dio. La Madre Carmela sollecita l’interessamento del Vescovo, Mons. Calabretta, a prendere dei contatti col Monastero della Visitazione di Acireale in ordine ad una nuova fondazione a Rosolini. Siamo nel 1957. Un anno dopo tanti passi sono già fatti ed è la stessa madre Generale, Rev.ma Madre M. Bernarde de Uriarte accompagnata dalla Presidente Federale, Rev. Madre Anna Maddalena Benucci, a trattare della nuova fondazione con S.Ecc. il Vescovo. Il Monastero di Acireale acconsente ad inviare alcune religiose tra cui la madre Deposta, Suor M. Cecilia Berardi, in qualità di Superiora. 
Il 30 Giugno 1959 il Decreto pontificio sigilla la nuova fondazione; nello stesso giorno ha luogo la vestizione religiosa di Suor Serafina e Suor Maria Elena. Suor Colomba era già entrata nella pace di Dio e Madre Carmela, ormai tanto anziana resta col suo abito rosso, lascia che le sue figlie entrino nella “ terra promessa ” , lei resta sulla casa come Mosè sul monte Nebo in attesa del suo trapasso.
Vedeva bene che la sua missione era compiuta. 
La nuova fondazione innestata in una struttura di opere assistenziali di carità, come l’orfanotrofio e l’asilo d’infanzia, non potrà esigere la clausura papale immediatamente, ma si sforzerà di tendere a questo traguardo. Sarà necessario adattare e ampliare l’edificio; a ciò si dedicherà soprattutto la Madre Maria Angela Nicotra venuta in aiuto dal Monastero di Reggio Calabria. 
Innumerevoli sono le difficoltà e le pene di questo periodo di assestamento . La nostra Suor Serafina sperimenta la prova più dura al suo cuore: difficoltà di intesa e di comprensione con le sue stesse Superiore. Dio permise che un velo di malinteso offuscasse la sua adamantina rettitudine e spingesse fino all’eroismo la sua virtù che si ancorò tenacemente al più sacro silenzio e alla più soprannaturale carità
Di notte, spesso qualcuno si accorge che, sollevata un po’ sui cuscini, prega e piange, implorando aiuto e protezione dal Sacro Cuore. Quando Egli invita alla sua sequela, promette “ il centuplo insieme a pesecuzioni ” . Suor Serafina lo sa soprattutto che questo significa entrare nei segreti del Cuore adorabile di Cristo. 
Gesù ha insegnato all’anima mia - scriveva - in un quadernetto - che la follia della croce è la sola vera sapienza. La sofferenza è una scuola in cui si imparano cose che altrove non si apprenderebbero. Ringrazio perciò senza fine il Cuore adorabile del mio Gesù per avermi messo a questa scuola. Per nulla al mondo vorrei perdere quanto in essa ho imparato e guadagnato ” . 

MISSIONE DI MADRE SERAFINA 
Dopo la morte di Madre Carmela, si comincia a declinare chiaramente la missione di Suor Serafina accanto al Santuario, proprio ora che il suo spirito sembra di aver trovato il suo riposo nel tanto sospirato nascondimento del Monastero. 
Gesù l’aveva esaudita ma per chiamarla ad un martirio più sensibile. Dovrà tante e tante volte al giorno uscire dal suo silenzio ed ascoltare i gemiti di quanti accorrono al Santuario e sentono sconvolgere la loro vita, spesso tiepida o peggio peccaminosa, dallo sguardo supplichevole del Sacro Cuore che penetra misteriosamente nei cuori. Tutti, indistintamente, gente semplice e dotta, poveri, malati, operai, si susseguono alla grata del piccolo parlatorio ove Suor Serafina li accoglie col suo dolce e materno sorriso. 
Per tutti ha una parola, chiara, decisa, che trasmette loro come un messaggio del Sacro Cuore, un invito alla conversione, alla santità. Non è l’eloquenza che affascina i cuori, poiché l’umile visitandina dice solo poche parole, ma una forza soprannaturale che le dà autorità e che scaturisce da un cuore che pulsa all’unisono con il cuore di Cristo. 
A volte il tratto si fa duro e deciso, non ammette che si venga a compromessi con Dio, bisogna cambiare vita. Il mondo, quello pervaso dal male, sconvolto dal demonio, viene spesso a riversarsi come una marea nel suo spirito. 
Essa non indietreggia pur di salvare le anime da quel maroso. Avverte subito la presenza di amuleti e oggetti di stregonerie che gli interessati vorrebbero nascondere; se li fa consegnare con autorità e li va a bruciare. In cambio dà il Crocifisso, il Rosario e il Santo Vangelo. spesso dai suoi brevi colloqui i pellegrini passano al confessionale e il cambiamento di vita è decisivo. 

LOTTA TRA LUCE E TENEBRE  
La grazia operava miracolosamente, ma la piccola Apostola della Divina Misericordia doveva sperimentare il violento contraccolpo del nemico d’ogni bene che si vedeva si rapidamente sfuggire la preda. 
Si riserbava le ore della notte per molestarla e toglierle il tanto necessario ristoro del riposo. 
Madre Serafina confidò alla Rev. Madre Federale, Maria Amata Fazio, verso cui effondeva volentieri il suo spirito, che conosceva bene quella “ bestiaccia ” . Un giorno si era recata, in compagnia di una orfanella, presso un ufficio per sbrigare alcune pratiche; si vide osservata insistentemente dal funzionario che stava allo sportello quando si accorse che a poco a poco le dita e le unghia di quel tale si allungavano e si trasformavano paurosamente in artigli neri rivolti verso di lei. 
E il viso stesso non era più quello di un uomo. Comprese il pericolo e si congedò subito dicendo che aveva dimenticato qualcosa. 
Una sera se lo vide nell’angolo della cella in forma di orrendo serpente che rabbiosamente stava spiccando un salto per aggredirla. Quando ecco la Vergine Santissima lo fermò col gesto della mano dominandolo sovranamente: “ questa è mia - disse - non si tocca ” . Il maligno disparve immediatamente. 
Nessuno saprà fino a che punto il furore infernale si scatenasse sulla piccola Madre nelle ore in cui la credeva sola e indifesa. 
Un mattino si comprese visibilmente cosa era successo: aveva il viso gonfio e sofferente. 
E quel giorno stesso una nuova, sorprendente conversione avrebbe glorificato il Cuore Misericordioso di Cristo tramite quell’umile strumento che aveva offerto il contributo della sua e del suo sacrificio

