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giovedì 17 aprile 2014

CICCINA ( FRANCESCA ) COSTANZO TERZIARIA CAPPUCCINA - " MANOSCRITTO A 4 " .




Ciccina (Francesca) Costanzo 
Terziaria Cappuccina 
LAVORANDO 
(Manoscritto A4) 


Eccomi sul campo delle mie fatiche, o Gesù. Te l'ho già offerto questo lavoro e torno ad offrirtelo, e come l'ho incominciato nel tuo nome, così intendo che nel tuo nome sia compiuto. 
Ma intanto che io mi sottometto volenterosa alla gran legge che stringe tutti alla fatica, tu vieni o Gesù, vieni ad eseguire in me la legge che t'ha imposto il tuo celeste Padre quando ti affidò il compito di santificare e salvare le anime. 
Eccola l'anima mia.........io la consegno a te! Quante industrie, quante fatiche o buon Gesù vorrai impegnare per far di me una santa! Quante spine viziose da estirpare! Quante pietre d'indifferenza e d'ingratitudine da portar via! Quante erbe inutili o velenose di pensieri, o vani o colpevoli, d'intenzioni non rette, di affetti disordinati o non abbastanza puri! Quanti germogli ingombranti! Quanta sterilità! 
O Gesù, mentre io compio per la tua gloria un lavoro materiale, tu per la gloria del Padre tuo lavora nel mio cuore per compiere l'opera del mio miglioramento spirituale. Tu che sapesti dipingere il cielo con i colori smaglianti dell'aurora e con l'azzurro delle notti scintillanti di stelle, tu che sai profumare i fiori, che dai sapore ai frutti, tu che fai tutto bene.........O Gesù! Vieni a farmi bella l'anima, a vestirla a guisa d'iride, coi sette doni dello Spirito Santo, a darle profumo del tuo amore e a renderne soavi le opere col sapor della tua Carità: vieni a farla diventar come una stella che sia sempre fissa nel cielo come un frutto della tua Mensa....... 
O Gesù! Il mio lavoro è sempre pieno d'imperfezioni; il tuo invece, oh! Com'è sempre bello! Com'è perfetto! Ma vorrei essere io al centro di questi tuoi lavori! 
Vorrei sentir la tua mano ad abbellire, ad arricchir l'anima. E tu non desideri forse ancor più di me di far un'opera così bella? Dunque vieni, o Gesù, e la spelonca del mio cuore diventerà un santuario degno di te..........il cielo dell'anima mia, tanto nuvoloso, diventerà sereno e lucente.........il Calvario diventerà un Tabor........O Gesù, io lavoro: ma l'opera delle mie mani mi servirà a qualche cosa per la vita eterna? 
Ah! Io lo spero, se tu verrai nell'anima mia e lavorerai con me. Dunque vieni a darmi lo spirito che avevi tu quando aiutavi San Giuseppe nella povera officina di Nazareth. Lo spirito di obbedienza che mi sottoponga lietamente al comando dei superiori e alle necessità della mia condizione, lo spirito di sacrificio che mi faccia amare l'impiego doloroso delle mie attitudini e il consumo delle mie forze, lo spirito di espiazione che mi faccia amar la fatica come una pena dovuta alle mie colpe e come una purificazione dell'anima mia. O Gesù, vieni.....e sii tu il mio più valido aiuto, il mio più dolce conforto, e di tutte le mie fatiche, la più sospirata mercede! 
Ciccina Costanzo, Terziaria Cappuccina 

Giovedì Santo A. D. 2014 . Altare della Deposizione Chiesa Padri Cappuccini - Ferla ( SR ).




LAUS  DEO 

Pax et Bonum 


Francesco di Santa Maria di Gesù
Terziario Francescano 

martedì 15 aprile 2014

CICCINA ( FRANCESCA ) COSTANZO TERZIARIA CAPPUCCINA - " MANOSCRITTO A 3 " .




Ciccina (Francesca) Costanzo 
Terziaria Cappuccina 
DURANTE LA REFEZIONE 
(Manoscritto A3) 


La tua Provvidenza mi manda pane a sostegno del corpo; e io te ne ringrazio, o Gesù, lodando e benedicendo la tua bontà, ma tu lo sai che desidero e bramo molto più il Pane del Tabernacolo. 
L'anima mia è affamata ben più del mio corpo e la soavità della Comunione è infinitamente più grande per me di qualunque mensa terrena. Io mangio la Manna che ogni mattino fai scendere dal Cielo. Quì, il mio gusto assapora un po' di terra trasformata in pane, all'altare il mio cuore si delizia di un pane sostanzialmente trasformato nel tuo Corpo. 
Il cibo di quest'ora non mi scampa dalla morte, quello di domani mi assicura la vita eterna. O Gesù, tu mi hai destinata al Paradiso..........dunque dammi il Pane che mi comunica la vita di Lassù......................., vieni nel mio cuore......... 
E' dopo una refezione materiale che hai istituito e regalato ai tuoi Apostoli la Santa Eucarestia...........dunque anche adesso puoi fare a me il medesimo dono.......anche adesso io posso fare una Comunione almeno spiritualmente, dunque vieni, vieni nel mio cuore, o caro Gesù. 
Vieni a portarmi nuove energie allo spirito, nuove forze per compiere i miei doveri, e mentre il corpo si nutre per sostenere nuove fatiche materiali, l'anima si ringargliardisce a continuare il cammino di perfezione e a proseguire con crescente alacrità sulla via del Cielo. 
Vieni e santifica con la tua presenza l'azione volgare che sto compiendo parlandomi al cuore delle delizie soprannaturali serbate alle anime amanti della vita dello spirito, infondendomi l'amore alla mortificazione, il desiderio e il proposito di sottomettere sempre il corpo alle esigenze della virtù, ricordandomi il dovere che ho di far penitenza dei miei peccati e mostrandomi a quale altezza di santità arriva chi disprezza i diletti della terra. 
Vieni in me o Gesù! E come tu, dopo l'Ultima Cena sorgesti per dar principio alla tua dolorosa Passione, così da questa Mensa mi alzi con la disposizione a compiere qualunque sacrificio a cui sia chiamata dalla tua amorosa Provvidenza. 
Oh quanto mi pesa il dovermi sacrificare per obbedir alla tua adorabile volontà! Quanto mi costa il dover rinnegare le tendenze ed i capricci di questo mio corpo! Basta alle volte il solo concedergli lo stretto necessario per dargli occasione di ribellarsi. Ma giacché non mi è possibile rifiutargli questo nutrimento, vieni o Gesù a tenerlo in freno con la tua presenza. 
Vieni ad alimentar lo spirito mio, o Gesù, mentre io sostento il corpo. Vieni a parlarmi del tuo lungo digiuno e della fame patita da te nel Deserto. Vieni a spiegarmi di che natura era la sete che provasti al Pozzo di Sicar e quanto è saporoso il cibo che dicesti di usare nel fare la volontà del Padre tuo. Vieni a rivelarmi almeno in parte l'ardor della sete che ti tormentò in Croce e quanto crudele fu lo scherno dei crocifissori che t'abbeveraron di fiele. 
Oh! L'anima mia sarà assai più vantaggiata dalle tue parole che non il corpo del suo nutrimento. Dunque, o Gesù, per quell'amor che mi portasti da tutta l'eternità, vieni meco, sta con me, entra nel mio cuore e fammi partecipare alla Mensa della tua Carità; dammi il Pane che avvalora il cuore umano e lo conferma nei propositi della Virtù. 
Dammi quel Vino (il tuo sangue) che fa germogliare i candidi gigli e concedimi fin d'ora di gustar una stilla di quella dolcezza onde sarò per sempre inebbriata in Paradiso. 
Ciccina Costanzo, Terziaria Cappuccina 




 LAUS  DEO 

Pax et Bonum 


Francesco di Santa Maria di Gesù
Terziario Francescano 

domenica 13 aprile 2014

CICCINA ( FRANCESCA ) COSTANZO TERZIARIA CAPPUCCINA - " MANOSCRITTO A 2 " .