“ PRENDI OGNI GIORNO LA TUA CROCE ” 
I pellegrinaggi al Santuario si susseguivano quasi giornalmente da tanti paesi della Sicilia orientale e divenivano più numerosi nei mesi di Giugno e Settembre, due o tre al giorno con una media di ottanta devoti ciascuno. 
Madre Serafina restava per ore e ore inchiodata al suo posto di martirio, instancabile, e nessuno ripartiva senza averla almeno vista e ascoltata un istante. Finalmente, si ritirava e andava a ritemprarsi nel silenzio della cappella per alcuni minuti, poi raggiungeva la Comunità e proseguiva la vita regolare con la più naturale semplicità. Qualche volta fu udita sussurrare parole di rimpianto, lamentandosi con Gesù con la sua abituale e ingenua confidenza: “ perché mi hai promesso il nascondimento del Monastero, ed ora mi fai stare sempre con la gente? ” . 
Certo, Dio non si contraddiceva, Egli la voleva nascosta e nello stesso tempo luce che illumina. La sua semplicità era effettivamente la veste di nascondimento che sempre la accompagnava; quel suo umile atteggiamento nascondeva la sua straordinaria unione con Dio, che nessuna cosa mai riusciva a turbare, nascondeva il tocco della Grazia che la faceva penetrare i segreti di Dio. Le anime ne restavano illuminate, ma sentivano che quella creatura era avvolta dal mistero
In una ingiallita paginetta dei suoi poveri appunti leggiamo: 
Ritratto mio ”, sono pochi tratti che gettano tanta luce sulla sua personalità. 
Sono vivace, ma non espansiva. Tengo chiusi nel cuore i miei sentimenti sia per timore di essere incompresa, sia per evitare chiacchere. Sono così poche le anime discrete! 
L’ho imparato per esperienza ed ho deciso che i grandi segreti saranno per Dio solo. Col mondo è meglio tacere. Non comprende il mondo, o sdegna quello che sorpassa. Meglio è Dio solo. 
Sono grave, seria, senza essere triste. In viso dimostro qualche cosa di duro, ma non è che una armatura esterna fattami per aver visto la necessità di difendermi dalle cattiverie e miserie della vita. 
Ho un cuore che si intenerisce profondamente in tutto, anche con l’eco di un suono. Ma non lo do a vedere, tanto che mi giudicano insensibile. 
Non oso manifestare i miei interni sentimenti, perché la via per la quale cammino è così diritta, così luminosa, che non provo bisogno di altra guida se non sono con Gesù. 
Io non fo digiuni, né discipline, né veglie, né fatiche, né faccio lunghe orazioni o veruna altra cosa più degli altri. 
Questo solo trovo in me, che nessuna cosa che succede mi turba, m’inquieta, ma l’anima mia se ne sta sempre con una stessa tranquillità in tutti gli avvenimenti, per molto avversi che siano, perché ho lasciato ogni cosa nella mani di Dio. Nulla può dunque capitarmi senza licenza del mio Signore ”. “ Passo nel mondo - disse - di lei il celebrante nel dì delle esequie - senza essere del mondo ”. 
E quando poi la malattia imperversò sul suo debole corpo, chi conobbe i suoi dolori, le sue notti di veglia? Continuava la sua vita celando sempre tutto nel suo abituale sorriso. 
Né solo alle anime era diretta l’ardente fiamma della sua carità. Si preoccupava ancora delle difficoltà economiche che spesso travagliavano l’esistenza. Stringendo maternamente le mani, lasciva scivolare la sua generosa offerta, e nessuno poteva resistere alla sua dolce insistenza. 
Non crediamo di aver osato troppo citando all’inizio di questi appunti la parola che il Signore indirizzò a Geremia: 
…Verso tutti quelli che ti manderò andrai, e tutto quando io ti ordinerò, tu dirai. 
Non aver paura di essi perché io sono con te per proteggerti. - 
E il Signore stese la mano, toccò la mia bocca ” ( Ger 1,7-9 )

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 Nel Maggio del 1976 la Comunità la chiamava a pieni voti ad assumere il ruolo di Madre e guida. Accanto a lei in una cordialissima intesa era la cara deposta, Suor Maria Emmanuella Panelli, con cui dividerà pene e fatiche. 
Dovrà ora sforzarsi di coordinare gli impegni e di farsi tutto a tutti. Nulla sfugge alla sua vigilanza e alle sue cure. Dà un impulso decisivo ai lavori di muratura che erano stati sospesi per mancanza di mezzi: tutto nella casa deve rispondere alla dignità e semplicità della casa di Dio, ove abitano le sue spose. 

CONTINUA 
Fonte: “Cinquant'anni di storia 1959-2009, Monastero della Visitazione di Santa Maria-Santuario Sacro Cuore di Gesù di Rosolini”, a cura della Federazione dei Monasteri della Visitazione dell'Italia Centro-Sud. Giugno 2009 


LAUS  DEO

Pax et Bonum


Francesco di Santa Maria di Gesù
Terziario Francescano

domenica 20 luglio 2014

IL SACRO CUORE DI GESU' A ROSOLINI - PARTE UNDICESIMA.



MADRE SERAFINA RUBBERA 
MONACA VISITANDINA 
Parte Seconda 


Si raccontano tanti deliziosi aneddoti intorno alla sua infanzia della bimba, che fanno non solo sorridere ma soprattutto riflettere: la piccola parlava già di Gesù come del suo Sposo. 
Un giorno si avvicinò curiosa ad una donna che pregava tutta raccolta e si accorse che portava al collo un nastro con una medaglia. Chiese che cosa fosse, e la donna condiscendente che era suo sposo. A questo punto la bambina montò in un eccesso di zelo e di gelosia: “ come, ti sei preso il Gesù? E’ mio, è il mio sposo ” . E piangendo le tirò dal collo il nastro strappandolo rabbiosamente. 
La donna rimase impressionata e commentò freddamente che quella era una bimba maleducata. Quando portavono il suo Gesù in processione si rattristava perché “ se lo portavano via ” , e al ritorno si lamentava con lo stesso Gesù perchè se ne era andato e l’aveva lasciato sola. 
Lei amava tanto stare col suo Gesù, fargli compagnia. E spesso, quando Madre Carmela e le altre riposavano, pian pianino si rannicchiava ai piedi dell’altarino e “ faceva orazione ” - come dirà - col suo innocente cuore di bimba. 
Se veniva qualcuno a cercare la Madre Carmela diceva che stava facendo “ vò, vò ” , come si usa chiamare il sonno nel gergo infantile della Sicilia. 
Si sa con certezza che ha ricevuto la prima Santa Comunione a 3 anni e mezzo dalle mani del Vescovo di Noto Mons. Giuseppe Vizzini. Serafina si struggeva in lacrime perché voleva ricevere Gesù, quello del tabernacolo. 
Il Vescovo stesso, volendo consolarla, finse di darle Gesù porgendole un’ostia non consacrata. Ma la piccola non la volle, chiedeva quella del tabernacolo. Allora il Prelato pensò di mettere nel tabernacolo un frammento di pane a forma di ostia, poi vi condusse la bambina e tutto serio finse di darle la Santa Comunione. Ma la piccola rifiutò la particola: questo è la pappa, non è Gesù.  
Finalmente il Vescovo acconsentì più che al pianto di una bimba a una segreta ispirazione che lo faceva aderire ai disegni di Dio. Il Vescovo di Noto, Mons. Salvatore Nicolosi, riferendosi al lontano avvenimento, chiedeva alla Madre, già sul letto di dolore e prossima alla fine, se a quell’età comprendeva già cosa fosse la Santa Comunione. La cara Madre rispose con un sorriso: “ Io comprendevo meglio di ora ” . 
Si riferisce forse a questo tempo una nota che troviamo tra alcuni suoi appunti, gli unici sfuggiti alle fiamme per mano della stessa Madre Serafina qualche anno prima della morte. 

Mi sono consacrata al Sacro Cuore fin da bambina 
col voto di verginità, povertà e obbedienza.
Il confessore mi fece attendere due anni. 
Un giorno mi chiamò e mi disse: “ i tre voti li puoi fare ” . 
Ho chiesto a Dio come segno 
che alcuni peccatori si convertissero. 
Ieri sera se ne sono convertiti sei, uno dopo l’altro, 
quindi segno chiaro che ti vuole tutta per Lui. 
Da quel momento vivo distaccata dalla terra. 

 Che cosa fosse avvenuto nel suo piccolo cuore ce lo raccontò lei stessa, e noi comprendemmo cosa significasse per lei vivere “ distaccata da terra ” . 

In quell’istante sentii nel cuore come una mano 
che girasse una chiave con tre colpi e avvertii un dolore acuto, 
tanto da sentirmi male a svenire.

Caddi sul mio lettuccio, un materassino posto tra sedie accostate. 
Rievocando questi anni di grazia, la Madre, già avanzata nelle prove e nelle agonie della vita, sorrideva e lasciava indovinare da qualche gesto che Gesù l’aveva colmata di doni, mentre ora camminava nell’arido deserto della fede. 
Con la Santa Scrittura potremmo commentare che Dio stesso “ la educò e ne ebbe cura, la custodì come pupilla del suo occhio… spiegò le ali e la prese, la sollevò sulle sue ali. Il Signore la guidò da solo ” ( Dt 32, 10-11 )
Tanti e tanti segreti e tante grazie elevate sono rimaste nascoste nel più fedele silenzio di umiltà. A qualche domanda che tentava scoprire qualcosa della sua vita, del suo passato, rispondeva con un sorrisi eludendo ogni risposta. 
Raggiunta l’età scolastica Serafina frequentò le scuole a Rosolini proseguendole poi a Catania presso l’istituto di Maria Ausiliatrice per conseguire il diploma di insegnante nella scuola materna. 
Si osservò con tanta perplessità che la giovinetta, pur così pronta e aperta a comprendere la verità della fede, non rispondeva con uguale intelligenza e interesse nelle cose umane; aveva anche la pronuncia un po’ inceppata dalla balbuzie e destava non poca preoccupazione circa la lo sviluppo delle sue facoltà mentali. Ma all’età di 16 anni si risvegliò in lei tutta la luminosità di un intelligenza che permetterà di penetrare situazioni e cose in ogni campo della vita; acquistò un senso pratico che la renderà abile a svolgere qualsiasi mansione. 
“ Gesù - dirà - mi ha insegnato a fare tutto, per rendermi utile e poter servire tutti ”
Lo sbalzo tra l’ambiente di silenzio, di preghiera del Santuario e quello chiassoso della scuola, la faceva molto soffrire, ma seppe difendersi dalla leggerezza delle cose umane. “ Serafina è andata - diceva di lei Madre Carmela - e Serafina è tornata ” .  
Anche oggi qualche anziana Suor di Maria Ausuliatrice ricorda con commozione che a volte la giovanetta scompariva dal gruppo e finalmente veniva ritrovata rannicchiata dentro un armadio, raccolta in preghiera.  

CONTINUA 

Fonte: “Cinquant'anni di storia 1959-2009, Monastero della Visitazione di Santa Maria-Santuario Sacro Cuore di Gesù di Rosolini”, a cura della Federazione dei Monasteri della Visitazione dell'Italia Centro-Sud. Giugno 2009 

LAUS  DEO

Pax et Bonum


Francesco di Santa Maria di Gesù
Terziario Francescano

venerdì 11 luglio 2014

IL SACRO CUORE DI GESU' A ROSOLINI - PARTE DECIMA .