Ciccina (Francesca) Costanzo 
Terziaria Cappuccina 
LUNGO IL GIORNO 
(Manoscritto A2) 


Stamattina sei venuto nel mio cuore, Gesù........te ne ringrazio e non potrò mai ringraziarti per quanto è grande la tua bontà e viva la mia gratitudine. 
Ma fino a quando non tornerai più?......... 
Sei venuto: hai abbellita l'anima mia di grazie talmente grandi che tu solo puoi misurarle.......e adesso che quest'anima è così adorna, così ricca e così bella, non verrai più a visitarla e a compiacerti dell'opera tua? 
Oh, vieni Gesù..........e dove ti troverai meglio se non in questo piccolo tempio che hai impreziosito e consacrato con la tua presenza? Certo che io non potrò non offrirti un tabernacolo così santo come è quello che tu stesso hai voluto far del mio cuore: e per quanto sia grande la mia buona volontà di prepararti una degna accoglienza, non potrò mai offrirti da me sola le attrattive onde tu stesso mi hai arricchita...... 
Mi hai imporporata col tuo sangue...........vieni a vedere quanto è maestosa un'anima vestita del tuo manto regale. 
Mi hai nutrita col tuo corpo........vieni a vedere come un'anima si sente forte e ringargliardita a sostener mille fatiche e sacrifizi per tuo amore. 
Mi hai vivificata con l'Anima tua.............vieni a vedere com'è pronta un'anima a camminare spedita per la via dei tuoi comandamenti e ad avanzar a passi da gigante per la via del Cielo. 
Mi hai santificata con la tua Divinità.......................vieni a vedere come adesso un'anima ti assomiglia, come rispecchia la tua immagine, come per dignità è di poco inferiore agli Angeli. Quando creasti il mondo, ti fermasti a contemplarlo e ti compiacesti della sua bellezza: ma la Comunione di stamattina non è forse un'opera più bella di tutto il creato? 
Dunque torna a visitarmi, vieni a contemplar da vicino l'opera bella e santissima della tua grazia. Vieni a confermarmi nel tuo amore e ad assicurarmi, con una nuova grazia, il possesso dei doni che mi facesti questa mattina. 
Oh Gesù! Tu lo sai, si fa presto a perdere il profumo di una Comunione! E' così facile lasciarsi rapir tutto dal demonio! Vieni adunque a chiudere i miei sensi alle cose esteriori, affinché da me non isfugga nulla di quanto mi hai regalato: perfeziona i tuoi doni assicurandomene il possesso per sempre. Vieni a tenermi viva la memoria della Comunione fatta e desto il pensiero di quelle che ancor farò. 
Vieni a visitarmi sovente in questo giorno e non appena vedrai delle nuove imperfezioni e venialità, alza la voce e fammi sentire un rimprovero: se mi troverai debole e vacillante, stendi la mano a sostenermi. 
Se mi vedrai tentata, combatti per me ed incoronami di vittoria. 
Oh Gesù, ho fame di te …................non lasciarmi star fino a domani senza darmi un poco del tuo Pane.................ad ogni ora che passa dammene almeno una briciola.............una briciola almeno. 
Ciccina Costanzo, Terziaria Cappuccina





LAUS  DEO 

Pax et Bonum


Francesco di Santa Maria di Gesù
Terziario Francescano 

venerdì 11 aprile 2014

CICCINA ( FRANCESCA ) COSTANZO TERZIARIA CAPPUCCINA - " MANOSCRITTO A 1 " .




Ciccina (Francesca) Costanzo 
Terziaria Cappuccina 
DOPO UNA VENIALITA’ 
(Manoscritto A 1) 


Dopo tante promesse, eccomi o caro Gesù, nuovamente caduta! Non ho perso la stola di grazia, ma l'ho macchiata ma non divenni la tua nemica, ma nemmeno son più la tua diletta. 
Tu forse mi stavi preparando delle carezze ed io ti ho dato uno schiaffo, povera me! 
E adesso che mi resta a fare? Fuggire dinanzi alla tua presenza come Adamo? Io, fuggir da te perché t'ho offeso? Oh Gesù! Voglio anzi andarti più vicino di prima, e quando anche tu mi fuggissi, correrei a cercarti in tutti i Tabernacoli della terra. Ma tu, nonché fuggire, mi aspetti, mi chiami..... Ed eccomi qua! Guardami o Gesù! L'anima mia non è più come quella mattina quando feci la Comunione, tu sei il medesimo e puoi ricordarmi la bellezza spirituale che offuscai. 
Oh, tu che hai fatto tanto un giorno per ridestarmi dalla morte alla vita, fa qualcosa ancora per guarirmi dalla presente infermità volontaria. Vieni in casa di questa povera ammalata e dì una parola, una parola sola, ed io sarò guarita. Vieni, sì, vieni a gettar un raggio di luce sulla mia mancanza, perché io conosca quanta ingratitudine vi è anche in un solo peccato veniale: vieni a darmi una contrizione proporzionata al male commesso; vieni a suggerirmi quale e quanta penitenza debbo fare per mia espiazione. 
Lo so quel che merito, ma so pure ciò che debbo sperare. Meriterei di essere condannata ad un lungo digiuno eucaristico, ma spero che le accoglienze del mio cuor pentito ti saran più care d'ogni mio languore. Meriterei di vedermi respinta molte volte, ma spero che la tua fiducia d'essere ancora esaudita, ti sarà più cara che lo sconforto di sapermi abbandonata. Meriterei di non godere mai più nessuna delle tue dolcezze, ma spero che tu ami assai di più di regalarmi la Mamma Celeste che un calice di fiele. 
Oh Gesù, mio buon Gesù, se una mancanza come la mia fosse una barriera insormontabile tra te e un'anima, quanti potrebbero fare la Comunione? Ahimé pochi!
E i pochi basterebbero a contentarti il cuore? Dunque perdona, dimentica la mia colpa e vieni. Vieni pure armato di flagello, colpisci pure la leggerezza che ha profanato il tempio del mio cuore, amareggiami pure col rimorso, mi è più caro il piangere e il soffrire con te, che star lontana da te a godermi la tranquillità delle anime abbandonate. 
E quando la tua visita mi avrà mortificata, allora torna ad abbellirmi il cuore. Ti prometto che non t'offenderò mai più, prometto......ma sarò più fedele alla mia promessa?
Sono confusa, lo so, ma chi riuscirà mai a farmi buona se non ti contento, o Gesù caro.
Il tuo cuore lo conosco già un poco......l'ho sperimentato le tante volte e so che la tua generosità è infinita ed immensa. 
Dunque vieni, vieni a portarmi i tuoi regali: il dono del Timore e il dono della Pietà.
Con questi doni io acquisterò la delicatezza squisita che è propria delle anime eucaristiche.
Col Timore sarò vigilante sopra me stessa a segno da evitar ogni venialità solo perché ti dispiace e ti contrista il Cuore. 
Con la Pietà mi farò uno studio di contentarti in ogni cosa e che saprò essere di tuo gusto, e moltiplicherò gli atti di virtù che conoscerò più conformi alle esigenze del tuo amore. 
Dunque o Gesù, vieni? 
La festa dei nostri cuori fu sospesa per un momento, ma la tua bontà e il pentimento mio non ne hanno forse rinnovate le giocondità sante? Ah lo so! Lo sento! Siam tornati quelli di prima, torniamo ad amarci come prima........ 
Ciccina Costanzo, Terziaria Cappuccina 