MADRE SERAFINA RUBBERA 
MONACA VISITANDINA 
Parte Prima 


L’ordine della Visitazione è umile terra di nascondimento ove ad uno ad uno affondano come grani di frumento nomi e volti noti a Dio solo e a quanti da vicino hanno assistito all’irradiarsi irresistibile della loro virtù. 
Il nome ed il volto dell’indimenticabile Madre Maria Serafina Rubbera si allinea in questo evangelico destino proprio delle Figlie di San Francesco di Sales il cui “ unico splendore è di non aver splendore alcuno ” , ma la cui fecondità spirituale esplose come la resurrezione del Cristo dall’umile sepolcro dopo una notte di passione . 
E’ in questa prospettiva di nascondimento e irradiamento che inquadriamo la figura dell’umile Madre Maria Serafina ora che ci è dato contemplarla con gli occhi dello spirito, dopo aver assistito al suo “ consummatum est ” . 
RICORDI DEI PRIMI ANNI DI VITA 
Rievocando memorie gelosamente custodite sui natali e sull’infanzia della buona Madre, torna spontaneo un riferimento alla straordinaria vocazione di Geremia profeta: 
Prima di formarti nel seno di tua madre ti conobbi, 
e prima che fossi uscito dal seno ti santificai 
e ti stabilii profeta presso le genti… Non dire: 
- sono un fanciullo!- … io sono con te per proteggerti… 
( Ger 1, 5-8 ) 
Chi è Serafina Rubbera? Lo sanno tutti a Rosolini e nei dintorni, soprattutto le donne anziane che tante volte sulla soglia della casa, a gruppetti di affabili comari, come si usa ancora nei paesi della Sicilia, si può raccontare la storia, come l’hanno udita dalla stessa mamma Donna Carmela Floridia. 
Si trovava questa una mattina in Chiesa raccolta in preghiera quando le si avvicina una donna del paese nota col nome di Madre Carmela, una pia vedova che aveva attirato l’interesse e l’ammirazione di tutti per le sue buone opere a soccorso dei poveri e dei derelitti e per la santità della vita. 
Questa le fa una strana proposta: “ il frutto che da voi nascerà non è vostro ma del Sacro Cuore. Sarà una bambina e dovrete chiamare Serafina, sarà la Serafina del Sacro Cuore ” . 
La buona donna, ancora incerta sulla sua nuova maternità, annuì senza dare molta importanza alla cosa. Ma Madre Carmela vi pensava costantemente; aveva udito quelle parole misteriosamente presso l’altare durante la Santa Messa e le ritornavano sempre mentre pregava davanti all’immagine del Sacro Cuore che aveva eretto nella sua stanza trasformata in piccolo Santuario. Ora attendeva he si compissero i disegni di Dio. 
La bimba nacque il 5 Marzo del 1915 nello squallore di una dimora che tradiva la sua umile origine da una stalla per animali. Per un rovescio di fortuna quel brav’uomo di Pietro Rubbera aveva dovuto vendere i suoi beni ed aveva accomodatola famigliola, che contava già 2 fratellini, nella vecchia stalla adattata al meglio. “ Nella stalla, come Gesù Bambino ” - ripeterà commossa Madre Serafina . Nei registri municipali e parrocchiali la bimba ricevette il nome di Giuseppa, per volere della mamma che si rifiutava di prestar fede alla predizione di Madre Carmela: la piccina era sua, l’unica bimba dopo due maschietti, un vero angioletto con due occhi chiari e luminosi come il cielo. Che centrava Madre Carmela e il Sacro Cuore? Eppure Madre Carmela venne puntuale a ricordare la promessa : “ la bambina è del Sacro Cuore, la custodirò io nel Santuario ” . Ma il rifiuto fu deciso. 
A questo punto iniziò un vero dramma per la povera mamma che non appena detto il suo no vide la figlioletta ammalarsi e impallidire fino al punto da temere la sua vita. 
Nel dubbio, pregava e supplicava il Sacro Cuore che gliela salvasse: si, avrebbe fatto questo sacrificio se tale era la sua volontà
Ma poi, riavutala sana, si dimenticava della promessa e protestava che non poteva distaccarsi della sua figlioletta. 
I primi due anni di vita furono un succedersi di malesseri che portavano la piccina in fin di vita, mentre il cuore della mamma si dibatteva in un atroce conflitto: doveva dunque rinunziare ai suoi diritti di mamma? Doveva cederla al Sacro Cuore? 
A partire dai due anni la bambina cominciò a fare le sue scappatelle; s’incamminava da sola verso… il Santuario cercando suo “ Susù ” ( Gesù ). 
Qualche donna la vide smarrita e piangente, la riportò alla madre che intanto ansante la cercava dappertutto. 
Una voltavi si incamminò assieme al fratellino Corrado e giunse proprio sulla soglia del piccolo Santuario del Sacro Cuore. 
Madre Carmela la vide e la prese in braccio chiedendole: Chi ti ha portato qui? - e la piccola: Susù mio, bello, così - e fece il gesto di tenerlo per mano e con l’altra manina alzata voleva dire che Gesù era grande, alto, bello. 
La pia donna comprese e chiamandola col nome predestinato le disse: “ Serafina tu non uscirai più dal Santuario ” . Aveva solo due anni e mezzo. 
Invano il fratellino pianse per riavere la sorellina, la mamma lo avrebbe picchiato. Ma Madre Carmela lo tranquillizzò dicendogli di andare a chiamare la mamma. Questa volta la povera donna non seppe più resistere ai diritti di Dio, allargò le braccia piangente ma rassegnata. 
Quante volte vedendo la piccina tra la vita e la morte, gliela aveva offerta pur di averla salva! Piegò il capo muta di dolore ma in pace con Dio. 
Serafina così entrava per sempre in quel santo luogo di culto e su lei si posava per sempre lo sguardo misterioso e divino del Sacro Cuore, da quell’umile ma tanto attraente immagine che troneggiava su un piccolo altare. 
Come la piccola Maria di Nazareth, entrava nel tempio per fare della propria vita un incessante respiro di preghiera. 
A Madre Carmela si era già unita nel medesimo ideale di vita una giovane trentenne, Filomena Scribano; qualche tempo dopo si aggiungerà un’altra giovinetta, Giovanna Aneli. Questa fu la minuscola comunità che accolse ed ebbe cura della piccola Serafina. Continua 

Fonte: “Cinquant'anni di storia 1959-2009, Monastero della Visitazione di Santa Maria-Santuario Sacro Cuore di Gesù di Rosolini”, a cura della Federazione dei Monasteri della Visitazione dell'Italia Centro-Sud. Giugno 2009 


LAUS  DEO

Pax et Bonum


Francesco di Santa Maria di Gesù
Terziario Francescano

sabato 21 giugno 2014

IL SACRO CUORE DI GESU' A ROSOLINI - PARTE NONA .





IL SACRO CUORE DI GESU' 
ROSOLINI 
La storia di due grandi tesori spirituali seminati 
da Dio nel cuore di Rosolini: 
il Santuario del Sacro Cuore di Gesù 
e il Monastero della Visitazione 
di Santa Maria 
a cinquanta cinque anni dalla fondazione 



In cerca di un alloggio, come a Betlemme..... 
Tra Acireale e Rosolini ben presto si stabilisce un via vai che precede l'avvenimento tanto attesto: la fondazione del nuovo monastero. 
Le prime due Monache Visitandine “esterne”, Suor Maria Bernardetta Adamo e Suor Angela Maria Salonia, giungono da Acireale il 10 dicembre 1958, per dare un aiuto alla Comunità nei fervidi preparativi che precedono l'arrivo della Madre, previsto nell'imminenza del Natale. 
Ed è proprio nell'atmosfera mistica e suggestiva della Santa Notte del 24 dicembre 1958, che giungono a Rosolini le due fondatrici: Suor Maria Cecilia Berardi, superiora designata per la nuova fondazione, e Suor Maria Emmanuella Panelli, nel ruolo di assistente. 

Alla stazione ferroviaria di Rosolini non c'è nessuno ad attendere le due Suore che, scese dal treno, trovano solo freddo, buio e solitudine.... Ciascuno è intorno al desco familiare o in compagnia di cari amici, per attendere l'ora di recarsi in Chiesa o di festeggiare nell'intimità delle mura domestiche il Natale. Anche nella piccola Comunità del Sacro Cuore le Suore vegliano con le bambine ospitate nella Casa della Fanciulla, e giocano insieme a tombola. 
Le due viaggiatrici sconosciute, vagano da una strada all'altra in cerca di un'indicazione, finché un povero barrocciaio, con il suo bravo carretto siciliano, si offre di condurle a destinazione. I bagagli vengono caricati, ma le Suore seguono a piedi, non ritenendo decoroso montare sul carretto. Il volenteroso “samaritano”, sentendo parlare di Sacro Cuore, le accompagna presso le Suore del Sacro Cuore di Ragusa, che hanno la loro casa in tutt'altra zona di Rosolini. Quì l'equivoco si chiarisce e si rimedia con una pronta telefonata alla Comunità del Santuario che veglia in questa storica Notte di Natale. Suor Elena Aneli, accompagnata da una delle ragazze più grandi, si occupa del recupero....; e così, a notte alta, Madre Cecilia Berardi e Suor Maria Emmanuella Panelli, vengono finalmente accolte da quel piccolo gruppo che diventerà la loro nuova Comunità. La mattina seguente le bambine più piccole circondano come uno stormo di passerotti le due monache e canticchiano sorridendo: “le monache perdute!”. Quel Natale indimenticabile fu davvero la nascita della Visitazione di Rosolini, un inizio nella notte, tanto umile e simile al peregrinare di Maria e Giuseppe in cerca di alloggio.... 
Con l'arrivo delle Fondatrici, inizia la lenta trasformazione della Casa, a cui si cerca di dare l'assetto monastico. Inizia anche il lavoro spirituale di formazione dei membri della Comunità di Madre Carmela Aprile secondo lo spirito e il carisma dell'Ordine monastico della Visitazione. 
C'è molto da fare, da precisare e stabilire; per questo intervengono l'Assistente Generale dell'Ordine della Visitazione, Padre Balducelli, Madre De Uriarte e Madre Benucci, che il 2 gennaio 1959 si recano a Noto per conferire con il Vescovo, Sua Eccellenza Monsignor Angelo Calabretta. 
L'iter giuridico-canonico della fondazione si concluderà con il Rescritto della Sacra Congregazione dei Religiosi, il 12 maggio; e il 19 dello stesso mese il Vescovo di Noto firma il decreto di erezione canonica. 
30 GIUGNO 1959: UNA DATA STORICA 
E' il giorno stabilito per celebrare solennemente lo stabilimento del Monastero, alla presenza delle massime autorità religiose e civili e di una gran folla di devoti. L'avvenimento, infatti, coinvolge l'intero paese, con l'entusiasmo tipico dei piccoli centri che vivono con spirito di famiglia i momenti significativi della loro cittadina. 
La sera stessa viene rogato l'atto notarile di donazione dei beni immobili al Monastero della Visitazione, il quale per poterli accettare e gestire validamente, non solo secondo le leggi canoniche, ma anche secondo le leggi civili vigenti in Italia, chiede ed ottiene il riconoscimento della personalità giuridica. 
Annunciando in una “Lettera Circolare” l'avvenuta fondazione a tutti i monasteri dell'Ordine, la Madre Generale Bernarde-Marie de Uriarte, così esprime la sua vera consolazione: 
Questa nuova fondazione, visibilmente voluta da Dio, sembra offrire serie garanzie. La popolazione molto cristiana le ha fatto un'accoglienza entusiasta, e, protetta come è da un Vescovo grande amico della Visitazione, c'è da sperare che metterà profonde radici”(Lettera Circolare dal Primo Monastero della Visitazione di Annency, 3 settembre 1959, Archivio Visitazione di Rosolini). 
La data del 30 giugno rimane particolarmente cara alla Comunità Visitandina di Rosolini per un secondo motivo, più intimo e spirituale: in quel giorno fanno la vestizione monastica Suor Maria Serafina Rubbera e Suor Maria Elena Aneli. 
Si conclude così felicemente la lunga attesa, Madre Carmela Aprile rimane fedele al suo abito rosso e continua a soggiornare in una stanzetta attigua al monastero, memoria vivente di mezzo secolo di storia, di fede e di grazie. Madre Carmela rimane sempre punto di riferimento per i devoti del luogo e per i pellegrini che accorrono numerosi davanti alla venerata Immagine del Sacro Cuore di Gesù, rimane sempre centro di affettuosa attrazione per le ragazze dell'Orfanotrofio, che la circondano volentieri, pur fingendo di avere timore del bastone al quale l'anziana Madre si appoggia. 
Come luce del giusto al cospetto del Signore, la vita di Madre Carmela è divenuta sempre più ardente di fervore, e ora si prepara all'incontro con lo Sposo nutrendo il suo spirito con sante letture. Negli ultimi anni, infatti, ella ha imparato a leggere ed anche a scrivere; i suoi libri preferiti sono le Opere di Sant'Alfonso Maria de Liguori, Dottore della Chiesa. 