LAUS  DEO 

Pax et Bonum 


Francesco di Santa Maria di Gesù
Terziario Francescano 



mercoledì 9 aprile 2014

CICCINA ( FRANCESCA ) COSTANZO TERZIARIA FRANCESCANA CAPPUCCINA DI FERLA ( SR ) - INTRODUZIONE AI MANOSCRITTI.




Introduzione ai manoscritti 
di 
Ciccina (Francesca) Costanzo 
Terziaria Francescana Cappuccina di Ferla 


Per volontà divina, l'autore di questo blog, concittadino di Ciccina Costanzo e confratello del Terz'Ordine Cappuccino di Ferla, ha trovato nella biblioteca della locale Fraternità Secolare Francescana, tra i tanti libri donati da Ciccina Costanzo, quasi nascosto, un piccolo librettino di preghiere ad uso di Ciccina. 
La copertina del librettino, usurata dal tempo e dall'uso quotidiano, fu sostituita da Ciccina con una piccola copertina cartonata e foderata di velluto nero. 
Il librettino altro non è che una miscellanea di operette spirituali che la nostra Ciccina Costanzo aveva raccolto e ne aveva creato un unico libriccino per uso strettamente personale. Ciccina, con mia grande sorpresa, aveva incollato dopo l'ultima operetta spirituale della sua miscellanea, alcuni fogli, di dimensione ridotta rispetto alle altre pagine del libriccino, quasi celate. Si tratta di fogli autografi, scritti spirituali della nostra Ciccina Costanzo. 
Non so se tra i tanti libri di vite dei santi donati da Ciccina alla biblioteca del Terz'Ordine Cappuccino di Ferla, vi sono altri fogli autografi, altri suoi scritti. 
Ho esaminato questi scritti di Ciccina, volevo assicurarmi che fossero sue queste meditazioni, difatti la mia consorella aveva l'abitudine di copiare dagli originali, magari in possesso a qualche altra consorella, evitando così di acquistare nuovamente lo stesso librettino nel rispetto della povertà evangelica e per aggiungerle alle pagine mancanti della sua miscellanea di operette spirituali. 
La conclusione è che si tratta davvero di scritti autografi di Ciccina Costanzo, probabilmente composti negli ultimi anni della sua vita terrena, quando per l'età e per gli acciacchi della salute malconcia, difficilmente usciva dalla sua abitazione. Ritengo una grazia speciale il ritrovamento di queste composizioni di Ciccina Costanzo, ci consentono di poter meditare la vita interiore di questa Terziaria Cappuccina che per sua scelta, visse nel nascondimento e nell'umiltà. 
Un sentito ringraziamento va al mio amico fraterno Enzo Digrandi che ha pazientemente scritto la vita di Ciccina Costanzo e ricomposto i suoi preziosi scritti spirituali per il mio blog senza nulla aggiungere o correggere dei manoscritti originali ritrovati. 
Librettino di Ciccina Costanzo 
Miscellanea di opere spirituali, così collocati da Ciccina: 
1 Raccolta di Massime e Istruzioni del Santo Curato d'Ars; 
2 La Giornata Preziosa. Componimenti spirituali; 
3 Il “Direttore Spirituale delle religiose”, di Santa Giovanna Francesca Frémyot de Chantal. Fondatrice dell'Ordine della Visitazione; 
4 Ascolta la mia parola. Raccolta di Esortazioni spirituali; 
5 Massime Eterne. Meditazioni per la settimana; 
6 Passione di Gesù Cristo. Meditazioni per la settimana; 
7 Modo di assistere alla Santa Messa. 
8 Alcune pagine di un librettino di meditazioni spirituali (impossibile risalire all'autore); 
9 Fogli autografi di Ciccina Costanzo, cm.11,5x7,5 per foglio, scritti con penna stilografica. 




LAUS  DEO 

Pax et Bonum 


Francesco di Santa Maria di Gesù
Terziario Francescano

sabato 5 aprile 2014

CICCINA ( FRANCESCA ) COSTANZO TERZIARIA CAPPUCCINA - FERLA 8 / 08 / 1901 - 24 / 07 / 1987 .