Continua 
Fonte: 
“Cinquant'anni di storia 1959-2009, Monastero della Visitazione di Santa Maria-Santuario Sacro Cuore di Gesù di Rosolini”, a cura della Federazione dei Monasteri della Visitazione dell'Italia Centro-Sud. Giugno 2009 


LAUS  DEO 

Pax et Bonum


Francesco di Santa Maria di Gesù
Terziario Francescano

domenica 8 giugno 2014

IL SACRO CUORE DI GESU' A ROSOLINI - PARTE OTTAVA .






IL SACRO CUORE DI GESU' 
ROSOLINI 
La storia di due grandi tesori spirituali seminati 
da Dio nel cuore di Rosolini: 
il Santuario del Sacro Cuore di Gesù 
e il Monastero della Visitazione di Santa Maria 
a cinquanta cinque anni dalla fondazione 

Nel tornare viene con giubilo 
Il tanto auspicato ritorno (parte seconda)
In nuovo Vescovo di Noto, succeduto a Monsignor Giuseppe Vizzini, fu Monsignor Angelo Calabretta, insediato nella Diocesi Netina nel 1936. 
Monsignor Calabretta ereditò l'arduo compito di risolvere la complessa situazione patrimoniale degli immobili del Santuario e si propose di garantirne la gestione in armonia con le esigenze della Chiesa locale. Si pensò nuovamente alle Suore del Sacro Cuore di Ragusa, che anni prima avevano accolto con cordiale disponibilità Madre Carmela Aprile; nel 1936 si stese infatti, un atto di passaggio di proprietà in piena regola. Ma la soluzione si rivelò precaria: dopo poco tempo, le Suore dell'Istituto del Sacro Cuore di Ragusa lasciarono il Santuario e si trasferirono in un altro locale, messo a disposizione dalle autorità di Rosolini. 
Quello che avrete fatto al più piccolo.... 
Madre Carmela, rimasta nuovamente sola con le sue poche figlie spirituali, attinge nella fiducia in Dio e nello slancio della sua carità la forza di attuare l'opera alla quale sente di essere chiamata: aprire il cuore ai poveri, ai miseri, ai derelitti. 
Organizza, pertanto, negli anni immediatamente precedenti il Secondo Conflitto Mondiale, il rancio dei poveri una distribuzione di cibo che in alcuni periodi raggiunge i 250 pasti giornalieri. 
Con la collaborazione dell' OMNI (Opera Nazionale Maternità e Infanzia) trenta gestanti vengono assistite in modo adeguato. 
I bambini delle famiglie più disagiate vengono sottratti ai pericoli della strada con l'istituzione della prima scuola Materna di Rosolini, che nel 1939 conta ben tre sezioni con 125 bambini. 
Nasce la Casa della fanciulla, una modesta ma serena oasi di benessere e di pace per le bambine prive di genitori o provenienti da famiglie in difficoltà, aperta a tutta la provincia di Siracusa. 
Questa benefica e fervida attività non distoglie la mente e il cuore di Madre Carmela dal desiderio di vedere risolta la questione della gestione del Santuario: propone a Monsignor Angelo Calabretta la fondazione di una famiglia religiosa, che dovrebbe portare il nome di Vittime del Sacro Cuore; ma il Vescovo di Noto si dimostra perplesso, ritenendo che si possa trovare una soluzione conveniente tra gli Istituti già esistenti. 
Intanto, trascorsi i duri anni del Secondo Conflitto Mondiale e nella generale rinascita il Santuario diviene sempre più centro di spiritualità che attrae devoti da tutta la Sicilia e perfino dalle Nazioni estere, dove il flusso migratorio ha condotto gli abitanti di Rosolini. 
Grazie alle loro generose offerte e alle mutate condizioni socio-economiche, migliora l'assetto urbanistico del quartiere in cui sorge il Santuario, accanto al quale la Scuola Materna e la Casa della Fanciulla davano testimonianza della carità operosa della piccola Comunità di Madre Carmela, oramai anziana. 
Ferventi e insistenti preghiere si innalzano a Dio perché indichi la via giusta per dare sistemazione definitiva al Santuario; quand'ecco finalmente scocca l'ora di Dio e la proposta di Monsignor Angelo Calabretta viene accolta con grande speranza; perché non chiedere all'Ordine della Visitazione, il Beniamino del Sacro Cuore, di prendersi cura del Santuario e delle opere annesse? 
Verso la vestizione religiosa 
L'idea di Monsignor Angelo Calabretta di fondare a Rosolini un Monastero della Visitazione che inglobasse il Santuario del Sacro Cuore di Gesù, brillò come una scintilla nella sua mente e ancor più nel suo cuore, per le sue precedenti amichevoli relazioni con il Monastero della Visitazione di Acireale (Catania), fondato nel 1925, ultimo germoglio del grande Albero della Visitazione. 
Egli, che tanto apprezzava la spiritualità di San Francesco di Sales e il Carisma dell'Ordine della Visitazione, “scaturito” - come dichiarava lo stesso santo Fondatore – dal costato aperto del Salvatore, era convinto che proprio questa Famiglia Monastica fosse la più idonea a custodire e propagare il culto al Sacro Cuore di Gesù, fiamma del piccolo Santuario di Rosolini. 
E non era, infatti, la Visitazione la depositaria delle rivelazioni e delle promesse del Sacro Cuore confidate a Santa Margherita Maria Alacoque nella Cappella di Paray-le-Monial? 
Un misterioso vincolo sembrava legare l'umile Santuario di Rosolini a quel celebre angolo di terra di Francia, visitato dal Divin Redentore nel lontano 1860. Tali pensieri, dopo alcuni anni di riflessione, divennero un concreto progetto. Ecco che nel novembre del 1957 due “ambasciatori” di Monsignor Calabretta, Don Carlo Sigona e Don Liborio Ardilio di Rosolini, si dirigono verso Acireale (Catania) allo scopo di esporre le intenzioni del Vescovo di Noto e chiedere ufficialmente la fondazione del Monastero della Visitazione a Rosolini. 
La proposta coglie di sorpresa la comunità monastica della Visitazione di Acireale, di recente fondazione; occorre pregare, riflettere e vagliare le reali possibilità. La Madre Superiora, Madre Teresa di Sales Cusino, spirito generoso e intraprendente, intravede in quell'appello un disegno di Dio a cui sente di dover rispondere. Ritiene opportuno, innanzitutto, rendersi conto da vicino della piccola opera già esistente e insieme a Suor Maria Cecilia Berardi alla fine del mese di novembre, si reca a Rosolini. 
E' il primo atto di un discernimento che coinvolgerà la Presidente Federale dell'Italia Centro-Sud, la Reverenda Madre Anna Maddalena Benucci, e la Reverenda Madre Generale dell'Ordine della Visitazione Madre Marie Bernarde de Uriarte che risiede ad Annency. 
Entrambe, il 15 ottobre del 1958, insieme a Madre Teresa di Sales Cusino, si recano a Noto da Monsignor Angelo Calabretta, quindi proseguono per Rosolini. 
Un grosso problema si erge alla loro considerazione: il Santuario è affiancato da opere di assistenza sociale, come la Casa della Fanciulla e la Scuola Materna e la Mensa dei Poveri.....; mentre, l'Ordine della Visitazione è Ordine contemplativo, con clausura papale, che esclude le attività proprie degli Istituti di Vita apostolica; inoltre, l'opera di Rosolini dispone di un patrimonio immobiliare da gestire. 
Tutto considerato, e non senza una segreta ispirazione del Sacro Cuore, le Reverende Madri decidono di accettare la fondazione, per la quale verrà formulato e approvato dalla Santa Sede uno speciale Statuto, che autorizzi alle monache Visitandine la gestione delle opere già esistenti. 
Nel corso dell'anno 1959, mentre maturano questi avvenimenti, Suor Colomba, stanca ma felice di lasciare il Santuario in buone mani, si spegne serenamente in Dio. 
Aveva sospirato questo momento, come si rivela da una sua lettera a Madre Carmela: 
….Il Sacro Cuore la vuole per forza santa. Ma intanto voglio farmici io prima di Lei e così dal Cielo inviarLe dolci senza numero. Come sarei felice se andassi a Gesù la prima.......(Lettera di Suor Colomba a Madre Carmela, n°4). 
Si ritiene che Suor Colomba si sia offerta al Sacro Cuore per la riuscita della Fondazione. Possiamo ammirare il fervore e lo zelo che infiammarono questa discepola del Sacro Cuore e che le ispirarono una donazione totale a Dio e ai fratelli. 
Grazie cara e dolce Suor Colomba! 
Continua 
Fonte: 
“Cinquant'anni di storia 1959-2009, Monastero della Visitazione di Santa Maria-Santuario Sacro Cuore di Gesù di Rosolini”, a cura della Federazione dei Monasteri della Visitazione dell'Italia Centro-Sud. Giugno 2009