 VITA DI
CICCINA (FRANCESCA) COSTANZO
TERZIARIA CAPPUCCINA DI FERLA
 
Ferla 08/08/1901 – + 24/07/1987
 
di
Enzo Digrandi


Francesca Costanzo nacque a Ferla, piccolo centro montano in territorio di Siracusa, l'8 agosto 1901, da una famiglia cristiana e da tutti conosciuta in paese come molto timorata di Dio. La presenza feconda e di vita morigerata dei Frati Minori Cappuccini della Provincia Monastica di Siracusa, nell'antico convento di Ferla, posto in una zona sovrastante l'abitato, punto di riferimento per il popolo di Dio, faro radioso che emanava nei cuori della gente la Luce di Cristo Gesù; sarà per la giovane Francesca, chiamata da tutti affettuosamente con il diminutivo del dialetto siciliano “Ciccina”, lo strumento di grazia che realizzerà in lei la volontà del Signore sulla sua anima. Ciccina, così come tante altre giovani coetanee di Ferla, scelse come propria dimora spirituale la chiesetta conventuale dei Frati Cappuccini di Ferla. In questo luogo, così fortemente pregnante della santa testimonianza di vita dei figli del Serafico Padre San Francesco d'Assisi; Ciccina si lasciò plasmare dall'azione dello Spirito Santo. Assidua alla Messa quotidiana, alla preghiera personale e intima con il Signore Gesù, scelse come suo direttore dell'anima un religioso Cappuccino di Ferla. Fin dall'adolescenza avvertì chiaro e forte nel suo cuore il desiderio di consacrarsi al Signore Gesù, di porsi totalmente alla Sua Sequela e di vivere il santo Vangelo allo stesso modo come lo visse e incarnò San Francesco d'Assisi. Colta e istruita, mai volle acquistare e leggere libri profani, nella vita dei Santi o negli scritti di autori spirituali, Ciccina cercava la “Via”, la strada maestra per essere discepola di Gesù, figlia e creatura prediletta di Dio. Ecco ciò che scriveva San Francesco d'Assisi riguardo al servo fedele che diviene dimora di Dio: “Siamo sposi, quando l'anima fedele si congiunge a Gesù Cristo per l'azione dello Spirito Santo. E siamo fratelli, quando facciamo la volontà del Padre suo, che è in Cielo. Siamo madri, quando lo portiamo nel nostro cuore e nel nostro corpo attraverso l'amore e la pura e sincera coscienza, e lo generiamo attraverso il santo operare, che deve risplendere in esempio per gli altri” (Fonti Francescane. Lettere di Francesco d'Assisi. 199, X.). In queste parole del Poverello d'Assisi, Ciccina Costanzo trovò il suo “tesoro prezioso”, il suo itinerario di vita, la sua vocazione di discepola del Signore. Nel Terz'Ordine Francescano, voluto dal cuore di San Francesco per tutte le anime di buona volontà, Ciccina Costanzo si sentì chiamata e a tal proposito, lei stessa scrisse su un pezzettino di carta: “Nel Terz'Ordine Francescano Cappuccino, ho trovato la mia casa terrena che mi condurrà alla Casa del Padre mio come figlia e discepola del Serafico Padre San Francesco e sposa di Gesù, mio Signore e mia unica gioia!”. Il 10 agosto 1919 fu ammessa dal padre Sebastiano da Ferla alla Vestizione e il 10 ottobre 1920 emise la sua Professione nelle mani di Padre Bonaventura da Sortino. Ciccina Costanzo si sentì francescana e visse da francescana, la Regola del Terz'Ordine Francescano insieme alla Parola del Signore, furono per lei nutrimento insostituibile ed unico per la sua vita quotidiana di sposa del Signore. Fece dell'umiltà la sua virtù prediletta e si sforzò fino alla fine dei suoi giorni terreni, di viverla, praticarla, testimoniarla specialmente alle consorelle del Terz'Ordine di Ferla. Nel luglio del 1945, la Ministra del Terz'Ordine Cappuccino di Ferla si trasferì definitivamente nella città di Catania: le consorelle di Ciccina non ebbero alcuna esitazione nell'indicare e proporre Ciccina Costanzo come l'unica degna di assumere l'incarico di loro nuova Ministra. Dal luglio 1945 al 1951, Ciccina Costanzo fu Ministra della fraternità del Terz'Ordine Cappuccino di Ferla. Così scrisse alle consorelle, dettando loro un piccolo pro memoria di vita da osservare in letizia: 1 Frequentare i Sacramenti e partecipare alla Santa Messa domenicale e chi può, anche tutti i giorni; 
2 Portare come simbolo francescano il Crocifisso; 
3 Recita giornaliera dell'Ufficio o dei 12 Pater, Ave e Gloria; 
4 Essere presenti e frequentare con attività le riunioni del Terz'Ordine mensili; 
5 Fare opere caritative, visitare gli ammalati, specialmente le consorelle più anziane; 
6 Leggere e vivere il Vangelo; 
7 La sera, prima di coricarsi, fare un breve esame di coscienza e chiedere il perdono a Dio dei propri peccati. 
Ciccina Costanzo fu molto stimata e amata dalle sue consorelle, destava ammirazione anche in quanti a Ferla non erano membri del Terz'Ordine Cappuccino. La sua vita terrena fu davvero feconda e ricca di grazie spirituali, credette con convinzione alla sua vocazione cristiana e nel Carisma francescano ebbe modo di trovare il Vangelo del Signore Gesù, quel Vangelo che così tanto amava leggere, contemplare, vivere. “Et nos credidimus caritati” (Giov.): sì, fu in sintesi il vero motto di tutta l'esistenza di Ciccina Costanzo. Da Ministra della Fraternità francescana di Ferla, s'impegnò con tutte le sue forze affinché, ciò che il Signore le donava via via nella sua esistenza a piene mani, in virtù e grazie; fossero testimoniati da lei, condivisi nel proprio ambiente famigliare e non solo, offerti e donati con tutto il suo cuore. Le sue giornate erano molto simili a quelle vissute da una consacrata in un istituto religioso: preghiera personale silenziosa, adoratrice di Gesù Eucarestia e del Crocifisso, specialmente del Crocifisso ligneo (opera di fra Umile da Pietralia) venerato nella chiesetta di Ferla di Santa Maria di Gesù, già appartenuta e retta dai Francescani Minori. La Messa quotidiana mattutina era per Ciccina l'inizio gioioso della sua giornata che viveva per il Suo Gesù. Sempre presente e vicina a ciascuna delle consorelle terziarie: ascoltava, consigliava, educava alle virtù e all'amore per il Sommo Bene. Meditava sovente la sua Regola francescana e vi attingeva sempre nuove ispirazioni, nuove forze per vivere la sua vocazione. Scelse per sé la via della modestia, dell'umiltà, del nascondimento. Non permetteva a nessuno che si parlasse bene e con lodi della sua persona o sul suo operato caritatevole: al centro di tutto Ciccina desiderava che si tenesse e si parlasse sempre e solo del suo Gesù e Gesù Crocifisso per amore degli uomini. Obbediente e docile nel cammino della direzione spirituale, ebbe come suoi confidenti e direttori i padri del Convento dei Frati Cappuccini di Ferla. Soleva spesso ripetere alle consorelle terziarie: “Ciò che faccio io, fatelo anche voi sorelle mie. Sì, amate, amate tanto Gesù! Lottate sempre contro il peccato e siate sante così come Gesù vi vuole, ci vuole!”. Ciccina Costanzo ebbe in dono diversi encomi dai suoi superiori Cappuccini, era davvero tanto amata ma lei rifuggiva, come già abbiamo ricordato, dalle lodi e dalla stima nei suoi confronti. Di Ciccina non possediamo nessuna foto, né da adolescente, né da giovane; eccetto una delle ultime fotografie del suo cammino terreno, fatta fare solo perché obbligata, per via del rinnovo del suo documento d'identità. Non era per nulla facile poter ritrarre il volto di Ciccina, lei non voleva. Attingeva, sì, attingeva tutte le sue forze dall'adorazione Eucaristica e dalla Comunione frequente, ripeteva spesso alle consorelle: “Che sposa di Cristo sarei io mai, e che Terziaria francescana mai sarei se non mi cibassi del Corpo e Sangue del mio Redentore?”. Volle imitare il suo amatissimo Padre San Francesco d'Assisi, fin da giovanissima ricusava per sé vestiti troppo appariscenti e di fattura pregiata, preferiva vestire “da francescana” e sempre con modestia. Il suo armadio conteneva solo pochi indumenti personali, lo stretto necessario. Amò la povertà evangelica ma senza mai dare nell'occhio: era persuasa che vivere la povertà evangelica non significasse disgustare o scandalizzare i propri fratelli nella fede a causa di un abbigliamento troppo trasandato, tutt'altro! Mai volle destare su di sé curiosità o dissenso, la sua povertà evangelica era vissuta nell'umiltà, nella modestia per cui si vestiva in modo semplicissimo e decoroso, come si conviene ad una sposa del Signore. La sua cameretta fu sempre semplice, più che monacale oseremo dire. Le fu possibile poter acquistare diversi, tanti libri sulla vita dei Santi, scritti spirituali, commentari ai Vangeli: NO, non li tenne per sé stessa, non li acquistava per leggerli da sola e per poi riporre i tanti volumetti nella sua personale libreria di casa, no. Ciccina comprava quei libri perché servissero e fossero destinati alla piccola biblioteca del Terz'Ordine Cappuccino di Ferla e perché le sue consorelle, ma non solo loro, potessero leggere, studiare su quei testi e crescere spiritualmente per edificarsi nell'animo ed edificare gli altri fratelli tramite le sante letture. In un bigliettino lasciò scritto, riferendosi a Santa Teresa del Bambin Gesù e del Volto Santo:“Santa Teresina del Bambin Gesù, fammi santa come sei tu!”. Oggi, dopo anni trascorsi dalla morte di Ciccina Costanzo, la biblioteca del Terz'Ordine Cappuccino di Ferla, ubicata in alcuni locali del Convento dei Cappuccini; custodisce ancora l'eredità di Ciccina: i suoi libri sono tutti lì. Proprio in questa piccola biblioteca, qualche mese fa è stato trovato, diremo per volontà divina, il piccolo librettino di orazioni in uso a Ciccina Costanzo. Probabilmente mai nessuno lo aveva preso e letto dopo la sua morte, avremo comunque modo di descrivere meglio questo librettino di orazioni e ciò che, con nostro grande stupore, vi abbiamo trovato: alcuni, forse gli unici, manoscritti spirituali di Ciccina Costanzo. La sede del Terz'Ordine Francescano di Ferla, ubicato, come abbiamo già scritto, in alcuni locali del Convento dei Frati Cappuccini, favorì moltissimo i rapporti interpersonali di amicizia fraterna tra le terziarie e i religiosi. Abbiamo ricordato all'inizio di queste nostre poche note biografiche su Ciccina Costanzo, che il Convento dei Cappuccini di Ferla è sempre stato per i ferlesi una speciale dimora spirituale, un punto importante e prezioso di riferimento per tante anime. Tornando ai piccoli locali in uso al Terz'Ordine, quì Ciccina e alcune sue consorelle, decisero di aprire un laboratorio di ricamo e cucito, un laboratorio dove abili e creative mani realizzarono paramenti sacri, tovaglie d'altare, camici sacerdotali, senza tuttavia dimenticare il rammendo degli indumenti usati che, tornati come nuovi, venivano destinati ai poveri. Anche dopo la morte di Ciccina Costanzo, nel Convento dei Cappuccini di Ferla (oggi purtroppo chiuso), restano le tovaglie d'altare, gli amitti, i purificatoi, i corporali, le palle del calice finemente ricamati da Ciccina Costanzo e donati ai religiosi Cappuccini di Ferla. Questi preziosi manufatti sono giunti fino a noi, malgrado gli anni passati dalla loro realizzazione, come nuovi e immacolati, pronti all'uso per i quali erano stati destinati. La Carità, sì, la Carità non aveva confini o preferenze nel Terz'Ordine di Ferla e per la nostra Ciccina Costanzo. Una fraternità laicale sempre numericamente numerosa, composta da generose e sante anime. Ci si aiutava reciprocamente in ogni bisogno materiale e spirituale, le consorelle ammalate erano sempre amorevolmente accudite. Se improvvisamente veniva a mancare, per qualche inaspettato problema familiare, persino il cibo nella casa di qualche consorella terziaria, allora si gareggiava per cucinare il pranzo e la cena, anche per diversi giorni, e si portava il tutto in gran fretta a casa della consorella bisognosa, anzi, si era soliti spesso intrattenersi in quella casa per il desinare e per fare esperienza viva dell'amore e della carità fraterna. In tal modo, la sorella che in quel momento soffriva per un'improvvisa mancanza di denaro, aveva modo di sentire accanto a sé le consorelle e ben presto, con l'aiuto di tutte, riusciva a mutare la difficoltà del momento in gioia e allegria, confidando nel Signore che tutto sa, tutto conosce e tutto opera per il bene delle Sue creature. Periodicamente, la nostra Ciccina Costanzo, così come le altre Ministre del Terz'Ordine di Ferla che la precedettero o quelle successive al suo mandato; preparavano dei pacchi per i detenuti del penitenziario (non sappiamo se questi pacchi fossero destinati per i reclusi del penitenziario di Noto o per quello di Siracusa); pacchi contenenti indumenti e alimenti vari, anzi, diremo con abbondanti alimenti. Ma non era solo la povertà materiale a interessare la generosa sollecitudine materna delle terziarie francescane di Ferla: esse si preoccupavano di farsi carico della povertà spirituale dei fratelli, di ogni fratello. Per tale ragione, proficua risultò sempre la collaborazione attiva delle francescane secolari di Ferla con i Parroci via via succeduti negli anni dell'unica Parrocchia del piccolo centro montano; sia per l'apostolato, sia per la catechesi, sia per l'animazione liturgica. Una fraternità secolare dell'Ordine Francescano non è mai un isola felice, un club privato dove gli iscritti sprecano il proprio tempo nell'esaltarsi reciprocamente, nel godere egoisticamente dei doni da Dio ricevuti, nel pregare solo per sé stessi, nell'elevare al Signore preghiere solo per i propri bisogni o per chiedere la santità di vita per sé ma per poi...... vantarsene nel mondo.... “Altro” è una Fraternità del Terz'Ordine Francescano e la nostra Ciccina Costanzo, sia come Ministra della fraternità di Ferla, sia come Maestra di formazione; si fece strumento attivo perché il Carisma Francescano fosse vissuto con fedeltà e senza fingimenti, opportunismi, carrierismi e ipocrisie. Il Terz'Ordine Francescano non è “un'altra via” della vocazione cristiana, un modo di vivere il cristianesimo parallelamente alla propria originaria vocazione battesimale. Il Terz'Ordine Francescano, (come del resto anche gli altri Ordini secolari), è la Via, è la vocazione cristiana, perché così lo volle, su ispirazione divina, il Serafico Padre San Francesco d'Assisi. Il Terz'Ordine Francescano aiuta ogni creatura di Dio a conoscere il vero volto del Signore, aiuta a “conoscersi”, a scoprirsi come discepoli di Gesù, aiuta a raggiungere quella maturità umana e spirituale, tanto gradita al Sommo Bene. Gli scritti di Ciccina Costanzo ci testimoniano quanto ebbe a combattere e lottare contro la sua natura, quanto ha sofferto nel chiedere al buon Dio di soccorrerla per liberarsi dai suoi difetti, dalle sue imperfezioni e da tutto ciò che le ostacolava di vivere le sante Virtù. La vocazione del cristiano, ci rammenta Ciccina, non è mai una strada dritta, bella e adorna di profumati fiori. E' la via del discepolato di Cristo, è il combattimento spirituale costante che richiede alle anime una vigilanza forte, una volontà robusta nel perseverare, malgrado i propri umani limiti; ma sempre, sempre ponendosi in presenza del Signore Gesù, Crocifisso per amor nostro. Lui, il Cristo, il solo capace di collaborare e interagire con noi, per mezzo del suo Spirito, nel quotidiano cammino del combattimento spirituale, un combattimento spirituale che è comunque un percorso di vita gioioso e che mai induce allo scoraggiamento o alla tristezza. “Io sì, anch'io ho messo quei chiodi alle Tue mani, quei chiodi ai Tuoi piedi!”