LAUS  DEO

Pax et Bonum


Francesco di Santa Maria di Gesù
Terziario Francescano

domenica 1 giugno 2014

IL SACRO CUORE DI GESU' A ROSOLINI - PARTE SETTIMA .







IL SACRO CUORE DI GESU' 
ROSOLINI 
La storia di due grandi tesori spirituali seminati 
da Dio nel cuore di Rosolini: 
il Santuario del Sacro Cuore di Gesù 
e il Monastero della Visitazione 
di Santa Maria 
a cinquanta cinque anni dalla fondazione 

Nel tornare viene con giubilo 
Il tanto auspicato ritorno 
L'ansia del ritorno nasceva dall'intimo richiamo di Dio che faceva sentire prossima l'ora tanto desiderata. Suor Eufrosia riteneva opportuno che si cedesse all'Istituto delle Suore del Sacro Cuore di Ragusa, non solo il patrimonio ma anche la gestione del Santuario, pur di vederlo risorgere. 
Madre Carmela, invece, avvertiva che la soluzione non era questa: qualcosa si muoveva nell'aria; e lei lo sentiva, anzi, ne ebbe la certezza quando venne invitata a recarsi a colloquio con il Vescovo Vizzini, nell'aprile del 1931. 
Il buon Prelato, dopo matura riflessione, aveva acconsentito che Madre Carmela tornasse a Rosolini e riponesse nel piccolo Santuario il taumaturgico quadro del Sacro Cuore di Gesù, da tutti venerato e atteso (Lettera del Sacerdote Di Natale, 21 aprile 1931, Archivio Visitazione Rosolini). 
La gioia e l'entusiasmo dei devoti fu indescrivibile. Valga per tutte la testimonianza di Fratel Concetto Ruta, Rogazionista, che il 9 aprile 1931 scriveva a Madre Carmela, ancora a Siracusa: 
Riguardo alla mia salute vado malissimo e forse questa mia lettera sarà l'ultima che le scrivo.....Con tutto il cuore offro al Signore il mio sacrificio di vittima per l'Opera nascente del Cuore di Gesù. Per l'apertura del Santuario a Rosolini lavorerò dal Cielo... 
Accanto a Madre Carmela, che riaccendeva la lampada del Santuario, si stringevano nuovamente le figlie disperse: Suor Eufrosina riprendeva il nome di Suor Colomba, lasciando definitivamente l'Istituto del Sacro Cuore di Ragusa; Giovannina Aneli, che era stata ricondotta in famiglia a Rosolini dalle Suore, non soddisfatte del suo rendimento scolastico, rientrò a far parte della piccola Comunità e dimostrò di essere molto brava nell'apprendere la scienza dell'Amore dal grande libro del Cuore del Verbo Incarnato; e infine, la giovanissima Serafina, che mai si era staccata dalla sua guida spirituale, Madre Carmela, venne mandata a Catania presso le Suore Salesiane, e in pochi anni prenderà il Diploma Magistrale, che la abilitava ad insegnare nella Scuola Materna. 
La riapertura del Santuario del Sacro Cuore di Gesù di Rosolini, riaccese il fervore nei devoti: le testimonianze di segnalate grazie si moltiplicavano giorno per giorno. Particolarmente interessante è la relazione dell'insegnante Giovanna Di Giacomo, che narra l'inspiegabile guarigione dell'anziano padre, già in agonia, concludendo con espressioni di gratitudine: 
Sebbene da quasi cinque anni il Santuario sia privo di tutte le Solennità liturgiche alle quali si assisteva con la fede più viva, pure adesso la famiglia del miracolato si promette di festeggiare con preghiere e con canti il primo venerdì di ogni mese (Dichiarazione di Giovanna Di Giacomo del 25 gennaio 1935, Archivio Visitazione di Rosolini). 
In effetti, il Vescovo, Monsignor Giuseppe Vizzini, non aveva più permesso le celebrazioni liturgiche nel Santuario; ma anche questo veto egli dovrà sospendere in modo inaspettato, verso la fine della sua vita terrena. Monsignor Vizzini si trovava in visita pastorale nel piccolo centro di Ferla sui Monti Iblei, comunità montana che apparteneva alla Diocesi di Noto, così come gli altri comuni Iblei di Palazzolo Acreide, Cassaro, Buccheri, Buscemi. Durante la sua permanenza a Ferla fu colpito da grave malore, durante l'agonia il Prelato, ricco di tante virtù e meriti, dopo aver fatto una breve visita nella Chiesa di Santa Maria di Gesù e pregato intensamente dinanzi al serafico e taumaturgico Crocifisso ligneo, opera altamente espressiva di Fra Umile da Pietralia; ebbe un sogno premonitore, era il 4 dicembre 1935. Ai suoi sacerdoti presenti, dal letto di dolore, il Vescovo di Noto disse: Siate uniti, uniti, uniti...., al Sacro Cuore di Gesù, al Papa, al Vescovo e fra di voi....Viva il Sacro Cuore! Ogni giorno lavorate e fate qualche cosa per il Sacro Cuore! 