........., così scriveva Ciccina, esprimendo successivamente tutta la sua lode d'amore al Signore che ci ha redenti con la Sua Passione, Morte e Resurrezione. Fortunate furono quelle anime che ebbero in dono dalla Provvidenza divina, di essere educate, formate, dirette, consigliate, amate da Ciccina Costanzo nel Terz'Ordine di Ferla. Dal 1951 Ciccina fu eletta Maestra del Terz'Ordine di Ferla, del resto, chi meglio di Ciccina poteva ben iniziare e accompagnare nella formazione alla vocazione laicale francescana, i nuovi candidati? E' un vero peccato che tanti testimoni coetanei di Ciccina, non possano più narrarci tanti particolari della vita santa della nostra cara terziaria di Ferla. Il tempo passa velocemente, è vero, ma è rimasta ancora a Ferla, anche tra le nuove generazioni, la memoria di Ciccina Costanzo, anche se si ignorano o si sono persi tanti importanti particolari della sua esistenza. Pare proprio che lo scorrere inesorabile del tempo e della storia, abbia favorito in tutto la volontà di Ciccina Costanzo di essere dimenticata in terra ma ben presente al Suo Signore nella Patria Celeste, là dove ora ha la sua dimora eterna. Qualcuno ricorda di aver saputo da una consorella di Ciccina, che era sua abitudine recarsi in alcune abitazioni di Ferla dove vivevano famiglie poverissime e indigenti. Questo particolare rilevante della vita di Ciccina, probabilmente fu da lei mantenuto segreto persino ai suoi cari. Ciccina usciva dalla sua casa di buon'ora, con estrema discrezione, pareva andasse in chiesa, ma in realtà andava a trovare quelle famiglie povere. Vi restava il tempo necessario per pulire da cima a fondo quei tuguri, disinfettava tutto, metteva in ordine con cura e poi, serviva a quei poveri il desinare, talvolta già preparato e cucinato da Ciccina a casa sua, altre volte invece, cucinato da lei stessa nei focolari di quelle famiglie bisognose. Provvedeva affinché a quelle persone, nulla mancasse, donava loro indumenti nuovi e portava via con sé quelli usati e sporchi per lavarli e rammendarli. Ciccina non lasciava mai offerte in denaro ai poveri, si interessava invece, che quelle persone cadute nell'indigenza, potessero da sole sollevarsi da quella sofferta miseria, magari suggerendo o presentando lei stessa il capo famiglia a qualche proprietario terriero perché lo assumesse nel lavoro dei campi, nella raccolta delle olive o quant'altro; purché quel buon uomo riuscisse con dignità a portare a casa ciò che aveva lui stesso guadagnato con la sua fatica, per sfamare i suoi cari e mutare lentamente nel tempo quella indigenza in sereno benessere. Invogliava i piccini poveri a frequentare le scuole pubbliche e provvedeva, senza essere vista da nessuno, perché quei figlioli avessero il necessario per la scuola e lo studio. Era persuasa che lo studio e l'istruzione non sono destinati solo ed esclusivamente ai bimbi appartenenti a famiglie agiate, no. Lo studio è per tutti e in modo particolare per i bimbi più poveri, i quali possono così trovare la via migliore per un dignitoso riscatto sociale e un futuro duraturo impiego lavorativo. Ciccina tra una faccenda e l'altra, in quelle povere dimore, testimoniava il suo Gesù, esortava con poche e semplici parole sempre e comunque nell'aiuto di Dio e a confidare in Lui solo che è Padre Provvidente e Buono. Ai piccini poveri, insegnava lei stessa il catechismo così come agli adulti, da lei amabilmente istruiti sulle “cose di Dio”, così come si dice nel bel dialetto siciliano. A Ferla si narra che Ciccina, tornando a casa dalle abitazioni di quelle famiglie bisognose, portava con sé anche i pidocchi che vi aveva trovato suo malgrado: il suo vestito pareva malconcio e sporco dopo una giornata di pulizie, le sue scarpe irriconoscibili per la tanta polvere accumulata. Ma dopo appena qualche ora dal suo rientro a casa, Ciccina usciva nuovamente dalla sua dimora, ma questa volta pulita, sistemata e in ordine. A chi le chiedeva perché mai si ostinasse a frequentare quei tuguri (a una donna, per giunta non maritata non era consentito, a causa di una credenza falsamente perbenista e alquanto ottusa, fortunatamente perseguita da una minoranza del popolino; avventurarsi in abitazioni altrui, da sole, e persino in case dove vivevano indigenti): Ciccina dinanzi a queste critiche, rispondeva tacendo e con un sorriso disarmante. Anche oggi, nel ricordare la carità di Ciccina verso il suo prossimo, vi è una sorta di chiusura, quasi incomprensibile pudore nell'ammettere che, in una piccola comunità di montagna, così come in altri e tanti luoghi, vi fossero realmente in un tempo relativamente a noi vicino, dei Poveri, persone cioè che nulla di proprio possedevano e che spesso erano destinati all'indifferenza e alla dimenticanza altrui se non ci fossero stati la carità e le cure di alcune o alcuni cristiani, mossi ad agire da uno spirito puramente evangelico ispirato dall'amore del Signore. Certamente la Provvidenza divina si serviva di questi generosi volontari della Bontà e della Carità. Altre consorelle del Terz'Ordine Cappuccino di Ferla seguirono l'esempio dato da Ciccina, molte di loro ricorderanno per anni come quella Carità operosa, generosa, discreta di Ciccina altro non era se non l'applicazione perfetta e genuina di quanto insegnava ed insegna ancor oggi la Regola del Terz'Ordine: la lettera scritta di una Regola, diventava così credibile, incarnata e vissuta a gloria di Dio, per il bene dei fratelli e per la gioia di San Francesco d'Assisi, il quale similmente fece nella sua vita e il Poverello d'Assisi compose le Regole per il suo Ordine nascente infondendo in esse ciò che lui stesso viveva e sperimentava nella sua carne. A noi che stiamo scrivendo solo una piccolissima parte della vita di Ciccina Costanzo, pare di vederla percorrere le viuzze di Ferla, pare di vederla silenziosa a contemplare Gesù nel Tabernacolo dell'Altare. Chissà se Ciccina sarebbe stata contenta di questo piccolo nostro lavoro biografico su di lei e in sua memoria. Forse proprio no, anzi, senza forse, proprio no. Perché? Perché Ciccina con il suo disarmante e sereno sguardo ci avrebbe fatto intendere subito che non di lei bisogna scrivere o far “memoria”, ma solo di Cristo Gesù, il Signore che lei ha amato e fatto amare a tante anime. Noi vorremmo sì udire la tua voce, cara sorella Ciccina, vorremmo che tu ci intrattenessi a parlarci dolcemente di Gesù Maestro, così come solo tu solevi fare. Vorremmo, cara sorella Ciccina, seguirti mentre ti accingi a recarti dai reietti della società. Siamo certi che se tu fossi ancora tra noi, in questo nostro cammino terreno, ebbene correresti senza indugio a soccorrere le fin troppe famigliole afflitte dai vai bisogni: il lavoro che manca, la confusione dei giovani sempre più vulnerabili e resi cechi e sordi da tutto quanto abbaglia e dà consolazioni periture e che soffocano lo spirito; giovani e meno giovani accalappiati dalle molteplici facce del male e del non senso; la disperazione nelle vicissitudini esistenziali; il grido dei piccoli figli di Dio nel bisogno non ascoltato dai potenti e dai ricchi. Sì Ciccina, ti vedremmo allora spingerti con le tue povere forze, discreta e umile, senza essere vista da nessuno, senza cercare mai il plauso o il consenso umano; chinarti come serafica cirenea sui “lebbrosi” del nostro oggi e dinanzi a quanti immancabilmente ti avrebbero derisa o osteggiata per il tuo operato, avresti sicuramente detto loro proprio con quell'umiltà che fu il tuo vessillo d'oro: “ Sono una serva inutile. Ho fatto quanto dovevo fare”. Ti vedremmo ancora, cara sorella Ciccina, prodigarti per la salute spirituale delle anime e vorremmo, sì, vorremmo ancora udirti parlare del tuo Ordine Cappuccino e del tuo Padre San Francesco d'Assisi. Vorremmo, se tu fossi ancora tra noi, imparare da te ad amare ogni nostro fratello e ad amarlo con un vero, caldo, forte abbraccio e che sia davvero, come solevi dire tu, l'abbraccio di Dio, nostro Padre per ogni creatura, perché Dio non fa differenze, ci ama tutti e brama il nostro amore per il Suo Cuore. Vorremmo, cara sorella Ciccina, imparare da te a vivere con pazienza e con gioia le Virtù cristiane e a farci autentici discepoli di Gesù Cristo, innamorati della Chiesa, Sua Sposa e del Pontefice, Suo Vicario in terra. Tu, piccola, dolce, umile creatura, tu Ciccina Costanzo, dal volto mite, insegnaci ancora la Perfetta Letizia, insegnaci ancora a incarnare il Vangelo di Gesù, Parola del Dio Vivente, nutrimento di redenzione e fonte di santità per ogni battezzato in Cristo. Grazie sorella Ciccina, grazie per la tua vita nascosta e umile, una vita nascosta e tuttavia splendente come una grande stella, una stella che sempre brilla ora, lassù nel Cielo, accarezzata e amata da Dio, nostro Sommo Bene, tutto il Bene. Dal Cielo prega per noi Ciccina cara, intercedi per la tua Ferla e per i bisogni della Chiesa. Grazie Ciccina, grazie anima pura, semplice e gradita al Cuore di Gesù, Tuo sposo. 