Il 5 dicembre, Primo Giovedì del mese, si credette opportuno amministrargli l'Unzione degli Infermi. La Mattina del 6 dicembre 1935, Primo Venerdì del mese, fu celebrata la Santa Messa nella sua stanza e ricevette la Comunione. Il Pomeriggio del 7 dicembre Monsignor Vizzini entrò in agonia. L'8 dicembre, Solennità dell'Immacolata Concezione di Maria Santissima, alle ore 13,30, serenamente si addormentò nel Signore ( Don Giuseppe Saletti, Monsignor Giuseppe Vizzini, Libreria Editrice della Pontificia Università Lateranense, Roma 1965, pagg.43-47). 
Madre Carmela seguì con filiale affetto la vicenda del tramonto terreno del Vescovo, Padre e Pastore, Restauratore della Diocesi Netina. 
Nel Diario manoscritto della stessa, nella seconda parte, che va dal 5 novembre all'8 dicembre del 1935, alla pagina cinque, si legge: ….giorno 23 novembre 1935, di sera alle ore 6 e menza miariva (mi arriva) uno telegramma con seguenti parole: Suppliche per Sua Eccellenza Vescovo Vizzini; giorno 24 gli mandai il telegramma a Ferla, abbiamo pregato per la Sua salute.... 
E dopo a pagina nove: 
….rumore...e busse (colpi di uno che bussa) alla finestra...erano segni che il Sacro Cuore ci faceva sentire, sapete come fino giorno 5 dicembre di sera, giovedì, il Vescovo aveva mandato a Padre Sigona e all'avvocato Tringali per aprire il culto al Santuario del Sacro Cuore di Gesù. Giorno 6, il Primo Venerdì del mese, Messa ogni giorno, il Santissimo Sacramento glidiedi tutto il permesso, Viva il Sacro Cuore di Gesù, nostra vita e nostro Amore; giorno 8 dicembre il nostro Vescovo morì, tutto il paese (di Rosolini) stupito del miracolo operato dal mio Tesoro Sacro Cuore..... 
(Diario manoscritto di Madre Carmela Aprile, II parte, Rosolini, 1935, pagg. 5-9. Una fotocopia trovasi nell'Archivio della Curia Vescovile di Noto). 
Dopo questa attenta descrizione dei fatti esposti sopra, con puntigliosa storia cronologica, viene spontaneo chiedersi: è coincidenza casuale quella di Ferla e Rosolini? Accompagnata da un unico filo conduttore, con le stesse date, gli stessi giorni della settimana, lo stesso mese, lo stesso anno, gli stessi protagonisti: Monsignor Giuseppe Vizzini e Madre Carmela Aprile? 
E' un lucido ricco mosaico della vita del grande Vescovo Monsignor Vizzini e del Santuario del Sacro Cuore di Gesù di Rosolini che si presenta a noi contemporanei con tanta chiarezza di meraviglia contemplativa. Emerge davvero nella sua luce, la presenza dello Spirito Santo che santifica, “purifica”, rinnova nella fiduciosa attesa della manifestazione del disegno di amore del Padre Celeste. 
Ferla e Rosolini! Due piccoli paesi uniti nel progetto provvidenziale di Dio. 
Del resto il serafico Crocifisso ligneo, devotamente custodito nella Chiesa di Santa Maria di Gesù di Ferla, opera di Fra Umile da Pietralia: non è manifestazione più alta e più genuina della Misericordia di Dio per tutte le Sue creature? 
Il Sacro Cuore di Gesù di Rosolini, una semplice stampa a colori.....non è l'immagine più sconvolgente di quanto il Cuore della Santissima Trinità ami le Sue creature e brami l'amore delle Sue creature, degli uomini? Non è l'immagine parlante di ciò che è la Divina Misericordia? 
Mai abbastanza ringrazieremo il Signore per aver operato Lui nel cammino terreno dell'umile e grande Madre Carmela Aprile. Mai abbastanza ringrazieremo il Signore per quel grande e zelante Vescovo di Noto che fu Monsignor Giuseppe Vizzini, il quale fu davvero strumento di Dio nella storia personale di Madre Carmela Aprile e di quella del Santuario del Sacro Cuore di Gesù di Rosolini. Egli fu davvero la mano divina che purificò, provò, saggiò nell'obbedienza la nostra Madre Carmela e l'opera del Santuario del Sacro Cuore. 

 Continua 
Fonte: 
“Cinquant'anni di storia 1959-2009, Monastero della Visitazione di Santa Maria-Santuario Sacro Cuore di Gesù di Rosolini”, a cura della Federazione dei Monasteri della Visitazione dell'Italia Centro-Sud. Giugno 2009 


LAUS  DEO

Pax et Bonum


Francesco di Santa Maria di Gesù
Terziario Francescano