Ciccina (Francesca) Costanzo, è tornata alla Casa del Padre il 24 luglio del 1987. I suoi resti mortali riposano nella cappella di famiglia nel Cimitero comunale di Ferla. Sulla sua lapide Ciccina non volle che fosse messa la sua fotografia.
Laus Deo
Autore: Enzo Digrandi 




LAUS  DEO 

Pax et Bonum 


Francesco di Santa Maria di Gesù
Terziario Francescano

lunedì 31 marzo 2014

GIUSEPPINA DURANDO TERZIARIA FRANCESCANA .



GIUSEPPINA DURANDO 
Terziaria Francescana 
Torino 19 Febbraio 1848 – 4 Aprile 1915 


Inquadramento storico 
Giuseppina Durando nacque a Torino il 19 febbraio 1848, un anno carat­terizzato da numerosi eventi storici che segnarono l'età risorgimentale. Il 1848, infatti, iniziato tra agitazioni e fermenti rivoluzionari scoppiati soprattutto in Francia e nell'Impero austro-ungarico, determinò in Italia l'insorgere delle famose "Cinque giornate di Milano" contro il governo austriaco; la concessione in Piemonte da parte di re Carlo Alberto dello "Statuto", ossia di una legge che garantiva alcuni fondamentali diritti, come la libertà di associazione e di stampa; lo scoppio della seconda guerra di indipendenza contro l'Austria, che si concluse negativamente l'anno successivo con la battaglia di Novara. 
Infanzia e adolescenza 
Battezzata dunque in quel 1848, pochi giorni dopo la nascita, nella Chie­sa Cattedrale di San Giovanni Battista, Giuseppina Durando crebbe buona e generosa d'animo, ma delicata e debole di salute. Malaticcia fin dall'infanzia, trascorse parte della sua adolescenza nella casa paterna di Viù. Qui, secondo alcune testimonianze dei paesani, quando usciva di casa era accompagnata da un misterioso cane sempre pronto a proteg­gerla, che poi improvvisamente spariva quando lei rientrava tra le mura domestiche.  
Spiritualità di Giuseppina Durando 
Tornata a Torino, a ventun anni Giuseppina cadde gravemente ammala­ta in seguito a frequenti sbocchi di sangue. Ricoverata per tre lunghi mesi in ospedale, improvvisamente un giorno guarì. Ristabilitasi, trovò lavoro presso una sartoria, ove si distinse tra le compagne per le sue doti di umiltà e di bontà, che ispiravano confidenza e fiducia. Dopo la morte del padre, Giuseppina lasciò la famiglia e si recò a vivere dapprima in una piccola soffitta di via dei Fiori, presso la chiesa dei Santi Pietro e Paolo, e poi in via San Quintino, di fronte alla Chiesa dei Santi Angeli Custodi. Trascorreva il suo tempo fra il lavoro e la pre­ghiera, soprattutto di Adorazione Eucaristica. Fu in questi anni che divenne Terziaria Francescana. Nella chiesa di San Tommaso, officiata per circa quattro secoli dai francescani, incontrò le sorelle Teresa e Giuseppina Comoglio, anch'esse iscritte al Terz'Ordine di San Francesco, con le quali intrecciò una affettuosa amicizia contrasse­gnata da intensi momenti di vita spirituale. Con loro iniziò a pregare a lungo nella cappella di Nostra Signora del Sacro Cuore, interna alla Chiesa di San Tommaso, ove è tuttora venerata una statua della Madonna solennemente incoronata nel 1880 dall'arcivescovo di Torino mons. Gastaldi. La devozione alla Madonna del Sacro Cuore era cominciata nel 1854 in Francia, a Issoudun, una cittadina della diocesi di Bourges. Qui, due giovani sacerdoti avevano iniziato a pregare la Madonna affinché li aiutasse a fondare una congregazione di "Missionari del Sacro Cuore di Gesù". L'aiuto divino venne, e la Vergine fu eletta Patrona e Protettrice della nuova associazione che, nel giro di pochi anni - precisamente nel 1864 -, innalzò a Nostra Signora del Sacro Cuore un Santuario che diven­ne rapidamente centro di un'intensa devozione. Introdotto in Italia, il culto di Nostra Signora del Sacro Cuore fiorì in modo particolare proprio a Torino, nella chiesa Francescana di San Tommaso. Qui, nel 1899 venne eretta una cappella laterale, coronata da splendide immagini di angeli e santi, nella quale fu solennemente collo­cata la statua della Madonna che stringe tra le braccia il Bambino Gesù, sul cui petto brilla il Sacro Cuore. Intorno a questa bella statua della Vergine - che i torinesi iniziarono a chiamare "Madonna dei disperati" proprio per le tante insperate grazie ricevute per sua intercessione, grazie testimoniate dai numerosi ex-voto a forma di cuore che "tappezzano" la volta della cupola dell'altare -sorse ben presto una confraternita, cioè un'associazione di fedeli desi­derosi di rendere omaggio alla Vergine con le preghiere e la frequente partecipazione all'Eucaristia. In questa cappella si trovavano spesso a pregare Giuseppina Durando e le sorelle Comoglio, come pure Paolo Pio Perazzo, il "ferroviere santo" (1846-1911). Quest'ultimo, accanto alla sua attività di capostazione a Porta Nuova, svolse nella sua vita un'intensa azione di apostolato eucaristico, facendosi animatore di Congressi Eucaristico-Mariani e fondando - sempre nella chiesa di San Tommaso, ove il suo corpo è tuttora sepolto presso l'Altare del Crocifisso - l'arci-confraternita dell'Adorazione quotidiana. Essa continua ancora oggi a radunare fedeli convinti che «nell'adorazione eucaristica - come si legge in un recente bollettino dell'arciconfraternita stessa - il cristiano apprende il modo di esplicare il suo umile e silenzioso servizio a Dio e ai fratelli». Oltre che a San Tommaso, Giuseppina Durando era solita pregare anche nella chiesa di Santa Maria di Piazza, dove si recava animata dagli stessi desideri di san Pier Giuliano Eymard: da una parte rendere gloria a Cristo, Signore dell'universo; dall'altra vivificare il prossimo nel contat­to con la sua presenza. Senza dubbio, ella conosceva e aveva meditato a fondo le seguenti parole del santo, pubblicate dai padri Sacramentini nei loro bollettini mensili: «Adorare è l'atto più grande... Adorare è par­tecipare alla vita dei Santi del Cielo, che lodano, benedicono la bontà, l'amore, la gloria, la potenza dell'Agnello immolato per la salvezza degli uomini e la gloria di Dio... Adorare è l'atto sovrano che da sé solo sosti­tuisce gli atti di tutte le virtù, possiede la virtù di tutte e ne è il fine». Così, un giorno, mentre pregava intensamente dinanzi al SS. Sacra­mento, Giuseppina ricevette l'ispirazione di accettare la proposta che poco tempo prima le era stata fatta da un anziano signore, anch'egli ado­ratore eucaristico, di andare a vivere in una sua piccola proprietà alla Crocetta, precisamente al n. 29 di corso Peschiera. Incoraggiata anche dalle parole di Giuseppina Comoglio, ella accettò la proposta di questo signore, Alberto Bonifacio, un ex-capitano dell'esercito in pensione, e si trasferì nella sua nuova abitazione. Qui, ben presto fu conosciuta come "la santa della Crocetta", per il molto bene che fece in tutti gli anni in cui visse in questo quartiere della città. Venute a conoscenza della sua vita di preghiera e sacrifici, molte per­sone, soprattutto ammalate, cominciarono a recarsi da lei per ricevere conforti sia fisici che spirituali. Giuseppina aveva per tutti parole di con­solazione e, grazie ad un dono particolare del Signore, riusciva a dia­gnosticare perfettamente diversi tipi di malattie, per le quali suggeriva opportuni rimedi, tanto che si verificavano numerose insperate guarigioni. La sua fama crebbe tanto che dalle circostanti campagne cominciaro­no anche a venire contadini che le portavano i loro animali ammalati, affinché li guarisse. Caritatevole verso tutti, Giuseppina non si stancava di prodigarsi per il bene di tante persone di ogni condizione sociale: molti poveri, ma anche nobili e religiosi, che ricevevano da lei parole di conforto e di consolazione. 
Le "bandiere eucaristiche" 
All'inarca a partire dal 1913, in seguito ad un incidente al ginocchio destro che le immobilizzò completamente la gamba, Giuseppina non potè più recarsi quotidianamente nella sua parrocchia - la Beata Vergine delle Grazie della Crocetta - per ricevere la comunione quotidiana. Il Signore, però, la consolò in un modo particolare, facendole ogni giorno il dono mistico di una intensa comunione spirituale, a proposito della quale Giuseppina scrisse: «Quando innanzi all'immagine del SS. Sacra­mento faccio la santa comunione spirituale, sento la particola in bocca come quando la ricevo alla balaustra». Sempre più immersa nel mistero eucaristico "Sacramento di pietà, segno di unità, vincolo di carità, convito pasquale" - come si può leg­gere oggi nei testi del Concilio Vaticano II -, Giuseppina Durando aveva già ben compreso che in esso è racchiuso - per usare ancora alcune espressioni dei testi conciliari - «tutto il bene spirituale della Chiesa, cioè lo stesso Cristo, nostra Pasqua e pane vivo che, mediante la sua Carne vivificata dallo Spirito Santo e vivificante, dà vita agli uomini, i quali sono in tal modo invitati e indotti ad offrire assieme e Lui se stessi, il proprio lavoro e tutte le cose create». Consapevole del fatto che, partecipando a questo banchetto di comu­nione fraterna che rinnova l'opera della nostra redenzione, si viene intro­dotti in tutta la profondità del messaggio cristiano e si è in grado di vive­re in modo assai singolare la meravigliosa esperienza dell'amicizia con Dio, Giuseppina radunava nella sua casa altre persone, desiderose di vivere un'autentica vita cristiana. Intorno al 1913, nel corso delle sue intense preghiere (che avveniva­no spesso in comunione spirituale con le sorelle Comoglio, ormai morte, entrambe in fama di santità), Giuseppina - sofferente nel fisico, ma arricchita sempre più da grazie spirituali - ricevette l'ispirazione di realizza­re cinque "bandiere eucaristiche" - come cinque sono i continenti - al fine di meglio diffondere il culto del SS. Sacramento. Rivoltasi così ad una pia giovane - Clara Borello, anch'essa Terziaria Francescana e Guardia d'Onore del SS. Sacramento - affinché eseguisse materialmente i lavori di ricamo necessari alla realizzazione delle ban­diere, Giuseppina Durando, nei due mesi che le rimasero ancora da vivere, dedicò tutta se stessa a far conoscere i simboli eucaristici che, per Ispirazione Divina, volle che fossero rappresentati sulle cinque bandiere. Fece poi dono della prima bandiera alla sua parrocchia della Crocetta, mentre offrì la seconda alla chiesa di San Tommaso, sede del-l'arciconfraternita dell'Adorazione quotidiana. Donò la terza alla chiesa di Santa Maria dì Piazza ove aveva sede l'associazione degli Adoratori notturni, che di lì a pochi anni - precisamente tra il 1920 e il 1925 -sarebbe stata intensamente frequentata dal giovane beato Pier Giorgio Frassati. La quarta e quinta bandiera furono infine donate rispettivamen­te alla cattedrale di San Giovanni Battista e alla chiesa del Sacro Cuore di via Nizza, officiata dai Padri Cappuccini. 1915: l'anno della morte di Giuseppina Dopo aver realizzato queste cinque creazioni simboliche, nate dalle sue profonde preghiere, Giuseppina Durando, sempre più provata dalle sof­ferenze fisiche, cominciò ad avviarsi verso la fine della sua vita, che fu stroncata da una polmonite il giorno di Pasqua: il 4 aprile 1915. Le sue spoglie, venerate nei primi anni dopo la sua morte da ammi­ratori e beneficati, riposano ancora oggi nel cimitero generale di Torino. 

Autrice: Carla Casalegno – da Santi e Beati 




LAUS  DEO 

Pax et Bonum 


Francesco di Santa Maria di Gesù
Terziario Francescano